Archivi del mese: ottobre 2010

Scatta l’ora legale

Impossibile, oggi, non pensare a questo.

Certo che Cuore era un gran giornale.

Poi a volte la carta stampata non serve solo, il giorno dopo, a foderare le gabbie dei canarini: questa prima pagina qui potevamo stamparla anche oggi. Magari sostituendo i socialisti

Annunci

Happy Birthday (con Berlusconi)

È stato il mio compleanno.

L’ennesimo compleanno da semigiornalista sfigata, nemmeno precaria praticamente, e se ci penso è uno dei motivi che mi causa ansia. È stato…particolare. Sei una giornalista se gli auguri te li fa mezzo consiglio comunale, se ti chiamano gli assessori. Se il giorno prima esci con le tue amiche colleghe pure se sei distrutta e la socia a mezzanotte inchioda in mezzo alla strada per farti gli auguri. Sei una giornalista se il giorno del tuo compleanno lo passi a correre, come sempre, ma poi il tuo amico – anche lui, ovviamente, collega – decide di accollarsi una noiosissima riunione del Pd per darti una mano. Per la cronaca, nella noiosissima riunione non è successo un cazzo se non che ce la stanno mettendo tutta per perdere pure queste elezioni.

Sei una giornalista se una persona speciale, e per inciso il padrone di casa, arriva per ultimo al brindisi perché stava seguendo Berlusconi che guarda un po’, ha scelto proprio il giorno del tuo compleanno per risolvere l’emergenza rifiuti. Ed è talmente fiero di esserci riuscito che per questo convoca una conferenza stampa alle undici di sera, attirandosi le bestemmie di tutti i giornalisti italiani. Soprattutto le mie, perché poi l’unica cosa che volevo, per un compleanno dal sapore agrodolce, era stare cinque minuti in grazia di dio con alcune persone importanti. La torta con loro l’ho aperta tipo all’una e mezza, i rifiuti sono ancora in strada e io non sono proprio sicura che la soluzione contro l’emergenza sia proprio quella giusta. Napoli non può più sversare a Terzigno (dove non aprirà la seconda discarica). Il termovalorizzatore di Acerra dà ancora problemi e Chiaiano sarà presto piena. E la munnezza dove la mettiamo?

Ah, sei una giornalista anche se i tuoi amici ti regalano un registratore perché il tuo s’è rotto anni fa. E tu sei “un sacco contenta”.

A.

Che la festa abbia inizio (senza di me)

Forse é finita. Forse ieri è stata l’ultima puntata, almeno fino alla prossima volta. Io, però, non c’ero. Dopo aver fatto la sentinella per una settimana, ieri pomeriggio mi hanno spostata su un altro evento (completamente inutile, direi). Ci sono andata perché io eseguo gli ordini senza discutere. Poi quando il congresso è finito, ho sperato di sentirmi dire: “Torna in Prefettura”. E invece stavolta no.

Ieri i sindaci vulcanici hanno firmato l’accordo, un nuovo documento in 5 punti tra cui anche la cancellazione di Cava Vitiello dalla legge (uh, come avevo scritto io una settimana fa). Certo una vittoria per gli abitanti di quei paesi. Ma adesso cosa impedirà ai cittadini di altri Comuni di adottare gli stessi atteggiamenti per ottenere anche loro la chiusura di discariche, Stir e termovalorizzatori?

La mia mattinata era cominciata lì per la riunione tra i sindaci. Quando sono arrivata, Langella, il sindaco di Boscoreale, mi ha detto che l’incontro era stato sospeso perché sarebbe arrivato Bertolaso. E poi, dopo qualche minuto, il suo ufficio stampa mi ha detto che sarebbe arrivato anche Berlusconi. Da un lato ho pensato che non avrei avuto tempo di far nulla e sarei arrivata distrutta a sera, (ho chiamato la socia e le ho detto che sarei arrivata da lei con “i panni della fatica” e lei mi ha risposto che andava bene anche così, “poi se si fa tardissimo, il mio divano è molto comodo”), dall’altro non vedevo l’ora che accadesse. Fino alla telefonata con la quale mi hanno informata che no, non avrei seguito quel vertice. Né sola né in appoggio ad altri colleghi.

Non lo so se dipende da quanto è accaduto domenica scorsa (certo, non sarei rimasta sola ieri) o se davvero quel congresso andava seguito per mantenere rapporti e cose del genere, però è stato come andar via dalla festa prima che cominciasse.

L.

La redazione dei giornalisti randagi

Anche stamattina ero di guardia in Prefettura perché “non si può mai sapere se, ad horas, Berlusconi e Bertolaso decidano di venire lì dopo Acerra”. Sola, per fortuna c’era il sole e non faceva freddo. Ore di attesa, stavolta inutili, perché alla fine non è venuto nessuno, nemmeno i sindaci vulcanici per la riunione tecnica. Oggi no.

Però sono tornata a casa, ho sistemato un po’ di cose e poi di corsa ancora a lavoro. Perché Ranieri ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra per scegliere il nome di chi dovrà competere per la poltrona di sindaco di Napoli. Gli conviene con tutti i guai che ha la città?

Vuole le primarie e le vuole subito perché il candidato poi dovrà lavorare per “risalire la china”. Un’affermazione che non lascia molto spazio all’interpretazione, è sintomo che qualcosa che non va il centrosinitra l’ha fatto altrimenti non ci sarebbe da risalire alcuna china. La data che lui vorrebbe è quella del 28 novembre. Domani si riunirà la direzione provinciale del Pd e discuteranno anche di questo.

Lo slogan che ha scelto è “Non c’è problema che non si possa risolvere”. La scritta è azzurra per la prima parte (Non c’è problema) il resto è bianco sullo sfondo azzurro. La base è a strisce trasversali ‘bejoline’ (io e la socia siamo d’accordo sul colore) e ricorda molto la grafica di Mister Kentucky. In sé non è male, però, se hai fame non aiuta la concentrazione. A curargli la comunicazione pare sarà Velardi. La notizia attende solo l’ufficialità, ma la socia lo sa per certo e lei l’ha scritto anche nei suoi pezzi. Io, invece, no perché le indiscrezioni non sempre ci interessano.

Siamo state fortunate (sì, perché stavolta ci siamo andate insieme e “in due appariamo tre testate”) nonostante l’ora infelice – le 18 – e un intervento fiume di Ranieri su Napoli e le cose da fare e non fare, dove intervenire, cosa modificare, quanti asili nidi servono ancora, case, vicoli e palazzi…

La sala del cinema era piena. La socia ha fatto un rapido calcolo di file  e poltrone 16×17: 272 posti a sedere in tutto qualche altra decina in piedi ai lati. Ma sì, 400 persone in tutto. Un vasto parterre di esponenti del partito, nazionali, locali, assessori ed ex, consiglieri e poi qualche spia, almeno un paio, venute a vedere chi c’è, a sentire cosa dice.

E adesso stiamo aspettando che una piccola strega ci faccia sapere cosa intende fare, se vuole davvero vederci o se ci appende di nuovo.

L.

L’immondizia di una giornata qualsiasi

Cinque minuti di calma in questa giornata, mentre aspetto la socia con cui andare alla seconda conferenza di oggi (la prima me la sono beccata mentre lei faceva la posta alla Prefettura, dove non succedeva un cazzo, ma forse pensavano che se ne fuggisse).

Per inciso, oggi ho cambiato dei pantaloni da Zara che la S mi va larga, preso un caffè con la socia, sentito una conferenza, dettato delle notizie, preso aperitivo con socia e un amico, raccolto notizie, mangiato, scritto due pezzi, raccolto altre notizie varie ed eventuali.

La brutta notizia è che l’emergenza rifiuti versione 2010 si sta complicando, almeno così mi sembra.

Hanno riaperto la discarica a Taverna del Re (tecnicamente è un sito di trasferenza) e subito è scoppiata la protesta per cui finora non è entrato manco un sacchetto. A Chiaiano hanno paura e hanno protestato fino a metà notte: pochi sacchetti. Gli stir vanno a rilento: pochi sacchetti. Terzigno è ancora chiusa: niente sacchetti.Mò, noi, sti cavolo di rifiuti, dove li dobbiamo mettere?

Il premier, in visita al termovalorizzatore di Acerra che funziona benissimo e anzi in Campania ce ne vogliono 4, dice che entro due.tre giorni Napoli sarà pulita. Spero che abbia ragione, ma le montagne di rifiuti dove le mettiamo, considerato anche che la legge in vigore (quella che sanciva la fine dell’emergenza, ma la nostra è talmente infinita che continua anche dopo essere finita) prevede la provincializzazione dei rifiuti. Ovvero: i sacchetti di Napoli si smaltiscono a Napoli, mica a Salerno. Manco se glielo chiedi per pietà, come Caldoro aveva fatto: le altre province subito erano pronte a protestare.

E noi, sinceramente, di proteste siamo già pieni.

Non ho molta voglia di entrare nel dettaglio dell’emergenza rifiuti, del perché e del come, che se iniziamo poi ci vuole un libro. Gli annunci ci piacciono e se ci levano dall’imbarazzo del vivere nell’immondizia noi siamo ben lieti. Ma il problema è strutturale e finché non risolviamo quello staremo sempre punto e a capo. Ecco, pensiamo un po’ a questo, che delle donne del premier alla fine ce ne frega di meno. O sarà fatto apposta?

A.

Mi rifiuto

Sono giorni che non scrivo e forse è solo perché ho poco da dire, dopo tanta frenesia.

La socia sta lavorando sull’emergenza rifiuti, io ho fatto un pezzo per un quotidiano nazionale sull’argomento, mi hanno chiamato da Roma per chiedermelo e ovviamente ho accettato. Perché il tuo nome in prima pagina, lanciato nelle rassegne stampa, è una soddisfazione che solo noi possiamo capire.

Napoli è sommersa di nuovo dai rifiuti.. Piano piano sta migliorando, ma quando finirà? Io, come tutti, sono stanca di dovermi difendere. Siamo stanchi di dire che no, a Napoli non lanciamo la munnezza dal balcone e no, non stiamo per morire di colera.

Napoli è una bella città, davvero. È bella quando la mattina vado a correre sul lungomare e c’è il sole. È bella quando al tramonto la guardi tutta da San Martino. È bella quando ai primi caldi ti rilassi sul prato del Virgiliano e poi se guardi di fronte a te c’è Nisida. È bella pure quando piove, come stamattina che dall’autobus mi sono incantata a guardare il mare grosso a via Caracciolo.

Napoli non è solo rifiuti, non è solo camorra eppure non possiamo negare che ci siano. E mi fa rabbia quando fuori c’è l’inferno e vado in consiglio comunale dove tutti ridono, scherzano, cazzeggiano, giocano coi cellulari, loro che dovrebbero fare qualcosa per noi, per la nostra città.

Non è così che funziona.

Nel frattempo io, con molta ansia, aspetto di sapere i risultati degli esami di una settimana fa.

A.

Piove su Napoli

La preoccpazione c’era e forse era pure giustificata. Da Roma si sono lamentati anche oggi per la diretta di Corriere.it della conferenza di Bertolaso. Io ero molto amareggiata, da tutto e questo nonostante i mille complimenti arrivati dalla mia redazione di Napoli per la domenica passata a lavorare, da sola, e per la B sui contenuti del vertice di sabato.

Sono andata a lavorare un po’ sottotono, la socia mi ha detto che è normale, così funziona e ha fatto in modo che reagissi alla rabbia e all’amarezza. Ho ascoltato le richieste di un assessore del Comune che chiede di sbloccare 18 milioni di fondi europei, già stanziati anche dalla Regione Campania per 13 progetti relativi alle pari opportunità.

Poi alle 17 è arrivata la conferma che davvero ho lavorato bene: “Torna in Prefettura, sta arrivando Bertolaso”. Arrivo sorridente, allegra quasi e trovo le stesse facce di ieri, qualcuno mi abbraccia, altri ancora mi chiedono perché ieri sono andata via sbattendo la porta. E lì a spiegare che ero stanca e volevo solo mettere un punto alla giornata. Perché non puoi raccontare come stanno veramente le cose, devi stare zitta certe volte e io l’ho imparato.

“Napoli torna pulita”, “Il termovalorizzatore di Acerra funziona bene, anche oggi ha bruciato oltre 1.500 tonnellate di rifiuti”, “L’apertura di una seconda discarica è lontana”, “Speriamo che i sindaci dei Paesi vesuviani cambino idea e accettino l’accordo che abbiamo proposto”. E la giostra riprende a girare e continua a farlo quando lo staff di Bertolaso ci avvisa che Berlusconi ha appena telefonato per esortare a continuare su questa strada per risolvere il problema.

La Rai in diretta, io in contemporanea detto e stavolta nessun problema. Domani la Prefettura mi attende di nuovo.

L.