Archivi del mese: febbraio 2012

À vous de jouer!

Quattro telefonate senza risposta e un messaggio: “Urg notizia”. Richiamo per dire che sono incasinata, sono a Villa Literno, sto andando a San Cipriano d’Aversa alla Nuova cucina organizzata. Non finisco di parlare e mi sbattono in faccia la cosa: Caruso si dimette da direttore generale della Fondazione del Forum. Cosa!? Cerco conferme immediate, intorno a me, chi sa, nicchia. Richiamo e  chiedo ancora. “Sì, è così. Dammi mezz’ora”. Ma io mezz’ora per dare la notizia non la posso né la voglio aspettare. Chiamo ancora, sollecito. “Un attimo”. Poi il telefono squilla: “Sono l’ambasciatore Francesco Caruso”. Penso a una presa in giro. Faccio: “Mi scusi? Credo di non aver capito”. E intanto penso che non so nemmeno come si chiama un ambasciatore. Lui comincia a parlare, io scrivo, faccio domande, lui risponde. Benedetto Croce: ”‘L’etica si risolve nell’opera’. E cioè negli obiettivi che ciascuno di noi raggiunge con il proprio impegno”. Ma non si può andare avanti con una Fondazione trasformata, secondo lui, in ‘cortile’: “Presidenti rimossi, nominati, ancora rimossi o semplicemente designati e per tanto mai garanti dell’effettivo suo funzionamento“, mi dice (e qui ce l’ha con il Comune). “Fondi anche strumentalmente mai pervenuti da parte delle istituzioni fondatrici. Di più: un ‘cortile’ oggetto di continue incursioni avventuristiche e provinciali, mediaticamente strumentalizzata, intese a ritardare o addirittura vanificare il lavoro che, nonostante tutto, la fondazione andava elaborando“. “E allora à vous de jouer!”. Poi continua: “Che dolore per me, che pena per Napoli, che vergogna per tutti“. Ho scritto tutto sotto la pioggia, poggiata a terra. Qualche collega esce dal ristorante, nemmeno lo guardo, lo mando via. Una signora mi fa notare che il cardigan arriva a terra e si sta bagnando. “Ma signora, suvvia, non lo vede che sto a telefono con una notizia?”, lo penso, ma non glielo dico.

Entro, gli altri mi guardano. “Era Caruso a telefono. Si dimette”, racconto. Poi loro continuano a mangiare, l’adrenalina corre veloce e mangio cioccolata. L’ambasciatore, io non l’avevo incontrato. Caldoro lo nominò a novembre (alla Regione la nomina del direttore generale, al Comune quella del presidente) e quando si incontrarono io non c’ero. Ero al porto perché una nave, diretta in Sicilia, aveva passato la notte in mare aperto per un’avaria e stava rientrando a Napoli. C’era da raccogliere le storie, raccontare i disagi.

A Napoli, intanto, de Magistris annuncia che farà lui il presidente della Fondazione. Dopo le dimissioni di Vecchioni, era stato disegnato Sergio Marotta, che già lavora con lui, ma non era mai stata ufficializzata la cosa. Al ritorno da Barcellona, dove de Magistris ha incontrato anche i vertici del Forum, ha deciso così che il Comune di Napoli “si assumerà direttamente la responsabilità del Forum delle Culture 2013”. Lui dice che la Fondazione si era appesantita, quasi non serviva. Via Caruso, via Vecchioni e via tutti, si può anche eliminare questa Fondazione.

“Il Forum delle Culture non vuole più fare il Forum delle Culture”, cinguetta la socia alle 15.31 su Twitter, quando tutti sanno tutti e io ancora non ho fame.

L.

If someone changes his mind

Capita che oggi sia mercoledì e io mi senta addosso una stanchezza da fine settimana. Capita che ieri, il mio terzo impegno della giornata fosse con de Magistris. Capita che il giorno prima, a Milano, un vigile urbano abbia sparato e ucciso un cileno. Capita che un collega di un’altra chieda al sindaco se la polizia municipale debba essere armata “dopo quello che e’ successo a Milano dove un vigile ha ammazzato un ragazzo cileno”. Il sindaco risponde che sì, i vigili urbani devono girare armati, è necessario. Scriviamo il lancio con le sue dichiarazioni “in merito a quanto accaduto ieri a Milano dove un cileno e’ stato ucciso da un agente della polizia municipale”. Capita che sono le 16.38 quando esce il lancio in rete. Poi si resta alla presentazione del libro e si fanno le 18. Capita che poi te ne torni a casa perché sei stanca. E quando arrivi trovi, tra le mail, una dell’ufficio stampa del sindaco nel quale lui sostiene che le sue parole non fossero riferite ai fatti di Milano, ma a una tematica di carattere generale. Scatta la telefonata alla portavoce. Urlo (e qui sbaglio) che è una smentita, che non si lavora così. Si discute insieme. Lei prima prova a farmi ragionare, poi dice due cose che, per me, aggravano ancora di piu’ la situazione. La prima: “La domanda era giornalisticamente posta male”. La seconda: “Lui in macchina c’ha pensato e non voleva che fossero riferite a Milano le sue dichiarazioni”. Discorso chiuso, per me. Ne prendo atto. Non ho mai avuto difficoltà a lavorare con loro. Adesso è il momento di prendere le distanze. In redazione, mi hanno detto di non perdere tempo con loro, che hanno capito che lui aveva cambiato idea. Resta il fatto che sono stata smentita perché uno stupido (sì, ho scritto stupido) ha cambiato idea.

L.

Google e François Truffaut

“Lasciamoci vivere. Le etichette le metteremo dopo”. (Jules et Jim, François Truffaut, 1962)

Se la notte è fatta per pensare

Ecco, ci risiamo. La notte non è fatta per dormire. Di nuovo. Ti svegli mille volte, ti giri e ti rigiri e alla fine cedi all’insonnia.

Ho pensato a cosa fare, devo darmi una mossa. Le notizie che arrivano non sono positive e non so se posso restare ad aspettare che cambino da sole. Forse adesso tocca a me. Devo superare l’imbarazzo, la timidezza e parlare chiaro.

L.