Archivi del mese: gennaio 2011

Caro albero, come stai?

“Gran via vai di auto blu ieri mattina a piazza Trieste e Trento. Alle 10.30 se ne incrociano due ai lati della fontana del carciofo: una punta verso il Gambrinus e vi scarica Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, l’altra tira dritto verso Santa Lucia, dove il ministro Mara Carfagna è attesa in un hotel al meeting ‘Forza del Sud’,  fondato da Gianfranco Micciché. Poche centinaia di metri sanciscono così che anche il centrodestra vive un momento di separati in casa. La Carfagna, in particolare, dopo le polemiche di dicembre, lascia al suo destino la dirigenza campana del Pdl, che si sta riunendo con Gasparri, e sceglie il ribelle Micciché. (…) In platea siedono Marco Pugliese e Maurizio Iapicca. E poi Gianfranco Rotondi e Stefano Caldoro (…). Caldoro poi passerà anche al convegno con Gasparri, ma la linea di demarcazione è evidente”. (La Repubblica – Napoli, 30 gennaio 2011, pag. VII. ‘Comune, si spacca anche la destra’ di Roberto Fuccillo)

Quando della caduta dell’albero viene data una lettura diversa. Forse quella giusta.

L.

Cadere o non cadere, questo il problema

“Papà, se un albero cade nella foresta e non ci sono tv a riprenderlo e nessuno lo vede, l’albero sarà caduto lo stesso?”

La socia, su Fb, ha risposto: “Dipende dall’abilità dell’ufficio stampa dell’albero”. E diciamo allora che l’albero è caduto e non c’era nessuno a riprenderlo, a registrare il rumore che ha fatto, a chiedergli come si sentisse  e se avesse le ossa rotte a causa dell’impatto con il terreno, se qualcuno della sua famiglia fosse già arrivato, se i soccorsi siano stati tempestivi oppure no, se erano stati segnalati rischi per la staticità. Però il mondo sa lo stesso che l’albero è caduto. Sono bastate due telefonate, la prima che segnalava l’avvenuta caduta, l’altra che, purtroppo, la confermava

L.

Chattin’ room/2

– il mio capo voleva farmi mettere a intervista la conferenza di ranieri. gli ho risposto di no perché non è corretto ed è una figura di merda. Io ‘ste minchiate sinceramente non le faccio.
–  sì, un po’ lo sarebbe stato
–  e lui: gli altri le fanno sempre queste cose. io non sono gli altri
–  secondo me hai fatto bene anche perché avresti dovuto un po’ ‘inventare’ le domande.
–  io non ho nulla da questo mestiere se non il mio nome e non posso giocarmi quello.
–  d’accordo con te
–  che sfigate
– si eh? crediamo ancora nell’etica della professione. che imbecilli
– eh
L.
p.s.: e comunque non ti ho risposto!

Men, I feel like a woman/2

– hai un sacco di problemi in più

– il motorino decide di fermarsi. Tu accosti e cominci a dare di pedale per farlo ripartire. Una macchina si ferma e un ragazzo ti offre il suo aiuto, poi con un colpo secco riavvia lo scooter. Tu lo guardi, sorridi, lo ringrazi e la giornata assume tutt’un altro sapore

L.

L’editoriale che nessuno leggerà: le primarie dello scuorno

Le primarie dello scuorno democratico mettono in luce un fatto: i rituali della politica sono completamente saltati.

Il partito democratico, dilaniato dalle sue correnti, affonda sotto i colpi dei metodi che prima ancora della sua nascita portarono al successo di generazioni di politici, quei voti di scambio, comprati per pochi spiccioli, quei condizionamenti che a Napoli ci sono sempre stati, e questi giorni dimostrano che ci sono ancora.

Di fronte alle denunce di brogli che sporcano un risultato di partecipazione troppo brillante, troppo anche per un osservatore ingenuo, il partito prova a ignorare quel boom di voti. Ma arriva poi il segretario provinciale che dice sì, hanno imbrogliato, ci sono le prove. Lo dice e rompe quella spirale del silenzio che ha sempre fatto parte degli apparati del potere, infrange il comandamento scritto nella storia di tacere su quanto può nuocere. Certo, lo fa perché fa gioco alla sua parte politica. Nel valutare gli atti degli uomini non si può, a mio parere, non analizzare preliminarmente il perché dei loro comportamenti. Tremante sta con Ranieri, l’ha dimostrato apertamente rinunciando al ruolo super-partes che, in quanto segretario, avrebbe dovuto rispettare.

Eppure c’è del coraggio, nelle parole di Tremante, il coraggio di andar contro i diktat del partito e denunciare che così non va, così non è democrazia. Se ci sono brogli vanno denunciati, verificati e corretti, senza guardare in faccia a nessuno. Troppo a lungo la politica si è comportata in altro modo, e ancora vorrebbe farlo. È stato ingenuo, è stato avventato, è stato politicamente poco cauto. Ma ha detto quello che tutti sapevano, seppur esponendosi troppo nel fare nomi e cognomi non ancora verificati, nel raccontare di colf comprate per quattro spiccioli e mostrare foto. Serviva meno veemenza, meno fretta giustizialista. Eppure, se una verità c’è nelle denunce, di cosa lo si accusa? Di aver detto la verità. Che spesso, con la politica, non ha niente a che vedere.

Le primarie della rinascita sono diventate la celebrazione della beffa. Dovevano rilanciare il partito, l’hanno seppellito sotto una valanga di scuorno più insidioso e indelebile del fango. Chiunque vinca, chiunque perda, non hanno più senso. Annullarle, rifarle, salvarle, non restituirebbe loro dignità. Hanno perso, hanno perso tutti.

A.

Le primarie con riserva

Prima di scendere – e vi assicuro che sono in un ritardo folle – vi spiego un po’ la situazione delle primarie della follia napoletane.

Alle 10 si riunisce il comitato organizzatore che, verbali dello scrutinio alla mano, deve proclamare il vincitore. Cioè Andrea Cozzolino.

Però, siccome ci sono i ricorsi di Mancuso per quattro seggi (quello di Barra dove votavano persone del Pdl è scoppiata una rissa ed è arrivata la polizia, uno a San Giovanni a Teduccio dove un loro rappresentante, denunciano, è stato aggredito, uno a Miano dove alle 12 c’erano già 740 schede votate, uno a Calata Capodichino dove, pare, distribuissero euro ai cittadini in fila) e c’è quello annunciato di Ranieri cui si unisce pure Cozzolino, proclameranno la vittoria con riserva, demandando tutto al collegio di garanzia presieduto dal povero Raffaele Cananzi che mò come mò è l’uomo meno invidiato di tutta Napoli (insieme al segretario Pd Tremante).

I ricorsi possono essere presentati da mò fino a domani sera, infatti pare che per non essere da meno si stia preparando pure Cozzolino.

Poi il collegio di garanzia si riunisce e prima o poi deciderà se accogliere i ricorsi e quindi annullare i seggi sospetti o no.

E intanto venerdì e sabato c’è l’assemblea nazionale Pd con Bersani e quindi se la piange lui, e secondo me pure per questo ieri Vendola era così tranquillo. Perché a lui è sicuro che non lo meno. A Bersani, invece, no.

A.

Delfini, lapsus e candidati

Non voleva parlare di primarie. Bassolino, quando ha presentato il suo libro, rispose che ne avrebbe parlato poi. Nemmeno alla domanda: “Andrà a votare?” ha voluto dare una risposta. C’era poco da capire chi fosse il suo candidato, quando in sala si è palesato Andrea Cozzolino, vincitore delle primarie, anche se siamo ancora tutti in attesa della comunicazione ufficiale.

Chi ha scritto di lui “stratega della Campania che fu” aveva, probabilmente, pensato che ora Bassolino avrebbe pensato alla politica come scrive nel libro e basta. Invece continua a muovere i fili del centrosinistra. Sempre lui, a una domanda sull’opportunità di rompere con il passato, ventilata da più parti e leit motiv di due campagne elettorali, per le provinciali prima e per le regionali poi, aveva risposto: “Spero che si sia più saggi per le comunali”.

Il suo delfino ha vinto. Una prova di forza, forse un segnale per dimostrare che lui c’è e può. L’hanno pensato tutti. E adesso il centrodestra dovrà per forza tenerne conto. Se come in tanti hanno già detto, a Napoli “ha vinto il sistema di potere bassoliniano” (commento di Iapicca), questo significa una cosa soltanto: lui è sceso in campo e la campagna elettorale sarà diversa da quella per le provinciali e per le regionali perché il candidato stavolta lo aggrada, non come con Nicolais o peggio ancora con De Luca. “Bassoliniano Cozzolino lo è rimasto anche se mai è stato ufficialmente il candidato dell’ex governatore. Solo ufficialmente, però, nei fatti invece sì” (Fulvio Bufi, Corriere della Sera, pag. 9, 24 gennaio 2011). E lo è ancora di più se si considera, come aveva scritto la socia in un suo articolo della scorsa settimana, che il comitato di Cozzolino è stato allestito nelle stanze della Fondazione Sudd (stesso numero di fax oltre all’indirizzo, casomai qualcuno avesse dubbi, lei lo ha precisato).

Il lapsus più bello ed emblematico della situazione compare su sito della Stampa dove Andrea Cozzolino diventa “Antonio” Cozzolino.

Io sto leggendo il suo libro. Mi hanno colpito due passaggi, tra gli altri, che, secondo me, oggi calzano a pennello. Il primo é relativo al periodo in cui, eletto in Regione, Bassolino lavora per trovare un candidato al Comune (la Iervolino) e scrive dell’avversario di centrodestra, Antonio Martusciello, “era il candidato di Forza Italia alla Regione, ma poi preoccupato di doversi battere con me, si era ritirato dalla competizione”. Il secondo è invece relativo alla sua seconda candidatura in Regione, nel 2005 “l’errore più grande”. Scrive: “Cerco di tenere sotto controllo il mio orgoglio di fronte alle provocazioni di diversi esponenti del centrodestra che vedono dietro una mia eventuale non ricandidatura la paura di affrontare il giudizio degli elettori. Sono posizioni strumentali perché ogni volta sperano in realtà che non mi ricandidi“.

Lui non è il candidato. Ma c’è da scommettere che sarà in prima linea con Cozzolino.

L.