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Ex calciatori, donne e processi in corso

Ho visto colleghi urlare al telefono perché non riuscivano a far capire il caos che c’era. Ho visto colleghi alzare la voce nella tromba delle scale, incuranti dei vigili,  per dire che il Comune lavora una chiavica. Ho visto colleghi, seduti, sottolineare che loro non sarebbero andati via prima di avere la certezza di una mail. Ho visto colleghi che dicevano sciocchezze, un impiegato dell’Ufficio anagrafe che, mentre smarcava, stasera, affermava: “E’ andato tutto liscio come il burro”. Ho visto una collega piangere quando l’ho abbracciata perché ha scaricato tra le mie braccia la tensione di questi giorni. E tutto questo perché oggi, a  mezzogiorno, è scaduto il tempo per consegnare le liste per le comunali.

Io sono arrivata con comodo. Dopotutto dalla redazione mi avevano già detto che non c’era bisogno di correre lì all’alba. Ho trovato un nutrito gruppo di colleghi – non tutti simpatici – che, a differenza di altre volte, sono rimasti con me fino alla fine. O meglio: sono io ad essere rimasta, perché alle 8, quando cioè ero lì da 8 ore e mezza, mi hanno detto che potevo andar via. Ma le cose si susseguivano veloci, le voci, gli esponenti di partito che andavano e venivano, segno che qualcosa non andava.

Solo dopo le dieci e mezza, siamo riusciti ad avere le liste dall’Ufficio Anagrafe. E sopresa! Cané, Improta, la Sinagra, la mamma di Diego Junior, tutti candidati. Mancava invece Taormina, il cui partito Lega Italia ha denunciato boicottaggi, ma comunque considerati candidati.

E poi la più bella di tutte: Achille De Simone, consigliere uscente del Gruppo misto (comunque nella maggioranza di centrosinistra) è candidato capolista dell’Adc di Pionati. Cosa c’è di strano? Che poco prima, Lettieri aveva diffuso un comunicato per spiegare che ogni lista avrebbe avuto il suo garante per avere come candidati solo persone “pulite”. Su De Simone pende un processo con l’accusa di violenza privata per essere stato presente a una riunione in casa della moglie di un boss dove era stato convocato suo nipote che intendeva aprire una associazione antiracket, al quale lui l’avrebbe “sconsigliato”. E’ stato arrestato e poi scarcerato, a marzo scorso, per decorrenza dei termini.

Un lancio ed è stato il caos.

L.

p.s.: targato gs o cs è quando ti va in tilt l’antirapina della macchina. Un vigile – molto gentile – sistema le cose, ma poi l’auto si impunta e decide di non partire lo stesso. E tu, alle 11 di sera, sei costretta  a chiamare casa e a farti venire a prendere da tuo padre. Come quando avevi 15 anni.

Le primarie, i brogli, Bassolino e Cozzolino

Io mò come faccio a raccontare brevemente tutto quello che è successo? Ci provo.

Cozzolino ha vinto le primarie. Dopo ore di testa a testa con Ranieri (tramite fonti ho seguito lo spoglio nei seggi, poi mettevo le info su twitter e a un certo punto da che io seguivo termometropolitico.it è finita che loro seguivano me) l’ha superato di quasi 1.300, che sono quelli riportati a Miano e Secondigliano, due zone al centro di denunce di brogli già dalla mattina. Addirittura in un seggio a Miano il delfino di Cozzolino ha preso mille voti, che insomma, non sono proprio bruscolini.

Appena avuta la certezza matematica della vittoria Cozzolino ha iniziato a festeggiare nel suo comitato. Ma gli altri annunciano ricorsi. E il collegio di garanzia è stato allertato. Insomma, non è finita. Del resto le cose si erano messe male dalla mattina, con le denunce di brogli da tutte le parti. Aveva cominciato Mancuso dicendo che c’erano infiltrazioni di centrodestra nei quartieri popolari. Poi Angela Cortese e Corrado Gabriele hanno detto che gente estranea al Pd stava comprando voti. Poi ci si è messo pure Cozzolino e infine Ranieri.

L’altro dato da sottolineare è che “miracolosamente” sono andate a votare oltre 44mila persone. Che, un euro a testa, fanno oltre 44mila euro. Infatti appena si è sparsa la voce hanno rapinato un seggio all’Avvocata portandosi via 400 euro. Peccato che non erano elettori di Cozzolino, altrimenti sarebbero andati a Miano.

Comunque 44mila persone sono andate a votare e io credo troppo nella sanità mentale della gente comune per credere che ci siano andati spontaneamente. Infatti Di Lello dice che sono numeri dovuti alla mobilitazione dei soliti apparati. A me, per inciso, nessuno mi ha offerto niente. Infatti non sono andata a votare perché già al Pd ieri ho dato troppo in termini di salute, pure l’euro no.

Mò comunque Andrea Bassolino-Cozzolino-Bazzolino, come lo si voglia chiamare, è il candidato. Almeno finché non succede che lo appendono tutti e diventa il candidato di sè stesso.

Riflessione seria. Che credibilità ha un centrosinistra che due ore dopo l’avvio delle primarie grida ai brogli? Se non riescono a organizzarsi delle cavolo di primarie, come possono convincere la gente che sono in grado di governare?

Io non lo so. Mò vado a chiederlo alla Iervolino.

A.

“Chi sa parli”

Io, cronista e vittima oggi scrivo per papà Chi sa parli, ci aiuti a fare giustizia (Da Il Mattino, 15 gennaio 2011)

di Mary Liguori

“Scrivo questo articolo perché me lo ha chiesto mia madre che in questo momento, forse più di me, crede nel potere dei mezzi di comunicazione. Mia madre spera che un appello possa smuovere le coscienze di testimoni che hanno visto il marito morire da innocente. «Chi sa parli, collabori con i carabinieri, ci aiuti a fare giustizia», dice mia madre. Faccio mio quest’appello e non da giornalista, ma da figlia. La figlia di un uomo che ha cominciato a fare il meccanico ad appena otto anni ed è morto mentre lavorava. Quando i killer sono entrati nell’officina, per scovare l’uomo che cercavano e trucidarlo, mio padre stava cambiando l’olio ad un motorino. È morto lavorando, mio padre. Ed è morto per errore, perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era un uomo onesto, che amava vivere in disparte, stare lontano dai riflettori.

Oggi si ritrova sui giornali, vittima inconsapevole di una violenza inaudita e noi non possiamo che sperare che un giorno si trovino i suoi assassini, che la giustizia possa prevalere sull’omertà. Quante volte, da giornalista, ho raccolto appelli del genere: familiari di gente ammazzata che si aggrappano alla speranza della giustizia, pur sapendo che nulla farà tornare in vita il proprio caro. 

Oggi tocca a me e alla mia famiglia fare i conti con questo sentimento. Posso solo dire che sto vivendo un incubo, il peggiore degli incubi. Per anni i cronisti come me coltivano il sogno della firma in prima pagina, oggi mi è toccato finirci nel modo più orrendo, quello che mai avrei voluto e nemmeno lontanamente immaginato.

Sento intorno a me tanta solidarietà: i colleghi giornalisti, i fotografi, i rappresentanti delle forze dell’ordine. Il Prefetto di Napoli mi ha inviato un telegramma, che mi ha molto colpito. Ripenso a quello che mi diceva sempre mio padre: «Non importa il lavoro che fai né quanto ti pagano, l’importante è che ti piaccia davvero». So di non essere sola, ma so anche di essere molto più debole senza di lui.

Spesso, dinanzi alla prospettiva di andare via da qui, mi sono risposta: che andassero via gli altri, quelli violenti, quelli che hanno reso questa città invivibile! Perché dovrei essere io ad abbandonare il campo? Io faccio la giornalista anche per cercare di cambiare le cose, per migliorarle. Oggi ci credo un po’ meno, mi chiedo se vale ancora la pena lottare. Ma un secondo dopo mi rispondo che sì, vale la pena. Devo farlo per mio padre, per mio marito che il suo papà l’ha perso appena un anno fa, per i miei fratelli. E per mia madre che, tramite me, vi dice: «Chi ha visto, parli»”.


La morte in terra di camorra

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È da ieri sera che ci penso, mi si è gelato il sangue nelle vene. L’incubo del cronista è trovarsi di fronte la morte dei propri cari. L’incubo di chi fa questo mestiere è di non raccontare il dolore, perché il dolore è tuo.

È quello che è accaduto a Mary Liguori, e io non riesco nemmeno a immaginare come si senta. Ho vissuto una brutta esperienza in passato, ma non paragonabile a questa. Le parole, in queste occasioni, si sprecano e io non ho voglia di farlo. Ne sto vedendo tante perché ognuno poi fa quel che si sente, mi fa ridere chi in un articolo sul giornale di oggi l’ha etichettata come “pubblicista”, mi ricorda un po’ le lotte sul titolo dell’omicidio di Siani. Al congresso di Bergamo della Fnsi l’hanno definita freelance, da queste parti la parola non esiste, esiste solo una miseria a pezzo e il fatto che il contratto non l’avrai mai, che ti hanno fregato, insomma. C’è la lettera della redazione del Mattino, chi minaccia ferro e fuoco, c’è il suo capo che la invita a non mollare. E la cosa più sensata finora l’ha detta lei. Un uomo onesto non può morire così.

A.

Ps. Inutile dire che le semicroniste sono vicine alla collega. Fatti forza.

Duplice omicidio a San Giorgio a Cremano.E la cronista scopre che la hanno ammazzato il papà

Accade.

Accade vicino Napoli e no, forse non potrebbe accadere dovunque.

Forse solo qui accade che arrivi sul posto di un omicidio e scopri che hanno ammazzato tuo papà. È accaduto a una collega che conosco solo di vista, ma che c’entra? Fa male e lo senti così vicino che fa paura.

A volte vorrei non sapere che tutto questo è possibile.

Cito il pezzo sul sito del Mattino, perché fa tutto talmente schifo che non ho voglia di scrivere.

NAPOLI (13 gennaio) – Duplice omicidio a San Giorgio a Cremano, nel Napoletano. I killer hanno agito in via San Giorgio Vecchio. Le due vittime sono state uccise a distanza di pochi metri : una all’interno di un’officina, l’altra per strada. Entrambe sono state uccise a colpi di arma da fuoco.
Le vittime. Sono state identificate dai carabinieri le due persone uccise. Si tratta di Luigi Formicola (con un precedente per estorsione risalente al 2000), 56 anni, titolare di un circolo ricreativo in via San Giorgio Vecchia, e Vincenzo Liguori (incensurato e completamente estraneo ai fatti), 57 anni, proprietario di una officina meccanica attigua. Era il padre di Mary Liguori, collaboratrice del Mattino. Secondo gli investigatori Liguori sarebbe stato ucciso dai killer spietati per metterlo a tacere in quanto testimone scomodo della spietata esecuzione di Formicola.

La dinamica. Secondo quanto si è appreso due killer, forse giovanissimi, a bordo di una moto, con i caschi e le pistole, sono entrati in azione davanti ad all’officina meccanica. Il loro obiettivo era Luigi Formicola, massacrato con diversi colpi di pistola. Ma sotto i colpi dei killer è finito anche Liguori. Liguori sarebbe stato ammazzato perché testimone dell’agguato avvenuto pochi istanti prima ai danni di Formicola.

Killer spietati. È questa, a quanto si è appreso, la pista seguita dai carabinieri che hanno ricostruito la dinamica del duplice omicidio. Liguori non sarebbe stato infatti colpito da una pallottola vagante come ipotizzato in un primo momento. L’uomo stava conversando in strada con Formicola quando sono giunti due sicari in sella a una moto di grossa cilindrata e con i volti coperti da caschi.

Ucciso il testimone. I killer hanno crivellato di colpi Formicola, si sono allontanati di qualche metro come per fuggire, ma all’improvviso sono tornati indietro ed hanno ammazzato il meccanico con un solo colpo di pistola. Si ipotizza che i killer abbiano ucciso Liguori temendo di essere stati riconosciti. Sul luogo del delitto si è radunato un folto numero di parenti e amici delle vittime.

Il dramma della cronista. Le avevano telefonato dal giornale quando era giunta la notizia di un duplice omicidio a San Giorgio a Cremano. Mary Liguori, collaboratrice del Mattino per la cronaca nera nell’area vesuviana, doveva occuparsi dell’ennesimo fatto di sangue nella zona vesuviana, ma una volta giunta sul luogo dell’agguato ha scoperto che una delle due vittime era il papà, Vincenzo Liguori, il titolare dell’officina. Quando alla redazione del Mattino hanno appreso che una delle vittime era il padre della collega, hanno richiamato Mary per avvertirla di non occuparsi più del caso. Troppo tardi: Mary, che era in apprensione da un po’ avendo appreso dagli investigatori l’indicazione delle strada dell’agguato – via San Giorgio Vecchia – dove si trova l’officina del papà, ha appreso dalla gente accorsa sul luogo l’atroce notizia.

Il sindaco: orribile. «Quanto è accaduto è orribile, è un fatto che scuote le nostre coscienze». Lo ha detto il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, dopo aver appreso la notizia del duplice omicidio di questa sera. «Ho chiesto la convocazione urgente di un tavolo interforze sulla sicurezza pur consapevole dei grandi sforzi che quotidianamente le forze dell’ordine già compiono sul nostro territorio. Per ulteriori determinazioni – conclude il sindaco Giorgiano – aspettiamo di conoscere i dettagli delle indagini da parte delle forze dell’ordine».

A.

Un venerdì nero

Il telefono è squillato troppo presto, prima della sveglia. Mia mamma, da Londra, mi avvisava che le hanno rubato i documenti e il bancomat. Così la giornata è cominciata con una telefonata in inglese, perché al numero verde a cui occorre chiamare per bloccare la carta non rispondono in italiano.

“Però – penso – posso fare colazione con calma, leggere la rassegna. E poi oggi c’è il sole esco in motorino”. Peccato che lo scooter abbia deciso di non mettersi in moto, che la batteria abbia detto ‘Bye bye’. “La macchina, prendo la macchina, sono ancora in tempo per non fare tardi”, mi sono fiondata in auto, direzione Santa Lucia. A Napoli c’è traffico e così, anziché 20 minuti, ho impiegato più di un’ora per arrivare a Santa Lucia, tra lo stress dei semafori e gli automobilisti senza fretta. Mentre ero nel traffico pensavo: “Oddio, quanto devo arrivare lontano” e facevo mentalmente il percorso di quanta strada ancora c’era da fare. Ho parcheggiato, senza pormi troppe domande sul posto, se ci fossero divieti di sosta, grattini da pagar o altro. Solo mi sono accertata che non fossero strisce gialle.

Sono arrivata in tempo, la conferenza per ricordare Marcello Torre, sindaco di Pagani, ucciso dalla camorra non era ancora iniziata. La sala Giunta si è riempita. “Mi raccomando, le domande dopo e magari anche una sulla conferenza”. Perché lo sanno bene, i ragazzi dell’ufficio stampa, che se c’è il presidente a disposizione le domande arrivano a raffica e riguardano tutto. La conferenza in sé, quella semplice, è durata anche poco. E sarebbe andato tutto per il verso giusto, avrei fatto in tempo anche ad andare in Consiglio regionale, dall’altra parte della città. E invece no, Caldoro si è sottoposto a tutte le richieste che avevamo da fargli, ma non in sala Giunta, in una stanzetta dall’altra parte, dove io prima non ero mai stata. E ha pensato bene di rimanere con noi altri 40 minuti a parlare di tutto. Ho provato a non fare il Bianconiglio di Alice nel Paese delle meraviglie, però ci pensavo che era tardi (lo era davvero). La collega dell’Agi mi ha detto: “Non lo guardare l’orologio”, mentre quello del Mattino mi faceva: “Tic tac, tic tac” e rideva.

Sono scappata da Santa Lucia, era la mezza, il Consiglio era convocato per le 11.30, a oltranza. Correndo, sono arrivata al Centro direzionale giusto per sentirmi dire che il Consiglio era già finito! Se non è roba da targato gs o cs questa! Con i capelli dritti in testa, sono tornata a casa, con un traffico bestiale che non finiva mai.

In ritardo per i tempi di un’agenzia, ho mandato tutti i pezzi. Poi il giallo di un lancio su Pompei che non si trovava, fino a scoprire, dopo non poche telefonate, che non era stato passato. Per fortuna esistono i colleghi che ti chiedono se hai intenzione di scrivere, senza arroganza, tu rispondi “Già fatto” e loro ti fanno presente che il lancio non c’è, “ma forse è il nostro sistema che non funziona, ci sono i tecnici che stanno provando a ripararlo”. La cosa ti insospettisce, chiami, chiami, chiami fino a quando non hai la certezza che il lancio non era passato. “Rimandalo, ci pensiamo adesso”. Tutto a posto, ma solo alle 20.15 o_O

Intanto domani* Berlusconi torna a Napoli perché “la questione dei rifiuti si può concretamente risolvere”. Certo in strada ora ci sono solo (si fa per dire) 1.800 tonnellate, niente rispetto all’emergenza del 2008, poco rispetto alle scorse settimane, ma ancora uno schifo al quale in troppi sono ormai abituati.

L.

* non è venuto. Ha telefonato a un convegno che c’era sabato mattina e ha detto che la città certamente può tornar pulita in breve tempo. Ha parlato tanto, ha dato parecchio da lavorare a chi era lì. Per fortuna, però, non è venuto. Per strada faceva freddo, pioveva e io ero vestita troppo leggera per gli appostamenti davanti alla Prefettura.

Mille fiaccole contro la camorra e le scarpe nuove

Prima Officina 99 per capire come andranno domani a Roma per la manifestazione della Fiom, poi il Pd che vuole rispondere al legame tra camorra e politica a Gragnano e alla fine la fiaccolata contro la camorra che è partita dalla piazza davanti all’ex Birreria Peroni. In mezzo le mie fantastiche scarpe.

La preoccupazione era che la manifestazione non riuscisse, che la gente stesse a casa o ai lati a guardare. E invece qualcuno c’era nonostante all’inizio fossero presenti più politici e forze dell’ordine che cittadini (anche la stampa era alquanto assente visto che c’era Fini e da lui c’era la socia).

Il corteo ha attraversato i posti più difficili di Miano e Secondigliano e quando siamo arrivati nel ‘Terzo Mondo”, un tipo appoggiato a un lampione ha visto la Iervolino e ha detto: “Ma che è? Ci stanno le votazioni?”. La frase, che in quel momento mi ha fatto sorridere, in realtà è emblematica di quello che la gente percepisce: la politica scende in strada e si fa vedere solo quando si vota, poi si chiude nei palazzi e chi s’è visto s’è visto.

Conoscevo già il Terzo Mondo, base del clan Di Lauro. Stasera, però, quando siamo entrati nel cuore di quella zona, io mi sono sentita stretta come non era ancora accaduto. Il corteo, che fino a quel momento aveva proceduto a ritmo sostenuto, ha di colpo ralentato e la polizia ha cominciato a guardarsi intorno con insistenza. Non posso dire con certezza se ci fossero sentinelle, i famosi pali, ma qualche faccia ‘strana’ l’ho vista. Questo sì.

Poi con un lungo applauso il corteo si è sciolto e ognuno è tornato nella propria casa dorata, lasciando di nuovo sola la gente del quartiere.

L.