Archivi del mese: settembre 2010

Dovere di cronaca

25 luglio, “Anm e Metronapoli verso la fuga da Unico”.

Il Comune di Napoli verso l’uscita dal consorzio Unico Campania. Anm e Metronapoli, le partecipate municipali dei trasporti, sono in sofferenza: problemi economici e finanziari, bilanci a rischio rosso, difficoltà nel pagamento degli stipendi, come dimostra la crisi scongiurata di qualche giorno fa con i dipendenti dell’azienda dei bus. I motivi delle casse vuote sono legate, oltre che al difficile momento economico, ai ritardi nei trasferimenti regionali. Palazzo Santa Lucia versa al Comune circa 20 milioni di euro a bimestre: «Hanno saltato due pagamenti», confessa l’assessore al Bilancio Michele Saggese (nella foto), «Sono soldi che ci spettano, il corrispettivo per il servizio minimo stabilito da una legge nazionale». Ovvero il blocco non è legato alla questione delle delibere congelate: si tratta di fondi ordinari che secondo lo Stato la Regione deve versare senza necessità di rendiconto da parte del Comune, assicura l’assessore. E la manovra di Tremonti ha tagliato trasferimenti per altri 40 milioni di euro. «A questo punto dobbiamo rivedere l’intera strategia, la prossima settimana ci incontreremo con il sindaco e i vertici delle società per discuterne», spiega l’esponente di giunta. Proprio in quest’occasione si potrebbe parlare della possibile uscita dal consorzio. Alcuni studi avrebbero dimostrato che Unico Campania non è vantaggioso per le aziende, ma anzi, ci rimettono. «L’obiettivo del Comune è sanare i bilanci delle sue partecipate, mantenere una certa qualità del servizio e soprattutto non appesantire il cittadino». Ovvero l’uscita dal consorzio si farà solo se mantenendo inalterato il costo del biglietto – ora a un euro e dieci centesimi – si riuscirà a ottenere un vantaggio economico. La strada sembra percorribile, perché dal Consorzio Palazzo San Giacomo prenderebbe meno soldi rispetto a quelli che entrerebbero se vendesse i ticket in proprio. Cosa del tutto fattibile, assicurano i tecnici, in tempi relativamente brevi. In sostanza Unico Campania vende i ticket, poi ripartisce gli incassi tra le varie aziende, garantendo a tutti un minimo “sociale”: strategia che oggi non sarebbe più conveniente per Anm e Metronapoli, pronte a fare i bagagli per un’alternativa che consenta di aumentare le entrate.

Giusto per dire che questa cosa qui io l’avevo annunciata già tempo fa.

Ps. Ma la Sannino presidente Metronapoli che scrive alla Sannino presidente di Unico non ha fatto ridere nessuno?

A.

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✿ Buonanotte, fiorellino ✿

Mi piacerebbe aspettare la socia per la solita chiacchierata in chat. Mi piacerebbe sentire i retroscena della sua serata in piazza mentre il Napoli rimontava (la partita è finita 3 a 3, non si sarebbe  mai detto visto che lo Steaua Bucarest i suoi 3 gol li ha segnati nei primi 15 minuti di gioco). Mi piacerebbe sentire e leggere cose che magari non saranno pubblicate di ciò che ha detto un sindaco ‘pasionaria’ e incazzata come non mai perché qualcuno ha detto che è solo colpa sua se a Napoli c’è una nuova emergenza rifiuti visto che lei non fa la differenziata (poi se vogliamo dirla tutta, i cassonetti per la differenziata non ci sono nemmeno sotto casa del sindaco. Lo sa bene la socia che a riguardo ha scritto un articolo, qualche tempo fa. Perché non lo posti anche qui?).

Ma lei non torna. Dove sei andata a scrivere? Sono stanca, molto. Domani devo svegliarmi presto di nuovo e mi fa quasi strano staccare adesso e mettermi già a letto, perché una cosa così non accadeva da una vita.  Ma ho sonno e forse anche un po’ di raffreddore, l’ho sento in petto. Noi, però,  non possiamo permetterci il lusso di ammalarci, perché stare a letto significa non scrivere e non scrivere per chi viene pagato a pezzo (pap) – ma è il    caso solo mio, la socia non la pagano e basta – significa non guadagnare.

p.s.: socia, io aspetto un racconto dettagliato delle gesta della pasionaria…

altro post scrittum: sto tenendo testa in chat a una tipa che vuole sapere come ci si prepara a un test di cultura generale. Non esistono  manuali, siamo spiacenti.

L.

Bad mood

Questo qui è perfettamente in linea con il mio pessimo umore di oggi.

Bisognerebbe solo trovare il coraggio – e l’opportunità – di andare. E via, perché tanto i rimpianti non sono possibili.

A.

Lavoro, lavoro /2

Dalle nostre parti accade anche che un uomo rimasto senza lavoro decida di togliersi la vita. Purtroppo non è il primo e dovremmo chiederci quanto sia opportuno raccontare il dramma di coloro che per la mancanza di un lavoro arrivano al suicidio. E accade pure che questa notizia sia diffusa nel corso di un incontro di metalmeccanici di due diversi sindacati. Era quasi uno di loro: diverse le mansioni, uguali i problemi e le preoccupazioni.

Così mentre i disoccupati di lungo corso si preoccupano più della scomparsa dei corsi di formazione organizzati in passato dalla Regione e di paralizzare Napoli, c’è chi perde il lavoro e cerca di rimboccarsi le maniche per trovare una nuova occupazione. Poi, preso dalla disperazione, si impicca lasciando due bambini senza papà. Era un lavoratore dell’indotto della Fincantieri di Castellammare di Stabia. La situazione lì è complicata, l’azienda in un primo momento ha parlato anche di chiusura dello stabilimento, poi è tornata sui suoi passi, ma non basta.

L’operaio che nella notte si è tolto la vita era stato licenziato da un anno e da 4 mesi non percepiva più neanche il sussidio di disoccupazione. Per un po’ si era arrangiato facendo il muratore. Non è facile ricominciare da capo con una famiglia da mantenere e lui deve essersi sentito perso.

E intanto i disoccupati bloccano il traffico, si arrampicano, minacciano assessori e “imbrattano i muri ancora profumati di vernice fresca”.

L.

Lavoro, lavoro

Questo è quanto accade dalle nostre parti.

Accade che i disoccupati paralizzino la città, minaccino assessori, salgano sul tetto del Comune e imbrattino i muri ancora profumati di vernice fresca.

Accade pure, ed è successo ieri, che salgano sul Palazzo Reale ma che poi uno di loro non abbia saputo scendere. E sono dovuti arrivare i vigili del fuoco.

Nel frattempo io e la socia eravamo in giro per la città, purtroppo non insieme.

E non saremo insieme nemmeno oggi, lei andrà a sentire che stanotte hanno costruito il termovalorizzatore di Napoli est, e io che sì, va tutto bene, no non perderemo le elezioni, sì ma le primarie le dobbiamo fare perché ci appartengono però alla fine se non le facciamo sti cazzi, e comunque Berlusconi ieri ha retto ma è chiaro che non ha più la maggioranza, ed è brutto e cattivo perché se la prende con noi, tra l’altro noi la differenziata la facciamo pure quando troviamo i bidoni.

Tutto questo mentre c’è la partita e io bestemmierò ogni loro avo vivente o meno.

A.

Il giorno di San Crispino

Foto di Cesare Abbate - Ansa“A Napoli la cultura è morta”, l’hanno detto a bassa voce, per non dare fastidio. Perché ai funerali non si fa confusione. Attori, registi, teatranti, sceneggiatori e i lavoratori dei teatri e dei musei a rischio chiusura hanno marciato al ritmo di un tamburo. Un rumore sempre uguale e loro, tristi, compunti, camminavano a tempo.

Hanno paura di non poter esprimere più se stessi. Come se domani impedissero alla socia e a me di scrivere. “Abbiamo già pagato abbastanza – dicono – ora tocca a Trianon, Madre e Città della Scienza. E dopo?”.

Le strutture rischiano di chiudere perché la Regione Campania, annullando vecchie delibere approvate nei nove mesi precedenti alle elezioni della scorsa primavera e che hanno portato alla violazione del patto di stabilità, ha bloccato il trasferimento dei fondi anche per loro.

Il corteo avrebbe dovuto raggiungere piazza del Plebiscito, ma lì c’erano altri a manifestare perché a Napoli oggi protestavano in tanti. Così per evitare scontri tra manifestanti e manifestanti e con la polizia, il corteo si è fermato nella galleria Umberto I. Si sono tutti disposti in cerchio. Poi il capo corteo – faccia bianca, stivaloni e abito nero quasi da corsaro – ha improvvisato una performance. Perché solo recitando sarebbe stato in grado di spiegare i motivi della protesta. “Perdonate se abbiamo osato presentare su un ignobile palcoscenico un sì grandioso argomento. Ma se può un numero con uno sgorbio, fermare milioni di persone, che sia concesso a noi, semplici zeri, stimolar col nostro recitar le vostre menti”, ha recitato.

E io mi sono lasciata andare: la recitazione, il bianco delle facce e il nero dei vestiti, il silenzio durante la marcia funebre e il tamburo, il sole ancora caldo.

Non lo so se riusciranno a evitare che quelle strutture siano chiuse, ma quello di stamattina era il loro unico modo per far capire agli altri che anche recitare e scrivere copioni è lavoro, che anche attori, teatranti, registi e sceneggiatori possono diventare disoccupati.

Se una mattina ti svegli e vieni a sapere che a Salerno il termovalorizzatore c’è

TU, sindacalista nazionale che dici, parlando a Napoli della monnezza: “In un posto qui vicino, non a Zurigo, ma a Salerno, il termovalorizzatore è stato realizzato con un quarto delle risorse rispetto a quello di Acerra”, poniti delle domande, leggi i giornali e soprattutto INFORMATI: a Salerno il termovalorizzatore non c’è.

E’ di ieri l’annuncio che entro 20 giorni, un mese al massimo, sarà pronto l’appalto per la realizzazione degli impianti di Napoli Est e Salerno. E oggi il sindaco di questa città, uno che la socia conosce per averci lavorato insieme nel corso della campagna elettorale per le regionali della scorsa primavera, ha pure detto che la costruzione del termovalorizzatore di Salerno deve essere di competenza piena del Comune, altrimenti l’amministrazione si opporrà alla sua realizzazione.

Sindacalista nazionale, non farmi telefonare da un ufficio stampa (che non è il tuo, perché il tuo è un po’ toccato) al quale ho detto che a Salerno il termovalorizzatore non c’è, per precisare che TU continui a essere convinto che invece questo stramaledetto impianto “esiste, ma non funziona”  e poi specifichi che in realtà sono stati spesi “un quarto dei fondi rispetto a quelli stanziati e non rispetto a quanto speso per  Acerra”.

E’ nei paragrafi precedenti, dedicati al sindacalista nazionale, il riassunto di una mattinata infernale. Non bastava l’ufficio stampa imbecille che non capisce e non sa nulla di monnezza a Napoli, emergenza rifiuti, cava Vitiello, termovalorizzatori e compattatori. Ci voleva anche il suo capo, il sindacalista nazionale appunto, che dal palco, in pubblico e in contemporanea con Bari, Palermo e Reggio Calabria, dicesse che a Salerno il termovalorizzatore c’è ed è costato di meno.

La domanda é: ma i giornali li avrà letti prima di parlare, visto che la questione è proprio fresca fresca, anzi calda calda di stampa?

Risposta: NO

Ah, dimenticavo. Al suddetto sindacalista, una tipa adatta più a fare la velina, ha chiesto: “”E’ di poche ore fa la notizia di una bomba carta fatta esplodere accanto alla tenda del sindaco di Boscoreale. Cosa bisogna fare?”. Intanto metterti al corrente che la notizia non è di poco fa perché la bomba carta è esplosa nella notte tra il 26 e il 27 settembre. Poi rimandarti a casa.

L.