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Puzza di monnezza

“La senti questa puzza? E’ la discarica di Chiaiano”. Stasera sono tornata a casa in motorino, dal Vomero, dopo il corso d’inglese, insieme a uno che segue con me. Abbiamo fatto un giro un po’ lungo per evitare zone non proprio belle di sera. Siamo arrivati alla rotonda Titanic, tra Chiaiano e Marano, e la puzza ci ha investiti. L’aria lì è quasi pestilenziale. Dalla rotonda degli scontri del 2008, la puzza ti insegue fin più giù. Poi giri l’angolo e speri di essere lontano, invece ancora puzza. Ora Chiaiano si avvia alla saturazione, alternative ancora non sono state individuate, noi non sappiamo dove andare a sversare e se in città le cose non vanno poi così male perché qualcosa riescono a fare, in provincia si soffoca.

Ho provato a immaginare cosa significhi vivere lì, doversi abituare alla puzza che ti entra in casa, nelle stanze, nel naso e non se ne va. Mi sono chiesta come sia possibile arrivare a tanto, scrollare le spalle puntando l’indice contro qualcun altro, sempre in cerca di un responsabile a cui addossare una colpa che è di tutti.

Hanno un’altra luce, un’altra importanza le corse e gli sbattimenti, i pensieri, i propositi e le intenzioni, il sindaco che annuncia per l’ennesima volta la differenziata a Scampia, gli operatori ittici (perché chiamarli pescivendoli ormai non è politically correct) che non vogliono trasferirsi a Volla, il corso di inglese a metà perché cercavo di parlare con Sommese e De Mita jr (entrambi Udc in Giunta alla Regione) dopo il diktat di Berlusconi di cacciare dagli esecutivi tutti gli esponenti del partito di Casini.

Di questa giornata, cominciata con una corsa per le scale perché stava suonando l’antifurto del motorino, fatta di proteste e un po’ di paura perché stasera il Comitato 10 febbraio aveva organizzato un corteo in memoria delle vittime delle Foibe e c’erano quelli di Casa Pound e dietro l’angolo, a piazza Matteotti, quelli dei centri sociali, pronti a darsi mazzate, io ricorderò la puzza di monnezza. E vorrei che fosse possibile farla annusare a chi dice che la gente comune (non i vari Comitati che pure ci marciano) non ha motivo di lamentarsi perché i rifiuti nelle cave a norma non puzzano.

L.

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Basta un giorno così

Ieri. ore 8.15. Esco in motorino sfidando il cielo grigio perché prima di andare al convegno a Castel dell’Ovo devo consegnare un pacco in redazione. Ma arrivo presto e consegno tutto al portinaio. Mentre vado via, passo sotto casa del sindaco, vedo la sua scorta e dico: “Vedete di non fare tardi, ci vediamo là”.

A Castel dell’Ovo tira un vento gelido e il cielo grigio non rende giustizia al posto. E il sindaco parla: “A Terzigno, c’è un misto di mamme e camorra nelle proteste contro la discarica”, “La Web tv? Prendetevela con … E se gli fate una tirata d’orecchie anche a nome mio, mi fate un piacere” e poi “Il rischio igienico per i rifiuti in strada c’è eccome”. Però, tutto sommato, torno a casa presto e immagino il resto del pomeriggio tra smalto, letture e organizzazione della serata.

 

ore 16.40. Squilla il telefono di casa.

-Dove sei?

-A casa

-Curre in Prefettura, ci sono i sindaci del vesuviano che vogliono un incontro. Sono già lì”.

E di nuovo in motorino verso il centro, con i dolci, i libri per il British sperando di fare in tempo, con i soliti jeans invece del vestitino carino che avrei voluto indossare per la serata. Faccio appena in tempo a parcheggiare il motorino e il cellulare squilla.

-Vai a Piazza dei Martiri e intercetta il sindaco

– E la Prefettura?

– Lascia stare, vai dal sindaco. E intanto cerca di contattare anche R.

Perché ci si è messo Montezemolo a complicare la mia giornata. Ha detto: “Napoli non è mai stata più umiliata di così”, “la politica qui più che altrove ha fallito” e “alle prossime elezioni comunali appoggeremo le forze del cambiamento” (quali?)

Di nuovo in motorino (forse a piedi avrei fatto prima, ma non mi andava di lasciarlo davanti alla Prefettura), arrivo a piazza dei Martiri, l’antifurto impazzisce poi si calma. Trovo un collega, fermiamo il sindaco. Lei a Montezemolo dice: “Vieni a Napoli e vediamo che sai fare, le chiacchiere vanno al vento”. E già che ci siamo, le chiedo del decreto di Caldoro per sversare i rifiuti in altre tre province. “Non vale per Napoli, per noi non cambia nulla – dice – Stamattina mi ha telefonato per dirmi del provvedimento e l’ho anche ringraziato, ma noi dobbiamo ancora andare a Terzigno, se ci fanno entrare”.

Vado via. Scrivo e intanto comincio a imprecare perché R. non è raggiungibile. Non perché il suo cellulare non prenda, ma perché è impegnato e, secondo me, il telefonino, lui non ha ancora ben capito come si usa e a cosa serve.

Ore 19.30 (il British è andato). Stavolta chiamo io in redazione.

– Arrivati i lanci sul sindaco?

– Sì, ora vai in Prefettura.

-Ma non c’è nessuno

-Vai

Ancora la Prefettura e anche stavolta appena parcheggio, mi chiamano.

-Lascia stare, pensa a R. Ho risolto in altro modo.

Sono stanca, ho fame e freddo perché le temperature si sono abbassate e sono vestita un po’ leggera, forse anche un tantino incazzata. La serata, però, non può ancora cominciare perché sono sempre sulle tracce di R. il quale, a fine serata, dopo mille tentativi a vuoto per parlargli, la linea che cade (è lui a non avere segnale) e R che dice: “Non so di cosa stia parlando” (e meno male che eri stato avvisato), mi farà inviare un sms “Abbiamo avuto problemi di comunicazione. Grazie per l’interesse, sarà per la prossima”. GIS

Ho una faccia distrutta quando salgo a casa di E. e F., avrei bisogno di una magia e la mia amica make up artist lo fa: mi trucca e mi sistema il viso stanco e gli occhi rossi. Viola, brillantini, forse anche un po’ di blu (ma non ne sono sicura), matita, fondotinta, terra per le guance. Mi lascio coccolare e le cose vanno già meglio. Continuano a farlo tra una canzone, una pizza, le birre e i muffin che non sono cresciuti come al solito a causa del clima, ma sono buoni lo stesso.

L.

Rotolando verso Sud con Federico II

No, vi prego no! Mi avete già ‘ntussecato la canzone dei Negrita ‘Rotolando verso Sud‘, quando a luglio scorso fu usata come canzone per la convention di Fli, per piacere lasciate stare Federico II.

Perché a Napoli, quelli di Fli vogliono che Fini, il quale sarà in città venerdì sera proprio per rovinare qualsiasi piano di vita sociale, “ricalchi le orme del più grande meridionalista della storia” e che “ascolti e raccolga il grido che dalla Campania arriva al presidente della Camera affinché lui possa ridare speranza a Napoli e alla regione”.

Dico io: ti svegli una mattina e sei stranamente serena e tranquilla, ascolti ‘Come sei veramente‘ di Allevi  che ti mette addosso ancora più serenità, esci di casa di buon umore  e poi devi sentire che vogliono legare il nome di Federico II (che poi è il nome della mia università) a Fini  – con tutto il rispetto per Gianfranco, si intende. Perché?

Ma fuori c’è ancora il sole, nonostante il clima autunnale e bagnato di ieri e tu sai come riprenderti: un giro a via Roma, qualche piccolo acquisto e poi di corsa a casa, a scrivere e in fretta perché devi mangiare, darti una sistemata e correre di nuovo in città (anche questa è vita da targato gc o cs) visto che alle 18.00 c’è una conferenza a Santa Lucia, in Regione, con Turturro per il suo film ‘Passione’ sulla canzone napoletana e tu devi stare lì. E tutto questo, magari in tempo per andare anche al British ché oggi è martedì e c’è il corso.

Ah, quasi dimenticavo. Stamattina mi sono imbattuta in una manifestazione di protesta di sindaci dell’Alta Irpinia, contro la chiusura dell’ospedale di Bisaccia previsto dal piano approvato lo scorso luglio dalla Regione. Marciavano con le fasce tricolore e i gonfaloni dei Comuni verso Santa Lucia.

p.s.: Ho appena concluso una conversazione telefonica allucinante con un collega ‘anziano’ che ho incontrato più volte, ma non si ricorda di me e che, dopo avermi chiesto della conferenza di stamattina, ha tenuto a precisare  “devono aver fiducia in te quelli della redazione se ti mettono a seguire la politica”. In verità io sono un jolly-trottola. Ma questa è un’altra storia.

L.