Archivi del mese: giugno 2011

Roma Roma Roma

Sono sul treno che mi porta a Roma. Dalla socia. Avevo avvisato in redazione che domani non ci sarei stata e nonostante questo il telefono è squillato. “Allora domani pensi ancora al sindaco” (Noncelapossomaifare) “Ma io domani non ci sono… Avevo avvisato”. E va be’ domani se ne occuperà un altro e io non ci devo pensare anche se si tratta del bilancio di previsione.
Questo breve viaggio a Roma è la
prima cosa che faccio per me soltanto da troppo tempo a questa parte.
Guardo fuori dal finestrino e penso a quando prendere il treno era un fatto normale, prima dell’agenzia, prima che il lavoro fagocitasse ogni mio respiro. Giusto o sbagliato, purtroppo è così.
Stasera, però, io e la socia ce ne andiamo in giro per Roma. Il resto verrà domani. Anzi dopodomani

L.

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Con la monnezza si fanno male tutti

La notizia è arrivata ieri sera: Caldoro è indagato per epidemia colposa. Prima di lui Bassolino, la Iervolino e Pansa e, come precedente storico, nel 1973 per il colera che colpì Napoli, Morante, medico provinciale, Ortolani, ufficiale sanitario del Comune, e Rivieccio, presidente del Porto (e altri ancora). Questi ultimi tre furono completamente assolti perché il fatto non sussisteva. Iervolino, Bassolino e Pansa sono ancora in attesa. E mo tocca a Caldoro. Perché con la monnezza si fanno male tutti.

Per lui l’accusa è di non aver rispettato quanto scritto nell’articolo 7 bis della legge 1 del 2011 (il famoso decreto rifiuti poi trasformato in legge, quello per il quale sono saltate cene, è arrivato Silvio B. il giorno del compleanno della socia e io ho trascorso intere giornate e parte della notte sotto la Prefettura). Di non aver fatto qualcosa cioè. Quest’articolo dice che “nella permanenza di condizioni di  criticità derivanti dalla  non  autosufficienza  del  sistema  di  gestione  dei rifiuti prodotti nella regione Campania e fino  alla  completa realizzazione dell’impiantistica necessaria per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti (…) il  Presidente della Regione Campania provvede, senza nuovi o maggiori oneri per  la finanza pubblica e nell’ambito delle  risorse  umane,  finanziarie  e strumentali previste a legislazione vigente incluse  quelle  indicate all’articolo 3, con una o più ordinanze, (…) all’apprestamento  delle  misure  occorrenti  a  garantire   la gestione ottimale dei rifiuti e dei relativi conferimenti per  ambiti territoriali sovraprovinciali”.

La sua copla è non aver firmato queste ordinanze. L’unica è stata quella dell’ottobre scorso, prima degli appostamenti in Prefettura, e aveva scatenato polemiche e proteste per cinque giorni durante i quali Napoli avrebbe portato la sua monnezza a Savignano Irpino (Avellino), San Tammaro (Caserta) e Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento). Ieri lui ha mandato un comunicato (non alle agenzie perché quelle poi danno ufficialità alla cosa. E sticazzi no?) per spiegare che non se l’aspettava un suo coinvolgimento perché ha fatto tutto il possibile e anche di più. Insomma diceva lui, casomai qualcuno non l’avesse ancora saputo, che aveva ricevuto un avviso di garanzia. Però alle agenzie, appunto, non voleva dirlo. Solo che “una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun ‘comunicato’ gira veloce di bocca in bocca come una freccia dall’arco scocca”. Così l’hanno saputo tutti.

Oggi, alle 16 di un caldissimo pomeriggio di una domenica di fine giugno, ha convocato la stampa per dire che non ci sta a prendersi le colpe degli altri. Ha annunciato che la Regione lascia tutti i tavoli istituzionali, così da poter lavorare in libertà. Che la colpa è dei sindaci e poi com’è che “Nola e Portici tengono le strade pulite e Napoli no?”. La colpa è del Comune che non ha pensato alla differenziata, della Provincia che non ha individuato a suo tempo i siti di trasferenza, della Regione che è stata un po’ morbida. Comunque Caldoro ha precisato che i flussi extraprovinciali ci sono stati lo stesso, anche senza ordinanze perché le altre Province bene o male hanno accolto la nostra monnezza: 100 mila tonnellate, ha detto lui.

Avrei pagato per andare a seguire la conferenza. Sono stata informata passo passo da altri colleghi che erano lì. Era incazzato, mi hanno raccontato. Era troppo grande la curiosità di sentire dal vivo cosa avrebbe detto, di saperlo prima e di correre a scrivere, a dettare, a mandare sms, a dirlo agli altri. Toccherà anche a me. Adesso è tempo di aspettare.

L.

Napoli soffoca

 

Credo che sia così, come ha scritto il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco, sul suo blog, rivolgendosi a Berlusconi e de Magistris. “Fate come vi pare, ma fate“.

Intanto de Magistris ha convocato per il pomeriggio una conferenza stampa. Andiamo a sentire cosa dice.

L.

I titoli di domani

Le precisazioni non servono a un cazzo. Non crediate che cambiando le parole perché pentiti di quello che avete detto si possano cambiare le carte in tavola. Perché se a domanda: “Entro quando Napoli sarà pulita?”, si risponde: “Entro il 15 luglio”, il titolo è uno soltanto: la città sarà pulita entro quel termine.

Quella che oggi doveva essere una giornata tranquilla, si è trasformata, come mille altre volte, in una guerra (ma è la mia guerra e io ci sto). Pronta per uscire con mia madre, ho cambiato destinazione e anziché andare per negozi, sono andata in Regione per l’ennesima riunione sui rifiuti che, secondo me, non ha prodotto nulla.

Sono arrivata e due colleghi erano già lì, al bar. “Perché siete qui?”, domando. “Non ci fanno salire”. Io ho fatto la faccia tosta, ho chiesto perché e alla risposta: “Quelli del Comune non vogliono”, mi sono limitata a dire: “Comandano loro a Santa Lucia?”. Non mi andava nemmeno di salire, al bar si stava bene. Ma oramai era fatta e dovevamo entrare. Era più che altro una questione di principio.

Alla fine della riunione, Sodano non ha detto molto, l’unica notizia è che da stanotte tornano a lavorare anche quelli di Lavajet che nei giorni scorsi non l’avevano fatto. Perché su come intendono rendere Napoli autosufficiente in caso di crisi, si è limitato a dire che la questione è delicata e che stanno lavorando con calma e cautela perché servono “anche autorizzazioni”.

Poi è stato il turno di Romano, l’assessore. Lui ha detto che l’accordo raggiunto stasera, “è un sistema che ci consentirebbe di arrivare al 15 luglio con la
città e la provincia pulite, in tre settimane”. Io gliel’ho chiesto due volte e lui due volte ha risposto che entro quella data Napoli e la provincia sarebbero state ripulite. Poi, però, si deve essere reso conto di aver detto una cazzata, fatto una promessa che va mantenuta. Ma quando a Napoli si parla di monnezza, diventa difficile mantenerla e ha voluto fare una precisazione. Ma quale precisazione? Tu vuoi proprio cambiare il senso delle frasi e delle tue affermazioni! Perché prima di parlare non inserite la spina del cervello?  Io un altro lancio l’ho fatto, ma dopo una bella chiacchierata a telefono con la mia redazione, che ha creduto a me. E ho continuato chiamando qualche collega e rispondendo a una telefonata per ribadire che non sono io a non aver capito, ma lui a essersi pentito di quello che ha detto.

Fatto sta che, secondo me, non si è risolto molto. Finora il sistema di portare la monnezza nelle altre province aveva funzionato un po’ sì e un po’ no. Più che altro la città era pulita perché i rifiuti andavano fuori regione e ora i flussi sono bloccati per una sentenza del Tar. Romano dice che, però, in altre regioni continuano i conferimenti e che soprattutto ci sono interessi di “operatori internazionali, soprattutto dall’Europa dell’Est e del Nord”. Perché quello che per noi è un problema, per loro rappresenta un guadagno.

L

Napoli pulita in 4 o 5 giorni? Macché, ci sono i sabotatori

I 4 o 5 giorni per pulire “tutta” Napoli stanno per scadere. Ma per le strade la monnezza si accumula anziché diminuire. Il punto resta lo stesso: dove la mettiamo? La situazione, stavolta, è precipitata perché ci sono delle sentenze di due  Tar diversi e una blocca i trasferimenti dei rifiuti fuori regione. Il Governo non approva il decreto sblocca-flussi e così, senza discariche, con gli stir pieni e un solo termovalorizzatore per tutta la Campania, Napoli che è la città più debole, torna a soffocare.

Sabato, con un ritardo di oltre 6 mesi dal decreto del Governo del 4 gennaio scorso, Cesaro ha individuato i “siti di stoccaggio temporaneo”. Posti, cioè, dove la monnezza può stare fino a 30 giorni. Dieci minuti dopo la gente di Caivano e Acerra stavano già protestando. Perché – è il ragionamento – dovremmo prenderci la monnezza di Napoli? Non che quei territori siano autosufficienti, ma, dal loro punto di vista, già pagano tra termovalorizzatore (che sta ad Acerra), stir (che sta a Caivano) ed ecoballe (che stanno sempre a Caivano).

La provincializzazione non può essere uno scudo. In questo caso no perché è la provincia di Napoli che deve accogliere i rifiuti di Napoli. Il problema è che Terzigno – con tutti i Comuni della zona rossa – è un precedente. Loro si sono battuti per ottenere la cancellazione di cava Sari e la certezza che cava Vitiello fosse destinata a loro soltanto. Si sono scontrati con la polizia, il Governo, hanno fatto a braccio di ferro e alla fine ci sono riusciti. Ora perché mai altri paesi dovrebbero accettare supinamente senza protestare?

Cesaro ha fatto finalmente il suo e oggi ha detto: “E’ difficile prendersi le responsabilità quando la situazione è così importante e delicata”. Ma cosa credeva che fare il presidente di Provincia fosse una passeggiata sul corso?

De Magistris (che ha annullato tutti gli impegni che lo avrebbero allonatato da Napoli  e quindi il viaggio a Bruxelles con Caldoro) è davanti alla prima promessa che non riuscirà a mantenere. Lui ha detto, lo scorso venerdì, che Napoli sarebbe stata pulita entro domani o al massimo mercoledì. Ora si rende conto che non è così. E il suo vice, Sodano, il signor No degli anni scorsi, ha messo le mani avanti dicendo che c’è qualche malintenzionato che cerca di ostacolare il piano.

Loro litigano, dicono che vogliono sganciarsi da un meccanismo che non funziona e sfuggire alla logica della guerra tra territori. Si accorgono che governare non è semplice come credevano. Intanto Napoli è sporca e puzza di monnezza.

L.

La penna blu e il Club di Napoli

– La tua penna è blu?
– Sì, ma ho solo questa (mento, semplicemente non voglio prestare la mia penna)
– Serve a Caldoro, lui scrive solo con la penna blu e c’è da firmare il protocollo con Frattini.

Mo io potevo mai rischiare che saltasse il protocollo “Club di Napoli” perché non volevo prestare la mia penna a Caldoro? E no, non potevo e così ciao penna e va be’. Ma la cosa peggiore è che per tutta la giornata io ho dovuto sentir parlare di Mediterraeno: Bacino del Mediterraneo, aree del Mediterraneo, Regioni del Mediterraneo, Napoli capitale del Mediterraneo e Università del Mediterraneo! E basta, per piacere! Invece no. E’ arrivato Caldoro e ha annunciato questo club di Napoli per tutti i “governatori del Mediterraneo”.

Insomma, è stata una tortura. Come sempre non sono riuscita a mangiare, solo caffè, Frattini l’ho visto giusto perché me lo sono ritrovato davanti sulle scale a Castel dell’Ovo e con la mia grazia da elefante stavo per investirlo (io ero qualche gradino più su, eh) e sono uscita dalle segrete del castello più bello del mondo alle 18 dopo aver pure scritto un pezzo con le reazioni alla proposta di Caldoro su un Meeting dei giovani. E speriamo che non siano mediterranei. Li voglio scandinavi!

L.

p.s.: Presidé, oltre a una serata con la socia, saltata per colpa tua, mi devi pure una penna. Blu

FLASH/L’acqua pubblica

Non ho capito perché la nuova giunta ha fatto una delibera per la ripubblicizzazione dell’acqua.
RIpubblicizzazione? Ma a Napoli l’acqua è sempre stata pubblica! Ci sono state delibere, ordini del giorno in consiglio comunale ecc ecc ecc. in tal senso.
L’Arin spa è una società per azioni di proprietà interamente comunale. Leggevo qualche giorno fa che De Ma vuole cambiarne la ragione sociale perché in capa sua una spa, anche se interamente pubblica, è una cosa brutta e cattiva,
Peccato che, come leggevo sul Corriere della Sera all’indomani del referendum, l’Arin rappresenta una best practice perché con la spa è riuscita a produrre utili (e prima era in perdita).
Ma tutta sta demagogia non preoccupa nessuno?

A.