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Giornata tipo di una targato come il blog

Targato Gs o Cs è non fare altro che scrivere di rifiuti per 28 giorni di seguito e il ventinovesimo, quando arriva la Prestigiacomo in città, devi andare in Consiglio regionale. Convocato a oltranza.

Targato Gs o Cs è dover ascoltare la relazione di Caldoro sulla sanità che dura 40 minuti e finisce con “non sono stato tecnico, per quello, se il Consiglio lo vorrà metto a disposizione gli atti”. E invece non s’è capito niente e impieghi due ore per scrivere perché devi tradurre in italiano, non perché lui non lo sappia parlare, ma perché più tecnico non poteva esserlo.

Targato Gs o Cs è vedere intorno facce che ti dispiacciono, dopo aver preso consapevolezza che certe voci che girano sono state diffuse proprio da queste facce. E tu sorridi, ma in realtà il tuo è un ghigno.

Targato Gs o Cs è quando in sala stampa hanno i pc lenti, hanno bloccato l’accesso a Facebook, non puoi collegarti nemmeno al sito del blog per scrivere un post e il telefono non prende.

Targato Gs o Cs é quando gli uscieri ti prendono per culo perché sei rimasta solo tu e fanno zapping con la tv della sala stampa, facendo battute cretine quando trovano il canale per le hot line.

Targato Gs o Cs è temere che se il Consiglio slitta, il tuo capo ti dica: “Fai in tempo ad andare da de Magistris e Pisapia”.

Non è targato Gs o Cs aver progettato la fuga al mare, domani e dopodomani, e non averlo ancora detto al tuo capo.

L.

p.s.: dieci minuti dopo, ho chiamato in redazione per avvisare della mia assenza di domani. Risposta: “Ok, ma mentre vai, la fai una telefonata all’Asia per verificare le giacenze?”. Va be’, sì.

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Caldoro firma l’ordinanza e de Magistris gongola

Alla fine Caldoro ha firmato l’ordinanza per smaltire i rifiuti a San Tammaro, Savignano irpino e Sant’Arcangelo Trimonte. Quell’ordinanza che non aveva firmato in passato e che ha portato la Procura di Napoli a indagarlo per epidemia colposa. Ha il sapore di una vittoria di de Magistris la sua decisione perché il sindaco erano giorni che chiedeva quel provvedimento. Lui aveva pure fatto i conti e fatto sapere che in due di quelle tre cave c’è una disponibilità di 100mila tonnellate (nelle tre discariche andranno a finire i rifiuti che al momento intasano gli stir che, una volta liberati, potranno accogliere la monnezza). Presidé, hai voglia a dire che prima di firmare l’ordinanza dovevi avere la comunicazione delle Province che non potevano accogliere monnezza, hai voglia a spiegare che non volevi forzare e volevi dare un segnale alle altre Regioni che stanno dicendo sì (per il momento solo Liguria ed Emilia Romagna). Il messaggio che passa è che questo braccio di ferro l’ha vinto de Magistris.

Benevento e Caserta hanno già impugnato l’ordinanza. E io non so come andrà a finire oggi che è sabato e sogno il mare che non vedrò.

No, non possiamo sempre pretendere che gli altri si prendano i rifiuti di Napoli sostenendo che qui discariche e inceneritori non si devono fare perché pericolosi per la salute e poi andiamo dove queste cose già ci sono. Però, ancora una volta, Napoli ha necessità di chiedere aiuto agli altri perché da sola non ce la fa.

De Magistris aveva cominciato a parlare di San Tammaro due giorni fa, dopo l’audizione con la Commissione ecomafie. Parlava di una rassicurazione per un’ordinanza che, però, non c’era. Era rimasto sul vago o almeno ci aveva provato. Un “dispositivo rafforzato” e non una “ordinanza” si era affrettata a spiegare la Regione, inviato a Caserta, Avellino e Benevento, per svuotare gli stir di Napoli. Non voleva in alcun modo, Caldoro, forzare la mano e imporre alle Province i rifiuti napoletani. Ma quel dispositivo è stato rimandato al mittente e intanto per le strade le giacenze sono aumentate. No, Napoli non aveva più tempo.

Ieri sera, in un bar a piazza Trieste e Trento, ho trovato una cosa che in città ho visto in molti posti: uno stralcio dell’ordinanza del sindaco contro i monouso per la riduzione dei rifiuti. Non è la prima volta che un primo cittadino a Napoli fa una cosa simile, è la prima volta, però, che vedo in giro questi fogli attaccati all’ingresso di bar, locali e negozi. Forse a me de Magistris (leviamo pure il forse) non piace perché penso che parli troppo, ma il cittadino lo ascolta e si comporta di conseguenza.

Ieri è stata una settimana esatta che, come già per il passato, non ho fatto altro che occuparmi di rifiuti. Telefonate, riunioni a porte chiuse, corse (le solite) per incontrare il sindaco, le audizioni in Prefettura e di mezzo l’onomastico di mio padre e la decisione che il regalo dovevo comprarlo io.

La Provincia di Napoli, intanto, ha pure presentato il piano per le discariche. Ci hanno detto cinque, ma sono in realtà tre. Perché così, mi è stato detto – e qui è il caso di dirlo – da fonti qualificate, la stampa spara nel mucchio e pensa a cinque siti. Quei tre posti io li ho trovati. Due sono più vicini a me di quanto si possa immaginare. Ho fatto due conti, controllato i terreni a disposizione e in effetti lo “spazio” c’è, anche se piccolo, anche se servirà solo per i Comuni limitrofi. Nel terzo hanno anche avviato i lavori, anche se il sindaco ha detto che non è vero. Devono aver promesso loro grandi cose se negano anche l’evidenza.

Mi sono stancata, incazzata, ho trovato notizie, altre mi sono state sussurrate all’orecchio, sono arrivate via mail e sms, via telefono. Ho confortato colleghi che ne hanno preso solo cazziate, sono uscita sotto la pioggia e sempre con il motorino perché ero in ritardo. Poi la parte più semplice e bella: scrivere. Tenendo la penna ferma e le dita calme sulla tastiera del Mac e mantenendo la concentrazione nonostante le mosche che a causa della monnezza invadono casa. Qualcosa mi è piaciuta, qualche altra no. La certezza è che davanti c’è ancora tanta strada da fare, tante cose da imparare e meccanismi da comprendere.

L.

Trova la notizia

Due giorni fa il Governo ha approvato un decreto rifiuti che non soddisfa nessuno. Non de Magistris che lo ha definito “pilatesco” (è tra le parole che preferisce quando si parla del Governo), non Caldoro per il quale è “non è sufficiente”, non il presidente della Repubblica Napolitano il quale ha affermato che il decreto “non è risolutivo”. In definitiva la Regione dovrà trattare comunque singolarmente con le altre Regioni “limitrofe” per portare lì i nostri rifiuti.

Ieri era il day after e io dovevo occuparmene. La telefonata mi è arrivata mentre ero ancora in treno ché tornavo da Roma. Mi sono messa a lavorare e qualcosa l’ho tirato fuori. Soprattutto che la Regione aveva già avviato i contatti con Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia e Calabria. Mo, alcune di queste proprio limitrofe non sono. Non ho capito perché né la mia fonte me l’ha saputo spiegare…

Il caposervizio – quello che mi martella – era tutto contento e ne ha fatto una “B”, notizia con le stellette nel titolo.

” ++ RIFIUTI:CAMPANIA;AVVIATI PRIMI CONTATTI CON 6 REGIONI ++            NAPOLI, 1 LUG – Sono stati avviati i primi contatti con le altre Regioni per portare i rifiuti fuori dalla Campania. Il giorno dopo l’approvazione del decreto rifiuti da parte del Consiglio dei ministri, che prevede accordi diretti tra Campania e singole Regioni per il trasferimento in altri territori, l’Assessorato all’Ambiente della Regione ha sentito Comuni, Province e chi gestisce gli impianti e avviato i primi contatti con le altre Regioni. Tra le prime Puglia, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Toscana e Friuli Venezia Giulia mentre si continua a lavorare così da allargare il fronte delle Regioni disposte ad accogliere i rifiuti campani.”

E’ successo il finimondo perché le altre agenzie non hanno creduto che fosse una mia notizia, ma un comunicato che a loro non è stato girato. Così ignari si sono presi cazziate per un presunto diverso trattamento tra testate che non c’è stato. Almeno stavolta. Perché sono stata io. Non ci crederanno mai, ma la verità è questa.

A loro, le altre agenzie (una in particolare, ma non facciamo nomi né sigle) vorrei dire che i giornalisti non passano solo comunicati. Che certe redazioni (quelle normali) lasciano carta bianca ai collaboratori per portare le notizie e dopo dicono loro: “Bravo” se hanno trovato qualcosa o lo cazzeano se tornano a casa a mani vuote. Che è inutile lamentarsi dopo di non essere stati avvisati perché le fonti non le tiene sotto controllo nessuno, sono tante e non sempre istituzionali. Che io sono contenta quando mi chiamano per dirmi che ho causato malumori in persone che si fingono amiche, ma tanto amiche non lo sono.

Fare il giornalista è un po’ fare il segugio, l’investigatore, la spia. Io mi diverto a farlo, anzi si può dire che è la parte più bella di questo mestiere.

L.

Roma Roma Roma

Sono sul treno che mi porta a Roma. Dalla socia. Avevo avvisato in redazione che domani non ci sarei stata e nonostante questo il telefono è squillato. “Allora domani pensi ancora al sindaco” (Noncelapossomaifare) “Ma io domani non ci sono… Avevo avvisato”. E va be’ domani se ne occuperà un altro e io non ci devo pensare anche se si tratta del bilancio di previsione.
Questo breve viaggio a Roma è la
prima cosa che faccio per me soltanto da troppo tempo a questa parte.
Guardo fuori dal finestrino e penso a quando prendere il treno era un fatto normale, prima dell’agenzia, prima che il lavoro fagocitasse ogni mio respiro. Giusto o sbagliato, purtroppo è così.
Stasera, però, io e la socia ce ne andiamo in giro per Roma. Il resto verrà domani. Anzi dopodomani

L.

Con la monnezza si fanno male tutti

La notizia è arrivata ieri sera: Caldoro è indagato per epidemia colposa. Prima di lui Bassolino, la Iervolino e Pansa e, come precedente storico, nel 1973 per il colera che colpì Napoli, Morante, medico provinciale, Ortolani, ufficiale sanitario del Comune, e Rivieccio, presidente del Porto (e altri ancora). Questi ultimi tre furono completamente assolti perché il fatto non sussisteva. Iervolino, Bassolino e Pansa sono ancora in attesa. E mo tocca a Caldoro. Perché con la monnezza si fanno male tutti.

Per lui l’accusa è di non aver rispettato quanto scritto nell’articolo 7 bis della legge 1 del 2011 (il famoso decreto rifiuti poi trasformato in legge, quello per il quale sono saltate cene, è arrivato Silvio B. il giorno del compleanno della socia e io ho trascorso intere giornate e parte della notte sotto la Prefettura). Di non aver fatto qualcosa cioè. Quest’articolo dice che “nella permanenza di condizioni di  criticità derivanti dalla  non  autosufficienza  del  sistema  di  gestione  dei rifiuti prodotti nella regione Campania e fino  alla  completa realizzazione dell’impiantistica necessaria per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti (…) il  Presidente della Regione Campania provvede, senza nuovi o maggiori oneri per  la finanza pubblica e nell’ambito delle  risorse  umane,  finanziarie  e strumentali previste a legislazione vigente incluse  quelle  indicate all’articolo 3, con una o più ordinanze, (…) all’apprestamento  delle  misure  occorrenti  a  garantire   la gestione ottimale dei rifiuti e dei relativi conferimenti per  ambiti territoriali sovraprovinciali”.

La sua copla è non aver firmato queste ordinanze. L’unica è stata quella dell’ottobre scorso, prima degli appostamenti in Prefettura, e aveva scatenato polemiche e proteste per cinque giorni durante i quali Napoli avrebbe portato la sua monnezza a Savignano Irpino (Avellino), San Tammaro (Caserta) e Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento). Ieri lui ha mandato un comunicato (non alle agenzie perché quelle poi danno ufficialità alla cosa. E sticazzi no?) per spiegare che non se l’aspettava un suo coinvolgimento perché ha fatto tutto il possibile e anche di più. Insomma diceva lui, casomai qualcuno non l’avesse ancora saputo, che aveva ricevuto un avviso di garanzia. Però alle agenzie, appunto, non voleva dirlo. Solo che “una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun ‘comunicato’ gira veloce di bocca in bocca come una freccia dall’arco scocca”. Così l’hanno saputo tutti.

Oggi, alle 16 di un caldissimo pomeriggio di una domenica di fine giugno, ha convocato la stampa per dire che non ci sta a prendersi le colpe degli altri. Ha annunciato che la Regione lascia tutti i tavoli istituzionali, così da poter lavorare in libertà. Che la colpa è dei sindaci e poi com’è che “Nola e Portici tengono le strade pulite e Napoli no?”. La colpa è del Comune che non ha pensato alla differenziata, della Provincia che non ha individuato a suo tempo i siti di trasferenza, della Regione che è stata un po’ morbida. Comunque Caldoro ha precisato che i flussi extraprovinciali ci sono stati lo stesso, anche senza ordinanze perché le altre Province bene o male hanno accolto la nostra monnezza: 100 mila tonnellate, ha detto lui.

Avrei pagato per andare a seguire la conferenza. Sono stata informata passo passo da altri colleghi che erano lì. Era incazzato, mi hanno raccontato. Era troppo grande la curiosità di sentire dal vivo cosa avrebbe detto, di saperlo prima e di correre a scrivere, a dettare, a mandare sms, a dirlo agli altri. Toccherà anche a me. Adesso è tempo di aspettare.

L.

Napoli soffoca

 

Credo che sia così, come ha scritto il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco, sul suo blog, rivolgendosi a Berlusconi e de Magistris. “Fate come vi pare, ma fate“.

Intanto de Magistris ha convocato per il pomeriggio una conferenza stampa. Andiamo a sentire cosa dice.

L.

I titoli di domani

Le precisazioni non servono a un cazzo. Non crediate che cambiando le parole perché pentiti di quello che avete detto si possano cambiare le carte in tavola. Perché se a domanda: “Entro quando Napoli sarà pulita?”, si risponde: “Entro il 15 luglio”, il titolo è uno soltanto: la città sarà pulita entro quel termine.

Quella che oggi doveva essere una giornata tranquilla, si è trasformata, come mille altre volte, in una guerra (ma è la mia guerra e io ci sto). Pronta per uscire con mia madre, ho cambiato destinazione e anziché andare per negozi, sono andata in Regione per l’ennesima riunione sui rifiuti che, secondo me, non ha prodotto nulla.

Sono arrivata e due colleghi erano già lì, al bar. “Perché siete qui?”, domando. “Non ci fanno salire”. Io ho fatto la faccia tosta, ho chiesto perché e alla risposta: “Quelli del Comune non vogliono”, mi sono limitata a dire: “Comandano loro a Santa Lucia?”. Non mi andava nemmeno di salire, al bar si stava bene. Ma oramai era fatta e dovevamo entrare. Era più che altro una questione di principio.

Alla fine della riunione, Sodano non ha detto molto, l’unica notizia è che da stanotte tornano a lavorare anche quelli di Lavajet che nei giorni scorsi non l’avevano fatto. Perché su come intendono rendere Napoli autosufficiente in caso di crisi, si è limitato a dire che la questione è delicata e che stanno lavorando con calma e cautela perché servono “anche autorizzazioni”.

Poi è stato il turno di Romano, l’assessore. Lui ha detto che l’accordo raggiunto stasera, “è un sistema che ci consentirebbe di arrivare al 15 luglio con la
città e la provincia pulite, in tre settimane”. Io gliel’ho chiesto due volte e lui due volte ha risposto che entro quella data Napoli e la provincia sarebbero state ripulite. Poi, però, si deve essere reso conto di aver detto una cazzata, fatto una promessa che va mantenuta. Ma quando a Napoli si parla di monnezza, diventa difficile mantenerla e ha voluto fare una precisazione. Ma quale precisazione? Tu vuoi proprio cambiare il senso delle frasi e delle tue affermazioni! Perché prima di parlare non inserite la spina del cervello?  Io un altro lancio l’ho fatto, ma dopo una bella chiacchierata a telefono con la mia redazione, che ha creduto a me. E ho continuato chiamando qualche collega e rispondendo a una telefonata per ribadire che non sono io a non aver capito, ma lui a essersi pentito di quello che ha detto.

Fatto sta che, secondo me, non si è risolto molto. Finora il sistema di portare la monnezza nelle altre province aveva funzionato un po’ sì e un po’ no. Più che altro la città era pulita perché i rifiuti andavano fuori regione e ora i flussi sono bloccati per una sentenza del Tar. Romano dice che, però, in altre regioni continuano i conferimenti e che soprattutto ci sono interessi di “operatori internazionali, soprattutto dall’Europa dell’Est e del Nord”. Perché quello che per noi è un problema, per loro rappresenta un guadagno.

L