Archivi del giorno: ottobre 2, 2010

Non fidarsi è meglio

Puoi sentirlo a pelle o a naso se di uno ti puoi fidare. Non è questione solo di prima impressione, ma di osservazione. Se, per esempio, vai a una conferenza e incontri un collega che ti dice: “Ma lo devi scrivere per forza?”, come se avesse l’esclusiva (gli scoop si fanno lavorando da soli e non certo prendendo parte a conferenze) allora sai che di quel collega non potrai fidarti. Oppure trovi un collega che tenta di avvicinare il personaggio di turno, nella maggior parte dei casi un politico (poco importa se sia un pezzo grosso oppure no) mentre gli altri non ci sono ancora e poi, quando tu arrivi e dici che devi porgli una specifica domanda come, per esempio, capire se ci saranno o meno le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco a Napoli, ti fa: “Glielo devi domandare per forza?”. Anche in questo caso sai che di quel collega non potrai fidarti.  Per definizione è “infido”.

Poi ci sono quelli che ti martellano fino a sfinirti. “Arrivo tardi, mi corpi?”, “Sono nel traffico, mi copri?” oppure dopo una mattinata intera trascorsa insieme a cercare la notizia “Allora cosa è saltato fuori da oggi?”. O ancora: “Dove sei?” e tu rispondi: “Nel Paese dei Balocchi” e dall’altro lato senti dire: “E ora come faccio io che sono in ritardo e contavo su di te?”. Risposta: “Sti cazzi”.

O peggio ancora quelli con la prosopopea di sentirsi migliori degli altri. Sono quelli che cercano tutti i modi possibili per fotterti e si incazzano pure quando non ci riescono perché “come ti è venuto di scriverlo?” (shcus, lo sapevo e l’ho scritto). O ancora “No, non dovevi scrivere che per la bambina sopravvissuta al crollo del palazzo ad Afragola stanno facendo una gara di solidarietà e le stanno portando tanto gelato alla nocciola” (quando tu questa cosa l’hai vista con i tuoi occhi, hai temuto che tra i tanti ci fosse qualche collega sconosciuto, magari venuto da fuori città, e che con lo stratagemma del gelato, riuscisse a strappare un’intervista alla piccola sopravvissuta, anche se tu una chiacchierata con la bambina l’hai già fatta).

Ma i peggiori sono quelli che si definiscono tuoi amici. Ti chiamano per sapere come stai, ma vogliono solo farti i fatti tuoi. Ti mandano sms per dire che non ti fai sentire più. Ti inviano mail per organizzare serate che, il più delle volte, saranno noiosissime, perché non sei libero di dire ciò che vuoi. Ti raccontano che in giro c’è chi sparla di te, facendoti perdere le staffe nel cuore della notte e suscitando le ire di chi, la notte, vuole dormire e non farsi svegliare dalle tue urla. “Ma lo faccio per il tuo bene – dicono – così sai da chi guardarti”.

E poi quando c’è da lavorare per guadagnare anche solo un euro, si dimenticano di te. Fino alla prossima volta in cui “non trovo parcheggio, mi copri” oppure “mi giri i pezzi che mandi? io non vedo le agenzie”.

Non le vedo nemmeno io, le agenzie, e no, non ti giro i miei pezzi. Fottiti

L

Annunci

Differenziamoci (ma su wordpress c’è la censura?)

Io questo post l’avevo già messo come richiesto dalla socia. Ma è sparito.

Ora non so se è un caso o se il dio delle immensità e dei blog protegge la Iervolino.

Ma siccome sono atea io lo rimetto lo stesso e vediamo.

23 settembre 2009

«Non posso più fare la raccolta differenziata, perché sotto casa mia non ci sono i bidoni». Se a dirlo è il sindaco Iervolino, l’obiettivo del 25% entro l’anno sembra ancora più distante. Eppure quella percentuale è un imperativo da raggiungere entro il 31 dicembre, pena il commissariamento dell’ente, così come previsto dal decreto governativo in tema di emergenza rifiuti. Per ora siamo ben lontani, gli ultimi dati disponibili si fermano a poco oltre il 18%, e alla fine dell’anno manca poco. In più, la manovra di assestamento del bilancio “di lacrime e sangue” dell’assessore Realfonzo ha tagliato 6 milioni di euro dalla dotazione dell’Asia proprio per la raccolta differenziata, suscitando il malumore del collega di giunta Giacomelli. «Il problema è ottimizzare le risorse che abbiamo e fare anche, a un certo punto, delle scelte, che non sono facili da fare per mancanza obiettiva anche di spazio – spiega la Iervolino – vi faccio un esempio: come sapete io mi sono trasferita da via Duomo, quartiere Mercato-Pendino, a via Bracco, nel centro di Napoli. A via Duomo noi facevamo tranquillamente la differenziata perché c’era lo spazio per mettere i vari cassoni, ormai m’ero abituata. Qui con mio grande imbarazzo, non facciamo la differenziata, perché in centro non c’è lo spazio per i cassoni. Quindi ci sono problemi economici – conclude il sindaco – ma è un problema anche com’è strutturata la città. Però al 25% miriamo sempre». Parole che suscitano la risposta ironica dell’assessore Giacomelli. Sui tagli alla differenziata non intende esprimersi, «non voglio dire niente, se ne parlerà in consiglio». Ma sulla mancanza di spazio per i bidoni non si trattiene: «Non è proprio così, ma se lo dice il sindaco è così per definizione – risponde con un sorriso piccato – in realtà stiamo procedendo con la ristrutturazione della city, abbiamo spostato tutti i cassonetti. Proprio in questi giorni stiamo preparando le ordinanze per mettere i nuovi cassonetti e metteremo anche le campane vicino all’abitazione del sindaco». Intanto l’amministrazione rischia seriamente di essere commissariata: l’obiettivo del 25% entro l’anno sembra davvero un miraggio, e i fondi in meno non aiutano di certo. I tagli – ci sono anche 4 milioni e mezzo per le politiche per i minori e quasi un milione per la manutenzione dell’edilizia popolare – sono dovuti alla scarsità di risorse economiche: per chiudere la manovra l’assessore ha davvero “raschiato il fondo”. «Napoli è in una situazione nella quale sono tutti i comuni d’Italia – spiega il sindaco – ieri Fassino a Ballarò ha messo in luce che tutti i sindaci di destra e di sinistra stanno scavando il fondo, spero ci si renda conto che oltre non c’è niente». È un problema di crisi economica internazionale, spiega il sindaco, ma anche di governo: «Se, come ha chiesto l’Anci, che vorrei ricordare ha un presidente di centrosinistra, Chiamparino, e un presidente del consiglio nazionale di centrodestra, Alemanno, allentassero un pochino i vincoli del patto di stabilità sarebbe possibile far uscire del denaro da investire per una spinta alla ripresa da quei comuni che hanno i soldi. Napoli in realtà non è tra questi, ma insomma, sarebbe un inizio. Speriamo comunque che la discussione sulla finanziaria, per scarna che sia, serva anche a mettere in luce queste che sono esigenze generali».

A.