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Nonostante tutto

++ LIBIA: NATO, RAID ‘CHIRURGICI’ PER EVITARE SCUDI UMANI ++
(ANSA) – NAPOLI, 6 APR – «Stiamo operando in maniera chirurgica per evitare di colpire i civili usati come scudo». Lo ha detto il contrammiraglio Russ Harding, vicecomandante della Operation Unified Protector della Nato in Libia.  «È difficile agire, per gli aerei, perchè dall’alto la visibilità non è ottimale – ha affermato il contrammiraglio – In questo caso è preferibile evitare di sganciare bombe». La priorità, come ha ribadito, è «proteggere la popolazione», anche se «è difficile farlo» se i civili «sono circondati» da carri armati. (ANSA).

Nonostante Bruxelles, nonostante le scorrettezze, nonostante mi sia sentita lasciata sola e abbia scritto i pezzi dalla piazza di Bagnoli, poco distante dalla base Nato.

L.

Cade la neve sul cadavere di Yara

Purtroppo è così. Purtroppo è stato ritrovato il cadavere di Yara, la ragazzina scomparsa a fine novembre da Brembate Sopra, in provincia di Bergamo. È sparita mentre usciva dalla palestra, dopo un allenamento. Di lei, da quel momento, nessuna traccia. La famiglia ha chiesto il silenzio stampa, rispetto, dignità.

Poi stasera un cadavere, purtroppo suo, è stato ritrovato nell’erba alta, a dieci chilometri dal paese in cui abitava. E dire che, proprio ieri, uno della protezione civile aveva ricordato, in un servizio, di aver promesso ai genitori che avrebbe restituito Yara alla sua mamma e al suo papà.

L.

Puzza di monnezza

“La senti questa puzza? E’ la discarica di Chiaiano”. Stasera sono tornata a casa in motorino, dal Vomero, dopo il corso d’inglese, insieme a uno che segue con me. Abbiamo fatto un giro un po’ lungo per evitare zone non proprio belle di sera. Siamo arrivati alla rotonda Titanic, tra Chiaiano e Marano, e la puzza ci ha investiti. L’aria lì è quasi pestilenziale. Dalla rotonda degli scontri del 2008, la puzza ti insegue fin più giù. Poi giri l’angolo e speri di essere lontano, invece ancora puzza. Ora Chiaiano si avvia alla saturazione, alternative ancora non sono state individuate, noi non sappiamo dove andare a sversare e se in città le cose non vanno poi così male perché qualcosa riescono a fare, in provincia si soffoca.

Ho provato a immaginare cosa significhi vivere lì, doversi abituare alla puzza che ti entra in casa, nelle stanze, nel naso e non se ne va. Mi sono chiesta come sia possibile arrivare a tanto, scrollare le spalle puntando l’indice contro qualcun altro, sempre in cerca di un responsabile a cui addossare una colpa che è di tutti.

Hanno un’altra luce, un’altra importanza le corse e gli sbattimenti, i pensieri, i propositi e le intenzioni, il sindaco che annuncia per l’ennesima volta la differenziata a Scampia, gli operatori ittici (perché chiamarli pescivendoli ormai non è politically correct) che non vogliono trasferirsi a Volla, il corso di inglese a metà perché cercavo di parlare con Sommese e De Mita jr (entrambi Udc in Giunta alla Regione) dopo il diktat di Berlusconi di cacciare dagli esecutivi tutti gli esponenti del partito di Casini.

Di questa giornata, cominciata con una corsa per le scale perché stava suonando l’antifurto del motorino, fatta di proteste e un po’ di paura perché stasera il Comitato 10 febbraio aveva organizzato un corteo in memoria delle vittime delle Foibe e c’erano quelli di Casa Pound e dietro l’angolo, a piazza Matteotti, quelli dei centri sociali, pronti a darsi mazzate, io ricorderò la puzza di monnezza. E vorrei che fosse possibile farla annusare a chi dice che la gente comune (non i vari Comitati che pure ci marciano) non ha motivo di lamentarsi perché i rifiuti nelle cave a norma non puzzano.

L.

L’editoriale che nessuno leggerà: le primarie dello scuorno

Le primarie dello scuorno democratico mettono in luce un fatto: i rituali della politica sono completamente saltati.

Il partito democratico, dilaniato dalle sue correnti, affonda sotto i colpi dei metodi che prima ancora della sua nascita portarono al successo di generazioni di politici, quei voti di scambio, comprati per pochi spiccioli, quei condizionamenti che a Napoli ci sono sempre stati, e questi giorni dimostrano che ci sono ancora.

Di fronte alle denunce di brogli che sporcano un risultato di partecipazione troppo brillante, troppo anche per un osservatore ingenuo, il partito prova a ignorare quel boom di voti. Ma arriva poi il segretario provinciale che dice sì, hanno imbrogliato, ci sono le prove. Lo dice e rompe quella spirale del silenzio che ha sempre fatto parte degli apparati del potere, infrange il comandamento scritto nella storia di tacere su quanto può nuocere. Certo, lo fa perché fa gioco alla sua parte politica. Nel valutare gli atti degli uomini non si può, a mio parere, non analizzare preliminarmente il perché dei loro comportamenti. Tremante sta con Ranieri, l’ha dimostrato apertamente rinunciando al ruolo super-partes che, in quanto segretario, avrebbe dovuto rispettare.

Eppure c’è del coraggio, nelle parole di Tremante, il coraggio di andar contro i diktat del partito e denunciare che così non va, così non è democrazia. Se ci sono brogli vanno denunciati, verificati e corretti, senza guardare in faccia a nessuno. Troppo a lungo la politica si è comportata in altro modo, e ancora vorrebbe farlo. È stato ingenuo, è stato avventato, è stato politicamente poco cauto. Ma ha detto quello che tutti sapevano, seppur esponendosi troppo nel fare nomi e cognomi non ancora verificati, nel raccontare di colf comprate per quattro spiccioli e mostrare foto. Serviva meno veemenza, meno fretta giustizialista. Eppure, se una verità c’è nelle denunce, di cosa lo si accusa? Di aver detto la verità. Che spesso, con la politica, non ha niente a che vedere.

Le primarie della rinascita sono diventate la celebrazione della beffa. Dovevano rilanciare il partito, l’hanno seppellito sotto una valanga di scuorno più insidioso e indelebile del fango. Chiunque vinca, chiunque perda, non hanno più senso. Annullarle, rifarle, salvarle, non restituirebbe loro dignità. Hanno perso, hanno perso tutti.

A.

“Chi sa parli”

Io, cronista e vittima oggi scrivo per papà Chi sa parli, ci aiuti a fare giustizia (Da Il Mattino, 15 gennaio 2011)

di Mary Liguori

“Scrivo questo articolo perché me lo ha chiesto mia madre che in questo momento, forse più di me, crede nel potere dei mezzi di comunicazione. Mia madre spera che un appello possa smuovere le coscienze di testimoni che hanno visto il marito morire da innocente. «Chi sa parli, collabori con i carabinieri, ci aiuti a fare giustizia», dice mia madre. Faccio mio quest’appello e non da giornalista, ma da figlia. La figlia di un uomo che ha cominciato a fare il meccanico ad appena otto anni ed è morto mentre lavorava. Quando i killer sono entrati nell’officina, per scovare l’uomo che cercavano e trucidarlo, mio padre stava cambiando l’olio ad un motorino. È morto lavorando, mio padre. Ed è morto per errore, perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era un uomo onesto, che amava vivere in disparte, stare lontano dai riflettori.

Oggi si ritrova sui giornali, vittima inconsapevole di una violenza inaudita e noi non possiamo che sperare che un giorno si trovino i suoi assassini, che la giustizia possa prevalere sull’omertà. Quante volte, da giornalista, ho raccolto appelli del genere: familiari di gente ammazzata che si aggrappano alla speranza della giustizia, pur sapendo che nulla farà tornare in vita il proprio caro. 

Oggi tocca a me e alla mia famiglia fare i conti con questo sentimento. Posso solo dire che sto vivendo un incubo, il peggiore degli incubi. Per anni i cronisti come me coltivano il sogno della firma in prima pagina, oggi mi è toccato finirci nel modo più orrendo, quello che mai avrei voluto e nemmeno lontanamente immaginato.

Sento intorno a me tanta solidarietà: i colleghi giornalisti, i fotografi, i rappresentanti delle forze dell’ordine. Il Prefetto di Napoli mi ha inviato un telegramma, che mi ha molto colpito. Ripenso a quello che mi diceva sempre mio padre: «Non importa il lavoro che fai né quanto ti pagano, l’importante è che ti piaccia davvero». So di non essere sola, ma so anche di essere molto più debole senza di lui.

Spesso, dinanzi alla prospettiva di andare via da qui, mi sono risposta: che andassero via gli altri, quelli violenti, quelli che hanno reso questa città invivibile! Perché dovrei essere io ad abbandonare il campo? Io faccio la giornalista anche per cercare di cambiare le cose, per migliorarle. Oggi ci credo un po’ meno, mi chiedo se vale ancora la pena lottare. Ma un secondo dopo mi rispondo che sì, vale la pena. Devo farlo per mio padre, per mio marito che il suo papà l’ha perso appena un anno fa, per i miei fratelli. E per mia madre che, tramite me, vi dice: «Chi ha visto, parli»”.


La morte in terra di camorra

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È da ieri sera che ci penso, mi si è gelato il sangue nelle vene. L’incubo del cronista è trovarsi di fronte la morte dei propri cari. L’incubo di chi fa questo mestiere è di non raccontare il dolore, perché il dolore è tuo.

È quello che è accaduto a Mary Liguori, e io non riesco nemmeno a immaginare come si senta. Ho vissuto una brutta esperienza in passato, ma non paragonabile a questa. Le parole, in queste occasioni, si sprecano e io non ho voglia di farlo. Ne sto vedendo tante perché ognuno poi fa quel che si sente, mi fa ridere chi in un articolo sul giornale di oggi l’ha etichettata come “pubblicista”, mi ricorda un po’ le lotte sul titolo dell’omicidio di Siani. Al congresso di Bergamo della Fnsi l’hanno definita freelance, da queste parti la parola non esiste, esiste solo una miseria a pezzo e il fatto che il contratto non l’avrai mai, che ti hanno fregato, insomma. C’è la lettera della redazione del Mattino, chi minaccia ferro e fuoco, c’è il suo capo che la invita a non mollare. E la cosa più sensata finora l’ha detta lei. Un uomo onesto non può morire così.

A.

Ps. Inutile dire che le semicroniste sono vicine alla collega. Fatti forza.

Duplice omicidio a San Giorgio a Cremano.E la cronista scopre che la hanno ammazzato il papà

Accade.

Accade vicino Napoli e no, forse non potrebbe accadere dovunque.

Forse solo qui accade che arrivi sul posto di un omicidio e scopri che hanno ammazzato tuo papà. È accaduto a una collega che conosco solo di vista, ma che c’entra? Fa male e lo senti così vicino che fa paura.

A volte vorrei non sapere che tutto questo è possibile.

Cito il pezzo sul sito del Mattino, perché fa tutto talmente schifo che non ho voglia di scrivere.

NAPOLI (13 gennaio) – Duplice omicidio a San Giorgio a Cremano, nel Napoletano. I killer hanno agito in via San Giorgio Vecchio. Le due vittime sono state uccise a distanza di pochi metri : una all’interno di un’officina, l’altra per strada. Entrambe sono state uccise a colpi di arma da fuoco.
Le vittime. Sono state identificate dai carabinieri le due persone uccise. Si tratta di Luigi Formicola (con un precedente per estorsione risalente al 2000), 56 anni, titolare di un circolo ricreativo in via San Giorgio Vecchia, e Vincenzo Liguori (incensurato e completamente estraneo ai fatti), 57 anni, proprietario di una officina meccanica attigua. Era il padre di Mary Liguori, collaboratrice del Mattino. Secondo gli investigatori Liguori sarebbe stato ucciso dai killer spietati per metterlo a tacere in quanto testimone scomodo della spietata esecuzione di Formicola.

La dinamica. Secondo quanto si è appreso due killer, forse giovanissimi, a bordo di una moto, con i caschi e le pistole, sono entrati in azione davanti ad all’officina meccanica. Il loro obiettivo era Luigi Formicola, massacrato con diversi colpi di pistola. Ma sotto i colpi dei killer è finito anche Liguori. Liguori sarebbe stato ammazzato perché testimone dell’agguato avvenuto pochi istanti prima ai danni di Formicola.

Killer spietati. È questa, a quanto si è appreso, la pista seguita dai carabinieri che hanno ricostruito la dinamica del duplice omicidio. Liguori non sarebbe stato infatti colpito da una pallottola vagante come ipotizzato in un primo momento. L’uomo stava conversando in strada con Formicola quando sono giunti due sicari in sella a una moto di grossa cilindrata e con i volti coperti da caschi.

Ucciso il testimone. I killer hanno crivellato di colpi Formicola, si sono allontanati di qualche metro come per fuggire, ma all’improvviso sono tornati indietro ed hanno ammazzato il meccanico con un solo colpo di pistola. Si ipotizza che i killer abbiano ucciso Liguori temendo di essere stati riconosciti. Sul luogo del delitto si è radunato un folto numero di parenti e amici delle vittime.

Il dramma della cronista. Le avevano telefonato dal giornale quando era giunta la notizia di un duplice omicidio a San Giorgio a Cremano. Mary Liguori, collaboratrice del Mattino per la cronaca nera nell’area vesuviana, doveva occuparsi dell’ennesimo fatto di sangue nella zona vesuviana, ma una volta giunta sul luogo dell’agguato ha scoperto che una delle due vittime era il papà, Vincenzo Liguori, il titolare dell’officina. Quando alla redazione del Mattino hanno appreso che una delle vittime era il padre della collega, hanno richiamato Mary per avvertirla di non occuparsi più del caso. Troppo tardi: Mary, che era in apprensione da un po’ avendo appreso dagli investigatori l’indicazione delle strada dell’agguato – via San Giorgio Vecchia – dove si trova l’officina del papà, ha appreso dalla gente accorsa sul luogo l’atroce notizia.

Il sindaco: orribile. «Quanto è accaduto è orribile, è un fatto che scuote le nostre coscienze». Lo ha detto il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, dopo aver appreso la notizia del duplice omicidio di questa sera. «Ho chiesto la convocazione urgente di un tavolo interforze sulla sicurezza pur consapevole dei grandi sforzi che quotidianamente le forze dell’ordine già compiono sul nostro territorio. Per ulteriori determinazioni – conclude il sindaco Giorgiano – aspettiamo di conoscere i dettagli delle indagini da parte delle forze dell’ordine».

A.

L’anno che sta finendo

Gennaio E’ l’anno delle elezioni regionali. Il centrodestra ha il suo candidato in pectore: Nicola Cosentino, ma arrivano guai giudiziari. Alcuni pentiti lo accusano, la Procura chiede al Parlamento l’autorizzazione a procedere che viene negata. Alla fine, fa un passo indietro e il Pdl candida Stefano Caldoro, segretario del Nuovo Psi.  Il centrosinistra litiga: primarie sì primarie no. Ci sono due nomi in ballo. Riccardo Marone, assessore regionale e bassoliniano doc, e Vincenzo De Luca, sindaco sceriffo di Salerno, che incassa anche l’appoggio di Idv. Un sabato mattina, però, Marone rinuncia e rimane De Luca. Bassolino resterà dietro le quinte per tutto il tempo della campagna elettorale. Qualcuno lo accusa di mettere i bastoni tra le ruote al centrosinistra. Lui fa spallucce.

Per noi comincia un periodo vorticoso, fatto di corse in giro per la città, motorino sempre acceso, botte alle fiancate delle auto e tante cose da scrivere.

Febbraio Prende il via la campagna elettorale. I candidati sono 4 in tutto, ma la partita è tra De Luca e Caldoro.

Io vado a Roma per l’ultima volta. Un week end tra freddo e tenerezze. Comincio a uscire in motorino, vincendo la paura di non saperlo guidare. In fondo è semplice e sei più libera di correre da una parte all’altra della città, di arrivare in centro in poco tempo, senza la schiavitù delle metropolitane che continuano a non funzionare. La socia comincia a lavorare al Comitato elettorale di De Luca. Strano a dirsi, ma nonostante l’esaurimento, siamo un po’ felici.

Marzo De Luca riempie piazza del Plebiscito. Resteranno celebri alcune sue sortite, una fra tutte: “Giggino la polpetta”. Quel ‘Giggino’ è Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli. Le elezioni regionali cambiano colore politico alla Campania. Dopo due mandati di Bassolino alla guida della Giunta, le urne consegnano lo scettro del comando a Caldoro. Il Pdl, dopo le regionali, mette in agenda la conquista del Comune di Napoli per il quale si voterà la prossima primavera.

Quando tutto finisce, io e la socia andiamo a mangiare una sera a Pozzuoli e trascorriamo tutto il tempo a raccontarci le cose che abbiamo fatto. Anche se eravamo assieme mentre accadevano. Nostalgia folle e senza senso targato gs o cs

Aprile L’Asl Napoli 1 non paga gli stipendi. A fine mese oltre 11mila dipendenti non vedono un solo euro. L’azienda sanitaria è in debito con i creditori che ottengono il pignoramento dei fondi destinati agli stipendi.                                        Un palazzo fatiscente cade e muoiono due persone che vi avevano trovato riparo. Erano polacchi, arrivati in Italia in cerca di fortuna e finiti ai margini.

Per noi è difficile tornare alla normalità dopo i primi tre mesi trascorsi con l’acceleratore costantemente pigiato. Repubblica Napoli fa 20 anni, noi andiamo alla festa e siamo belle

Maggio Una infermiera muore. Contro il mancato pagamento degli stipendi, si fa prelevare 150 ml di sangue al giorno per 5 giorni. La causa del decesso non è quella, ma il clamore per un titolo del Mattino è immenso.                                            Si insedia quella che i giornali hanno definito ‘la Giunta di mezzanotte’ perché il via libera dalla Regione arriva solo a tarda sera, quasi mezzanotte, di sabato. In occasione del primo Consiglio regionale, De Luca dice, riferendosi a un assessore: “Sica, Sica, Sic transit gloria mundi”.                                                                                       Ci sono le elezioni anche per l’Ordine dei Giornalisti. Io non ho nemmeno capito come e perché ci fossero altre liste. Riconfermato Ottavio Lucarelli, che per noi, le socie di targrato gs o cs, è molto più di un presidente.

Giugno Viene accertato lo sforamento del Patto di stabilità interna. ‪La Giunta regionale inizia ad annullare tutte le delibere, a firma Bassolino, anche quelle dei finanziamenti al Comune.

L’estate, per noi, stenta ad arrivare.

Luglio Esplode il caso P3. Sono coinvolti Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. Vengono indagati anche Cosentino e Verdini. L’accusa, secondo la Procura di Roma, è di associazione per delinquere, finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Salta fuori un finto dossier contro Caldoro, secondo cui il neo presidente andrebbe a trans e farebbe uso di droga. Tra i ‘complottisti’ anche un assessore della sua Giunta, Sica, che ovviamente se ne va. Una prece.                                                                                                                         Crolla un palazzo ad Afragola. Imma, una bambina di 10 anni, resta sotto le macerie per 15 ore. Poi la salvano e la prima cosa che chiede è gelato alla nocciola. Valeria Valente, assessore ai Grandi eventi del Comune di Napoli, si dimette per le elezioni del segretario provinciale del Pd. Non ce la fa. Vince, invece, Nicola Tremante e il Pd di Napoli torna finalmente ad avere un segretario dai tempi delle dimissioni di Nicolais, nel gennaio 2009 contro la Iervolino che non azzerò la sua Giunta dopo la tegola del Global service.

Noi inauguriamo delle cene dette presto con ‘annessa tragedia’ perché ogni volta che ci vediamo accade qualche guaio.

Agosto Deraglia un treno a Gianturco. Un uomo perde le gambe, tranciato in due da una lamiera. Un ragazzo finisce in coma, per fortuna si è ripreso. E a fine mese, Rosetta, a Vasto come sempre per le sue vacanze, rimane chiusa nel cimitero dove è andata a pregare sulla tomba del marito.

Poi noi ce ne andiamo in ferie. La socia in giro, io in Corsica e il tempo si ferma.

Settembre Prime avvisaglie di una nuova emergenza rifiuti. Enerambiente, società che ha appaltato da Asia, la municipalizzata che si occupa di monnezza, vanta un credito di 13 milioni: o si salda o non si raccoglie più. E Napoli è di nuovo sommersa.

La socia decide che nasce il nostro blog. (Ancora grazie per questa splendida follia)

Ottobre Riesplode l’emergenza rifiuti. A Terzigno, le mamma vulcaniche cominciano la loro protesta sulla rotonda panoramica per impedire l’accesso ai compattatori in Cava Sari. Il braccio di ferro è duro: scontri, aggressioni, notti di guerra poco fuori città. Alla fine il Governo cede alle loro richieste: Cava Sari resta solo per loro, Cava Vitiello sparisce dalla lista delle discariche da aprire.

Io comincio gli appostamenti in Prefettura, tra vertici, riunioni e conferenze, una ‘B’ di cui vado fiera (sì, torno subito coi piedi per terra) sui contenuti dell’incontro a porte chiuse. La socia fa lo scritto dell’esame da professionista e pure il compleanno. Noi festeggiamo a mezzanotte, quando cioè il giorno è già passato, perché Berlusconi decide di farci visita in Prefettura proprio quella sera e noi teniamo che fare.

Novembre La polizia arresta Antonio Iovine, capo storico del clan dei Casalesi, latitante da oltre 14 anni. Il boss non ha resistito alla voglia di dolce, il roccobabbà. Come essere presi con le mani nella marmellata.                                                                         Trent’anni fa, il terremoto che scosse l’Irpinia e l’indimenticata prima pagina del Mattino: “Fate presto”

Dicembre Ancora tanta monnezze per le strade. Ieri l’ultimo annuncio da Roma. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice tra Caldoro, Iervolino e vari presidenti di Provincia. Entro domani Napoli sarà pulita. Sì, ok e poi il primo gennaio cosa accadrà?

La socia fa l’orale e spacca tutto. Andiamo insieme a Roma, in meno di 24 ore conquistiamo la città e troviamo il tempo di vedere Silvio che torna a Palazzo Grazioli e andare da Tiffany a sbavare sulle vetrine nell’attesa che tocchi a noi per comprare un regalo a una nostra amica che si è laureata con il pancione.

L. (con l’aiuto più che mai fondamentale della socia perché non mi ricordavo tutto tutto)

A Natale regala papaccelle

Ho iniziato con “casa, terra e lavoro”, ho finito con le solite primarie e le polemiche sui due euro. Che poi, insomma, perché dovrei pagare due euro per partecipare alle primarie del Pd? Io piuttosto prendo caffè e cornetto al bar, e mi avanza pure il resto. Il Pd è uno dei miei bersagli preferiti, una volta ho detto a un dirigente locale che è la prova “che la democrazia, senza alcun freno, produce solo danni”. E lui ha detto che ho ragione, e ha riso. Questo per dirvi come stiamo.

Ad ogni modo ieri pomeriggio ho bestemmiato ogni santo del calendario, compreso SANTO NATALE, perché un candidato, la cui addetta stampa ci aveva cercato per chiedere di fare un’intervista, non si è fatto trovare. Mi ha richiamato alle 20,30, quando il mio pezzo era ormai fatto senza di lui, per cui li ho mandati cordialmente a quel posto. Ma poi il pezzo, per punizione, l’ho riaperto comunque. Ho scritto anche un altro paio di cose, dopo la mattinata con la socia. In particolare “A Natale regalate papaccelle”. È una libera interpretazione dell’intervista che ho fatto, e quando l’ho detto al collega si è scompisciato dalle risate.

In serata, finalmente libera, me ne sono andata a vedere il cinepanettone che come previsto,  una cagata pazzesca. Ma sarà perché essendo donna Belen nuda non mi fa nulla. (E no, il presidente non ci comprerà un buon giocatore con gli incassi del film).

E ora si riparte, per una nuova giornata. Sinceramente sono stanca morta, tra regali e lavoro ho sempre talmente tante cose da fare che non vedo l’ora arrivi domani.

A.

Everybody cries. And everybody hurts sometimes

Everybody hurts, Rem

Due anni fa, sabato mattina.

Ero alla Camera di Commercio alla presentazione del libro di Enrico Cardillo, sindaco ombra di Palazzo San Giacomo dimessosi il giorno prima.

Squilla il telefono di un collega.

“Si è suicidato Giorgio Nugnes”.

Sbiancammo tutti. Corremmo a Pianura col taxi, la sala stampa della Questura, le redazioni, tutti ci dicevano che non era vero, che stava male, no stava bene, era in ospedale, c’era l’ambulanza a casa, aveva tentato il suicidio ma era vivo. E noi sapevamo che non era così, continuavamo a ripeterlo, lo dicevo al mio capo che non mi credeva, a un certo punto non volevo credermi nemmeno io.

E poi arrivammo a Pianura e non c’era più alcun dubbio.

C’era una folla di gente e faceva freddo, piovigginava e non ce ne accorgevamo. Ci insultavano, provavano ad aggredirci. E forse avevano ragione.

Di Giorgio Nugnes ho molti ricordi. Sorrideva tanto. Era molto orgoglioso, scherzava, aveva sempre l’aria del giovanotto sicuro di sè che vuole conquistare il mondo. All’epoca non seguivo il Comune ma facevo un sacco di cronaca e Giorgio era uno con cui non potevi non avere a che fare. Passammo una serata in mezzo alla strada quando scoprirono un ordigno bellico nel fossato del Maschio Angioino. Me lo ricordo che andava avanti e indietro quando crollò il palazzo ai Quartieri Spagnoli. Mille occasioni che non saprei elencare. E quel sorriso che non ho visto solo il giorno in cui la Dia andò ad arrestarlo, e fu l’inizio della fine.

A.