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de Magistris sindaco

Ieri a quest’ora la festa in piazza Municipio, davanti a Palazzo San Giacomo, era appena finita. Quella ufficiale, però, con il nuovo sindaco, i suoi amici e noi della stampa. La gente è rimasta fino a notte.

Nel pomeriggio, sezione dopo sezione, de Magistris diventava sindaco. Ha vinto in 28 quartieri su 29. Lo so perché la mia redazione mi ha chiesto un pezzo sul voto quartiere per quartiere. Solo a San Pietro a Patierno ha vinto Lettieri e comunque lo scarto tra i due era basso. Altrove ha superato picchi del 70%.

Dal Comune, dove mi avevano mandata per parlare casomai con la Iervolino, mi hanno spostata al comitato sul lungomare. Lì c’era già un’altra collega e noi insieme formiamo una buona squadra: facciamo combaciare parole, azioni e modo di lavorare. Risultato? Gli altri sono rimasti un po’ indietro con tanti sguardi sottecchi di colleghi-amici.

La prima uscita il neo sindaco l’ha fatta alle 17. Ha detto le stesse cose di sempre, quelle della campagna elettorale. “Napoli è stata liberata”, “Fuori il puzzo di compromesso morale, dentro aria nuova di legalità”. Non mi interessa mettermi a fare un’analisi di cosa è accaduto. So che la gente l’ha votato, che in pochi ci credevano all’inizio, ma che davvero c’è stata un’onda che è cresciuta. Poi lui ora vuole fare la rivoluzione, ma “pacifica” eh. Ed è per questo che il suo staff lo chiama “Che Magistris”.

Ero contenta, anche se realizzavo un po’ alla volta che stava per finire davvero la campagna elettorale, il caos dei pezzi da mandare e la vita che uno deve ricordarsi di avere perché no, tempo non ne hai per vivere e nonostante questo sei allegro.

Lui, Giggino ‘a manetta, ha dato appuntamento a tutti in piazza Municipio. Come Bassolino prima di lui. E dal lungomare è arrivato a piedi, lui davanti e la gente dietro. Lui esultante e la gente adulante. Lui capopopolo e la gente contenta. Appena salito sul palco, mentre la folla era in visibilio, si è versato una bottiglia d’acqua addosso, arrotolato le maniche della camicia e preso una bandiera arancione che si è avvolto in torno alla testa tipo pirata. E’ così che piace alla gente, alle ragazze che urlavano, alle mamme che gli cantavano: “Sei bellissimo”. Gente, quella è il sindaco, non l’ultimo idolo della musica o del cinema.

A me è questo che sorprende. Mentre andavo via dalla piazza, sentivo gente dire: “Ora che cominceremo la raccolta differenziata”… In realtà quella avremmo dovuto farla già da un po’, ma questo non conta. Così come non conta che, nonostante i bandi di gara partiti da tempo e il secondo termovalorizzatore previsto per legge, lui dica: “No, non lo costruiremo” e “Faremo cambiare idea a Caldoro”.

Caro sindaco, hai detto che la festa era ieri soltanto e che da oggi si smetteva di giocare per mettersi a lavoro. E allora buon lavoro, sperando che tu sappia a cosa vai incontro. Io ti do la mia fiducia, tu non deludere le aspettative che hai creato.

L.

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L’ombelico del mondo

Napoli oggi è stata l’Italia, il suo ombelico. Sono venuti Napolitano, per i funerali di Geremicca, Maroni, per la campagna elettorale di Lettieri, poi c’era il corteo della Cgil e la Camusso ha scelto di venire qui, Romani, il ministro, al Gambrinus (a fare che non so, credo pure lui per Lettieri) e la sera pure Cicchitto.

Io mi sono massacrata. Ho cominciato con il corteo della Cgil. Sarei dovuta essere l’appoggio al collaboratore che di solito segue il sindacato per la Campania e occuparmi del corteo, mentre lui avrebbe coperto la Camusso. Invece lui mi fa: “Occupati di tutto tu, io sono impegnato, devo fare lo speaker”. Abbiamo sentito la Camusso all’inizio, prima che partisse il corteo. E già i titoletti c’erano, per quanto cose già sentite o comunque non completamente nuove. Credevo che il peggio fosse passato e invece lei, a piazza Dante, ha detto di tutto. Ha elencato le “bugie” del Governo: Libia, decreto sviluppo, piano sud, scuola, pecari e lavoro, fisco. Poi è passata al locale e ne ha avute anche per Caldoro.

Non ero in tilt perché non ero sola. Avevo due compagni di sventura, le altre agenzie. Solo che l’Apcom aveva l’inviato che dettava mentre la Camusso parlava e io ho faticato per recuperare. Alla fine, però, tutti felici e contenti perché comunque l’evento era stato coperto bene.

La cosa più divertente della mattinata è stata salire sulla statua in mezzo a piazza Bovio. Lì c’è il comitato di Lettieri, quello dove sabato scorso esplose un tric-trac (ops, bombacarta). E davanti c’erano i poliziotti in tenuta antisommossa. In effetti il rischio c’era visto che c’erano i centri sociali, ma sono stati tutti bravi e non è successo niente. Noi siamo rimasti lì, sopra il monumento e nessuno ci diceva niente perché era tutto permesso e io ero un po’ contenta.

Dopo il comizio della Camusso, siamo finiti a scrivere in un posto di cui non ricordo bene il nome, ma ha a che fare con qualcosa tipo “perdere tempo” o simili. Archiviata la mattinata, sono tornata a casa. Mi restava solo il pezzo conclusivo. L’ho scritto e poi di nuovo di corsa, a lavoro, perché c’è Cicchitto. Stanca morta, insieme a uno dei colleghi del mattino, sono andata a Poggioreale. Quando arriviamo non c’è nessuno e il perché è presto detto: l’incontro era stato spostato alle 19. Cazzo, ma volete avvisare? Poi finalmente Cicchitto è arrivato, l’abbiamo intervistato e amen, voglio andare a casa. E invece no! Un cretino con il megafono si è piazzato in strada e ha cominciato a chiamarlo. Voleva parlare con lui di cosa non s’è capito, ma soprattutto a che pro? Dalla redazione, ovviamente, mi hanno detto di restare fino a che non fosse andato via Cicchitto. Cosa che è avvenuta alle 21! Cos’ ‘e pazzi!

Poi via, a casa, tra telefonate, sms e la “stanchitudine” che non ti lascia più.

L.

Un venerdì di violenza

La violenza va condannata. Sempre. In ogni sua forma, contro chiunque venga perpetrata. La città oggi è stata un immenso campo di battaglia. Mentre io alla Nato ascoltavo di attacchi italiani “andati a buon fine”, di tentativi di minare il porto di Misurata, alla Facoltà di Lettere della Federico II se le davano di santa ragione: Casapound contro i collettivi di estrema sinistra, i collettivi di estrema sinistra contro Casapound. Tre accoltellati.

Poi nel primo pomeriggio è stato il turno di Lettieri che mentre era ai Decumani, in piazza San Gaetano, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi di sinistra. Estrema. Per fortuna nessuna conseguenza grave. Ed è in quel momento che è cominciato il mio saltare da una parte all’altra della città.

Ero a Fuorigrotta e mi è squillato il telefono. “Picceré, addò staj? Curre in zona Duomo, hanno vattuto a Lettieri. Vedi dove sta e stai insieme a lui”. E io ovviamente corro, trascinandomi dietro un collega-amico che ancora addentava la sua fetta di pizza (un mattone: pasta sfoglia, mortadella, provola).

Di Lettieri non v’era traccia al centro storico e così, dopo un giro e un parcheggio pagato inutilmente, sono andata all’Excelsior. Lì è venuto, con Cosentino e Martusciello Effe. Ha raccontato del suo spavento per le ragazze che girano sulle biciclette elettriche, aggredite anche loro. Della gente che le ha difese, del riparare in chiesa per evitare il peggio.

Noi lì, sul lungomare, con uno splendido tramonto poco distante e nel frattempo a piazza Dante sono tornati a darsele di santa ragione. Un corteo di antagonisti non autorizzato si è mosso dalla piazza, la polizia ha prima cercato di fermare il corteo, poi ha caricato, cercando di disperdere i manifestanti. Lo scontro è stato violento. La gente in strada fuggiva mentre scoppiavano i lacrimogeni, vetrine distrutte e commercianti che hanno abbassato in fretta e furia le saracinesche per proteggere i loro negozi.

“La città – ha detto Lettieri – ha già tanti problemi e non c’è bisogno di violenza”.

L.

Un sabato di ordinaria amministrazione

Io c’ho provato a dire di no quando mi hanno richiamata per andare di nuovo a lavoro e non avevo ancora chiuso la pratica della mattina. Ho detto che, essendo le 14.50 e avendo da scrivere ancora qualche lancio, non ce l’avrei fatta a trovarmi a piazza del Gesù alle 15.30 perché il Popolo Viola faceva la protesta del rumore con coperchi e pentole. Mi hanno risposto che potevo arrivare anche più tardi, l’importante era andarci e poi, “già che ci sei, alle 17 da piazza Municipio parte la fiaccolata per il testamento biologico”.

Ho archiviato la mattinata al Pdl in fretta e furia. Cosentino che dice all’Udc di allearsi con loro per le elezioni di maggio al Comune, l’emendamento blocca-ruspe di Sarro, approvato ieri dalle Commissioni affari costituzionali e bilancio in Senato che ‘è cosa buona e giusta’, i rifiuti che “altrove sono ricchezza e qui ce li teniamo per le strade”. Come sempre, un fiume in piena, anche se, ovviamente, con i suoi amici miei colleghi sarà stato più loquace ancora quando, come al solito, si è chiuso nella sua stanza lasciando me e altri fuori.

E così, ancora una volta, sono saltati tutti  i piani per il mio pomeriggio. Sarei voluta andare dall’estetista, pensare un po’ a me, sistemare magari anche la mia stanza perché se io, abituata al mio disordine, non ci capisco più niente, si può ben immaginare cosa ci sia in giro.

Quando tutto è finito, ero stanca e affamata. Mentre passeggiavo, ho incontrato un collega-fotografo. Lui adesso non sta lavorando perché ha dei problemi a un braccio. Mi ha raccontato che non ha trovato nessuno che accettasse di andare a Pantelleria e Lampedusa per gli sbarchi di questi giorni. Quattro chiacchiere poi lui dice: “Uno che in questo mestiere conta mi ha chiesto ironicamente: ‘Tu credi ancora che conti la qualità?'”. Una domanda retorica perché se oggi dici ‘No’, un altro lo trovano senza difficoltà per sostituirti. Io non gli avevo raccontato del mio pomeriggio, era solo un suo sfogo per una situazione purtroppo vera. Non lo sa, ma un po’ mi ha confortata, anche se la stanchezza, alla fine, ha preso il sopravvento e sono tornata a casa piuttosto che uscire.

L.

p.s.: Cozzolino ha scritto una lettera agli elettori delle primarie, a Bersani, a Vendola e a tutte le forze della sinistra: mette a disposizione il suo risultato. Gli altri lo apprezzano e adesso noi aspettiamo di capire chi sarà il candidato di centrosinistra a sindaco di Napoli. Nel frattempo, però, non è che il centrodestra si sia mosso.

Puzza di monnezza

“La senti questa puzza? E’ la discarica di Chiaiano”. Stasera sono tornata a casa in motorino, dal Vomero, dopo il corso d’inglese, insieme a uno che segue con me. Abbiamo fatto un giro un po’ lungo per evitare zone non proprio belle di sera. Siamo arrivati alla rotonda Titanic, tra Chiaiano e Marano, e la puzza ci ha investiti. L’aria lì è quasi pestilenziale. Dalla rotonda degli scontri del 2008, la puzza ti insegue fin più giù. Poi giri l’angolo e speri di essere lontano, invece ancora puzza. Ora Chiaiano si avvia alla saturazione, alternative ancora non sono state individuate, noi non sappiamo dove andare a sversare e se in città le cose non vanno poi così male perché qualcosa riescono a fare, in provincia si soffoca.

Ho provato a immaginare cosa significhi vivere lì, doversi abituare alla puzza che ti entra in casa, nelle stanze, nel naso e non se ne va. Mi sono chiesta come sia possibile arrivare a tanto, scrollare le spalle puntando l’indice contro qualcun altro, sempre in cerca di un responsabile a cui addossare una colpa che è di tutti.

Hanno un’altra luce, un’altra importanza le corse e gli sbattimenti, i pensieri, i propositi e le intenzioni, il sindaco che annuncia per l’ennesima volta la differenziata a Scampia, gli operatori ittici (perché chiamarli pescivendoli ormai non è politically correct) che non vogliono trasferirsi a Volla, il corso di inglese a metà perché cercavo di parlare con Sommese e De Mita jr (entrambi Udc in Giunta alla Regione) dopo il diktat di Berlusconi di cacciare dagli esecutivi tutti gli esponenti del partito di Casini.

Di questa giornata, cominciata con una corsa per le scale perché stava suonando l’antifurto del motorino, fatta di proteste e un po’ di paura perché stasera il Comitato 10 febbraio aveva organizzato un corteo in memoria delle vittime delle Foibe e c’erano quelli di Casa Pound e dietro l’angolo, a piazza Matteotti, quelli dei centri sociali, pronti a darsi mazzate, io ricorderò la puzza di monnezza. E vorrei che fosse possibile farla annusare a chi dice che la gente comune (non i vari Comitati che pure ci marciano) non ha motivo di lamentarsi perché i rifiuti nelle cave a norma non puzzano.

L.

Aria di neve

Fa un freddo che non si crede, in questi giorni, a Napoli. C’è aria di neve. Per carità, sempre meglio della pioggia, ma in motorino si gela. Non serve a nulla coprirsi all’inverosimile: se devi percorrere 12 chilometri per arrivare in centro, creperai dal freddo.

Solo dopo un’ora che ero arrivata a via Verdi, per il Consiglio comunale, ho smesso di battere i denti e sono stata in grado di mettermi a seguire i lavori lenti di un’aula stranamente piena (nel senso che sono stati in 34 a rispondere all’appello, ma solo grazie a sette ‘Sì’ dell’opposizione).

E’ arrivata anche la socia, quella, dopotutto è la sua terza casa (la seconda è Palazzo San Giacomo) e tra una risata e una riflessione semiseria il Consiglio è finito, olè! In serata era in programma una festa di laurea di una nostra comune amica con il pancione.

Alle tre più o meno ho creduto di aver finito e invece no! Mi hanno piazzato una cosa alle 19 a piazza del Plebiscito, insieme ai pinguini, ovviamente. Ho fatto appena in tempo a preparare il dolce, fare una doccia e scendere di nuovo. Per fortuna senza traffico perché a Fuorigrotta c’era la partita del Napoli  (ha segnato Cavani al 93esimo, unici italiani a continuare l’Europa League) e così a quell’ora erano già tutti allo stadio o davanti alle tv.

Io sono arrivata, tremando e questo è il lancio che ho scritto sulla manifestazione di ieri sera.

Invivibilità: una sola parola per racchiudere la condizione che Napoli sta vivendo tra rifiuti, insicurezza, disagio sociale e disoccupazione e alla quale dicono ‘Basta’. La società civile è scesa in piazza del Plebiscito con una candela e “tanto silenzio”. Sono i cittadini comuni, circa duecento, che si sono dati appuntamento davanti alla balisica di San Francesco, attraverso la rete, Facebook sì, ma anche una catena di Sant’Antonio via mail, e nessuno sa da chi sia partita la mobilitazione.
“Ho ricevuto una mail – ha raccontato Annamaria, 62 anni – mi è sembrata una cosa giusta, ho avvisato altre persone e siamo qui”. Adulti, ma anche molto ragazzi, tutti stanchi di vivere in una “Napoli che muore, sommersa dai rifiuti, nel silenzio delle istituzioni e nel disinteresse generale”. È duro il commento che Antonio, 32 anni, precario di un call center riserva alla sua città.
Fa freddo in piazza, in tanti si stringono nei cappotti, ma non lasciano il presidio pacifico e silenzioso della piazza. “La società civile siamo noi – ha affermato Vittorio, 47 anni, impiegato – Non è vero che la città non può risorgere, noi siamo la parte buona, che vuole fare qualcosa di concreto per Napoli e per il suo futuro”.
I manifestanti si sono sistemati in cerchio al centro della piazza, sempre in silenzio, perché “uniti crediamo che Napoli possa superare questo triste momento di invivibilità”.

L.

“Sta arrivando Berlusconi”

Succede che in un uggioso pomeriggio domenicale di metà dicembre le socie – che poi siamo sempre noi – sono partite alla conquista di Roma perché domani una delle due deve fare l’orale dell’esame di giornalismo.
Succede che dopo un’oretta a ripetere, le socie abbiano deciso di uscire per conquistarla davvero ‘sta città eterna.
Succede che abbiano deciso di fare il giro delle istituzioni, a partire dal Quirinale e “Giorgio ci proteggerà”. Poi Mintecitorio, Palazzo Madama e alla fine, cammina cammina, succede che le socie si siano trovate a Palazzo Grazioli e abbiano deciso di farsi scattare anche lì una foto. “Ci sono le transenne, dovremmo restare qui, sullo spartitraffico”, ho suggerito. Ma no, si può andare, ci passa gente, perché mai dovremmo restare così lontane? E va be’, io mi sono lasciata convincere, la socia non c’ha pensato due volte et voilà: ci siamo piazzate in strada, più vicine al palazzo. E mentre le socie erano in posa, è arrivata un’auto blu con triplo lampeggiante, che per poco non le investiva. “Oh, sta arrivann’ Berlusconi”, una frase detta un po’ per gioco, ma “restiamo qui almeno cinque minuti e stiamo a vedere”. Succede che Silvio davvero è arrivato a Palazzo Grazioli mentre le socie erano lì.

E in tre, con il nostro accompagnatore, eravamo euforiche. No, non era la prima volta che vedevamo Silvio. Ma a Napoli, in Prefettura, ad Acerra, al San Carlo, in piazza o alla Mostra d’Oltremare, ci vai a lavorare. Stavolta non avevamo nulla da fare, eravamo in giro per Roma, lontane dal lavoro, senza pensieri né ansie che ti perdi Silvio e la notizia. Ecco la follia di una notte di metà dicembre per le strade di Roma.

L.

p.s.: special thanks al nostro accompagnatore in giro per Roma, tra la mia sorpresa di provare nostalgia per la capitale, l’ansia della socia e pure un po’  (un po’ si fa per dire, stava morendo) del suddetto accompagnatore, che ha girato il video dell’arrivo e l’ha postato immdiatamente su Fb. Ragazzi, in bocca al lupo. Domani tocca a voi