Archivi del mese: luglio 2011

Partire e continuare a lavorare

Esterno tardo pomeriggio. Luce che filtra tra gli alberi della pineta, piedi nudi. Telefono che squilla. Butto un occhio: è lavoro.
– Cosa è successo?
– No, niente, abbiamo firmato l’ordinanza.
– Sono in vacanza, ma dimmi, il lancio lo faccio lo stesso.
– Sicura?
– Sì

Non l’avrei perso per alcun motivo al mondo quel lancio e l’ho scritto. Ero arrivata in campeggio, dai miei, da meno di un’ora.

++ RIFIUTI: ORDINANZA CALDORO PER SVERSARE FUORI NAPOLI ++ ACCERTA CRITICITÀ; DISPOSITIVO SARÀ ATTIVO GIÀ DA STASERA – NAPOLI, 30 LUG – Il governatore della Campania, Stefano Caldoro, ha firmato una nuova ordinanza per i flussi extraprovinciali. Il provvedimento, firmato dopo aver accertato le criticità degli impianti stir di Napoli che sono quasi saturi, è operativo già da stasera. La frazione umida tritovagliata, proveniente dagli stir napoletani, sarà sversata nelle discariche di Savignano Irpino (Avellino) e San Tammaro (Caserta). Il nuovo provvedimento, il terzo, consentirà di continuare con le operazioni di svuotamento degli stir che accoglieranno, così, i rifiuti di Napoli e della provincia.

La giornata al mare si preannunciava bellissima

L.

“La notizia apre il sito dell’agenzia”
“Tu la prima ad averla”

 

Giornata tipo di una targato come il blog

Targato Gs o Cs è non fare altro che scrivere di rifiuti per 28 giorni di seguito e il ventinovesimo, quando arriva la Prestigiacomo in città, devi andare in Consiglio regionale. Convocato a oltranza.

Targato Gs o Cs è dover ascoltare la relazione di Caldoro sulla sanità che dura 40 minuti e finisce con “non sono stato tecnico, per quello, se il Consiglio lo vorrà metto a disposizione gli atti”. E invece non s’è capito niente e impieghi due ore per scrivere perché devi tradurre in italiano, non perché lui non lo sappia parlare, ma perché più tecnico non poteva esserlo.

Targato Gs o Cs è vedere intorno facce che ti dispiacciono, dopo aver preso consapevolezza che certe voci che girano sono state diffuse proprio da queste facce. E tu sorridi, ma in realtà il tuo è un ghigno.

Targato Gs o Cs è quando in sala stampa hanno i pc lenti, hanno bloccato l’accesso a Facebook, non puoi collegarti nemmeno al sito del blog per scrivere un post e il telefono non prende.

Targato Gs o Cs é quando gli uscieri ti prendono per culo perché sei rimasta solo tu e fanno zapping con la tv della sala stampa, facendo battute cretine quando trovano il canale per le hot line.

Targato Gs o Cs è temere che se il Consiglio slitta, il tuo capo ti dica: “Fai in tempo ad andare da de Magistris e Pisapia”.

Non è targato Gs o Cs aver progettato la fuga al mare, domani e dopodomani, e non averlo ancora detto al tuo capo.

L.

p.s.: dieci minuti dopo, ho chiamato in redazione per avvisare della mia assenza di domani. Risposta: “Ok, ma mentre vai, la fai una telefonata all’Asia per verificare le giacenze?”. Va be’, sì.

“Il male che si nasconde e cresce dentro di noi” (La Repubblica)

Un pazzo, alto, biondo e con gli occhi chiari. Un pazzo che dice: “Atroce, ma necessario“. E no, non lo è. Ammazzare ragazzi che si incontrano per parlare di politica, in un’isola a 30 chilometri da Oslo non è necessario. E’ follia. Arrivare sull’isola, dopo le esplosioni in centro, vicino al Parlamento, travestito da poliziotti, metterli in fila e poi cominciare a sparare, è approfittare di chi ha creduto di avere davanti qualcuno che si è presentato dicendo di voler dare informazioni su quanto accaduto.

L’isola di Utoya, dove il Partito Laburista norvegese ha organizzato il ritrovo dei giovani, sarà per sempre l’isola del terrore.

Tutti ci siamo sentiti colpiti. Tutti ci siamo chiesti cosa fosse successo, nei primi istanti durante i quali si diffondeva la notizia delle bombe a Oslo. Tutti abbiamo pensato a una nuova strategia del terrore come quella delle Torri Gemelle. Tutti abbiamo pensato ai musulmani. E invece stavolta l’attacco arriva dall’interno.

L.

Dalla finestra della mia stanza

In principio era una sola donna che urlava dalla finestra di casa sua contro due uomini che stavano risistemando i cassonetti poco distante dal cancello del parco in cui vive. Poi si è aggiunto un uomo che trafficava, come ogni giorno, vicino al suo camper parcheggiato in un’area impropriamente recintata perché nel parco spazio per tutti non ce n’è.

Gli uomini dei cassonetti e quelli di un furgone che gettava acqua per la strada dove c’è ancora un pezzo di discarica a cielo aperto per i rifiuti non raccolti da settimane hanno chiamato i vigili. Per riportare l’ordine. E invece in strada, sotto un sole cocente di metà luglio, si è fatto un capannello. Tutte donne perché i mariti sono a lavoro, tranne l’uomo del camper.

Non vogliono i cassonetti così vicini perché il Comune in cui risiedono, in provincia, non garantisce la raccolta ogni giorno. Anche qui l’emergenza è forte, siamo tra le zone più colpite. Sul corso, così come nelle strade secondarie (tipo questa dove abito io) ci sono immensi cumuli e puzza e le mosche invadono le case nonostante le zanzariere.

Il vocio che arriva è fitto, si sentono chiaramente le frasi di quelle donne. “Voi li mettete e noi li spostiamo”, urla una. Ma no, signora, non è possibile. Un vigile prova a spiegare, ma dato l’odio atavico che la gente ha per la polizia municipale è tempo perso e fiato sprecato. “Abbiamo i bambini, la gente viene a portare qui i sacchetti anche da fuori, da altri Comuni e non dovrebbe farlo, ma nessuno controlla”.

Anche qui la gene è stanca, anche qui, ha urlato la donna della finestra, “siamo pronti a fare le barricate se ci volete fare una discarica”. I terreni di cui parliamo, mi ha spiegato il sindaco la scorsa settimana, non sono di proprietà del Comune. E io non so se su terreni non demaniali si possa realizzare la discarica.

Fuori continuano a urlare. Ognuno vuole far valere le proprie ragioni: quelle dei cittadini che hanno comprato case nelle quali non si può stare perché entrano puzza e mosche; quelle degli uomini dei cassonetti che devono lavorare; quelle di tutti ad avere una risposta a questa emergenza che non avrà mai fine.

L.

Oltre decreti e utopie

Demarco mi trova di nuovo d’accordo. L’ordinanza di Caldoro e la faccia tosta di de Magistris sono un passo avanti e non la soluzione. Quella è ancora lontana.

L.

Caldoro firma l’ordinanza e de Magistris gongola

Alla fine Caldoro ha firmato l’ordinanza per smaltire i rifiuti a San Tammaro, Savignano irpino e Sant’Arcangelo Trimonte. Quell’ordinanza che non aveva firmato in passato e che ha portato la Procura di Napoli a indagarlo per epidemia colposa. Ha il sapore di una vittoria di de Magistris la sua decisione perché il sindaco erano giorni che chiedeva quel provvedimento. Lui aveva pure fatto i conti e fatto sapere che in due di quelle tre cave c’è una disponibilità di 100mila tonnellate (nelle tre discariche andranno a finire i rifiuti che al momento intasano gli stir che, una volta liberati, potranno accogliere la monnezza). Presidé, hai voglia a dire che prima di firmare l’ordinanza dovevi avere la comunicazione delle Province che non potevano accogliere monnezza, hai voglia a spiegare che non volevi forzare e volevi dare un segnale alle altre Regioni che stanno dicendo sì (per il momento solo Liguria ed Emilia Romagna). Il messaggio che passa è che questo braccio di ferro l’ha vinto de Magistris.

Benevento e Caserta hanno già impugnato l’ordinanza. E io non so come andrà a finire oggi che è sabato e sogno il mare che non vedrò.

No, non possiamo sempre pretendere che gli altri si prendano i rifiuti di Napoli sostenendo che qui discariche e inceneritori non si devono fare perché pericolosi per la salute e poi andiamo dove queste cose già ci sono. Però, ancora una volta, Napoli ha necessità di chiedere aiuto agli altri perché da sola non ce la fa.

De Magistris aveva cominciato a parlare di San Tammaro due giorni fa, dopo l’audizione con la Commissione ecomafie. Parlava di una rassicurazione per un’ordinanza che, però, non c’era. Era rimasto sul vago o almeno ci aveva provato. Un “dispositivo rafforzato” e non una “ordinanza” si era affrettata a spiegare la Regione, inviato a Caserta, Avellino e Benevento, per svuotare gli stir di Napoli. Non voleva in alcun modo, Caldoro, forzare la mano e imporre alle Province i rifiuti napoletani. Ma quel dispositivo è stato rimandato al mittente e intanto per le strade le giacenze sono aumentate. No, Napoli non aveva più tempo.

Ieri sera, in un bar a piazza Trieste e Trento, ho trovato una cosa che in città ho visto in molti posti: uno stralcio dell’ordinanza del sindaco contro i monouso per la riduzione dei rifiuti. Non è la prima volta che un primo cittadino a Napoli fa una cosa simile, è la prima volta, però, che vedo in giro questi fogli attaccati all’ingresso di bar, locali e negozi. Forse a me de Magistris (leviamo pure il forse) non piace perché penso che parli troppo, ma il cittadino lo ascolta e si comporta di conseguenza.

Ieri è stata una settimana esatta che, come già per il passato, non ho fatto altro che occuparmi di rifiuti. Telefonate, riunioni a porte chiuse, corse (le solite) per incontrare il sindaco, le audizioni in Prefettura e di mezzo l’onomastico di mio padre e la decisione che il regalo dovevo comprarlo io.

La Provincia di Napoli, intanto, ha pure presentato il piano per le discariche. Ci hanno detto cinque, ma sono in realtà tre. Perché così, mi è stato detto – e qui è il caso di dirlo – da fonti qualificate, la stampa spara nel mucchio e pensa a cinque siti. Quei tre posti io li ho trovati. Due sono più vicini a me di quanto si possa immaginare. Ho fatto due conti, controllato i terreni a disposizione e in effetti lo “spazio” c’è, anche se piccolo, anche se servirà solo per i Comuni limitrofi. Nel terzo hanno anche avviato i lavori, anche se il sindaco ha detto che non è vero. Devono aver promesso loro grandi cose se negano anche l’evidenza.

Mi sono stancata, incazzata, ho trovato notizie, altre mi sono state sussurrate all’orecchio, sono arrivate via mail e sms, via telefono. Ho confortato colleghi che ne hanno preso solo cazziate, sono uscita sotto la pioggia e sempre con il motorino perché ero in ritardo. Poi la parte più semplice e bella: scrivere. Tenendo la penna ferma e le dita calme sulla tastiera del Mac e mantenendo la concentrazione nonostante le mosche che a causa della monnezza invadono casa. Qualcosa mi è piaciuta, qualche altra no. La certezza è che davanti c’è ancora tanta strada da fare, tante cose da imparare e meccanismi da comprendere.

L.

Damned Rome

Ma chi l’ha detto che a Roma i mezzi pubblici funzionano benissimo? Io li odio!! Non passano, e quando passano ci mettono tipo venti minuti a chilometro…
In pratica sono le 9 e 25, io dovrei essere in ufficio e invece sono ancora a piazza del Popolo, con poca voglia di fare e tanti pensieri per la testa che nemmeno il sole che oggi è tornato riesce a mandare via.