Ed è ancora 24 maggio

Oggi ho sperimentato un nuovo modo di fare appostamenti. Non fuori al portone, ma dentro ai palazzi. Così la riunione convocata da Caldoro con quelli di Fincantieri, dopo l’annuncio dell’ad che lo stabilimento di Castellammare sta per chiudere e la guerriglia di ieri, l’ho seguita dai corridoi e dalle stanze del terzo piano di palazzo Santa Lucia. E non perché – ci tengo a precisarlo – loro siano buoni e gli altri siano cattivi. Ma perché alla fine quella di oggi era una cosa tranquilla, spinosa sì, ma tutti condividevano la stessa posizione: il piano industriale di Fincantieri è inaccettabile. E’ stato abbastanza semplice. Tutti, proprio perché d’accordo, erano ben disposti a parlare. Quando la riunione è finita, Caldoro ci ha incontrati nell’anticamera del suo studio. Ero agitata e là dentro c’erano almeno 40 gradi. “Una battuta al volo perché deve andare via”, ci avevano detto mentre ci portavano nell’altra stanza. Invece, andata via la tv, si è seduto e ha cominciato a parlare. Sì, sempre Fincantieri. Poi esaurito l’argomento, con la sua solita capacità di non rispondere alla domanda, ha detto: “Oggi è successo altro?” Oddio, no! Non lo so, in realtà, come se quello che era successo non fosse già abbastanza. Quattro chiacchiere, chi vince, chi perde, cosa accade nel resto della Campania e la perdita d’acqua che è una cosa normale rispetto ai fiumi n piena che si scatenano a Napoli. Ma io a mio agio proprio non mi ci sento.

Prima di Santa Lucia sono stata al comitato elettorale di Lettieri (va be’ prima anche a un convegno sui lavori pubblici e per gli a margine servirebbe un libro, non un post). Una conferenza per denunciare il clima d’odio e di violenza di questi giorni. Ieri l’ultimo episodio: due volontari sono stati aggrediti mentre erano in piazza Dante con un gazebo per distribuire materiale elettorale. Io oggi quei due ragazzi li ho conosciuti. Di quelli buoni davvero, quelli che magari alle superiori erano le vittime della situazione, dei bulli si direbbe oggi. E davvero non capisco il perché di certi gesti.

Che vinca l’uno o l’altro (a me non piacciono entrambi) non saranno in grado di amministrare, placare gli animi infiammati di questi giorni, tappare le buche per le strade, risolvere il senso di inciviltà così diffuso e l’invivibilità di una città che ti aggroviglia e non ti lascia.

Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono tremendi per tutti e io stamattina ho anche risposto male a un collega. Mi sono sentita aggredita. Non è la prima volta che succede e anche l’altra volta il bersaglio è stato lui. Io lo so che è stato fatto apposta, che uno poi si atteggia a grande quando grande non lo è e si sente bruciare se le cose non le ha sentite con le sue orecchie o ancora non c’ha pensato lui a porre quella domanda. No, così non va bene. Io devo imparare a stare zitta e non rispondere.

L.

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