Archivi del mese: febbraio 2011

Un giorno qualunque

Ci vuole un po’ di immaginazione per pensare che il lunedì sia un giorno qualunque. Ma lo è se non hai nemmeno il tempo non dico di mangiare, ma di fare la pipì. Pioveva stamattina e la pioggia significa una cosa soltanto: il  motorino resta in garage e io devo scendere con la metro, anzi LE metro.

Prima tappa della giornata il Consiglio comunale, a via Verdi. Inutile girarci intorno: il numero legale non c’è. Hanno risposto in dieci all’appello, compresi sindaco e presidente del Consiglio. Seduta deserta e io libera (che illusa!). Lei, però, la Iervolino, prima dell’appello ci ha dedicato un quarto d’ora del suo tempo. Stava a genio. E “Morcone è uno buono per essere candidato”, “Non farò la suocera del prossimo sindaco”, “Da Napoli me ne vado politicamente, ma
lascio il cuore qua”.

E mentre io scrivevo di un sindaco che non si pente di essersi ricandidata cinque anni fa, è squillato il telefono. Il numero era quello del capo capo.
“Dove sei?”
“In Comune”
“Lascia tutto, prendi un taxi e corri al Centro direzionale. Caldoro parla”.
E io corro davvero e nella corsa mi vola il telefono a terra (Mannagg’ ‘a morte).
Allora, ricapitolando: piove e io mi infilo nel taxi con il tassista più stupido della storia che si fa spegnere l’auto tutte le volte che ci fermiamo nel traffico (Mannagg’ ‘a morte 2).

Purtroppo, però, quando arrivo Caldoro è già intervenuto. “Non ti preoccupare  – mi dice un collega della Rai – ho già chiesto per te una  copia scritta del suo intervento”. Grazie, davvero.

E poi il lavoro. Sindaco e governatore mi si sovrappongono in testa e io ho le allucinazioni: vedo un Caldoro che parla dei guai economici della Regione che parla con la voce della Iervolino.
Cerco di mantenere la calma anche quando mi vengono fatti appunti assurdi e imbecilli. Respiro profondamente, ripeto a mezza voce: “Dammi la pazienza perché se mi dai la forza faccio una strage”. Lo dico anche in inglese, così perché la follia incalza.

E ci riesco. Scrivo – e tanto – prendo caffè, mangiucchio cioccolata, chatto su Gmail con la socia (io la aNoro troppo). Poi arrivano i rinforzi e sono libera, libera di tornare a casa e vedere la partita.

L.

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Cade la neve sul cadavere di Yara

Purtroppo è così. Purtroppo è stato ritrovato il cadavere di Yara, la ragazzina scomparsa a fine novembre da Brembate Sopra, in provincia di Bergamo. È sparita mentre usciva dalla palestra, dopo un allenamento. Di lei, da quel momento, nessuna traccia. La famiglia ha chiesto il silenzio stampa, rispetto, dignità.

Poi stasera un cadavere, purtroppo suo, è stato ritrovato nell’erba alta, a dieci chilometri dal paese in cui abitava. E dire che, proprio ieri, uno della protezione civile aveva ricordato, in un servizio, di aver promesso ai genitori che avrebbe restituito Yara alla sua mamma e al suo papà.

L.

“Human rights are not negotiable”

For the first time, stasera (ma lì era pieno pomeriggio) Obama ha parlato della situazione in Libia, della rivolta, dei morti, about boodshed and suffering che sono outrageus and unacceptable.

Io curiosavo su Twitter – come ha spiegato la socia, ci sono arrivata fattivamente da poco, pure essendo iscritta da tempo, per seguire Sanremo e certe altre cose (…) – e a un certo punto un pigolio da Oltreoceano ha cinguettato che Obama sarebbe intervenuto sulla vicenda e volendo si poteva seguire in diretta.

Così l’ho aspettato e ascoltato. Lui è sempre il presidente degli Usa, mica ceppa di minchia. C’eravamo, nel mio immaginario, io e lui soltanto. Mi sono sicuramente persa qualche parola, ma i contenuti no, il viaggio della Clinton in Svizzera no, che i diritti umani non sono negoziabili  no (These are Human rights, they are not negotiable).

Alla fine di tre minuti o poco più, lui ha ringraziato e se n’è andato. Io un po’ allegra (senza esagerare, eh!) perché ho ascoltato senza filtri ciò che lui diceva.

L.

“Se non mi citi, non vale!”

Scrivere un pezzo, su un qualsiasi argomento, implica la scelta del giornalista di chi o cosa citare e raccontare. A meno che qualcuno non lo segnali espressamente (cosa che, purtroppo accade e allora devi essere capace di cavare sangue dalle rape), uno può e deve scegliere. Non è censura né informazione incompleta. Ma se io credo che non sia stato detto nulla di giornalisticamente rilevante, posso non scrivere nemmeno una riga di ciò che è stato detto o fatto.

Così stamattina dopo una conferenza sulla nascita un’associazione interregionale contro il federalismo (Assud), ho deciso di scrivere di cosa si trattasse citando alcuni dei presenti ed escludendo – per mia scelta, sia chiaro – uno di loro che, a mio avviso, non aveva detto nulla di buono. Ebbene quell’uno si è lamentato, mi ha chiesto perché fosse l’unico non citato. Dopo uno scambio di frasi, in chat su Fb, l’ho invitato a contattare la mia redazione se proprio voleva lamentarsi.

Quell’uno non l’ha fatto, non ha chiamato. Ci ho pensato io. Non so cosa mi sia passato per la testa, ma ho telefonato e riferito della conversazione. “Sì – mi sono sentita dire – tu hai ragione, ma ora vedi di ‘apparare’, qualcosa l’avrai pur tralasciato, facciamo una 2 e la mandiamo solo sul notiziario regionale”.

Questa 2, un secondo lancio dallo stesso titolo, non uscirà. Perché non c’era più nulla da dire su quest’associazione né si può scrivere di iniziative in programma visto che al momento non ce ne sono.

Cosa ho imparato? La prossima volta mi faccio i cazzi miei e non chiamo in redazione per riportare che qualcuno si è lamentato. Dopotutto loro hanno diritto di lamentarsi se non vengono citati, io quello di non citarli se non lo ritengo necessario.

L.

Cinquettii musicali, ovvero “Il Sanremo di twitter”

Ci ho messo un po’ per scrivere questo post e non per qualche presunzione intellettuale ma solo perché non ho avuto tempo. In molti hanno riflettuto, e non sbagliano, che questo è stato “il Sanremo di twitter”. In generale è stato il Sanremo della rete, ma siccome il tam tam su internet non è una novità, e lo stesso facebook, pure protagonista, non è una scoperta recente, direi che possiamo considerare i cinguettii come elemento contraddistintivo di questa edizione del festival. In buona parte, credo, l’uccellino ha fatto anche da elemento propulsore, perché so per certo che molti hanno acceso la tv dopo aver seguito il dibattito sul semi-social network.

È stata, ad ogni modo, un’esperienza interessante che ha arricchito e cambiato la visione del programma più tradizionale della storia della televisione italiana di una visione collettiva e per molti dissacrante assolutamente nuova e che potrebbe aver contribuito al successo di questa edizione, per molti versi assolutamente non brillante (né per la musica né per la conduzione, tanto per fare due esempi). Quanto prima accadeva al bar o nei salotti delle case degli italiani, in definitiva, è avvenuto su twitter, dove centinaia di utenti si sono confrontati sulla qualità delle canzoni, sull’abilità della squadra, hanno riso dello stiamo uniti di Morandi e analizzato il discorso di Benigni, riso per l’inglese della Canalis che intervista un annoiato Bob De Niro e appreso direttamente da Max Pezzali della sua eliminazione insieme a Tricarico. Un mondo nuovo che la Rai dovrebbe tener d’occhio.

Per conto mio, mi sono divertita assai. C’era la socia che è sbarcata su twitter proprio in quei giorni e c’erano discussioni e battute da morir dal ridere e così  sono tornata a vedere il festival dopo anni di consapevole assenza.

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Cesaro, Mike, le gaffe e i tic tac

Il presidente della Provincia lo fa spesso: si impappina con le parole, confonde le lettere delle stesse, dice cose strane, ma tutte sono “impottanti”. Ora, un collega, dopo l’ennesima gaffe, l’ha intervistato.  E lui, Luigi Cesaro, detto ‘Giggino ‘a porpetta’, ha risposto che un po’ ci fa e un po’ ci è. E che, quando ci fa, si ispira a Mike Bongiorno (la sua salma, rapita ormai un mese fa, non è stata ancora restituita né i rapitori, quelli veri, hanno chiesto, fino a questo momento, un riscatto)

Credo che l’intervista renda bene il personaggio. Buona lettura

L.

 

Nemmeno uno su mille ce la fa

Dopo Fini, Berlusconi e Ti sputtanerò, dopo Saviano e Santoro (che per la verità non mi ha divertito molto), Luca e Paolo, ieri sera, hanno preso di mira il centrosinistra. Anche stavolta parodiando una canzone di Gianni Morandi, “Uno su mille”. Nel loro testo, cantano: “Uno su mille ci sarà che guidi questa opposizione” e, visto che non c’è un leader che metta tutti d’accordo, “per compattar le opposizioni c’è solo Berlusconi. Allora diamo a lui il mandato, dal 6 aprile è sul mercato, chissà che per tornare in pista, lui non diventi comunista”.

Sì, devono vincerlo loro questo festival che io e la socia abbiamo praticamente visto insieme tra Fb, chat di Gmail e Twitter. Lei commentava le esibizioni, io morivo dalla risate.

L.