Archivi del giorno: aprile 15, 2011

Ciao Pino

Sarà stato il modo in cui me l’hanno detto. Sarà stato che con lui non ho mai avuto troppa confidenza. Sarà stato che quando mi rispondeva lui al telefono e io avevo da dettare sapevo che sarebbe stato difficile.

Quando stamattina il telefono è squillato, ho risposto come sempre: “Eccomi!”, bravo soldato che risponde alla chiamata. Stavolta, però, le parole sono state altre. “Piccerella, comm’ staj?”. Bene, come sempre. “Hai saputo?”. Cosa? No, non so niente. “Te l’aggia dicere io. Pino…”. Ma cosa stai dicendo? “Sì, picceré, Pino”. Ma no, ma perché?

Pino era uno di noi. Un uomo alto e magro, con gli occhiali e i capelli bianchi così come pure il pizzetto. Era taciturno o almeno con me, in tre anni quasi che sto con loro, non ha scambiato molte parole. Pino ARB, la sua sigla in fondo ai nostri pezzi presi dalle mail e inseriti nel sistema editoriale.

Ho avuto la stessa reazione della mia stella. Il padre, quando lei aveva quattro anni, venne a prenderla in un pomeriggio di dicembre che avevamo trascorso a casa mia. Le disse: “Zia Rosa è andata dagli angeli”. E lei rispose: “No, io non l’ho salutata”.

Ecco, io, Pino non l’ho salutato. Non lo vedevo da tempo, perché per me la redazione é off-limits  e quando passo non so mai chi è di turno e chi no. Solo oggi ho saputo che soffriva di cuore.  Ciao, Pino, ti ricordo anche io così, come ha scritto un nostro amico comune sul suo Fb.

“A Pino, che andandosene ci ha dato un grande dolore”

L.

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Le mezze verità

Non è vero che a Roma i mezzi pubblici funzionano benissimo. L’unica cosa che funziona benissimo è la metro, i bus fanno schifo come in altri luoghi, con l’aggravante di un traffico tremendo.

Se vuoi entrare a Palazzo Grazioli, il più delle volte, è una cavolata. Basta entrare, appunto. Questo per dire che la sicurezza fa entrare chiunque, figuriamoci se ferma delle escort.

Se mandi dei messaggi a dei tuoi amici dicendo “comunque B. ce l’ha il cellulare” (riferendoti al fatto che lui in tv ha detto di non averlo) loro immediatamente penseranno che B. ti abbia dato il suo numero di cellulare per invitarti al bunga bunga.

Se ti dicono che la Roma Nord è comodissima, stanno mentendo.

Se chiedi il viola, potrebbero tentare di propinarti il lilla.

Se sei malata sai già che andrai lo stesso a lavorare.

Se sei una giornalista fai subito amicizia con le guardie di B. Così, non si può mai sapere.

Se sei a Roma ti mancherà ogni giorno il caffè. E no, quello della tazza d’oro non è caffè. Al massimo può essere ritenuto accettabile quello di Sant’Eustachio.

La pizza può avere un suo pubblico, a patto che si ammetta che quella non è pizza.

Se pensi di poter postare sul blog dal blackberry, ti ritroverai con un post scritto e l’app non va.

Se nella vita hai delle certezze, dovresti sapere che non cambieranno.

A.

“Per amore di Totò”

“A L., ca tene ‘a faccia ‘e na simpaticona. Per amore di Totò. Ciro Borrelli”.

Perché in questo mestiere ti capita pure che tu arrivi dormendo perché sei uscita di casa a un orario che non ricordavi esistesse e incontri uno, magari con qualche rotella fuori posto, che ti dedica una poesia che ha scritto per Totò.

Oggi sono 44 anni esatti dalla sua morte. E il Comune ha deposto una corona di fiori sulla tomba, nel cimitero del Pianto. Sono andata lì cercando altro e l’ho trovato: i messaggi che la gente gli lascia, chiedendogli di intercedere, di pregare per loro, ringraziandolo perché convinti che li abbia aiutati a vincere un terno al Lotto o a partorire.

Sì, morivo di sonno. Sì, ho scritto (e guadagnato) poco. Sì, é un venerdì di merda. Però quella dedica me la porto dietro.

L.