I Bros e il diritto di replica

Bros in conferenza stampa

Questa è la città dell’assurdo. Solo noi abbiamo i disoccupati che si organizzano, perché anche per loro vale che l’unione fa la forza. Solo da noi, dopo essersi costituiti in ‘Movimento di lotta per il lavoro’, prendono il nome di Bros, dal progetto della Regione Campania, mettono a ferro e fuoco Napoli perché vogliono essere ascoltati e rovesciano cassonetti, bruciano autobus e bloccano il traffico quando si chiudono le fontane dei sussidi. Solo da noi aggrediscono politici e assessori e poi organizzano una conferenza stampa perché, dopo l’ennesimo episodio di violenza, i giornalisti hanno scritto le cose senza sentire la loro versione dei fatti. Solo da noi i disoccupati organizzati chiedono di esercitare il “diritto di replica”.

E siccome noi siamo la stampa democratica, stamattina siamo andati alla conferenza che loro avevano organizzato davanti alla sede Rai di Napoli, con

La stampa bugiarda

tanto di scrivania, microfono, relatori e megafono (che, però, normalmente, non c’è).  Poi, visto che sanno come fare le cose, hanno portato i pannelli per mostrare anche con i disegni quali siano le loro competenze per la raccolta differenziata, ma soprattutto quelli contro la stampa “bugiarda” dove il naso di Pinocchio diventa una stilografica e lo stesso vale per la canna di una pistola. Per non parlare del calamaio con il cui inchiostro noi scriviamo solo bugie.

Innanzitutto loro – i Bros – non hanno aggredito l’assessore Nappi né tantomeno Mastella la scorsa settimana. Poi, cosa non secondaria, non hanno spedito loro la lettera minatoria a Mastella scrivendo ‘Pasqua’ con la ‘cq’ e cioè ‘Pascqua’. Anzi prendono le distanze da tutta questa violenza ed esprimono solidarietà anche alla mamma di Nappi che “con quello che fa il figlio non ha nulla a che vedere”. Però, per loro, lo stesso Nappi è un provocatore, uno che ha appoggiato  con la Lonardo del suo stesso partito ed ex presidente del Consiglio regionale, le vecchie politiche di formazione quando in Regione c’era il centrosinistra, poi “si sono riciclati passando al centrodestra e le cose non gli stanno bene più”.

E ancora: non è vero che vogliono il sussidio o il posto pubblico (quello resta un sogno per molti), vogliono lavorare “per quello che sappiamo fare”. Non è vero che percepivano soldi senza fare nulla: li ricevevano, a fine mese, perché facevano delle work experience. Mo, vaglielo a spiegare che tutti hanno fatto work experience, stage, tirocini, anche fuori città e senza vedere un euro a fine mese né un buono pasto o uno sconto. Ma loro sono organizzati, gli altri no. E questo può bastare a renderli diversi, titolari di un diritto, quello al lavoro, che, dicono loro, “ci viene negato”. Solo a loro, eh!

L.

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