Tutto finisce dove tutto comincia

La puzza me la sento ancora addosso. Stamattina mi è entrata dentro, mi ha preso allo stomaco e non mi ha lasciata più. Perché sì, la puzza di monnezza la conoscevo già, ma non quella che si avverte quando la smuovono, la raccolgono, la mettono nei camion. E le mosche. Hanno preso a girare come impazzite nonostante i soldati avessero sparso disinfettante sul cumulo prima di intervenire.

Oggi i militari sono diventati spazzini. Anche se dicono di no, questo fanno. Gli addetti dell’Asia, vista l’affluenza della stampa in una strada deserta della periferia di Napoli, via Ferrante Imparato, si sono preoccupati. “Dobbiamo fare qualcosa, far vedere all’opinione pubblica che anche noi lavoriamo”, si dicevano mentre guardavano i soldati. E poi c’era l’assessore che se la rideva. I rifiuti che mettevano sui mezzi ricadevano dall’altro lato. E lui a telefono: “Era come dicevo io, questi mezzi non sono adatti”. Sono andata via e stavo male.

Per distrarmi sono stata dall’estetista e giacché stasera era in programma una festa mi sono fatta mettere lo smalto dello stesso colore del vestito. Poi via, Fini aspetta. Io speravo che non dicesse nulla, perché ero troppo stanca e mi sentivo la puzza di monnezza addosso. Lui, invece, non ci ha pensato su due volte e un paio di frecciatine le ha lanciate, riservandosi, però, il meglio per la serata. Ho chiamato, dettato e stop. Finito.

E invece no! Perché salta fuori una conferenza per fare il punto della situazione sui rifiuti da parte dell’Ufficio Flussi della Regione. Così la mia giornata è circolare: cominciata coi rifiuti, terminata coi rifiuti. Loro dicono che sono state raccolte 2670 tonnellate tra Napoli e provincia, recuperato più o meno 500 tonnellate di giacenza. E l’Asia ha ribattuto che non è così, che per terra ci stanno 3.700 tonnellate e che non c’è alcun recupero perché a maggio la produzione giornaliera aumenta per un maggiore consumo di frutta e verdura. Quindi ogni giorno Napoli produce quasi 1.400 tonnellate e non 1.250 come nel resto dell’anno. Scrivevo ed ero stanca, dovevo dar conto a mille telefonate, dare spiegazioni, prendere i compiti per domani. Poi mi sono ricordata di una cosa. Sono andata dal capo.

-Domani, sempre alla stessa ora, c’è di nuovo la conferenza dell’Ufficio Flussi

– Bene, vai

– Ma alla stessa ora mi hai detto che devo andare da Casini

– Uh, piccerè, e mo comme fai?

No, io non lo so come faccio. Intanto resta che vado da Casini e non alla conferenza che è spinosa e antipatica e tutto sommato preferisco andare alla chiusura della campagna elettorale di Pasquino piuttosto che occuparmi dei numeri dei rifiuti.

Sono tornata a casa distrutta, poco prima delle dieci. Alla festa non ci sono andata. E dire che mi ero fatta mettere lo smalto dello stesso colore del vestito

L.

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