Così, percossa, attonita, la terra al nunzio sta

Andrea Geremicca era uno di quei (pochi) mostri sacri della politica che ti incutevano timore, e rispetto, e ammirazione, e riverenza fin da lontano.

Uno di quei personaggi di cui hai sentito parlare e che quando te li sei trovati davanti ti sei sentita piccola piccola.

Andrea Geremicca è morto ieri sera, dopoo una malattia vissuta in silenzio e dignità. L’ho saputo quando, arrivata a casa, ho acceso il computer ed ho avvertito il senso di una perdita forte.Il suo modo di fare e intendere la politica, il suo impegno per Napoli, il suo senso morale, la sua cultura, il suo amore per la città. Ecco quello che abbiamo perso. Uno degli ultimi volti di quella grande classe politica di sinistra di cui restano ricordi e rimpianti.

E mi piace il ricordo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ne è stato amico personale.

“La straordinaria passione civile e politica e l’infaticabile operosità di Andrea Geremicca hanno purtroppo ceduto ai mali che ne avevano sempre di più minato la salute. Fino a qualche giorno fa avevo ancora potuto sentirlo e dirgli parole di vicinanza e di fiducia, ma le speranze si stavano esaurendo. La scomparsa di Andrea è una perdita molto grave per Napoli. Egli ha continuato, finché le sue forze hanno retto, a rappresentare il volto migliore della città. Per la sua intelligenza di una così complessa e dura realtà, per la sua capacità di iniziativa, e soprattutto per la sua dirittura morale, per il suo totale disinteresse, per la sua apertura a ogni ricerca di collaborazione e di unità – senza ombra di faziosità – per il bene di Napoli e del suo popolo. Sempre guidato dagli insegnamenti di una lunga esperienza nel movimento popolare, nel Parlamento, nel governo del maggiore capoluogo del Mezzogiorno, Andrea ha saputo raccogliere il massimo di energie – e in particolare di nuove e giovani energie – che potessero mobilitarsi per un avvenire migliore della città che egli amava così profondamente. Personalmente, io perdo un amico carissimo, leale e generoso come pochi possono esserlo, un interlocutore prezioso e un punto di riferimento essenziale per ogni iniziativa che anche a me apparisse valida e che potesse essere attivata attraverso quella Fondazione Mezzogiorno-Europa che era diventata la sua creatura, oggetto della sua instancabile dedizione. Nello stringere in un abbraccio affettuoso il figlio Federico e tutti i suoi famigliari, auspico fortemente che il suo esempio e i frutti del suo lavoro vengano raccolti, che la Fondazione continui a vivere nel suo nome e nel suo ricordo. ”

A.

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