Archivi del mese: dicembre 2010

L’anno che sta finendo

Gennaio E’ l’anno delle elezioni regionali. Il centrodestra ha il suo candidato in pectore: Nicola Cosentino, ma arrivano guai giudiziari. Alcuni pentiti lo accusano, la Procura chiede al Parlamento l’autorizzazione a procedere che viene negata. Alla fine, fa un passo indietro e il Pdl candida Stefano Caldoro, segretario del Nuovo Psi.  Il centrosinistra litiga: primarie sì primarie no. Ci sono due nomi in ballo. Riccardo Marone, assessore regionale e bassoliniano doc, e Vincenzo De Luca, sindaco sceriffo di Salerno, che incassa anche l’appoggio di Idv. Un sabato mattina, però, Marone rinuncia e rimane De Luca. Bassolino resterà dietro le quinte per tutto il tempo della campagna elettorale. Qualcuno lo accusa di mettere i bastoni tra le ruote al centrosinistra. Lui fa spallucce.

Per noi comincia un periodo vorticoso, fatto di corse in giro per la città, motorino sempre acceso, botte alle fiancate delle auto e tante cose da scrivere.

Febbraio Prende il via la campagna elettorale. I candidati sono 4 in tutto, ma la partita è tra De Luca e Caldoro.

Io vado a Roma per l’ultima volta. Un week end tra freddo e tenerezze. Comincio a uscire in motorino, vincendo la paura di non saperlo guidare. In fondo è semplice e sei più libera di correre da una parte all’altra della città, di arrivare in centro in poco tempo, senza la schiavitù delle metropolitane che continuano a non funzionare. La socia comincia a lavorare al Comitato elettorale di De Luca. Strano a dirsi, ma nonostante l’esaurimento, siamo un po’ felici.

Marzo De Luca riempie piazza del Plebiscito. Resteranno celebri alcune sue sortite, una fra tutte: “Giggino la polpetta”. Quel ‘Giggino’ è Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli. Le elezioni regionali cambiano colore politico alla Campania. Dopo due mandati di Bassolino alla guida della Giunta, le urne consegnano lo scettro del comando a Caldoro. Il Pdl, dopo le regionali, mette in agenda la conquista del Comune di Napoli per il quale si voterà la prossima primavera.

Quando tutto finisce, io e la socia andiamo a mangiare una sera a Pozzuoli e trascorriamo tutto il tempo a raccontarci le cose che abbiamo fatto. Anche se eravamo assieme mentre accadevano. Nostalgia folle e senza senso targato gs o cs

Aprile L’Asl Napoli 1 non paga gli stipendi. A fine mese oltre 11mila dipendenti non vedono un solo euro. L’azienda sanitaria è in debito con i creditori che ottengono il pignoramento dei fondi destinati agli stipendi.                                        Un palazzo fatiscente cade e muoiono due persone che vi avevano trovato riparo. Erano polacchi, arrivati in Italia in cerca di fortuna e finiti ai margini.

Per noi è difficile tornare alla normalità dopo i primi tre mesi trascorsi con l’acceleratore costantemente pigiato. Repubblica Napoli fa 20 anni, noi andiamo alla festa e siamo belle

Maggio Una infermiera muore. Contro il mancato pagamento degli stipendi, si fa prelevare 150 ml di sangue al giorno per 5 giorni. La causa del decesso non è quella, ma il clamore per un titolo del Mattino è immenso.                                            Si insedia quella che i giornali hanno definito ‘la Giunta di mezzanotte’ perché il via libera dalla Regione arriva solo a tarda sera, quasi mezzanotte, di sabato. In occasione del primo Consiglio regionale, De Luca dice, riferendosi a un assessore: “Sica, Sica, Sic transit gloria mundi”.                                                                                       Ci sono le elezioni anche per l’Ordine dei Giornalisti. Io non ho nemmeno capito come e perché ci fossero altre liste. Riconfermato Ottavio Lucarelli, che per noi, le socie di targrato gs o cs, è molto più di un presidente.

Giugno Viene accertato lo sforamento del Patto di stabilità interna. ‪La Giunta regionale inizia ad annullare tutte le delibere, a firma Bassolino, anche quelle dei finanziamenti al Comune.

L’estate, per noi, stenta ad arrivare.

Luglio Esplode il caso P3. Sono coinvolti Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. Vengono indagati anche Cosentino e Verdini. L’accusa, secondo la Procura di Roma, è di associazione per delinquere, finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Salta fuori un finto dossier contro Caldoro, secondo cui il neo presidente andrebbe a trans e farebbe uso di droga. Tra i ‘complottisti’ anche un assessore della sua Giunta, Sica, che ovviamente se ne va. Una prece.                                                                                                                         Crolla un palazzo ad Afragola. Imma, una bambina di 10 anni, resta sotto le macerie per 15 ore. Poi la salvano e la prima cosa che chiede è gelato alla nocciola. Valeria Valente, assessore ai Grandi eventi del Comune di Napoli, si dimette per le elezioni del segretario provinciale del Pd. Non ce la fa. Vince, invece, Nicola Tremante e il Pd di Napoli torna finalmente ad avere un segretario dai tempi delle dimissioni di Nicolais, nel gennaio 2009 contro la Iervolino che non azzerò la sua Giunta dopo la tegola del Global service.

Noi inauguriamo delle cene dette presto con ‘annessa tragedia’ perché ogni volta che ci vediamo accade qualche guaio.

Agosto Deraglia un treno a Gianturco. Un uomo perde le gambe, tranciato in due da una lamiera. Un ragazzo finisce in coma, per fortuna si è ripreso. E a fine mese, Rosetta, a Vasto come sempre per le sue vacanze, rimane chiusa nel cimitero dove è andata a pregare sulla tomba del marito.

Poi noi ce ne andiamo in ferie. La socia in giro, io in Corsica e il tempo si ferma.

Settembre Prime avvisaglie di una nuova emergenza rifiuti. Enerambiente, società che ha appaltato da Asia, la municipalizzata che si occupa di monnezza, vanta un credito di 13 milioni: o si salda o non si raccoglie più. E Napoli è di nuovo sommersa.

La socia decide che nasce il nostro blog. (Ancora grazie per questa splendida follia)

Ottobre Riesplode l’emergenza rifiuti. A Terzigno, le mamma vulcaniche cominciano la loro protesta sulla rotonda panoramica per impedire l’accesso ai compattatori in Cava Sari. Il braccio di ferro è duro: scontri, aggressioni, notti di guerra poco fuori città. Alla fine il Governo cede alle loro richieste: Cava Sari resta solo per loro, Cava Vitiello sparisce dalla lista delle discariche da aprire.

Io comincio gli appostamenti in Prefettura, tra vertici, riunioni e conferenze, una ‘B’ di cui vado fiera (sì, torno subito coi piedi per terra) sui contenuti dell’incontro a porte chiuse. La socia fa lo scritto dell’esame da professionista e pure il compleanno. Noi festeggiamo a mezzanotte, quando cioè il giorno è già passato, perché Berlusconi decide di farci visita in Prefettura proprio quella sera e noi teniamo che fare.

Novembre La polizia arresta Antonio Iovine, capo storico del clan dei Casalesi, latitante da oltre 14 anni. Il boss non ha resistito alla voglia di dolce, il roccobabbà. Come essere presi con le mani nella marmellata.                                                                         Trent’anni fa, il terremoto che scosse l’Irpinia e l’indimenticata prima pagina del Mattino: “Fate presto”

Dicembre Ancora tanta monnezze per le strade. Ieri l’ultimo annuncio da Roma. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice tra Caldoro, Iervolino e vari presidenti di Provincia. Entro domani Napoli sarà pulita. Sì, ok e poi il primo gennaio cosa accadrà?

La socia fa l’orale e spacca tutto. Andiamo insieme a Roma, in meno di 24 ore conquistiamo la città e troviamo il tempo di vedere Silvio che torna a Palazzo Grazioli e andare da Tiffany a sbavare sulle vetrine nell’attesa che tocchi a noi per comprare un regalo a una nostra amica che si è laureata con il pancione.

L. (con l’aiuto più che mai fondamentale della socia perché non mi ricordavo tutto tutto)

Owen Wilson is NOT dead

Partiamo da qui. Sole24ore:

Owen Wilson non è morto, era una bufala. Le nostre scuse ai lettori.

Le nostre scuse. In gergo giornalistico esiste un motto che dice: meglio un buco che una toppa. Ma questa purtroppo è una toppa. Ci scusiamo con i lettori e ovviamente con l’interessato (dicono peraltro porti bene) per aver dato ieri sera per qualche minuto la notizia falsa della scomparsa di Owen Wilson, spassoso attore. Era su un sito di solito attendibile, ma come sappiamo la rete può fare brutti scherzi. Ne siamo molto convinti e siamo molto attenti alla bufale sui temi cari al Sole 24 Ore, chiudere l’anno con un errore grave su un tema differente ci sprona a diventare sempre più attenti e bravi su tutto. Scusate per la bufala e per la toppa. Auguri.

What’s happened? Ieri pomeriggio un sito ha diffuso la notizia che Owen Wilson fosse morto in un incidente sullo snowboard. Subito ripresa da Wikipedia Italia e da parecchia gente, nonché dal Sole. Ma Owen non solo non è morto, ma sta benissimo (anche se, dicono fonti a lui vicine, s’è fatto una bella grattatio pallorum), per cui i siti si sono rimangiati tutto, wiki ha fatto retrofront e tutti gli aitanti fan si sono tranquillizzati.

Lesson n.1: Non credere a tutto quello che ti dicono, il vero giornalista controlla sempre l’attendibilità delle sue fonti e la veridicità dei fatti.

A.

Tutto il mondo è paese

Mi sto appassionando alla pagina del Nyt sulla tempesta di neve a NYC. LA trovo una pagina di cronaca se vogliamo spicciola, ma indicativa.

Comunque i più belli sono i commenti. Io i commenti li leggo sempre, pure sul Mattino.it. Ecco, i commenti del Nyt mi hanno fatto pensare che davvero tutto il mondo è paese e che non è che poi l’erba del vicino sia sempre più verde.

  1. Put the city bureaucrats out to shovel the snow.
    The exercise will do them good, and they might even live longer to enjoy their eventual overly inflated city pensions! (traduco alla meglio: mettete i dipendenti comunali a spazzare la neve. L’esercizio gli farà bene, e magari potranno vivere più a lungo per godersi le loro supergonfiate pensioni municipali!) 

    — Perley J. Thibodeau

  2. That it is Wednesday and still bus service is non-existant in some parts of Brooklyn, Queens and the Bronx is unbelievable. The real people who actually use buses and subways are the backbone of the city — hospital and health care workers, restaurant and deli workers, the true middle class and aspirants to the middle class and they are being screwed by the lack of access to public transit, whose rates are going up tomorrow.

    Another black eye for Bloomberg, Sadist Khan, Doughtery and Walder… (È mercoledì è il servizio bus è ancora inesistente in alcune parti di Brooklyn, al Queens e Bronx la situazione è incredibile. Le persone che davvero usano bus e metro sono l’osso duro della città, lavoratori di ospedali e cliniche, ristoranti e deli, la vera middle class e l’aspirante tale, e loro vengono discriminati (veramente fottuti, ma è intraducibile) dalla mancanza di accesso al pubblico trasporto, le cui tariffe domani aumentano pure). Un altro occhio nero (inteso come punto negativo) per Bloomberg, Sadist Khan, Doughtery and Walder)

    — Anonymous NYer

  3. 3. December 29, 2010 11:20 am Link

    The city’s response to the snowstorm has been an absolute disgrace. More than 48 hours after the city was hit with a mere two feet of snow, there are still major streets in the outer boroughs that have not been cleared. In addition, there are still MAJOR problems with the subways. And now the MTA is set to raise the fares–AGAIN. The head of the sanitation dept. should be fired. The MTA should be privatized. Enough’s enough. (La risposta della città alla temmpesta di neve è stata un’assoluta disgrazia. Più di 48 ore dopo che la città fosse colpita da appena due piedi di neve le strade principali in periferia non erano state pulite. IN più ci sono ancora problemi enormi con la metro. E ora la Mta – l’azienda locale di trasporto – alza le tariffe, di nuovo. Il capo del dipartimento sanitario andrebbe licenziato. La Mta dovrebbe essere privatizzata. Abbastanza è abbastanza).

    — P. Malone

  4. 4. December 29, 2010 11:36 am Link

    “New York is the most efficient city in the world”, stated by my boss in NYC (in late 80’s), and I (as a monthly commuter tp NYC) disagreed and found that “New York is the most inefficient city in the world”. I was right … (“New York è la città più efficiente al mondo”, diceva il mio capo alla fine degli anni Ottanta, e io lo contraddicevo dicendo che “New York è la più inefficiente città al mondo”. Avevo ragione…”

    — idnbi

A.

Men, I feel like a woman

Essere donne:

-hai un sacco di problemi in più sul lavoro.

-vai a prendere il Margarita e il barista ti ci impiega due ore, te lo fa buonissimo e con la scorza di limone di decorazione.

A.

Carry on shining

L’incubo della notte (che poi notte non era) è stato interrotto da una telefonata. Anche stavolta, nonostante mi avessero detto che oggi avrei riposato, all’ultimo minuto mi hanno avvisata che occorreva andare in Questura per un incontro promosso dall’Unione cronisti, come ogni fine anno.

Dalla redazione mi hanno telefonata alle 10, io dormivo, ero alle prese con l’incubo. La buona notizia è che il sogno è stato interrotto, la cattiva che la conferenza era alle 11. Un’ora soltanto per prepararmi, scendere sperando che l’antifurto del motorino non impazzisse e arrivare in via Medina. Io ce l’ho fatta, peccato, però, che la conferenza sia domani, che l’Unione cronisti si sia accorta di aver sbagliato data solo all’ultimo momento e che io, orami, ero in centro.  E a questo si aggiunge: “Sì, c’era conferenza a Santa Lucia, ma visto che ti ho spedita in Questura, lì è andato un altro”. E va be’.

La stella di targato gs o cs continua a splendere su di noi. Anche in questi ultimi giorni dell’anno. Ma poi, perché dovrebbe smettere di brillare?

L.

Giornalismi

The New York Times sul suo twitter:
“Has your NYC street been plowed? LEt us Know”. Ovvero: “la strada di New York in cui abiti è stata liberata dalla neve? Faccelo sapere”.
Con link alla pagina Have you been plowed? sul sito del Nyt. Ci sono due foto. Una di una strada da poco spazzata, quella dove abita il sindaco. Una di una strada qualsiasi di Brooklin, ancora ricoperta da diversi centimetri di neve.
Eccolo qui, il pezzo in due immagini che racconta della neve che ha paralizzato New York e del ritorno alla normalità. Con le solite disparità.
Poi l’appello:
“As of this morning, it’s been 24 hours since any appreciable snow has fallen. Has your New York City street been plowed yet? Let us know in the comment box below. And send us pix: cityroom@nytimes.com. Horror stories welcome. Please include borough and block in comment or photo info. New York City only, please. Thanks!”
(traduco: Stamattina sono già ventiquattr’ore che è caduta una considerevole quantità di neve. La tua strada è già stata spazzata? Facci sapere e mandaci foto, solo di New York, grazie!).
Vabè, io me ne vado.
A.

Ma la notte no

Dovrei imparare ad andare a dormire. Il fatto è che non riesco a dimenticare che per me la notte è la parte più bella della giornata.
Oggi sono tornata al lavoro e non è stato facile dopo tre giorni di abbuffate, di giochi e di regali lontana dalla mia quotidianità. Non è stato facile affatto e ho riniziato con una cosa tosta, la nuova messa in vendita dei suoli di Bagnoli. Avevo tutte le informazioni che mi servivano. Ma ho riflettuto a lungo su come fare, cosa scrivere, quali parole usare per far capire cosa stesse succedendo. Se ci sono riuscita, non lo so. Bagnoli è un argomento di cui ancora oggi so poco perché il tutto è cominciato troppo tempo fa. E questa è già una cosa assurda.

Ma è un argomento che mi interessa perché è un po’ il senso del fallimento di chi doveva governare la nostra città. La locuzione che noi giornalisti più spesso usiamo è “eterna promessa”. Praticamente lì è un immenso cantiere immobile da così tanto tempo che se domani mi affacciassi e ci vedessi qualcosa mi verrebbe un colpo.

In realtà qualcosa c’è. Ma è fermo. Ho fatto un sopralluogo lì a luglio ma di tutte quelle promesse finora non s’è visto nulla.p
Ora vogliono vendere i suoli. E io mi chiedo: quale imprenditore serio rischia, spendendo soldi per comprare case e negozi e uffici in una zona che doveva essere pronta vent’anni fa?. A rigor di logica nessuno. E se ho parlato di imprenditori “seri” e non “imprenditori e basta” un motivo c’è.

Il mio pezzo è questo.

Bagnoli in vendita, si riparte. Con un pasticcio. Il bando d’asta pubblicato ieri stravolge, come annunciato, quanto deciso nell’ultimo decennio, cioè la vocazione commerciale della zona: dei 35mila metri quadri messi in vendita il 65% è per le case, il 35% per uffici e negozi. Ma in vendita è solo la metà del lotto precedente. La stu comunale, Bagnolifutura, lo andava predicando da tempo che bisognava aumentare le case. Ci aveva provato pure la giunta della Iervolino con una variante al Pua ad aumentare le cubature per l’edilizia residenziale, ma era stata bloccata in consiglio comunale dove, senza maggioranza e con una sinistra che gridava allo scandalo della speculazione edilizia, il cambio di strategia non era riuscito. Ora i fatti hanno dato alla società partecipata la possibilità di invertire la rotta senza passare dall’aula di via Verdi. La precedente asta, infatti, è andata deserta. Il 30 novembre, alla chiusura, non c’era alcuna offerta. Nessuno vuole comprare Bagnoli: dal Comune dicono che è perché c’è fame di case, più che di esercizi commerciali. Ma il sospetto è che a tenere lontani gli imprenditori sia l’incertezza sul futuro dell’area. Le promesse non bastano visto che per vent’anni sono state disattese, e sei mesi di vetrine e road show internazionale, con contatti dagli arabi ai russi, non sono serviti a rassicurare nessuno. Così si riparte nella speranza di allettare il mercato. L’area tematica 2 diventa a destinazione prevalentemente residenziale. Per la verità il lotto in vendita è la metà di quello che nessuno ha voluto, 35mila contro i 66mila metri quadri dell’asta precedente, per un importo a base di gara di 26 milioni. C’è tempo per rifletterci fino al 20 aprile 2011. L’area è poco distante dalla Porta del Parco e dall’edificio della Spa affidata al gruppo di imprenditori delle Terme di Castiglione, la prima recentemente inaugurata, la seconda in fase di collaudo nonostante l’apertura fosse stata annunciata per lo scorso ottobre. Tutto intorno c’è ancora poco e nulla. Ma l’interesse di uno o più imprenditori che decidessero di investire su Bagnoli potrebbe, finalmente, dare una spinta e accelerare la riqualificazione. Rimane lontana la messa in vendita della zona a ridosso della costa: bisogna ancora capire cosa succederà, dopo le infinite discussioni sulla colmata e sul porto canale. Per ora si sogna su quei quasi 35mila metri quadri, pari a quasi centomila metri cubici edificabili. Di cui quasi 65mila destinati a residenze e 35mila ad attività commerciali-terziario. Un affare dalle proporzioni enormi. Si parla di decine e decine di palazzi, centinaia di appartamenti, di negozi, di uffici. Quasi un mini-quartiere, se si pensa che, andando avanti, se ne aggiungeranno altri. La novità sono le case, prima “relegate” in quota minoritaria. La precedente asta aveva, seguendo le indicazioni del Pua, tutt’altro mix funzionale: solo il 30% di residente, il 47% di uffici e il 23% di attività commerciali. Ora gli uffici possono occupare da zero a diecimila metri cubici, i negozi da 25mila e 35mila. Il primo lotto in vendita di Bagnoli non è più un centro del commercio e del lavoro, ma una zona residenziale ben assistita da negozi. E che fa intravedere ad associazioni, sinistra e assise cittadina l’ombra della speculazione edilizia.

Ps. La situazione al Madre si è sbloccata, lo sciopero ad oltranza è stato revocato. Caldoro ha assicurato di non aver intenzione di chiudere il museo e quindi i posti di lavoro – circa un’ottantina – degli impiegati che avevano incrociato le braccia sono salvi. Seguirà, pare, la programmazione.

L’attenzione, ovviamente, resta alta.
A.

Solo domenica

Mi incanto un solo istante mentre stiamo giocando a carte, dopo un giro di tombola. Fisso il pendente di uno dei presenti.
– ehi, ehi, ehi. ci sei? (è la socia)
– eccomi
– sei stanca?
– no
– a cosa stai pensando?
– a lunedì
– c’è tempo. oggi è solo… domenica

L.

“Che Dio ci benedica, tutti”

Non è Natale senza il Canto di Natale di Topolino.

Lo facevano in tv stamattina e sono riuscita a vederne gli ultimi dieci minuti, sorridendo.

Tra corse, lavoro e stress il Natale me lo dimentico tutti gli anni. Mi conquista all’improvviso, quando distribuiamo uno a uno i regali sotto l’albero, facciamo pausa a mezzanotte per la nascita del bambino Gesù, e poi riprendiamo. C’è un copione non scritto che si ripete ogni anno, la cena che è sempre la stessa e i pacchi aperti sapientemente, distribuendoli tra i vari membri della famiglia, per evitare che uno finisca troppo presto i suoi.

Ognuno ha il suo Natale in casa Cupiello.

Quest’anno Babbo Natale è stato estremamente buono e io per un attimo ho guardato i miei, poi l’albero, e il presepe che mi comprò mio nonno tanto tempo fa e poi ampliammo io e papà con sughero, colla e fantasia, e mi sono sentita felice. Sono rari i momenti in cui i problemi li dimentichi e ti sembra che tutto, in fondo, sia bello. Vado in giro con le mie calze rosse e le mollette con un pupazzetto, un angelo. E ne sono fiera. Stamattina mi sono messa alla guida per fare il giro dell’isolato, salire da mio zio, caricare in auto tre sedie, depositarle a casa e poi parcheggiare. La gente mi guardava e io ridevo. Perché Natale è un po’ così, succedono cose ridicole e divertenti come quella volta che scappò il capitone o quell’altra in cui saltò la luce e cucinammo tutto al buio, con le candele.

Natale è bello pure perché per un po’, cascasse il mondo, il lavoro non esiste. Le redazioni sono chiuse, il giornale in edicola non esce e puoi camminare per strada senza il timore che una notizia ti cambi la giornata. Io e la socia stiamo tirando un attimo di respiro, per un pochino libere. Lei starà giocando col suo nuovo giocattolo e io sorrido felice pensando alle mie cose nuove e a quanto mi piacciono e quant’è bello che la mia famiglia si sia data da fare per comprarmi cose che mi piacessero.

Perché in fondo, nonostante c’abbia litigato a lungo, a me ‘o presepe mi piace. Ma proprio tanto.

A.

Let it be

“Non voglio assistere”, aveva esclamato l’amica mentre guardava una opalina rossa, con gli auguri di Natale che la ragazza teneva in mano. Il biglietto faceva capolino per la seconda volta durante la serata. La prima era stata un po’ prima, al ristorante, perché lei aveva tirato fuori il portadocumenti e il biglietto, più grande, era lì. L’aveva comprato in mattinata, mentre completava il giro dei regali di Natale, e scritto a mano come non si usa quasi più. Auguri di Natale. L’aveva riposto. No, non era quello il momento. La serata sarebbe proseguita ancora per un po’, l’attimo giusto l’avrebbe trovato.

Nel bar, mentre erano in fila per prendere da bere, il biglietto sarebbe potuto scivolare nella tasca del cappotto dell’ignaro destinatario senza essere notato. Perché la tasca era un po’ aperta e abbastanza grande per contenerlo. “Lo faccio, non lo faccio, lo faccio, non lo faccio”, pensava la ragazza. Poi, seppure fosse stata scoperta, non stava facendo niente di male: consegnava una lettera. E no, alla fine non l’aveva fatto, mentre l’amica che un po’ rideva di nascosto si era allontanata perché “non voglio assistere”. (“Trovo assurdo che tu gli abbia scritto un biglietto d’auguri per Natale”, la reazione dell’amica era stata questa quando la ragazza  le aveva raccontato cosa aveva fatto). Aveva rificcato nella borsa quel cartoncino rosso che si era portata in giro per la città e che si era un po’ sgualcito, senza scritte sulla busta.

La serata era tranquilla, forse paradossale, ma tutto sommato serena. La ragazza aveva chiesto all’amica di esserci. Già dal giorno prima quando aveva ricevuto la telefonata, di quelle che non ti aspetti, per uscire tutti insieme e darsi gli auguri. “Qualunque cosa accada, domani sera sei con me”, e lei, l’amica, aveva annuito, capito, compreso che stava chiedendo una mano e non si era tirata indietro. Perché ci sarebbero potute essere persone in grado di complicare le cose e stavolta la ragazza non voleva essere sola.

Quattro chiacchiere, “Stai qui, può essere che la convince e fa un figlio davvero” e la ragazza era rimasta nel bar con tre ‘forestieri’ cercando di mantenere la conversazione  sul frivolo, mentre l’amica era uscita in strada. Ma provare a spiegare se vuoi o non vuoi un figlio e a che età non è la cosa più semplice se la musica è alta, se puoi essere fraintesa (e sticazzi, però) e se non puoi dire chiaramente perché. Maschio, femmina e poi cosa scrivi, chi ti legge. “Pochi per la verità”, “Ah già fai l’agenzia”. E occhiate da lontano con l’amica.

Margarita, una sigaretta, incontri con persone che si presentano con nome e cognome. “Ma qui si usa così?”, “No, per carità”. Poi la strada verso le macchine e l’edicola aperta. Le due amiche si erano fermate per comprare i giornali. In prima, di spalla, un articolo che aveva colpito entrambe. Il resto del gruppo aveva un po’ protestato. “E va be’, ma questo è lavoro”, “D’accordo, li mettiamo via”.

Eccolo il momento: i saluti e gli auguri prima di rimettersi in macchina e tornare ognuno a casa sua. “Buon Natale” e la ragazza aveva allungato la mano verso di lui tenendo in mano la busta rossa, una letterina. Poi via. Let it be.

“Potevi farlo in maniera diversa”, ridacchiava l’amica mentre si rimettevano in auto, da sole. E tutte e due, in macchina, avevano riaperto il giornale ancora fresco di stampa e in silenzio leggevano lo stesso articolo. “E’ un momento che andrebbe fotografato, se ci fosse con noi una terza persona”. Ma no, non c’era nessun altro e quella foto non è stata scattata.

p.s. “Secondo me l’ha letto ad alta voce”. Sì, tipo letterina di Natale