Archivi del giorno: febbraio 22, 2011

“Se non mi citi, non vale!”

Scrivere un pezzo, su un qualsiasi argomento, implica la scelta del giornalista di chi o cosa citare e raccontare. A meno che qualcuno non lo segnali espressamente (cosa che, purtroppo accade e allora devi essere capace di cavare sangue dalle rape), uno può e deve scegliere. Non è censura né informazione incompleta. Ma se io credo che non sia stato detto nulla di giornalisticamente rilevante, posso non scrivere nemmeno una riga di ciò che è stato detto o fatto.

Così stamattina dopo una conferenza sulla nascita un’associazione interregionale contro il federalismo (Assud), ho deciso di scrivere di cosa si trattasse citando alcuni dei presenti ed escludendo – per mia scelta, sia chiaro – uno di loro che, a mio avviso, non aveva detto nulla di buono. Ebbene quell’uno si è lamentato, mi ha chiesto perché fosse l’unico non citato. Dopo uno scambio di frasi, in chat su Fb, l’ho invitato a contattare la mia redazione se proprio voleva lamentarsi.

Quell’uno non l’ha fatto, non ha chiamato. Ci ho pensato io. Non so cosa mi sia passato per la testa, ma ho telefonato e riferito della conversazione. “Sì – mi sono sentita dire – tu hai ragione, ma ora vedi di ‘apparare’, qualcosa l’avrai pur tralasciato, facciamo una 2 e la mandiamo solo sul notiziario regionale”.

Questa 2, un secondo lancio dallo stesso titolo, non uscirà. Perché non c’era più nulla da dire su quest’associazione né si può scrivere di iniziative in programma visto che al momento non ce ne sono.

Cosa ho imparato? La prossima volta mi faccio i cazzi miei e non chiamo in redazione per riportare che qualcuno si è lamentato. Dopotutto loro hanno diritto di lamentarsi se non vengono citati, io quello di non citarli se non lo ritengo necessario.

L.

Cinquettii musicali, ovvero “Il Sanremo di twitter”

Ci ho messo un po’ per scrivere questo post e non per qualche presunzione intellettuale ma solo perché non ho avuto tempo. In molti hanno riflettuto, e non sbagliano, che questo è stato “il Sanremo di twitter”. In generale è stato il Sanremo della rete, ma siccome il tam tam su internet non è una novità, e lo stesso facebook, pure protagonista, non è una scoperta recente, direi che possiamo considerare i cinguettii come elemento contraddistintivo di questa edizione del festival. In buona parte, credo, l’uccellino ha fatto anche da elemento propulsore, perché so per certo che molti hanno acceso la tv dopo aver seguito il dibattito sul semi-social network.

È stata, ad ogni modo, un’esperienza interessante che ha arricchito e cambiato la visione del programma più tradizionale della storia della televisione italiana di una visione collettiva e per molti dissacrante assolutamente nuova e che potrebbe aver contribuito al successo di questa edizione, per molti versi assolutamente non brillante (né per la musica né per la conduzione, tanto per fare due esempi). Quanto prima accadeva al bar o nei salotti delle case degli italiani, in definitiva, è avvenuto su twitter, dove centinaia di utenti si sono confrontati sulla qualità delle canzoni, sull’abilità della squadra, hanno riso dello stiamo uniti di Morandi e analizzato il discorso di Benigni, riso per l’inglese della Canalis che intervista un annoiato Bob De Niro e appreso direttamente da Max Pezzali della sua eliminazione insieme a Tricarico. Un mondo nuovo che la Rai dovrebbe tener d’occhio.

Per conto mio, mi sono divertita assai. C’era la socia che è sbarcata su twitter proprio in quei giorni e c’erano discussioni e battute da morir dal ridere e così  sono tornata a vedere il festival dopo anni di consapevole assenza.

Continua a leggere