L’Europa, i rifiuti, e le mie 36 ore non stop

Come vi ha detto la socia, la settimana scorsa sono stata a Bruxelles.

Non un viaggio di piacere ma di lavoro, ufficialmente siamo andati lì – io ed altri colleghi – perché era stata organizzata al Parlamento Europeo la proiezione di Benvenuti al Sud, un’idea del nostro europarlamentare Enzo Rivellini (Fli) con il leghista Mario Borghezio che ha avuto molto successo, a giudicare dalla folla in sala.

Visto che eravamo lì, però, abbiamo seguito anche la questione rifiuti. L’aula in seduta plenaria ha votato e purtroppo approvato una risoluzione delle sinistre e dei socialisti (la cosa più strana, a mio parere, è che tra loro ci fossero due aspiranti sindaci di Napoli, Andrea Cozzolino e Luigi De Magistris) per congelare i fondi europei destinati alla Campania per le bonifiche e denunciare la Regione alla Corte di Giustizia Europea per l’emergenza rifiuti. In più potrebbero arrivare ulteriori sanzioni. I soldi sono bloccati fino all’arrivo di un serio piano di gestione dei rifiuti.

Alcuni italiani avevano preparato degli emendamenti. Una relatrice ha chiesto di respingerli perché l’Europa “vuole dare un messaggio forte” e le modifiche volevano “annacquarlo”.

La Mazzoni ha preso la parola per correggere un emendamento, ha sbagliato a leggere e l’hanno riempita di fischi, urla e parole di scherno.

La mozione è stata approvata tra gli applausi.

Per noi che eravamo lì è stato brutto, vederli gioire, vedere l’astio che c’è nei confronti della nostra terra.

È vero, qui si è sbagliato, tanto. Troppo. Ma la colpa non può cadere su un’intera regione, un’intera città, su un popolo che subisce lo schifo dell’emergenza rifiuti da anni e anni.

Sinceramente non vedo cosa ci fosse da gioire, nè tantomeno da festeggiare.

Il resto del viaggio è stato distruttivo, ma bello e interessante. Sono riuscita, nonostante tutto mi remasse contro, anche a farmi un giro per Bruxelles (perché mi sono messa su un taxi e sono fuggita à la Grand Place) e a comprare dei cioccolatini che ho portato qui e sono buonissimi, buoni come non ne avevo mai mangiati. E a vedere il Manneken Pis che per salutarmi s’era vestito elegante 😀

Bruxelles è una città strana. Il centro è bellissimo, con una splendida e imponente architettura fiamminga e un’eleganza evidente che a tratti richiama (mi si perdoni il paragone) quella di Parigi. Il resto non è un granché, il tipico paesaggio urbano del Nord, che può piacere e non piacere.

Il Parlamento europeo merita un discorso a parte perché è un mondo a parte: un edificio iper moderno che contrasta con il resto, con la splendida Place Luxembourg su cui si affaccia. Dentro ci sono gli uffici, le commissioni, l’aula delle sedute plenarie, ma soprattutto un microcosmo fatto di incontri, avvenimenti e conversazioni plurilingue negli spazi comuni. È divertente il fatto che se fermi qualcuno non sai esattamente in che lingua parlargli, e vi assicuro che le occasioni di dialogo sono molte: il pomeriggio che siamo stati lì c’erano due aperitivi! (Nota. In parlamento Europeo puoi parlare in inglese, francese o italiano se ti capiscono, o nelle altre lingue se hai un interlocutore di quel paese. In albergo, nei ristoranti, nei negozi, capiscono bene sia inglese che francese. Con i tassisti c’è qualche problema, capiscono quasi solo il francese e se pronunci male ti correggono pure). Ah, c’è un traffico pazzesco, hanno la metro ma mi sa che non la usano perché quando abbiamo chiesto indicazioni non ci sapevano rispondere. Roba che nemmeno a Napoli. E per la serie “tutto il mondo è paese”: l’autista del primo taxi che abbiamo preso ha parlato tutto il tempo a telefono mentre guidava, ha attaccato perché ha visto la polizia, ha ritelefonato e poi si è giustificato “sa, la multa…”. Un’altra volta, sempre in taxi, c’era un camion parcheggiato su un marciapiede in curva e un altro che bloccava la strada perché scaricava merci in mezzo alla strada in pieno giorno in pieno centro. Il tassista ha fatto retromarcia, ha preso una strada in contromano e ha cambiato percorso.

La cucina è deliziosa. La carne imperdibile, la birra buonissima, ho bevuto volentieri la Blanche che è chiarissima, quasi limpida, leggera e frizzante, leggermente acidula. E poi, come ho già detto, il cioccolato, che è il migliore mai assaggiato ( e ne ho assaggiati tanti. L’ho comprato a La belgique gourmand e vi assicuro che è il Paradiso, mentre pagavo ho detto in estatsi alla commessa “I could live here just for the chocolate”). Da non dimenticare i graufes, ovvero i waffel serviti con qualsiasi cosa, dalla panna allo zucchero alla frutta e alla cioccolata fusa.

A.

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Una risposta a “L’Europa, i rifiuti, e le mie 36 ore non stop

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