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Forza gnocca

Cambieremo il nome del Pdl perche’ non e’ nel cuore della gente. Si accettano dei suggerimenti, faremo fare dei sondaggi. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto raccontano alcuni presenti, nel corso di conversazioni fatte alla Camera con parlamentari del Pdl. Il nome resterà immutato se però, ha detto il presidente del Consiglio, qualche “imprevisto” renderà necessario andare ad elezioni prima del 2013 perchè in tal caso non si farebbe in tempo.

Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo è Forza Gnocca… Così, con una battuta, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe ‘suggerito’ ai suoi il nuovo nome del futuro Pdl.

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Se questo è un sindaco

NB. Questo post è stato scritto circa una settimana fa, ma solo stamattina il blackberry mi ha permesso di pubblicarlo.

La campagna elettorale ormai è diventata soltanto un’ammucchiata di dichiarazioni e provocazione, promesse impossibili e boutade popolaristiche che si esauriranno non appena le schede verranno tirate fuori dalle urne.
A Milano, per carità, è la stessa cosa, anzi peggio perché a Milano c’è il cuore del potere berlusconiano e lui non vuole perdere, proprio no, lo sa bene anche il fronte dell’antiberlusconismo che lí calca la mano.
A Napoli c’è la munnezza che fa da sfondo alle lotte tra partiti, perché i popoli giá da tempo si sono stufati. Eppure c’è chi guarda con fervore a De Magistris, l’ultimo dei messia di questa stagione dell’antipolitica che nega ciò che promette di fare. Perché la politica, dio benedica gli studi classici che me lo ricordano ogni momento, è la cura del bene comune. Come fanno i napoletani a credere ancora alle promesse, dopo tutte quelle che gli han fatto? Non lo so, eppure ci credono, credono che a bagnoli presto sarà tutto verde e azzuro di prati e mare pulito, che a Ponticelli al posto dell’inceneritore, per il quale c’è una gara in corso, fioriranno giardini, che sorridenti operatori ecologici busseranno alle loro case per la differenziata e in men che non si dica spariranno sacchetti e cassonetti e la città sarà pulita. Nessuno si alza mai per inchiodare politici e politicanti con una domanda, preferiscono applaudire all’ennesimo annuncio roboante che chi pronuncia presto non ricorderà.
Bisognerebbe sfidarlo il potere, o chi si appresta a conquistarlo, guardarlo negli occhi e inchiodarlo alle verità che non vuole confessare, convincerlo a spogliarsi della dialettica e poi decidere. E in quel caso ci si accorgerebbe che oggi non c’è nulla da applaudire.
A.

Everything’s changing and I don’t feel the same

Stamattina mi sono svegliata, io ho uno stipendio e il pd ha perso le elezioni a Napoli.
Praticamente il mondo al contrario, se si pensa che ieri ho avuto il Cud 2010 a uso commercialista e risulta che ho guadagnato 1.900 euro (così tanti? Ricordavo di meno!).Millenovecento euro per mesi di lavoro, fatica, sudore, 15 giorni di vacanza scannati, pranzi saltati e nervi a fior di pelle.
Stamattina, invece, sul mio conto c’erano millecentoventotto euro (i 28 non li ho capiti), sebbene in ritardo e tra mille mille bestemmie.
Mai forti, comunque, quanto quelle del Pd. A scrutinio quasi ultimato sono andati sotto al 20 percento, Morconechi abbiamo capito che non lo conosceva davvero nessuno e De Magistris va al ballottaggio con Lettieri, il quale è contentissimo perché è più facile vedersela con l’ex pm che con il prefetto.

Le mezze verità

Non è vero che a Roma i mezzi pubblici funzionano benissimo. L’unica cosa che funziona benissimo è la metro, i bus fanno schifo come in altri luoghi, con l’aggravante di un traffico tremendo.

Se vuoi entrare a Palazzo Grazioli, il più delle volte, è una cavolata. Basta entrare, appunto. Questo per dire che la sicurezza fa entrare chiunque, figuriamoci se ferma delle escort.

Se mandi dei messaggi a dei tuoi amici dicendo “comunque B. ce l’ha il cellulare” (riferendoti al fatto che lui in tv ha detto di non averlo) loro immediatamente penseranno che B. ti abbia dato il suo numero di cellulare per invitarti al bunga bunga.

Se ti dicono che la Roma Nord è comodissima, stanno mentendo.

Se chiedi il viola, potrebbero tentare di propinarti il lilla.

Se sei malata sai già che andrai lo stesso a lavorare.

Se sei una giornalista fai subito amicizia con le guardie di B. Così, non si può mai sapere.

Se sei a Roma ti mancherà ogni giorno il caffè. E no, quello della tazza d’oro non è caffè. Al massimo può essere ritenuto accettabile quello di Sant’Eustachio.

La pizza può avere un suo pubblico, a patto che si ammetta che quella non è pizza.

Se pensi di poter postare sul blog dal blackberry, ti ritroverai con un post scritto e l’app non va.

Se nella vita hai delle certezze, dovresti sapere che non cambieranno.

A.

waiting for the sun to come

C’è nebbia tra Napoli e Roma.
È mattina presto, sono sul treno per andare a lavoro dopo un weekend a casa e ho fotografato la nebbia perchè mi faceva pensare che il mondo stesse ancora dormendo, in una dimensione onirica quieta e misteriosa.
Io invece sono sveglia da un bel po’, anche se grazie a un accompagnatore volenteroso non ho dovuto prendere la metro.
La vita a Roma, la mia nuova vita va bene ma essendo tutto completamente nuovo da togliermi ogni punto di riferimento mi sento ancora un po’spaesata. Nel senso che devo ancora capire le strade, i colleghi, il lavoro. Il nuovo lavoro non è male, ma non è il mio. La vita da cronista mi manca tanto che nn passa ora in cui non mi chieda se ho fatto la cosa giusta. Anche se so la risposta. Mi fermo e mi dico, “ma che sto facendo?”. Forse migliorerà, forse, come penso, sarà sempre così.
Ci sono, per carità, delle cose divertenti. Qualche giorno fa dovevo scendere per salutare degli amici, ma l’ascensore non arrivava perché c’era il premier che conversava con la Santanché, con la quale poi ho fatto il viaggio quando l’ascensore è finalmente arrivata.
E l’altro giorno mentre una mia collega saliva si sono aperte le porte al secondo piano e lui: “quasi quasi salgo con lei al quinto”. Incorregibile.
Sabato io e la socia siamo tornate finalmente a lavorare insieme. Si trattava di fare l’ufficio stampa di una manifestazione piuttosto importante organizzata da un nostro amico. Una giornata lunghissima e incasinata, ma è stata come una boccata d’aria nei polmoni. Il nostro amico è stato contento, noi ce la siamo cavata, e abbiamo avuto pure il tempo di mangiare una pizza e inciuciare.
A.

Nemmeno uno su mille ce la fa

Dopo Fini, Berlusconi e Ti sputtanerò, dopo Saviano e Santoro (che per la verità non mi ha divertito molto), Luca e Paolo, ieri sera, hanno preso di mira il centrosinistra. Anche stavolta parodiando una canzone di Gianni Morandi, “Uno su mille”. Nel loro testo, cantano: “Uno su mille ci sarà che guidi questa opposizione” e, visto che non c’è un leader che metta tutti d’accordo, “per compattar le opposizioni c’è solo Berlusconi. Allora diamo a lui il mandato, dal 6 aprile è sul mercato, chissà che per tornare in pista, lui non diventi comunista”.

Sì, devono vincerlo loro questo festival che io e la socia abbiamo praticamente visto insieme tra Fb, chat di Gmail e Twitter. Lei commentava le esibizioni, io morivo dalla risate.

L.

Puzza di monnezza

“La senti questa puzza? E’ la discarica di Chiaiano”. Stasera sono tornata a casa in motorino, dal Vomero, dopo il corso d’inglese, insieme a uno che segue con me. Abbiamo fatto un giro un po’ lungo per evitare zone non proprio belle di sera. Siamo arrivati alla rotonda Titanic, tra Chiaiano e Marano, e la puzza ci ha investiti. L’aria lì è quasi pestilenziale. Dalla rotonda degli scontri del 2008, la puzza ti insegue fin più giù. Poi giri l’angolo e speri di essere lontano, invece ancora puzza. Ora Chiaiano si avvia alla saturazione, alternative ancora non sono state individuate, noi non sappiamo dove andare a sversare e se in città le cose non vanno poi così male perché qualcosa riescono a fare, in provincia si soffoca.

Ho provato a immaginare cosa significhi vivere lì, doversi abituare alla puzza che ti entra in casa, nelle stanze, nel naso e non se ne va. Mi sono chiesta come sia possibile arrivare a tanto, scrollare le spalle puntando l’indice contro qualcun altro, sempre in cerca di un responsabile a cui addossare una colpa che è di tutti.

Hanno un’altra luce, un’altra importanza le corse e gli sbattimenti, i pensieri, i propositi e le intenzioni, il sindaco che annuncia per l’ennesima volta la differenziata a Scampia, gli operatori ittici (perché chiamarli pescivendoli ormai non è politically correct) che non vogliono trasferirsi a Volla, il corso di inglese a metà perché cercavo di parlare con Sommese e De Mita jr (entrambi Udc in Giunta alla Regione) dopo il diktat di Berlusconi di cacciare dagli esecutivi tutti gli esponenti del partito di Casini.

Di questa giornata, cominciata con una corsa per le scale perché stava suonando l’antifurto del motorino, fatta di proteste e un po’ di paura perché stasera il Comitato 10 febbraio aveva organizzato un corteo in memoria delle vittime delle Foibe e c’erano quelli di Casa Pound e dietro l’angolo, a piazza Matteotti, quelli dei centri sociali, pronti a darsi mazzate, io ricorderò la puzza di monnezza. E vorrei che fosse possibile farla annusare a chi dice che la gente comune (non i vari Comitati che pure ci marciano) non ha motivo di lamentarsi perché i rifiuti nelle cave a norma non puzzano.

L.