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all about the sun

Se c’è una cosa che amo delle vacanze è la libertà. E parlo di vacanze-vacanze, non di weekend.
La libertà ad esempio di fregartene di dove batte il sole. Perché tanto sei già abbronzato a sufficienza. E allora te ne sbatti di girare il lettino, di qual è la posizione migliore, delle creme appiccicose e dell’immobilismo lucertoliano che aiuta la tintarella. Sono cose che fai nel weekend, o i primi giorni. Poi con l’inoltrarsi delle vacanze ti affranchi dalla schiavitù della tintarella perfetta e pensi a ridere, scherzare, leggere, giocare in acqua, parlare a riva, dormire, stare all’ombra se hai caldo. Fanculo tutto, anche se sai che rimpiangerai quel raggio di sole in più quando lo specchio ti rimanderà l’immagine del tuo viso ingrigito dallo smog in un banale mattino invernale. Lo sai e te ne freghi, e succede solo quando la vacanza ha funzionato, quando non sai che giorno è, quando provi a indovinare l’ora guardando il sole, quando accarezzi l’idea di vivere per sempre così. Abbronzata*.
A.
N.b. Il presente post vale solo per i tipi mediterranei.

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waiting for the sun to come

C’è nebbia tra Napoli e Roma.
È mattina presto, sono sul treno per andare a lavoro dopo un weekend a casa e ho fotografato la nebbia perchè mi faceva pensare che il mondo stesse ancora dormendo, in una dimensione onirica quieta e misteriosa.
Io invece sono sveglia da un bel po’, anche se grazie a un accompagnatore volenteroso non ho dovuto prendere la metro.
La vita a Roma, la mia nuova vita va bene ma essendo tutto completamente nuovo da togliermi ogni punto di riferimento mi sento ancora un po’spaesata. Nel senso che devo ancora capire le strade, i colleghi, il lavoro. Il nuovo lavoro non è male, ma non è il mio. La vita da cronista mi manca tanto che nn passa ora in cui non mi chieda se ho fatto la cosa giusta. Anche se so la risposta. Mi fermo e mi dico, “ma che sto facendo?”. Forse migliorerà, forse, come penso, sarà sempre così.
Ci sono, per carità, delle cose divertenti. Qualche giorno fa dovevo scendere per salutare degli amici, ma l’ascensore non arrivava perché c’era il premier che conversava con la Santanché, con la quale poi ho fatto il viaggio quando l’ascensore è finalmente arrivata.
E l’altro giorno mentre una mia collega saliva si sono aperte le porte al secondo piano e lui: “quasi quasi salgo con lei al quinto”. Incorregibile.
Sabato io e la socia siamo tornate finalmente a lavorare insieme. Si trattava di fare l’ufficio stampa di una manifestazione piuttosto importante organizzata da un nostro amico. Una giornata lunghissima e incasinata, ma è stata come una boccata d’aria nei polmoni. Il nostro amico è stato contento, noi ce la siamo cavata, e abbiamo avuto pure il tempo di mangiare una pizza e inciuciare.
A.

Delfini, lapsus e candidati

Non voleva parlare di primarie. Bassolino, quando ha presentato il suo libro, rispose che ne avrebbe parlato poi. Nemmeno alla domanda: “Andrà a votare?” ha voluto dare una risposta. C’era poco da capire chi fosse il suo candidato, quando in sala si è palesato Andrea Cozzolino, vincitore delle primarie, anche se siamo ancora tutti in attesa della comunicazione ufficiale.

Chi ha scritto di lui “stratega della Campania che fu” aveva, probabilmente, pensato che ora Bassolino avrebbe pensato alla politica come scrive nel libro e basta. Invece continua a muovere i fili del centrosinistra. Sempre lui, a una domanda sull’opportunità di rompere con il passato, ventilata da più parti e leit motiv di due campagne elettorali, per le provinciali prima e per le regionali poi, aveva risposto: “Spero che si sia più saggi per le comunali”.

Il suo delfino ha vinto. Una prova di forza, forse un segnale per dimostrare che lui c’è e può. L’hanno pensato tutti. E adesso il centrodestra dovrà per forza tenerne conto. Se come in tanti hanno già detto, a Napoli “ha vinto il sistema di potere bassoliniano” (commento di Iapicca), questo significa una cosa soltanto: lui è sceso in campo e la campagna elettorale sarà diversa da quella per le provinciali e per le regionali perché il candidato stavolta lo aggrada, non come con Nicolais o peggio ancora con De Luca. “Bassoliniano Cozzolino lo è rimasto anche se mai è stato ufficialmente il candidato dell’ex governatore. Solo ufficialmente, però, nei fatti invece sì” (Fulvio Bufi, Corriere della Sera, pag. 9, 24 gennaio 2011). E lo è ancora di più se si considera, come aveva scritto la socia in un suo articolo della scorsa settimana, che il comitato di Cozzolino è stato allestito nelle stanze della Fondazione Sudd (stesso numero di fax oltre all’indirizzo, casomai qualcuno avesse dubbi, lei lo ha precisato).

Il lapsus più bello ed emblematico della situazione compare su sito della Stampa dove Andrea Cozzolino diventa “Antonio” Cozzolino.

Io sto leggendo il suo libro. Mi hanno colpito due passaggi, tra gli altri, che, secondo me, oggi calzano a pennello. Il primo é relativo al periodo in cui, eletto in Regione, Bassolino lavora per trovare un candidato al Comune (la Iervolino) e scrive dell’avversario di centrodestra, Antonio Martusciello, “era il candidato di Forza Italia alla Regione, ma poi preoccupato di doversi battere con me, si era ritirato dalla competizione”. Il secondo è invece relativo alla sua seconda candidatura in Regione, nel 2005 “l’errore più grande”. Scrive: “Cerco di tenere sotto controllo il mio orgoglio di fronte alle provocazioni di diversi esponenti del centrodestra che vedono dietro una mia eventuale non ricandidatura la paura di affrontare il giudizio degli elettori. Sono posizioni strumentali perché ogni volta sperano in realtà che non mi ricandidi“.

Lui non è il candidato. Ma c’è da scommettere che sarà in prima linea con Cozzolino.

L.

Bye 2010/Welcome 2011

Ok, oggi è già due e il primo è passato, ma come vi ha anticipato la socia io ho passato Capodanno nel posto in cui si parla direttamente con dio per cui sono stata “isolata” per un po’.

Il mio Capodanno, a dir la verità, è andato bene, tra una cena splendida cucinata dal “mio” chef preferito con il nostro aiuti, amici a cui tengo molto, una mezzanotte diversa ma bella, giochi delle feste e poi nanna, passeggiata sulla spiaggia, pranzo alle 17, film e poi casa. Bello, bello, bello.

L’inizio di un anno nuovo è sempre occasione per bilanci e to-do-lists, cose che si vogliono fare, obiettivi da raggiungere.

Il 2010 è stato pesante, altalenante. Ma nel 2011 io vorrei portarmi, di quest’anno concluso, la salute mia e della mia famiglia, gli amici a cui voglio bene e senza i quali, probabilmente, non potrei vivere, la socia con cui quest’anno ho condiviso tante cose, prima di tutto questo blog, nato così, un po’ per caso in effetti, e che poi è diventato un punto per raccontare, fissare quanto ci succede. Vorrei portare con una persona speciale, i colori della Puglia, le avventure sulla neve, tutti i film visti, i libri letti e le persone conosciute.

Vorrei portare con me pure quanto ho imparato su persone che credevo amiche, e che non lo sono state affatto. Perché sapere da chi guardarsi le spalle spesso è fondamentale.

Vorrei portare con me tutte le soddisfazioni che mi ha dato il mio lavoro, e quell’esame di professionista conquistato con le unghie e con i denti, a dispetto di chi non voleva. Vorrei portare con me l’emozione del giorno in cui ho saputo che sarei andata a Roma a farlo, e lavoravo sorridendo. Il viaggio in autogrill, tutte le cose che ho imparato, la serata in giro per la Capitale.

Passiamo alle cose che vorrei cambiassero: vorrei tornare ad avere quell’entusiasmo e quello spirito che sei anni di precariato e di calci in culo mi hanno, in parte, tolto. Vorrei cambiare alcuni atteggiamenti ed essere più disponibile per le persone cui voglio bene, perché ho capito che questo lavoro mi ha reso una persona peggiore. Vorrei, finalmente, un lavoro pagato. Vorrei andare a vivere da sola e avere finalmente degli spazi miei. Vorrei diventare una professionista migliore. Vorrei crescere rimanendo sempre un po’ gs o cs, per non dimenticare alcune cose importanti. Vorrei leggere, viaggiare, imparare. Vorrei ridere ancora tanto e non dimenticare, a fine serata, che bere un bicchiere di vino in compagnia è importante.

A.

Do you want to go about your business? No, thanks

-Dove sei? (è un collega che mi chiama)

– Camera di Commercio

-C’è un morto in sala operatoria in un ospedale là vicino

-Ok, avviso in redazione da me

Così, anziché continuare ad attendere che il nostro ministro Fitto arrivasse per parlare di Piano Sud “che sarà lanciato nelle prossime settimane” (leit motiv che va avanti da mesi e ancora non si vede niente), ho preso il mio motorino e sotto una pioggia incessante sono andata in ospedale. Non tanto per verificare la segnalazione, quella già era arrivata, ma per i parenti, le lamentele. Insomma queste cose qui.

Sono andata via lasciando la Camera di Commercio con la frase: ‘Devo imparare a farmi i fatti miei’. Non perché non volessi lavorare in ospedale, ma perché lasciavo una situazione comoda per una scomoda e per di più mentre pioveva ed ero in motorino. Risultato? Sono arrivata bagnata fradicia, il mio trench grondava acqua, pioveva insomma. Però la storia c’era e pure la notizia.

Potrei anche imparare a farmi i fatti miei, ma non è per questo che sono una giornalista. E allora i fatti miei non me li faccio. No

p.s.: non c’entra niente, ma io e la socia quanto a sfiga battiamo il mondo intero e io ho una fotografia nella ho una “faccia simpatica” e che è già un bel ricordo.

L.

Sconcerto

A.