Un giorno qualunque

Ci vuole un po’ di immaginazione per pensare che il lunedì sia un giorno qualunque. Ma lo è se non hai nemmeno il tempo non dico di mangiare, ma di fare la pipì. Pioveva stamattina e la pioggia significa una cosa soltanto: il  motorino resta in garage e io devo scendere con la metro, anzi LE metro.

Prima tappa della giornata il Consiglio comunale, a via Verdi. Inutile girarci intorno: il numero legale non c’è. Hanno risposto in dieci all’appello, compresi sindaco e presidente del Consiglio. Seduta deserta e io libera (che illusa!). Lei, però, la Iervolino, prima dell’appello ci ha dedicato un quarto d’ora del suo tempo. Stava a genio. E “Morcone è uno buono per essere candidato”, “Non farò la suocera del prossimo sindaco”, “Da Napoli me ne vado politicamente, ma
lascio il cuore qua”.

E mentre io scrivevo di un sindaco che non si pente di essersi ricandidata cinque anni fa, è squillato il telefono. Il numero era quello del capo capo.
“Dove sei?”
“In Comune”
“Lascia tutto, prendi un taxi e corri al Centro direzionale. Caldoro parla”.
E io corro davvero e nella corsa mi vola il telefono a terra (Mannagg’ ‘a morte).
Allora, ricapitolando: piove e io mi infilo nel taxi con il tassista più stupido della storia che si fa spegnere l’auto tutte le volte che ci fermiamo nel traffico (Mannagg’ ‘a morte 2).

Purtroppo, però, quando arrivo Caldoro è già intervenuto. “Non ti preoccupare  – mi dice un collega della Rai – ho già chiesto per te una  copia scritta del suo intervento”. Grazie, davvero.

E poi il lavoro. Sindaco e governatore mi si sovrappongono in testa e io ho le allucinazioni: vedo un Caldoro che parla dei guai economici della Regione che parla con la voce della Iervolino.
Cerco di mantenere la calma anche quando mi vengono fatti appunti assurdi e imbecilli. Respiro profondamente, ripeto a mezza voce: “Dammi la pazienza perché se mi dai la forza faccio una strage”. Lo dico anche in inglese, così perché la follia incalza.

E ci riesco. Scrivo – e tanto – prendo caffè, mangiucchio cioccolata, chatto su Gmail con la socia (io la aNoro troppo). Poi arrivano i rinforzi e sono libera, libera di tornare a casa e vedere la partita.

L.

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