Archivi del giorno: settembre 23, 2010

Solo un giornalista

Il 23 settembre di 25 anni fa io ero troppo piccola.

Di Giancarlo Siani ho letto, ho sentito parlare soltanto ben dopo la sua morte.

Giancarlo era amico di gente che conosciamo. Per noi nati negli anni Ottanta è una specie di santino.

È un ragazzo morto più o meno alla nostra età per aver fatto il suo mestiere. Un morto sul lavoro, ma scrivere la verità non è un lavoro normale e allora Giancarlo Siani è un morto di camorra.

Morto per il peso inconsapevole delle sue parole. Che ne sapeva, lui, che di parole si può morire? E noi lo sappiamo quanto può essere insostenibile il peso delle nostre parole, quelle di chi scrive per raccontare la verità agli altri?

Oggi dicono che era abusivo, lui lo sapeva che abusivo era un traguardo da conquistare. Siani era un precario, uno che tutti i giorni butta il sangue in strada per quattro lire, quando arrivano. Ma era bravo e sapeva che ce l’avrebbe fatta, per questo non ha mai mollato e non è diventato ufficio stampa/impiegato di banca/postino ecc. Finché il sangue non gliel’hanno fatto buttare davvero.

Per noi che non lo conoscevamo Siani è un eroe. Con tutto il rispetto, non credo volesse esserlo. Io che oggi ho l’età in cui lui è rimasto congelato per l’eternità non vorrei essere un eroe, solo una giornalista. Anzi, una cronista. Una che vede e racconta. E questo faceva Giancarlo, vedeva, e raccontava. Raccontava la verità perché questo è senso del mestiere in cui credeva. Non si è tirato indietro, dinanzi a questa verità. O forse soltanto non ha avuto il tempo di farlo.

Non ci sono grandi lezioni da imparare, se non l’amore per un mestiere che ti porta a macinare chilometri, svegliarti la mattina, andare a dormire tardi la sera, fare mille sacrifici, lavorare 20 ore al giorno e cercare la verità, sempre, comunque.

Giancarlo Siani era solo un ragazzo che sognava di fare il giornalista.

A.

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