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Dal Virgiliano guarderemo le regate

Il post di prima é il mio pezzo. I retroscena sono presto detti, o meglio, scritti. Il sindaco ieri è partito con il Napoli e tutti qui (me compresa) hanno fatto casini perché non capivamo il motivo di quella partenza, fermo restando che l’esordio del Napoli in Champions è una cosa importantissima. Ci ha pensato il suo vice, Sodano, al seguito dell’ex pm, a dire che stavano lì “per incontri istituzionali che comunicheremo nelle prossime ore”.
Nel pomeriggio, comincia a girare la voce che in realtà de Magistris fosse andato in Inghilterra per la Coppa America. Era grande il rischio che fosse una voce messa in giro ad hoc per giustificate la presenza del sindaco allo stadio, stasera. Così la risposta che mi è stata data “Se vogliono ce lo comunicano loro”, mi è bastata.
Poi in serata la voce diventa una certezza: in Inghilterra c’è anche Caldoro. Io un po’ mi dispiaccio perché non l’ho scritto e stamattina era su tutti i giornali e noi, quella notizia, la sapevamo, ma non ce l’avevamo. Ma forse meglio così perché quella cosa doveva rimanere “segreta” fino a oggi.
Me la sono cercata e oggi ho lavorato per questo. Un po’ di disorganizzazione e  noi in affanno mentre altri, più coordinati, i lanci li hanno messi in rete prima.
Poco importa, però, se alla fine ho scritto un pezzo che é piaciuto a tutti, azzeccato anche nel titolo. E domani tocca ancora a me, domani che é il day after.

L.

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Con la monnezza si fanno male tutti

La notizia è arrivata ieri sera: Caldoro è indagato per epidemia colposa. Prima di lui Bassolino, la Iervolino e Pansa e, come precedente storico, nel 1973 per il colera che colpì Napoli, Morante, medico provinciale, Ortolani, ufficiale sanitario del Comune, e Rivieccio, presidente del Porto (e altri ancora). Questi ultimi tre furono completamente assolti perché il fatto non sussisteva. Iervolino, Bassolino e Pansa sono ancora in attesa. E mo tocca a Caldoro. Perché con la monnezza si fanno male tutti.

Per lui l’accusa è di non aver rispettato quanto scritto nell’articolo 7 bis della legge 1 del 2011 (il famoso decreto rifiuti poi trasformato in legge, quello per il quale sono saltate cene, è arrivato Silvio B. il giorno del compleanno della socia e io ho trascorso intere giornate e parte della notte sotto la Prefettura). Di non aver fatto qualcosa cioè. Quest’articolo dice che “nella permanenza di condizioni di  criticità derivanti dalla  non  autosufficienza  del  sistema  di  gestione  dei rifiuti prodotti nella regione Campania e fino  alla  completa realizzazione dell’impiantistica necessaria per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti (…) il  Presidente della Regione Campania provvede, senza nuovi o maggiori oneri per  la finanza pubblica e nell’ambito delle  risorse  umane,  finanziarie  e strumentali previste a legislazione vigente incluse  quelle  indicate all’articolo 3, con una o più ordinanze, (…) all’apprestamento  delle  misure  occorrenti  a  garantire   la gestione ottimale dei rifiuti e dei relativi conferimenti per  ambiti territoriali sovraprovinciali”.

La sua copla è non aver firmato queste ordinanze. L’unica è stata quella dell’ottobre scorso, prima degli appostamenti in Prefettura, e aveva scatenato polemiche e proteste per cinque giorni durante i quali Napoli avrebbe portato la sua monnezza a Savignano Irpino (Avellino), San Tammaro (Caserta) e Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento). Ieri lui ha mandato un comunicato (non alle agenzie perché quelle poi danno ufficialità alla cosa. E sticazzi no?) per spiegare che non se l’aspettava un suo coinvolgimento perché ha fatto tutto il possibile e anche di più. Insomma diceva lui, casomai qualcuno non l’avesse ancora saputo, che aveva ricevuto un avviso di garanzia. Però alle agenzie, appunto, non voleva dirlo. Solo che “una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun ‘comunicato’ gira veloce di bocca in bocca come una freccia dall’arco scocca”. Così l’hanno saputo tutti.

Oggi, alle 16 di un caldissimo pomeriggio di una domenica di fine giugno, ha convocato la stampa per dire che non ci sta a prendersi le colpe degli altri. Ha annunciato che la Regione lascia tutti i tavoli istituzionali, così da poter lavorare in libertà. Che la colpa è dei sindaci e poi com’è che “Nola e Portici tengono le strade pulite e Napoli no?”. La colpa è del Comune che non ha pensato alla differenziata, della Provincia che non ha individuato a suo tempo i siti di trasferenza, della Regione che è stata un po’ morbida. Comunque Caldoro ha precisato che i flussi extraprovinciali ci sono stati lo stesso, anche senza ordinanze perché le altre Province bene o male hanno accolto la nostra monnezza: 100 mila tonnellate, ha detto lui.

Avrei pagato per andare a seguire la conferenza. Sono stata informata passo passo da altri colleghi che erano lì. Era incazzato, mi hanno raccontato. Era troppo grande la curiosità di sentire dal vivo cosa avrebbe detto, di saperlo prima e di correre a scrivere, a dettare, a mandare sms, a dirlo agli altri. Toccherà anche a me. Adesso è tempo di aspettare.

L.

E poi cos’è successo?

Mi sono esaurita, stressata, stancata, incazzata. E ora, che è giorno di silenzio e fino a lunedì si starà tutti zitti, mi sento già svuotata. Ho urlato, litigato con colleghi e persone varie, mi sono formata idee più o meno sbagliate. Ho riso e mangiato poco e male insieme a compagni di sventura per aspettare che smettesse di piovere. Ma non ha smesso e sono arrivata a casa bagnata fradicia. Ho avuto caldo e paura di tornare a casa di sera. Ho fatto domande, avuto qualche risposta, ma molte sono rimaste sospese. Ho ricevuto sorrisi, sorprese, abbracci, carezze sulla testa come si fa con i bambini, complimenti quando meno me l’aspettavo. Cazziate e “non conosci la grammatica”. Ho eseguito ordini anche senza capirli, ma l’ho fatto. Ho visto posti nuovi che mai avrei creduto fossero così a portata di mano, sentito caldo come fossi ai tropici, ma rimasta di ghiaccio per l’imbarazzo. Ho scritto di candidati in giro tra la gente, di apparentamenti mancati, di frasi e promesse che resteranno tali. Di quadri di partito chinare la testa e giustificarsi e dire poi: “Tanto io a questo non lo voto”. Di cortei e canzoni, slogan, uomini col megafono e maratoneti. Di aggressioni e denunce, parolacce e gesti vili contro chi non c’entra nulla. Ho avuto spillette per la mia collezione che cresce, nuove certezze che non sono pezzi di futuro.

Lunedì sarà tutto finito e, per quanto io stessi aspettando questo momento già da un po’, avverto i primi segnali di una tenue nostalgia. Come l’anno scorso quando io e la socia decidemmo di uscire una sera e di andare a Pozzuoli a raccontarci della campagna elettorale che avevamo appena vissuto.

L.

L’ombelico del mondo

Napoli oggi è stata l’Italia, il suo ombelico. Sono venuti Napolitano, per i funerali di Geremicca, Maroni, per la campagna elettorale di Lettieri, poi c’era il corteo della Cgil e la Camusso ha scelto di venire qui, Romani, il ministro, al Gambrinus (a fare che non so, credo pure lui per Lettieri) e la sera pure Cicchitto.

Io mi sono massacrata. Ho cominciato con il corteo della Cgil. Sarei dovuta essere l’appoggio al collaboratore che di solito segue il sindacato per la Campania e occuparmi del corteo, mentre lui avrebbe coperto la Camusso. Invece lui mi fa: “Occupati di tutto tu, io sono impegnato, devo fare lo speaker”. Abbiamo sentito la Camusso all’inizio, prima che partisse il corteo. E già i titoletti c’erano, per quanto cose già sentite o comunque non completamente nuove. Credevo che il peggio fosse passato e invece lei, a piazza Dante, ha detto di tutto. Ha elencato le “bugie” del Governo: Libia, decreto sviluppo, piano sud, scuola, pecari e lavoro, fisco. Poi è passata al locale e ne ha avute anche per Caldoro.

Non ero in tilt perché non ero sola. Avevo due compagni di sventura, le altre agenzie. Solo che l’Apcom aveva l’inviato che dettava mentre la Camusso parlava e io ho faticato per recuperare. Alla fine, però, tutti felici e contenti perché comunque l’evento era stato coperto bene.

La cosa più divertente della mattinata è stata salire sulla statua in mezzo a piazza Bovio. Lì c’è il comitato di Lettieri, quello dove sabato scorso esplose un tric-trac (ops, bombacarta). E davanti c’erano i poliziotti in tenuta antisommossa. In effetti il rischio c’era visto che c’erano i centri sociali, ma sono stati tutti bravi e non è successo niente. Noi siamo rimasti lì, sopra il monumento e nessuno ci diceva niente perché era tutto permesso e io ero un po’ contenta.

Dopo il comizio della Camusso, siamo finiti a scrivere in un posto di cui non ricordo bene il nome, ma ha a che fare con qualcosa tipo “perdere tempo” o simili. Archiviata la mattinata, sono tornata a casa. Mi restava solo il pezzo conclusivo. L’ho scritto e poi di nuovo di corsa, a lavoro, perché c’è Cicchitto. Stanca morta, insieme a uno dei colleghi del mattino, sono andata a Poggioreale. Quando arriviamo non c’è nessuno e il perché è presto detto: l’incontro era stato spostato alle 19. Cazzo, ma volete avvisare? Poi finalmente Cicchitto è arrivato, l’abbiamo intervistato e amen, voglio andare a casa. E invece no! Un cretino con il megafono si è piazzato in strada e ha cominciato a chiamarlo. Voleva parlare con lui di cosa non s’è capito, ma soprattutto a che pro? Dalla redazione, ovviamente, mi hanno detto di restare fino a che non fosse andato via Cicchitto. Cosa che è avvenuta alle 21! Cos’ ‘e pazzi!

Poi via, a casa, tra telefonate, sms e la “stanchitudine” che non ti lascia più.

L.

waiting for the sun to come

C’è nebbia tra Napoli e Roma.
È mattina presto, sono sul treno per andare a lavoro dopo un weekend a casa e ho fotografato la nebbia perchè mi faceva pensare che il mondo stesse ancora dormendo, in una dimensione onirica quieta e misteriosa.
Io invece sono sveglia da un bel po’, anche se grazie a un accompagnatore volenteroso non ho dovuto prendere la metro.
La vita a Roma, la mia nuova vita va bene ma essendo tutto completamente nuovo da togliermi ogni punto di riferimento mi sento ancora un po’spaesata. Nel senso che devo ancora capire le strade, i colleghi, il lavoro. Il nuovo lavoro non è male, ma non è il mio. La vita da cronista mi manca tanto che nn passa ora in cui non mi chieda se ho fatto la cosa giusta. Anche se so la risposta. Mi fermo e mi dico, “ma che sto facendo?”. Forse migliorerà, forse, come penso, sarà sempre così.
Ci sono, per carità, delle cose divertenti. Qualche giorno fa dovevo scendere per salutare degli amici, ma l’ascensore non arrivava perché c’era il premier che conversava con la Santanché, con la quale poi ho fatto il viaggio quando l’ascensore è finalmente arrivata.
E l’altro giorno mentre una mia collega saliva si sono aperte le porte al secondo piano e lui: “quasi quasi salgo con lei al quinto”. Incorregibile.
Sabato io e la socia siamo tornate finalmente a lavorare insieme. Si trattava di fare l’ufficio stampa di una manifestazione piuttosto importante organizzata da un nostro amico. Una giornata lunghissima e incasinata, ma è stata come una boccata d’aria nei polmoni. Il nostro amico è stato contento, noi ce la siamo cavata, e abbiamo avuto pure il tempo di mangiare una pizza e inciuciare.
A.

È l’inizio di ogni mese

La giornata, ieri, è stata lunga e faticosa. Per me è cominciata venerdì sera, quando, senza farsi troppi problemi, i miei, dalla redazione, mi hanno assegnato l’evento di Forza del Sud, a Napoli per sostenere Lettieri. Io, insieme con la socia, avrei dovuto trascorrere la giornata al Trianon, con i rottamatori. E dire che avevo avvisato da una settimana che non ci sarei stata.

Ma ho capitolato e sono andata prima all’incontro di Forza del Sud. E già non è stato semplice. Caldoro su Casini e alleanze: “L’anomalia è che non c’è l’accordo solo sul Comune di Napoli”; e “Tre anni per uscire dalla crisi dei rifiuti e prima ci tocca soffrire” (sì, perché a Napoli ci sono di nuovo i cumuli e mentre Regione e Comune litigano, noi ci sorbiamo la puzza e io ho ripreso i miei monnezza tour). E mille altre cose che non erano proprio novità, ma nemmeno da tralasciare (rientro nei limiti del patto di stabilità, coordinamento delle Regioni del Sud, la leadership di Silvio “unico punto di equilibrio” e poi mo non me le ricordo tutte le cose).

Ah, e mi toccava pure la Polverini – che oramai fa della Campania la sua succursale e un sabato sì e uno no sta qui, ma per fortuna si è un po’ negata. Ho sentito tante parolacce pronunciate dal palco, poi i pezzi li ho scritti mentre ero sul’R2 e andavo al Trianon.

E lì, finalmente, ho trovato la mia socia (❤)! La mattina è salito sul palco Morconechi? con il numero 10, quello di Maradona. Il pomeriggio è toccato a de Magistris, che invece ha scelto il 99, la rivoluzione (ricordando quella del 1799 di Napoli).Il resto del pomeriggio è passato tra chiacchiere, appunti da prendere per i colleghi e battutacce agli altri. La mia a un collega: “Non ci vuole poi molto a mantenersi equidistanti dalla merda”; quella della socia, a un altro collega: “Non è nemmeno un cervello”.

Il comunicato (“Napoli è viva” negli oltre 70 interventi della giornata etc etc) l’abbiamo scritto dall’iPhone, poi la socia ha provveduto a inviarli appena ha trovato un pc, non prima, però, di esserci fermate a un bancomat che, dopo aver permesso a lei di prelevare senza problemi, ha deciso che la mia carta voleva tenersela. Insomma addio carta, no money e la socia che mi ha fatto un prestito sennò non riuscivo a tornare nemmeno a casa.

L.

p.s.: di sabato pomeriggio, il centro storico, il gelato a latte e cannella e un tuffo nel passato nel bar dove studiavo all’università non sono niente male. È l’inizio di ogni mese. As usual.

Primarie, ecco il confronto. Lezzi a Bassolino: deluso

«Sono candidati a sindaco o a consigliere?». L’ex sindaco socialista Pietro Lezzi è lapidario: con una frase stronca i cinque candidati alle primarie di centrosinistra, al loro primo confronto all’Istituto degli Studi Filosofici, organizzato da Libertà e giustizia di Napoli. Una delusione. Si era seduto in platea ad ascoltare le loro idee, i progetti, i programmi per costruire la città del futuro. Non vi ha trovato nulla di degno del ruolo di primo cittadino. Né i Pd Umberto Ranieri, Andrea Cozzolino, Nicola Oddati, né Libero Mancuso in corsa con Sel, né Gino Sorbillo voluto dai Verdi. Allora se n’è andato, ben prima delle conclusioni. Nell’uscire da Palazzo Serra di Cassano gli è corso incontro Antonio Bassolino. A lui Lezzi ha affidato il suo commento: «Sono candidati a sindaco o a consigliere? Qui nessuno è come te». L’ex governatore ha sorriso. Nessuno, ai suoi tempi, nel lontano 1993 avrebbe parlato così di lui. Era l’epoca del rinascimento, tutta un’altra musica rispetto a oggi. Con il sindaco socialista s’è fermato a parlare qualche minuto. Impressioni, convenevoli. Poi è tornato al suo posto, in una sala defilata. Maglione blu e camicia bianca, è arrivato tardi, quasi due ore dopo l’inizio dell’incontro, e se ne è andato presto. Ha ascoltato impassibile le dichiarazioni che arrivavano dal tavolo, aggrottando la fronte di tanto in tanto, distraendosi spesso. Gli è bastato poco per convincersi che aveva ragione a temere: nessuno di quei candidati è abbastanza forte da poter vincere con agilità la sfida per Palazzo San Giacomo, nemmeno i suoi pupilli o ex tali, Cozzolino e Oddati. Molte chiacchiere in sala, troppe. Poche proposte concrete, poche idee per il governo di Napoli al di là dei discorsi triti e ritriti e dei libri dei sogni. All’inizio la sala è pienissima, molti rimangono in piedi, si accomodano nelle sale adiacenti dove viene trasmesso l’audio. C’è tutta l’intellighenzia dell’Istituto, quel popolo di intellettuali che ruota intorno al faro di Gerardo Marotta e appoggia in gran parte Ranieri, qualcuno Mancuso. Ci sono anche volti storici della sinistra, qualche artista come Lello Esposito, l’ex portavoce di Bassolino e oggi direttore del Forum Culture Mario Bologna, il segretario del sindaco Iervolino, gli assessori comunali Agostino Nuzzolo, Michele Saggese, Marcello D’Aponte, Mario Raffa. Pian piano il pubblico, annoiato, se ne va. Alla fine gli astanti si sono dimezzati. «Volevo sentire Mancuso, ero curiosa. Sono rimasta molto male, mi ha deluso», commenta l’ex assessore regionale Angela Cortese, che appoggia Oddati. «Confronto? Che pena», è la stroncatura di Gennaro Mola, ex della giunta Iervolino. In effetti alle domande, qualcuna troppo generica e confusa, le risposte sono state poco incisive. Poco convincente Mancuso, troppo vago Ranieri, emozionato e poco preparato Sorbillo, un po’ meglio Cozzolino, più concreto Oddati costretto però a fare i conti con il suo ruolo in giunta. «Il numero dei candidati e la possibilità di far fare le domande al pubblico non ha aiutato», commenta l’organizzatore e moderatore del confronto, Francesco Saverio Lauro. «Bisogna lavorare ancora un po’: le risposte non sono state sempre stringenti. Non me la sento di dare voti, certo in tutti ho notato un impegno sincero, ma credo che serva molta più concretezza. C’è ancora strada da fare».

LIBERO MANCUSO
«Napoli è stata amministrata male, ma attenzione: non si può parlare di Napoli senza parlare dei problemi del Paese. Anche la crisi dei rifiuti fa parte di quella complessiva dell’Italia e della società, il momento più intollerabile di una crisi complessiva. C’è un distacco profondo tra amministratori e amministrati, non si tiene in considerazione il modo di vivere concreto della gente». Libero Mancuso, l’ex pretore d’assalto di Barra, ha un’esperienza politica nella giunta Cofferati a Bologna ma a Napoli «non si sente uno straniero» e rivendica: «Non ho partiti alle spalle, ma rappresento 3mila cittadini che hanno voluto la mia candidatura». Tra loro cercherà i nomi adatti per la sua giunta, che avrà tra i suoi primi obiettivi la riqualificazione delle periferie, «coinvolgendo l’imprenditoria napoletana». E i privati servono anche per rilanciare Bagnoli, «un’area interessantissima di Napoli», il cui problema è stato «non aver condiviso i progetti con l’imprenditoria sana, laddove il pubblico doveva essere chiamato solo a un lavoro di controllo». Il punto di partenza, comunque, rimane il completamento della bonifica, non più rinviabile. «Il piano regolatore ha le sue regole rigide – ha poi sottolineato – Ma può essere realizzato solo con l’intervento di tutti». Lo sviluppo di Napoli, sostiene, deve paecare necessariamente per il rilancio delle infrastrutture, e per il sostegno ai giovani che «nella città più giovane d’Italia non possono essere considerati un problema». Il Comune deve poi puntare a un bilancio “partecipato”, ovvero comunicare in modo trasparente i propri conti ai cittadini.

UMBERTO RANIERI

«Dobbiamo parlare chiaro, Napoli è una città in crisi. È necessaria una riflessione critica sul suo decadimento politico». Umberto Ranieri, allievo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, punta su miglioramento dei servizi ai cittadini e legalità per migliorare la qualità della vita e «ridurre il peso soverchiante della politica». Promette una giunta numericamente ridotta, e composta da donne e uomini “onesti e competenti”. La sua Napoli è una città metropolitana interessata da un programma di riqualificazione urbana tutto con tempi certi di realizzazione, perché proprio il tempo finora è stato un grosso problema. Lo è stato anche a Bagnoli, il cui mancato sviluppo è stato determinato dalla «società di trasformazione urbana completamente pubblica che non ha coinvolto i privati». Fondamentali anche le politiche sociali, per le quali «va presentato un nuovo piano che comprenda i risultati migliori raggiunti finora, con grande attenzione alla scuola di base e al contrasto alla dispersione». Serve rigore, continua, nei conti del Comune: «Da quel che so del bilancio siamo sull’orlo del dissesto, con debiti fuori bilancio, sprechi nelle spese, nelle consulenze e nelle partecipate». Sui rifiuti pensa che si debba affermare «una gestione europea, che abbia come pilastro la differenziata», mentre per il porto di Napoli è stato “disastroso” l’abbandono del progetto del waterfront

GINO SORBILLO

«Io non sono un politico». Imbarazzato ed emozionato, Gino Sorbillo, il pizzaiolo famoso come una star, appoggiato da Verdi, associazioni e studenti, mette subito le mani avanti. Cede il proprio turno con umiltà, quando sente di non avere argomenti per rispondere alle questioni più tecniche. Ma tira fuori la grinta: «Io conosco bene Napoli, ci cammino di notte, conosco i suoi vicoli, lavoro in un contesto difficile come il centro storico. E penso che la politica deve farla chiama la propria città». Spera di conquistare il voto di protesta, grazie alla sua capacità di “ascoltare i napoletani” con la sua grande sensibilità. Per lui, ex carabiniere, gli ultimi 17 anni sono stati caratterizzati da “alti e bassi”. Sogna una giunta di professionisti per capire il percorso da fare. Tra le sue priorità ci sono il rifacimento delle strade perché è indispensabile una «giusta e ordinaria manutenzione», la verifica statica degli edifici del centro storico e delle penfene che è una questione di “salute pubblica”. Bagnoh? «Mi sembra sempre che sia un problema di tutti e nessuno, ci sono tante belle idee, ognuno dice la propria, ma non si arriva mai a nessuna soluzione. Io li sogno spiagge, visto che siamo in una città di mare ma è come se non ci fosse, e poi spazi verdi, tenuti bene, aperti a tutti, ai bambini e ai grandi: il punto di partenza per una Napoli diversa. Bagnoli va riconsegnata ai cittadini». Per i rifiuti, spiega, serve una soluzione immediata, partendo da un serio programma di raccolta differenziata: «Io parlo da imprenditore, bisogna limitare i danni enormi già fatti al turismo e all’economia».

NICOLA ODDATI

«Abbiamo avuto tante conquiste e tanti momenti difficili, come l’attuale crisi dei rifiuti. Recuperare è complicato, ma il cambiamento ora lo vogliono tutti, pure quelli che in modi diversi sono stati coinvolti nell’amministrazione di città e regione. Dobbiamo essere in grado di voltare pagina». L’assessore comunale alla Cultura Nicola Oddati ha pronto il programma per i primi cento giorni di governo, imperniato su tre punti. Innanzitutto la mobilità, perché «bisogna chiudere il perimetro del centro storico al traffico privato». Poi la questione rifiuti, «partendo dalla riduzione del volume dell’immondizia e da un serio programma di differenziata». Ma, ricorda, «per quindici anni siamo stati commissariati e tante scelte sono dipese dal governo. È stato sempre proposto il binomio inceneritori-discariche mentre nel resto d’Europa si realizzavano altre scelte, come i siti di compostaggio. Noi – ha ammesso – abbiamo la responsabilità di aver adottato questo metodo che ha fallito e ha sperperato 3 miliardi di risorse pubbliche». Il terzo punto da realizzare è il potenziamento del decentramento amministrativo. Sogna una giunta composta «ascoltando i partiti, perché sarei ipocrita a dire il contrario, ma scegliendo nomi della società civile per il giusto mix di esperienze». Il piano regolatore «è una scelta di civiltà ma deve essere attualizzabile, per avere vita lunga non dev’essere cristallizzato: perciò credo nell’uso ponderato dei Pua».

ANDREA COZZOLINO

«La città soffre, impossibile negarlo. Questa è l’occasione per aprire una nuova fase politica e rispondere così a un bisogno forte dei napoletani. Per questo spero che le primarie non siano una conta interna di cui non abbiamo bisogno, piuttosto diamoci una scossa e impegniamoci tutti. Senza ipocrisia, dobbiamo farci carico dei problemi». Andrea Cozzolino, ex assessore regionale e bassoliniano doc, ha quattro priorità per la Napoli di cui lui spera di essere sindaco tra pochi mesi: una rivoluzione della vita quotidiana secondo i moderni modelli europei, una rigenerazione urbana che porti a una città più bella, l’attenzione per il welfare e per i giovani e per l’infanzia. Propone un nuovo modello di reddito di cittadinanza, che tenga in considerazione il numero dei figli presenti in ogni famiglia. Serve pure un programma di rigenerazione urbana con particolare attenzione a «quell’edilizia degli anni Cinquanta e Sessanta che era totalmente priva di requisiti». E rivendica alcune «scelte fondamentali fatte in questi anni sul verde pubblico, come il parco dei Camaldoli e la cinta verde intorno alla città». Tra i punti che considera fondamentali c’è anche Bagnoli dove la direzione da seguire è «portare avanti delle scelte, avendo però certezza dei tempi». Per risolvere la questione rifiuti Cozzolino ha in mente le normative europee e promette un programma di differenziata «che porti la porta a porta al cinquanta per cento in pochi mesi, operando condominio per condominio anche attraverso la riduzione della quantità di immondizia prodotta nelle case».

Post scriptum: Scrittura non eccelsa, ieri ero molto stanca. Ma la socia mi ha dato una mano, e questo pezzo volevo davvero scriverlo.

A.