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La donna dei record – Rosa Russo Iervolino, il sindaco più longevo della storia della città

Premessa: Quanto segue è la tesina che ho portato all’esame da professionista, realizzata grazie a una chiacchierata con Rosetta, in un pomeriggio di pioggia, nel suo studio di Palazzo San Giacomo. Di quell’ora e più ho una registrazione religiosamente conservata, che magari trascriverò qui. Per ora beccatevi la tesina. Mi sembrava giusto postarla oggi, nel giorno del passaggio di consegne col nuovo sindaco Luigi De Magistris.

Napoli è donna. Nasce e prende nome, secondo la leggenda, dalla sirena Partenope. E allora non sorprende che il sindaco più longevo della sua storia sia l’unica donna ad aver ricoperto finora quest’incarico. Rosa Russo Iervolino è stata eletta alla guida di Palazzo San Giacomo nel maggio 2001. Terminerà il suo secondo mandato nella primavera 2011. Prima di questo record, ne ha segnato un altro: è stata la prima e finora unica donna titolare del Ministero dell’Interno. Nessuno, prima di lei, aveva governato Napoli per dieci anni di seguito. Né il comandante Achille Lauro, alla guida dal 1952 al 1958, e poi dal 1960 al 1961. Né il sindaco del terremoto, il comunista Maurizio Valenzi, in carica dal 1975 al 1983. Nemmeno Antonio Bassolino, che nel 2000 lascia la poltrona di primo cittadino conquistata nel 1993 per prendersi quella di governatore. Nel 2001 si torna alle urne. Il centrosinistra vuole un nome che raccolga il patrimonio di quel “rinascimento napoletano” che poi ha finito per deludere le aspettative. La scelta cade su Rosa Russo Iervolino, allora presidente della Commissione Affari Costituzionali e senatrice di Bagnoli e Fuorigrotta. La lunga carriera romana le ha dato visibilità e autorevolezza. Figlia di due Padri Costituenti, è stata eletta più volte al Senato e alla Camera, è stata Ministro per gli Affari Sociali, della Pubblica Istruzione, titolare degli Interni. Nel 1999 aveva sfiorato il Quirinale. «Non avevo alcun rapporto politico con Napoli, perché sono andata via quando avevo dieci anni», ricorda, «Però la legislatura 1996-2001 mi aveva legato fortemente al territorio di Bagnoli- Fuorigrotta. C’era anche un legame molto forte con la giunta Bassolino, di cui ero il “riferimento” in Parlamento». Il centrosinistra punta su di lei, ha l’appoggio di nomi come Giorgio Napolitano con cui aveva fatto la campagna per il Senato nel ’96. «Non volevo, ma ho avuto pressioni fortissime. Avevamo perso le politiche, ma subito abbiamo avuto una rivincita perché dopo 15 giorni col ballottaggio abbiamo vinto a Napoli, a Roma con Veltroni, e a Torino con Chiamparino. Le tre candidature, anche tra i partiti, si erano intrecciate in modo tale che o dicevamo sì tutti e tre o non si trovava un accordo». La campagna elettorale è lunga, giocata in mezzo al popolo, tra comizi, passeggiate e manifestazione finale in piazza del Plebiscito, simbolo della città. Il primo round contro il candidato del centrodestra, Antonio Martusciello, non basta a vincere. Si va al ballottaggio, e viene eletta con il 52,9% dei voti. I cinque anni del primo mandato si susseguono in continuità con la precedente esperienza, rafforzata dal filo diretto con il governatore Bassolino. “Malgrado un contesto non favorevole abbiamo lavorato sodo, portando avanti il ciclo politico iniziato 13 anni fa”, scrive il sindaco nel bilancio di fine mandato, elencandone i successi. Il Piano Regolatore Generale, la gestione dei fondi europei, i cantieri per la metropolitana e il restyling della città, scuole e asili nido, l’attenzione per le fasce sociali deboli. Qualcosa, lo dice la storia, è rimasto sulla carta dell’opuscolo stampato nel marzo 2006, poco prima delle nuove amministrative. Iervolino si ricandida dopo molte incertezze. «Mi sembrava che, fatte alcune cose, io potessi tornare a quello che mi piaceva – ricorda – Ma c’è stata una svolta che mi preoccupava, si profilava un attacco al piano regolatore; ricominciarono a circolare alcune facce, anche del mio partito, che non mi piacevano per niente. Se ci fosse stato un candidato affidabile sarebbe stato diverso, ma siccome comparivano sulla scena più mezze calzette che gente con voglia di provare a far fare un altro passo avanti a Napoli, sono rimasta per farlo io». L’avversario di centrodestra è l’ex questore Franco Malvano, a sinistra incalza il “maestro di strada” Marco Rossi Doria. Rosetta replica lo schema della precedente campagna elettorale, sempre accompagnata da Bassolino. Il risultato è ancora migliore, nonostante le critiche alla sua amministrazione non siano mancate: viene rieletta al primo turno con il 57% dei voti. Il secondo mandato è durissimo. I risultati degli anni precedenti, con quelli, meno elettrizzanti, accumulati dopo, vengono sepolti da critiche, scandali, tragedie, rifiuti. I rapporti si fanno tesissimi anche con il centrosinistra. Nel 2008 l’onta dell’ennesima emergenza rifiuti spegne l’astro di Bassolino e segna il declino di quello della Iervolino. Pochi mesi dopo gli scontri di Pianura un assessore, Giorgio Nugnes, viene arrestato per quei tumulti. A fine novembre il titolare del Bilancio, Enrico Cardillo, si dimette. Il giorno dopo Nugnes si uccide, turbato anche dalle voci su una nuova inchiesta in cui si diceva fosse coinvolto. Il caso “Global Service”, su un appalto per la manutenzione stradale, scoppia due settimane più tardi: Cardillo e altri tre membri di giunta vengono arrestati. Saranno poi assolti, ma sul Comune si abbatte una bufera. «Avrei potuto ascoltare le sirene che “consigliavano” di lasciare – scrive Iervolino in una lettera ai giornali – ma, rispettando il mandato ricevuto, ho deciso di continuare a lavorare per la mia città». Continua a ripeterlo negli altri due anni di un’amministrazione che non ha più brillato. La maggioranza risicata in Consiglio Comunale rende difficile portare avanti gli obiettivi prefissati. «Sfiduciatemi in aula e me ne andrò», ha ripetuto più volte. Non è mai accaduto. «Non rifarei quest’esperienza – ammette ora – anche se c’è un fattore profondamente gratificante nel fare il sindaco, soprattutto in una strana città come Napoli». Con i rifiuti che invadono la città per l’ennesima volta, Iervolino arriverà ai suoi dieci anni di mandato, come nessuno mai prima di lei, unica donna ad aver guidato la città dove ancora oggi il Consiglio Comunale è esclusivamente maschile. Al di là di ogni giudizi politici, è un record di cui la storia dovrà tenere conto.

A.

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Bye 2010/Welcome 2011

Ok, oggi è già due e il primo è passato, ma come vi ha anticipato la socia io ho passato Capodanno nel posto in cui si parla direttamente con dio per cui sono stata “isolata” per un po’.

Il mio Capodanno, a dir la verità, è andato bene, tra una cena splendida cucinata dal “mio” chef preferito con il nostro aiuti, amici a cui tengo molto, una mezzanotte diversa ma bella, giochi delle feste e poi nanna, passeggiata sulla spiaggia, pranzo alle 17, film e poi casa. Bello, bello, bello.

L’inizio di un anno nuovo è sempre occasione per bilanci e to-do-lists, cose che si vogliono fare, obiettivi da raggiungere.

Il 2010 è stato pesante, altalenante. Ma nel 2011 io vorrei portarmi, di quest’anno concluso, la salute mia e della mia famiglia, gli amici a cui voglio bene e senza i quali, probabilmente, non potrei vivere, la socia con cui quest’anno ho condiviso tante cose, prima di tutto questo blog, nato così, un po’ per caso in effetti, e che poi è diventato un punto per raccontare, fissare quanto ci succede. Vorrei portare con una persona speciale, i colori della Puglia, le avventure sulla neve, tutti i film visti, i libri letti e le persone conosciute.

Vorrei portare con me pure quanto ho imparato su persone che credevo amiche, e che non lo sono state affatto. Perché sapere da chi guardarsi le spalle spesso è fondamentale.

Vorrei portare con me tutte le soddisfazioni che mi ha dato il mio lavoro, e quell’esame di professionista conquistato con le unghie e con i denti, a dispetto di chi non voleva. Vorrei portare con me l’emozione del giorno in cui ho saputo che sarei andata a Roma a farlo, e lavoravo sorridendo. Il viaggio in autogrill, tutte le cose che ho imparato, la serata in giro per la Capitale.

Passiamo alle cose che vorrei cambiassero: vorrei tornare ad avere quell’entusiasmo e quello spirito che sei anni di precariato e di calci in culo mi hanno, in parte, tolto. Vorrei cambiare alcuni atteggiamenti ed essere più disponibile per le persone cui voglio bene, perché ho capito che questo lavoro mi ha reso una persona peggiore. Vorrei, finalmente, un lavoro pagato. Vorrei andare a vivere da sola e avere finalmente degli spazi miei. Vorrei diventare una professionista migliore. Vorrei crescere rimanendo sempre un po’ gs o cs, per non dimenticare alcune cose importanti. Vorrei leggere, viaggiare, imparare. Vorrei ridere ancora tanto e non dimenticare, a fine serata, che bere un bicchiere di vino in compagnia è importante.

A.

L’anno che sta finendo

Gennaio E’ l’anno delle elezioni regionali. Il centrodestra ha il suo candidato in pectore: Nicola Cosentino, ma arrivano guai giudiziari. Alcuni pentiti lo accusano, la Procura chiede al Parlamento l’autorizzazione a procedere che viene negata. Alla fine, fa un passo indietro e il Pdl candida Stefano Caldoro, segretario del Nuovo Psi.  Il centrosinistra litiga: primarie sì primarie no. Ci sono due nomi in ballo. Riccardo Marone, assessore regionale e bassoliniano doc, e Vincenzo De Luca, sindaco sceriffo di Salerno, che incassa anche l’appoggio di Idv. Un sabato mattina, però, Marone rinuncia e rimane De Luca. Bassolino resterà dietro le quinte per tutto il tempo della campagna elettorale. Qualcuno lo accusa di mettere i bastoni tra le ruote al centrosinistra. Lui fa spallucce.

Per noi comincia un periodo vorticoso, fatto di corse in giro per la città, motorino sempre acceso, botte alle fiancate delle auto e tante cose da scrivere.

Febbraio Prende il via la campagna elettorale. I candidati sono 4 in tutto, ma la partita è tra De Luca e Caldoro.

Io vado a Roma per l’ultima volta. Un week end tra freddo e tenerezze. Comincio a uscire in motorino, vincendo la paura di non saperlo guidare. In fondo è semplice e sei più libera di correre da una parte all’altra della città, di arrivare in centro in poco tempo, senza la schiavitù delle metropolitane che continuano a non funzionare. La socia comincia a lavorare al Comitato elettorale di De Luca. Strano a dirsi, ma nonostante l’esaurimento, siamo un po’ felici.

Marzo De Luca riempie piazza del Plebiscito. Resteranno celebri alcune sue sortite, una fra tutte: “Giggino la polpetta”. Quel ‘Giggino’ è Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli. Le elezioni regionali cambiano colore politico alla Campania. Dopo due mandati di Bassolino alla guida della Giunta, le urne consegnano lo scettro del comando a Caldoro. Il Pdl, dopo le regionali, mette in agenda la conquista del Comune di Napoli per il quale si voterà la prossima primavera.

Quando tutto finisce, io e la socia andiamo a mangiare una sera a Pozzuoli e trascorriamo tutto il tempo a raccontarci le cose che abbiamo fatto. Anche se eravamo assieme mentre accadevano. Nostalgia folle e senza senso targato gs o cs

Aprile L’Asl Napoli 1 non paga gli stipendi. A fine mese oltre 11mila dipendenti non vedono un solo euro. L’azienda sanitaria è in debito con i creditori che ottengono il pignoramento dei fondi destinati agli stipendi.                                        Un palazzo fatiscente cade e muoiono due persone che vi avevano trovato riparo. Erano polacchi, arrivati in Italia in cerca di fortuna e finiti ai margini.

Per noi è difficile tornare alla normalità dopo i primi tre mesi trascorsi con l’acceleratore costantemente pigiato. Repubblica Napoli fa 20 anni, noi andiamo alla festa e siamo belle

Maggio Una infermiera muore. Contro il mancato pagamento degli stipendi, si fa prelevare 150 ml di sangue al giorno per 5 giorni. La causa del decesso non è quella, ma il clamore per un titolo del Mattino è immenso.                                            Si insedia quella che i giornali hanno definito ‘la Giunta di mezzanotte’ perché il via libera dalla Regione arriva solo a tarda sera, quasi mezzanotte, di sabato. In occasione del primo Consiglio regionale, De Luca dice, riferendosi a un assessore: “Sica, Sica, Sic transit gloria mundi”.                                                                                       Ci sono le elezioni anche per l’Ordine dei Giornalisti. Io non ho nemmeno capito come e perché ci fossero altre liste. Riconfermato Ottavio Lucarelli, che per noi, le socie di targrato gs o cs, è molto più di un presidente.

Giugno Viene accertato lo sforamento del Patto di stabilità interna. ‪La Giunta regionale inizia ad annullare tutte le delibere, a firma Bassolino, anche quelle dei finanziamenti al Comune.

L’estate, per noi, stenta ad arrivare.

Luglio Esplode il caso P3. Sono coinvolti Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. Vengono indagati anche Cosentino e Verdini. L’accusa, secondo la Procura di Roma, è di associazione per delinquere, finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Salta fuori un finto dossier contro Caldoro, secondo cui il neo presidente andrebbe a trans e farebbe uso di droga. Tra i ‘complottisti’ anche un assessore della sua Giunta, Sica, che ovviamente se ne va. Una prece.                                                                                                                         Crolla un palazzo ad Afragola. Imma, una bambina di 10 anni, resta sotto le macerie per 15 ore. Poi la salvano e la prima cosa che chiede è gelato alla nocciola. Valeria Valente, assessore ai Grandi eventi del Comune di Napoli, si dimette per le elezioni del segretario provinciale del Pd. Non ce la fa. Vince, invece, Nicola Tremante e il Pd di Napoli torna finalmente ad avere un segretario dai tempi delle dimissioni di Nicolais, nel gennaio 2009 contro la Iervolino che non azzerò la sua Giunta dopo la tegola del Global service.

Noi inauguriamo delle cene dette presto con ‘annessa tragedia’ perché ogni volta che ci vediamo accade qualche guaio.

Agosto Deraglia un treno a Gianturco. Un uomo perde le gambe, tranciato in due da una lamiera. Un ragazzo finisce in coma, per fortuna si è ripreso. E a fine mese, Rosetta, a Vasto come sempre per le sue vacanze, rimane chiusa nel cimitero dove è andata a pregare sulla tomba del marito.

Poi noi ce ne andiamo in ferie. La socia in giro, io in Corsica e il tempo si ferma.

Settembre Prime avvisaglie di una nuova emergenza rifiuti. Enerambiente, società che ha appaltato da Asia, la municipalizzata che si occupa di monnezza, vanta un credito di 13 milioni: o si salda o non si raccoglie più. E Napoli è di nuovo sommersa.

La socia decide che nasce il nostro blog. (Ancora grazie per questa splendida follia)

Ottobre Riesplode l’emergenza rifiuti. A Terzigno, le mamma vulcaniche cominciano la loro protesta sulla rotonda panoramica per impedire l’accesso ai compattatori in Cava Sari. Il braccio di ferro è duro: scontri, aggressioni, notti di guerra poco fuori città. Alla fine il Governo cede alle loro richieste: Cava Sari resta solo per loro, Cava Vitiello sparisce dalla lista delle discariche da aprire.

Io comincio gli appostamenti in Prefettura, tra vertici, riunioni e conferenze, una ‘B’ di cui vado fiera (sì, torno subito coi piedi per terra) sui contenuti dell’incontro a porte chiuse. La socia fa lo scritto dell’esame da professionista e pure il compleanno. Noi festeggiamo a mezzanotte, quando cioè il giorno è già passato, perché Berlusconi decide di farci visita in Prefettura proprio quella sera e noi teniamo che fare.

Novembre La polizia arresta Antonio Iovine, capo storico del clan dei Casalesi, latitante da oltre 14 anni. Il boss non ha resistito alla voglia di dolce, il roccobabbà. Come essere presi con le mani nella marmellata.                                                                         Trent’anni fa, il terremoto che scosse l’Irpinia e l’indimenticata prima pagina del Mattino: “Fate presto”

Dicembre Ancora tanta monnezze per le strade. Ieri l’ultimo annuncio da Roma. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice tra Caldoro, Iervolino e vari presidenti di Provincia. Entro domani Napoli sarà pulita. Sì, ok e poi il primo gennaio cosa accadrà?

La socia fa l’orale e spacca tutto. Andiamo insieme a Roma, in meno di 24 ore conquistiamo la città e troviamo il tempo di vedere Silvio che torna a Palazzo Grazioli e andare da Tiffany a sbavare sulle vetrine nell’attesa che tocchi a noi per comprare un regalo a una nostra amica che si è laureata con il pancione.

L. (con l’aiuto più che mai fondamentale della socia perché non mi ricordavo tutto tutto)

Doveva essere un weekend rilassante…

Venerdì partiamo dopo il lavoro alle 6 e mezza…in macchina c’erano due amici…dopo circa un’ora si svela che non dovevamo andare a roma ma a fare un weekend a Pescasseroli per festeggiare il mio esame…io tutta contenta…..inizia l’odissea.
Traffico infernale sull’autostrada. Dopo mille ore arriviamo all’altezza di Caianello (dove dovevamo uscire) ma era chiusa, facevano andare solo i camion. Usciamo a San Vittore e ci avviamo sulla strada di Sora verso il passo di Forca d’Acero. Montiamo le catene. Non siamo sicuri che si siano montate bene. Fermiamo dei tizi che ci aiutano. Dopo un po’ ci aiuta pure la Protezione Civile. Tutto ok, il passo dovrebbe essere aperto, proseguite con prudenza. Arriviamo alla salita verso Forca d’Acero. Nevica a pazzi, ma è da poco passato lo spazzaneve. Man mano che saliamo la situazione peggiora. A un certo punto su un tornante strettissimo la macchina ha difficoltà a proseguire. Si spaccano le catene. Rimaniamo impantanati nella neve al bivio di San Donato Val Comino. I due uomini tentano di fare qualcosa (a un certo punto erano sotto la tormenta in maglietta), ma niente. È l’una e mezza, non riusciamo più andare ad avanti, chiamiamo i carabinieri e ci chiudiamo in macchina.
Dopo un bel po’ arrivano i carabinieri. Stiamo mezz’ora in mezzo alla neve mentre si cerca di spostare la macchina da mezzo alla strada (tipo eravamo parecchi gradi sotto lo zero, ero in piedi sotto la tormenta e dopo due minuti ero un pupazzo di neve). Spostata la macchina i carabinieri ci portano in un ridente albergo a Sora dove rimediamo una camera in 4, dormiamo in due in un letto singolo nella stanza che pare della mia bisnonna, con coperte andiluviane e armadi che puzzano di naftalina. Per la cronaca, fuori c’era una pozza di neve sciolta, per entrare in albergo ci metto i piedi dentro (non c’era altra soluzione) e le mie scarpe pelose e calde con la suola di gommapiuma diventano due laghi. La mattina dopo ci svegliamo, facciamo colazione e andiamo a dai carabinieri. Li convinciamo a riaccompagnarci alla macchina, ….arriviamo su, dopo due ore e l’aiuto dei passanti leviamo la macchina da quel metro di neve in cui era sprofondata e proviamo a ripartire. Arrivati a DICIOTTO chilometri da Pescasseroli ci riblocchiamo, c’è ghiaccio a terra, noi non abbiamo più le catene e con tutto il sale e lo spazzaneve la macchina slitta. Torniamo indietro e ci dicono che pure la strada di Castel di Sangro è una munnezza, quindi decidiamo che ormai il weekend è andato a puttane e torniamo a Napoli.
Ok, detto così sembra una tragedia. In realtà mi sono fatta un sacco di risate perché era una situazione assurda.
Credo di essere contenta che è lunedì, stavolta 😀
A.

And so this is Christmas

C’è di nuovo che era arrivato Natale ma io non me n’ero mica accorta, presa com’ero dal mio esame. Grouchy Panda invece sì, infatti quando in camera ho portato il piccolo alberello che papà mi comprò tanti anni fa (perché io volevo il MIO albero nella MIA camera) s’è subito messo in posa. La foto l’ho mandata subito alla socia 😀

Qui a Napoli fa un freddo cane, roba raramente vista dalle nostre parti. Io il freddo lo odio, eppure stasera, camminando un po’ per i negozi, quell’aria pungente quasi di neve (perché il meteo ora dà neve, anche se fiocchi non se ne vedono) quasi mi è piaciuta. Ho finito presto perché sono andata a seguire l’elezione del presidente dell’Unione Industriali di Napoli, e io e il mio collega ci siamo organizzati benissimo: lui ha iniziato a inserire le informazioni sul neopresidente e la sua squadra, io nei momenti morti della conferenza gli ho scritto dal mio blackberry cosa stavano dicendo e poi, appena finito il tutto, l’ho chiamato e dettato il resto. Risultato: lavoro finito in tempi record e in rete prima delle altre agenzie.

C’è che subito dopo l’esame e la gita a Roma io e la socia siamo tornate a pieno ritmo al nostro lavoro, da vere gs o cs, nonostante il freddo che ti invoglia a non uscire dal letto. La verità è che nei giorni di stop che mi ero imposta per studiare il lavoro mi è mancato tanto. Perché in fondo è quello che siamo, l’esame è soltanto una prova. E qui continuano a succedere tante cose, che starne lontano è una sofferenza.

58, con la protezione di Giorgio

Alla fine è andata bene, anzi benissimo. Cioè, considerato che non è nemmeno morto Andreotti*, tutto sommato possiamo dirci tutti contenti.

Le ultime 24 ore sono state un delirio bellissimo. Doveva essere una trasferta romana faticosa, piena d’ansia, invece è stato uno spasso (almeno per me perché il mio collega ho temuto un paio di volte che vomitasse). Dopo manco un’ora di ripetizione ho deciso che io, lui e la socia dovevamo rendere omaggio alle nostre istituzioni e quindi compiere un percorso a piedi a metà tra il cammino di Santiago e la maratona di New York, partendo dal Quirinale un po’ perché era il più vicino, un po’ perché Giorgio doveva proteggere noi e l’Italia in questo momento difficilissimo. In fondo, se sta lì a proteggere nientemeno che la Costituzione, noi non gli costavamo poi tanta fatica (e cmq mi ha protetto davvero perché poi all’esame mi hanno chiesto l’elezione del presidente della Repubblica e io volevo dirgli pure che ciabatte usa ma m’hanno fermato). Dunque, dopo questo giro lungo che ha avuto il vantaggio di farmi innamorare di Roma sempre più nonché quello di ucciderci, siamo tornati in albergo. Anzi no, prima siamo passati per via Parigi perché er barcarolo va controcorente e io stavo morendo ma dovevo capire dove cacchio dovevo andare la mattina dopo perché è noto all’umanità che se io scendo prima delle nove sono un automa, non un essere umano.

Arrivate in stanza la socia ho crollata e io ho mandato un messaggio per evitare che il telefono squillasse mentre dormivamo, sono stata talmente brava che ha squillato non una, ma due volte.

Sveglia alle sette e mezza (roba mai vista), colazione (io e la socia perché il terzo membro della spedizione era in una fase acuta di nausea e voglia di vomitare quello che s’era imparato), poi di corsa all’edicola che non c’era. E infatti era a cinquanta metri, ma dal lato opposto di via XX settembre e noi non l’avevamo vista.

La cosa più tremenda della mattinata non è stata l’attesa. Non è stata la gente stupida (e pure ce n’era).  È stato il caldo. Dopo aver sostato per dieci minuti nella sala dell’esame ho pensato di andare a prendere un ventilatore.

Poi vabè è toccato a me. Esame semplice, sinceramente. Domande per lo più legate alla tesina, ed è stato così per tutti gli esami che ho visto, cioè due più il mio**.

Commissario presenta la tesina. “Mi sembra che la Iervolino fosse figlia d’arte”. Io interrompo (brutto vizio): “Sì, entrambi i genitori erano nell’assemblea costituente!”. Poi capisco che non è ancora il mio turno e taccio.

Prima domanda: senta, vedendo la tesina, mi viene in mente una cosa, la Iervolino era considerata un politico capace, secondo lei perché a Napoli è stata criticata? Mi faccia un po’ una riflessione

E vabbuò, riflettiamo sul fatto.

Poi, sempre con la tesina in mano: mi parli dell’inchiesta.

Io: il Global Service? Ovviamente no, voleva sapere l’inchiesta giornalistica, ma chill teneva in mano la tesina che citava il Global Service, io mica avevo capito! Vabbuò gli dico l’inchiesta, e perché non si fa più. e bla bla.

Altre domande: La libertà di stampa, si può sequestrare il pc di un giornalista, chi convalida il sequestro, il presidente della Repubblica, i rottamatori, perché Renzi è stato criticato la settimana scorsa.

Qualche minuto di attesa fuori la porta e poi il verdetto: 58 su 60, olè.

Il resto della giornata è passato cazzeggiando in giro per la città che vorrei vivere, con tanto di sosta sotto Montecitorio a vedere i colleghi al lavoro (Berlusconi sarebbe arrivato di lì a poco per il suo discorso). Poi un’ora e mezza da Tiffany per comprare degli orecchini da regalare ma io e la socia avremmo svaligiato tutto e io ho pensato che l’anello di fidanzamento me lo posso pure comprare da sola, visto che “amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura tutta la vita” e questo è l’unico per sempre in cui sono capace di credere. Perso il primo treno, tanto per non smentirci ne abbiamo perso pure un altro perché le macchinette automatiche e il treno merci, da qualcuno detto pomposamente intercity, non vanno d’accordo, e poi ci si è messa pure una chiattona di Trenitalia che ha pensato che il nostro turno coincidesse con la sua pausa. Salite sul treno grouchy panda è stato protagonista, anche se mi ha confessato di aver preferito la gita a piazza di Spagna.

E ora sono a casa e penso che meglio di così proprio non poteva andare (giusto se passando sotto al Messaggero o al Tempo mi offrivano un contratto ero più contenta, e mi capirete).

* l’altra notte ho sognato che moriva Andreotti e me lo chiedevano all’esame.

** altre domande: corte costituzionale, corte di cassazione, cos’è una notizia, di cosa può essere accusato il presidente della Repubblica, sentenza Bosman, tutto molto tranquillo. Molte, molte domande legate alla tesina. Tipo uno portava i guai giudiziari di Flavio Carboni e li hanno chiesto i politici coinvolti nella P3.

A.

“Sta arrivando Berlusconi”

Succede che in un uggioso pomeriggio domenicale di metà dicembre le socie – che poi siamo sempre noi – sono partite alla conquista di Roma perché domani una delle due deve fare l’orale dell’esame di giornalismo.
Succede che dopo un’oretta a ripetere, le socie abbiano deciso di uscire per conquistarla davvero ‘sta città eterna.
Succede che abbiano deciso di fare il giro delle istituzioni, a partire dal Quirinale e “Giorgio ci proteggerà”. Poi Mintecitorio, Palazzo Madama e alla fine, cammina cammina, succede che le socie si siano trovate a Palazzo Grazioli e abbiano deciso di farsi scattare anche lì una foto. “Ci sono le transenne, dovremmo restare qui, sullo spartitraffico”, ho suggerito. Ma no, si può andare, ci passa gente, perché mai dovremmo restare così lontane? E va be’, io mi sono lasciata convincere, la socia non c’ha pensato due volte et voilà: ci siamo piazzate in strada, più vicine al palazzo. E mentre le socie erano in posa, è arrivata un’auto blu con triplo lampeggiante, che per poco non le investiva. “Oh, sta arrivann’ Berlusconi”, una frase detta un po’ per gioco, ma “restiamo qui almeno cinque minuti e stiamo a vedere”. Succede che Silvio davvero è arrivato a Palazzo Grazioli mentre le socie erano lì.

E in tre, con il nostro accompagnatore, eravamo euforiche. No, non era la prima volta che vedevamo Silvio. Ma a Napoli, in Prefettura, ad Acerra, al San Carlo, in piazza o alla Mostra d’Oltremare, ci vai a lavorare. Stavolta non avevamo nulla da fare, eravamo in giro per Roma, lontane dal lavoro, senza pensieri né ansie che ti perdi Silvio e la notizia. Ecco la follia di una notte di metà dicembre per le strade di Roma.

L.

p.s.: special thanks al nostro accompagnatore in giro per Roma, tra la mia sorpresa di provare nostalgia per la capitale, l’ansia della socia e pure un po’  (un po’ si fa per dire, stava morendo) del suddetto accompagnatore, che ha girato il video dell’arrivo e l’ha postato immdiatamente su Fb. Ragazzi, in bocca al lupo. Domani tocca a voi