Archivi del mese: novembre 2010

Mario Monicelli si è ucciso

Si è lanciato dal quinto piano dell’ospedale in cui era ricoverato. Ha fatto un salto di sotto e se n’è andato. Anche suo padre morì suicida.

“Uno come lui – ha scritto la socia su Facebook –  non poteva aspettare che la morte se lo prendesse in un letto d’ospedale”.

L’agenzia per cui lavoro ha fatto un lancio con le frasi dei suoi film. Io voglio ricordarlo così.

“Che ci volete fare: ma io so io, e voi nun siete un cazzo”. Alberto Sordi, Il marchese del Grillo.

“Oh, gioveni! Quando vi dico sequitemi miei pugnaci, dovete sequire et pugnare! Poche conte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche”, L’armata Brancaleone.

“Taciturno inverochè laconico, ma quando che parla ogni parola è una sentenza”. Peppe il pantera (Vittorio Gassman), I Soliti Ignoti.

“Un po’ di rispetto, è un cadavere morto!”, Totò e Carolina.

“E io rimasi lì a chiedermi se l’imbecille ero io… che la vita la prendevo tutta come un gioco, o se era lui… che la prendeva come una condanna ai lavori forzati, o se lo eravamo tutti e due”, Amici miei atto II

“La giustizia non è di questo mondo”, Il marchese del Grillo

“Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”, La grande Guerra

“Sono sempre i più meglio che se ne vanno. Eh, è la vita: oggi a te, domani a lui”, I Soliti Ignoti

No, non ci crediamo ancora.

L.

Everybody cries. And everybody hurts sometimes

Everybody hurts, Rem

Due anni fa, sabato mattina.

Ero alla Camera di Commercio alla presentazione del libro di Enrico Cardillo, sindaco ombra di Palazzo San Giacomo dimessosi il giorno prima.

Squilla il telefono di un collega.

“Si è suicidato Giorgio Nugnes”.

Sbiancammo tutti. Corremmo a Pianura col taxi, la sala stampa della Questura, le redazioni, tutti ci dicevano che non era vero, che stava male, no stava bene, era in ospedale, c’era l’ambulanza a casa, aveva tentato il suicidio ma era vivo. E noi sapevamo che non era così, continuavamo a ripeterlo, lo dicevo al mio capo che non mi credeva, a un certo punto non volevo credermi nemmeno io.

E poi arrivammo a Pianura e non c’era più alcun dubbio.

C’era una folla di gente e faceva freddo, piovigginava e non ce ne accorgevamo. Ci insultavano, provavano ad aggredirci. E forse avevano ragione.

Di Giorgio Nugnes ho molti ricordi. Sorrideva tanto. Era molto orgoglioso, scherzava, aveva sempre l’aria del giovanotto sicuro di sè che vuole conquistare il mondo. All’epoca non seguivo il Comune ma facevo un sacco di cronaca e Giorgio era uno con cui non potevi non avere a che fare. Passammo una serata in mezzo alla strada quando scoprirono un ordigno bellico nel fossato del Maschio Angioino. Me lo ricordo che andava avanti e indietro quando crollò il palazzo ai Quartieri Spagnoli. Mille occasioni che non saprei elencare. E quel sorriso che non ho visto solo il giorno in cui la Dia andò ad arrestarlo, e fu l’inizio della fine.

A.

Cucù la monnezza non c’è più

Ieri Berlusconi è tornato a Napoli. Ha fatto il suo proclama: due settimane e la città torna pulita, senza monnezza. E oggi ha detto che ci vorrà anche meno di quindici giorni.

La Russa, che per me, dopo aver sentito la sua imitazione fatta da Fiorello, è il ministro dell’Attacco, ha detto che è pronto a mandare l’esercito. A fare che? Forse ad arrestarla la monnezza e a metterla nelle carceri, almeno si sarà tolta dalle strade.

La nostra monnezza andrà fuori regione, le atre Province campane ne accoglieranno una parte fino a metà dicembre e intanto noi dovremmo avviare la realizzazione di questi benedetti termovalorizzatori, sperando di non accorgerci poi che non servono.

Quando arriva Berlusconi in Prefettura, nessuno sta tranquillo. Lui è il presidente del Consiglio e può dire qualunque cosa. Così, anche se ieri è venuto solo per la questione rifiuti, poi ha sottolineato che lui non rinuncia alla Carfagna come ministro per candidarla a sindaco di Napoli. E la socia se l’è vista brutta perché ha dovuto riaprire il suo pezzo, quasi già pronto. Lo stesso le è accaduto con altri articoli che stava scrivendo su altre faccende, senza dimenticare che le sono toccati i rifiuti.

Io? Rifiuti, rifiuti, rifiuti. Il mio compito era girare per negozi e uffici pubblici dopo l’ordinanza del Comune di Napoli che impone la differenziata. L’ho fatto. Nei negozi non si sapeva molto, soprattutto sull’organizzazione. Poi i vigili sono passati a distribuire l’ordinanza e alle domande dei commercianti su orari e posti per il conferimento, non hanno saputo rispondere, rimandando tutti a rivolgersi direttamente all’Asìa. Adesso è chiaro perché sono tutti scettici nei confronti di questa ordinanza?

Da Roma, a un certo punto, hanno chiesto che qualcuno girasse per le strade dove ipoteticamente sarebbe potuto passare il premier dopo essere atterrato a Napoli. Premessa: lui arriva a Capodichino, attraversa la strada, prende la tangenziale, esce al Porto e va dritto in Prefettura. È la strada più veloce e sicura. Io, però, ho fatto la strada interna: da piazza Capodichino alla Prefettura, passando per piazza Garibaldi, corso Umberto, via de Pretis, piazza Municipio e Trieste e Trento. Uno schifo un po’ generalizzato, monnezza, piccioni e gabbiani sparpagliati sui sacchetti. Nemmeno intorno alla Prefettura i rifiuti erano stati raccolti.

Eppure, in mattinata, a Roma, sempre lui aveva detto che i rifiuti per strada li vediamo solo noi della stampa.

L.

Cento, cento

In realtà ero sulla bacheca e ho visto che io e la socia avevamo scritto 99 post.

Per cui ho voluto scrivere il centesimo.

Si deve fare un discorso, visto che è un po’ una festa, un traguardo?

Che dire? Siamo a quota cento, questo blog ci piace anche se spesso non abbiamo il tempo e nemmeno la forza per aggiornarlo.
A terra ci sono ancora 2.700 tonnellate di rifiuti, la sinistra non vuole più l’inceneritore, Berlusconi arriva in città oggi pomeriggio a dire presumibilmente che è solo colpa nostra se siamo invasi dai sacchetti perché lui aveva risolto tutto, la socia nel frattempo va alla commissione d’indagine sulle ecomafie e rifiuti che ascolta Lepore e Mancuso, il consiglio comunale s’è aperto e poi è caduto subito dopo. È venerdì e siamo distrutte come dopo una battaglia.

Insomma, roba da gs o cs, che dir si voglia.

A.

L’articolo 21 e l’arroganza della bassa politica

Una volta ai giornalisti era vietato seguire i dibattiti delle aule parlamentari.

Se aprite un manuale di storia del giornalismo, troverete probabilmente citato un cronista inglese di nome William Woodfall, che nel 1771 riuscì a far conquistare al “Morning Chronicle”, il primato tra i giornali londinesi grazie alle 16 colonne giornaliere di resoconti parlamentari frutto della sua capacità di ricordare a memoria tutti gli interventi in un’epoca nella quale era vietato ai giornalisti prendere appunti nel corso del dibattito.

Poi s’aprirono le porte. Inutile sottolinearne il significato per la democrazia.

Da allora ad oggi i giornalisti hanno affermato il loro diritto a seguire i lavori della politica, delle assemblee, negli appositi spazi riservati alla stampa che dall’Inghilterra del Settecento fino a noi sono stati conquistati e ormai considerati un diritto acquisito insindacabile.

Al Comune di Napoli dobbiamo ancora litigare per lavorare in santa pace.

Abbiamo una sala stampa, due stanzette con un computer e un telefono e accesso diretto alla nostra tribuna in aula. I nostri spazi vengono quotidianamente invasi dai consiglieri comunali per: fumare, chiacchierare, tenere riunioni politiche di ogni tipo, telefonare, guardare le agenzie, guardare la posta, cazzeggiare su facebook, fare uno spuntino.

Se tu stai lavorando loro se ne fottono, entrano e basta. Se tu sei a telefono concordano con i capi la linea da dare al pezzo, stanno lì ad ascoltare e magari poi tentano pure di dire qualcosa. Se tu stai scrivendo se ne fregano e ti chiedono di farti da parte. Se dici di no si piazzano dietro di te per darti fretta.

È successo l’altro giorno a un collega. Per tentare di cacciare il consigliere inopportuno, gli ha fatto una battuta tipo “che fai, spii la mia posta?”. Apriti cielo. Urla, insulti, spintoni. La collega che ha tentato di intervenire è stata zittita.

Sulla vicenda sono intervenuti UNione Cronisti e Ordine dei giornalisti per stigmatizzare l’accaduto. Il sindacato, ovviamente, tace. Vi riporto la nota dell’Ordine.

“La sala stampa del Consiglio Comunale non è un ring in cui qualche consigliere comunale può mostrare i muscoli”. L’Ordine dei giornalisti della Campania stigmatizza il comportamento di un consigliere comunale che nel pomeriggio ha aggredito verbalmente i colleghi delle agenzie Ansa e Agi e spintonato uno dei due. “Si tratta di un episodio inammissibile. L’Ordine chiede al presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno, di far rispettare il lavoro dei giornalisti che hanno il delicato compito di informare l’opinione pubblica, senza essere infastiditi negli spazi loro riservati”.

Ieri mattina, in aula, lo stesso consigliere ha preso la parola per dire la sua. In pratica è stato un processo, senza possibilità di difesa. Il collega in questione ha un legame di amicizia con un assessore al quale spesso dà una mano. Dico di amicizia perché non mi risulta esserci alcun contratto tra lui e l’amministrazione comunale. Possiamo porre una questione di tipo deontologico, assolutamente. Non è opportuno che una persona vicina a un assessore segua come giornalista i lavori di Comune e Consiglio, assolutamente. A onor del vero il collega non ha mai dato prova di imparzialità, in momenti delicati come i rimpasti di giunta s’è fatto da parte. E soprattutto si tratta di una vicenda nota, in essere da tempo senza che nessuno abbia mai detto niente. Finché non è stata usata per attaccarlo. Il consigliere ha chiesto di “fare in modo che non vengano accreditati giornalisti che svolgono ruoli nell’ambito politico” perché lui non si sente tutelato. Più una ricostruzione fasulla dell’accaduto che incolpa di tuttto il collega mentre lui, poverino, era solo entrato (dove non doveva, c’è un cartello “accesso riservato ai soli giornalisti”) a controllare una mail.

Il capogruppo della parte politica dei consiglieri ha preso la parola, qualche ora dopo, per ribadire il concetto che bisogna prendere provvedimenti, chiedendo al sindaco di far rimuovere il collega, ma ha chiesto scusa ai giornalisti per l’accaduto. Il sindaco, che si proclama quotidianamente garantista e soprattutto costituzionalista, ancora una volta non ha ritenuto opportuno schierarsi al fianco dei giornalisti o quantomeno intervenire. S’è limitata ad annuire alle parole del consigliere.

Io ho passato l’intera giornata a litigare con mezzo consiglio comunale che si ostinava ad entrare nella nostra sala stampa, mancando di rispetto, di educazione, e a mio parere anche di intelligenza.

Qualcuno ha avuto addirittura il coraggio di dire che, avendo il tesserino da giornalista pubblicista, aveva tutto il diritto di entrare.

Ecco, queste sono le istituzioni, questi sono i consiglieri eletti dal popolo che dovrebbero rappresentarci. Gente arrogante anche di fronte alle regole più elementari, menefreghista, incapace di rispetto che al primo richiamo partono col “ricordati chi sono io e chi sei tu”.

Che tristezza. Meditate gente, meditate.

A.

Il Consiglio che non ha buon senso

Non è un documento, non é un atto politico, non é un ordine del giorno. Al termine di una lunga e difficile giornata, il Consiglio comunale ha pensato bene di “recepire le conclusioni di Giacomelli e farle proprie”. Il risultato? L’ennessimo appello a Caldoro, “perché lui ha i poteri”, affinché firmi un’altra ordinanza come quella dello scorso ottobre per fare in modo che le altre Province accolgano i rifiuti, 600 tonnellate, che Napoli al momento non riesce a smaltire.

E dire che avevano presentato un ordine del giorno contro la realizzazione del termovalorizzatore! Alla fine pure la Iervolino è stata contenta perché “siamo stati unanimi e abbiamo chiesto a Caldoro di intervenire”.

No, va be’ e che lo scrivo a fare. Già la giornata era cominciata malissimo, poi la convinzione che possa servire a qualcosa che il Consiglio si appelli a Caldoro mi ha irritato!

Intanto la Carfagna non se ne va. Lo ha detto a Berlusconi direttamente e lui lo ha annunciato nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl a Roma. Come sempre tutti felici e contenti e chissà se l’anno prossimo la socia e io non ce la ritroviamo in Consiglio come sindaco di Napoli.

Anche oggi eravamo insieme e per fortuna, sottolineo, perché proprio da sola oggi non sarei stata capace di fare niente perché i pensieri si affollano nel cervello e fanno rumore.

Pure lei però era nervosa. Ha praticamente litigato con la metà dei consiglieri che si ostinavano a entrare nella nostra sala stampa nonostante ieri ci fosse stato un diverbio molto acceso tra uno del Pdl e un nostro collega, collaboratore della mia stessa agenzia, al quale sono andata a dare il cambio. Ragione o non ragione, in sala stampa, al Consiglio comunale, c’è un solo computer a nostra disposizione  e i consiglieri non possono venire e piazzarsi lì come se nulla fosse.

L.

 

++Rifiuti:Sepe, scandalo il rinnovarsi dell’emergenza++

ARCIVESCOVO, INCOMBE COME UNA ‘MALEDIZIONE’ SUL NOSTRO TERRITORIO

NAPOLI, 22 NOV – «Le emergenze sono l’unica cosa che a Napoli non mancano mai, Napoli sembra vivere di emergenze. È scandalosamente attuale il rinnovarsi dell’emergenza dei rifiuti, che incombe come una ‘maledizionè sul nostro territorio». Sono cominciati così i «Dialoghi con la città» attraverso i quali il cardinale Crescenzio Sepe parla a Napoli.

L.

No, non è la cosa più eclatante che sia successa oggi. Ma è mia ed è il caso di dirlo: “Aiutati che Dio t’aiuta”.