Epidemia colposa

E’ come una tegola in testa. A sei mesi dalla fine del suo mandato, la Iervolino si è vista recapitare un “avviso di chiusura indagine che ha ricevuto oggi per “epidemia colposa” per l’emergenza rifiuti del 2008. Con lei anche altri numerosi primi cittadini della provincia di Napoli.

Una cosa che ha un suo precedente. Nel ’73, quando a Napoli ci fu il colera, i politici dell’epoca furono raggiunti dallo stesso avviso e tutto si risolse poi, qualche anno più tardi in un nulla di fatto.

E’ bastato questo, però, ai miei per mandarmi sotto Palazzo San Giacomo ad aspettarla per chiederle un commento e già che c’ero anche per la notizia di utilizzare eventualmente le cavità del sottosuolo come discariche per i rifiuti, “ma solo la frazione stabilizzata”, nell’attesa che il termovalorizzatore di Napoli Est sia costruito.

Sono tornata a casa dopo aver seguito, ovviamente aspettando fuori, il tavolo tecnico sui rifiuti, a Centro direzionale, dove tirava un vento che portava via anche i sacchetti dell’immondizia. Man mano che i partecipanti uscivano, da Caldoro a Paolo Romano, dalla stessa Iervolino ancora ignara di tutto ai presidenti delle Province campane, il quadro si delineava. Però le posizioni restano variegate. Da un lato il sindaco che dice “la provincializzazione non va bene” (ogni territorio cioè gestisce la propria monnezza) perché Napoli “ha poco spazio e molti abitanti”, dall’altro le Province che sottolineano di voler andare avanti su questa strada. E allora via alla “provincializzazione solidale”, vi diamo una mano, cioè, ma non esageriamo.

La telefonata per l’appostamento mi arriva mentre sono ancora in macchina mentre fuori it’s raining cats and dog. Giusto il tempo di tornare, scrivere un ultimo pezzo sulla mattinata e poi scendere di nuovo.

Quando il sindaco è arrivata, però, stavolta non mi ha voluto parlare. I vigili mi hanno bloccata, chiesto tre volte di mostrare il tesserino e alla fine mi hanno lasciata andare troppo tardi: lei era già entrata nel suo studio e non sono riuscita a incontrarla di persona. Lei ha affidato al suo ufficio stampa le comunicazioni che voleva dare alla stampa. “Non ho nulla da rimproverarmi e sono a disposizione della magistratura”.

Incazzata, stanca e con il mal di testa che imperversa, ho scritto da un pc del Comune, perché in fondo sono un po’ “vagabonda”, ma anche questo è lavorare per un’agenzia come collaboratrice: avere tempi strettissimi, ma non la possibilità di accedere in redazione (o di farlo il meno possibile).

E stamattina ci riproviamo. C’è Consiglio comunale, la sesta seduta sul Piano sociale di zona. Noi, la socia e io, arriviamo prima perché dobbiamo assolutamente strapparle una frase su questo avviso che ha ricevuto e per il quale è arrivata la solidarietà da tutti, Pd e Pdl, come se niente fosse.

Intanto fuori piove ancora e a lavoro ci andiamo in metropolitana e in pullman. I motorini restano nei garage.

L.

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