Archivi categoria: gente che non sopporto

Bye 2010/Welcome 2011

Ok, oggi è già due e il primo è passato, ma come vi ha anticipato la socia io ho passato Capodanno nel posto in cui si parla direttamente con dio per cui sono stata “isolata” per un po’.

Il mio Capodanno, a dir la verità, è andato bene, tra una cena splendida cucinata dal “mio” chef preferito con il nostro aiuti, amici a cui tengo molto, una mezzanotte diversa ma bella, giochi delle feste e poi nanna, passeggiata sulla spiaggia, pranzo alle 17, film e poi casa. Bello, bello, bello.

L’inizio di un anno nuovo è sempre occasione per bilanci e to-do-lists, cose che si vogliono fare, obiettivi da raggiungere.

Il 2010 è stato pesante, altalenante. Ma nel 2011 io vorrei portarmi, di quest’anno concluso, la salute mia e della mia famiglia, gli amici a cui voglio bene e senza i quali, probabilmente, non potrei vivere, la socia con cui quest’anno ho condiviso tante cose, prima di tutto questo blog, nato così, un po’ per caso in effetti, e che poi è diventato un punto per raccontare, fissare quanto ci succede. Vorrei portare con una persona speciale, i colori della Puglia, le avventure sulla neve, tutti i film visti, i libri letti e le persone conosciute.

Vorrei portare con me pure quanto ho imparato su persone che credevo amiche, e che non lo sono state affatto. Perché sapere da chi guardarsi le spalle spesso è fondamentale.

Vorrei portare con me tutte le soddisfazioni che mi ha dato il mio lavoro, e quell’esame di professionista conquistato con le unghie e con i denti, a dispetto di chi non voleva. Vorrei portare con me l’emozione del giorno in cui ho saputo che sarei andata a Roma a farlo, e lavoravo sorridendo. Il viaggio in autogrill, tutte le cose che ho imparato, la serata in giro per la Capitale.

Passiamo alle cose che vorrei cambiassero: vorrei tornare ad avere quell’entusiasmo e quello spirito che sei anni di precariato e di calci in culo mi hanno, in parte, tolto. Vorrei cambiare alcuni atteggiamenti ed essere più disponibile per le persone cui voglio bene, perché ho capito che questo lavoro mi ha reso una persona peggiore. Vorrei, finalmente, un lavoro pagato. Vorrei andare a vivere da sola e avere finalmente degli spazi miei. Vorrei diventare una professionista migliore. Vorrei crescere rimanendo sempre un po’ gs o cs, per non dimenticare alcune cose importanti. Vorrei leggere, viaggiare, imparare. Vorrei ridere ancora tanto e non dimenticare, a fine serata, che bere un bicchiere di vino in compagnia è importante.

A.

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Carry on shining

L’incubo della notte (che poi notte non era) è stato interrotto da una telefonata. Anche stavolta, nonostante mi avessero detto che oggi avrei riposato, all’ultimo minuto mi hanno avvisata che occorreva andare in Questura per un incontro promosso dall’Unione cronisti, come ogni fine anno.

Dalla redazione mi hanno telefonata alle 10, io dormivo, ero alle prese con l’incubo. La buona notizia è che il sogno è stato interrotto, la cattiva che la conferenza era alle 11. Un’ora soltanto per prepararmi, scendere sperando che l’antifurto del motorino non impazzisse e arrivare in via Medina. Io ce l’ho fatta, peccato, però, che la conferenza sia domani, che l’Unione cronisti si sia accorta di aver sbagliato data solo all’ultimo momento e che io, orami, ero in centro.  E a questo si aggiunge: “Sì, c’era conferenza a Santa Lucia, ma visto che ti ho spedita in Questura, lì è andato un altro”. E va be’.

La stella di targato gs o cs continua a splendere su di noi. Anche in questi ultimi giorni dell’anno. Ma poi, perché dovrebbe smettere di brillare?

L.

Piano casa versione 2010

Il Consiglio regionale, convocato per le 11, è slittato tre volte: prima alle 12, poi alle 13, infine alle 17. Nei fatti è iniziato alle 17.40. Solo nella notte, hanno approvato il Piano casa versione 2010, modificando quello vecchio. Avrei scritto un bel pezzettino se si fossero decisi prima e sarei anche stata contenta nonostante la giornata di merda.

Il Pdl sostiene che non sarà una nuova cementificazione, il Pd non ci crede e si domanda perché mai mettere mano alla precedente stesura. L’opposizione di centrosinistra ha presentato qualcosa come 300 emendamenti e subemendamenti (ben poca cosa rispetto a quelli presentati al Bilancio previsionale 2009 del Comune di Napoli, ma tant’è). Il centrodestra ha fatto la sua controproposta: un maxiemendamento che raccogliesse le varie osservazioni. Ora, in un altro contesto, per analizzare e discutere la controproposta, il Consiglio sarebbe stato spostato a nuova data, invece qui non funziona così. Le riunioni le hanno fatte in mattinata, nel pomeriggio, ancora in serata fra continue sospensioni della seduta.

Io ho trascorso la giornata nel palazzo al Centro direzionale, un posto che è una punizione perché quando esci da lì non c’è niente e alle 17, orario di chiusura degli uffici, si svuota e diventa anche un po’ insicuro.

In sala stampa i computer sono una schifezza, i cellulari non prendono e non c’era aria calda, ma condizionata freddina. Lì ho perso il mio registratore. La scorsa settimana l’ho dimenticato accanto alla mia postazione e non ha fatto più ritorno a casa nonostante le mille telefonate al posto di guardiania. Io, però, ho un sospetto, ma lascio stare che è meglio.

Se dovessi fare la lista delle cose che lì vanno male, non finirei più. Mancano di rispetto i consiglieri che fanno slittare i consigli così da finire sui giornali due giorni dopo il fatto. Mancano di rispetto gli uffici stampa dei consiglieri stessi che ti tolgono l’aria, ti pressano e leggono mentre scrivi e tu hai voglia a dire: “Ti dispiace? Mi dà fastidio”, loro non se ne fregano e stanno lì alle tue spalle fino a quando tu non chiudi il documento per farglielo capire sul serio che se ne devono andare. Mancano di rispetto quelli che lavorano come uscieri o non so cosa che entrano in sala stampa e telefonano come se niente fosse e si mettono al pc. Mancano di rispetto i consiglieri che fanno lo spicciabancone in sala stampa.

Mancano di rispetto certi colleghi imbecilli e coglioni che credono di aver conquistato il mondo e mentre tu stai facendo capa e pc perché si è impallato tutto, chiamano in redazione e dicono: “Passa il comunicato, alla tipa si è bloccato il computer e ci mette tempo a inviarti il pezzo”. No, non si fa così. Quando ho sentito il mio capo, lui ha provato ha ridimensionare la mia ira, ma ha capito che non c’era molto da fare: io avevo ragione, il lavoro degli altri va rispettato.

Forse è per questo che mi ha detto che potevo andar via alle 21. Sono rimasta per scrupolo mezz’ora in più e le cose sembravano stessero per finire, dopotutto il maxiemendamento in qualche modo era stato accettato da tutti. E invece no.

Sono fuggita dal Centro direzionale e sono corsa dalle mie ragazze. Loro mi aspettavano e quando sono arrivata mi hanno detto: “Conosci la regola: stacca il telefono e rilassati”.

L.

L’articolo 21 e l’arroganza della bassa politica

Una volta ai giornalisti era vietato seguire i dibattiti delle aule parlamentari.

Se aprite un manuale di storia del giornalismo, troverete probabilmente citato un cronista inglese di nome William Woodfall, che nel 1771 riuscì a far conquistare al “Morning Chronicle”, il primato tra i giornali londinesi grazie alle 16 colonne giornaliere di resoconti parlamentari frutto della sua capacità di ricordare a memoria tutti gli interventi in un’epoca nella quale era vietato ai giornalisti prendere appunti nel corso del dibattito.

Poi s’aprirono le porte. Inutile sottolinearne il significato per la democrazia.

Da allora ad oggi i giornalisti hanno affermato il loro diritto a seguire i lavori della politica, delle assemblee, negli appositi spazi riservati alla stampa che dall’Inghilterra del Settecento fino a noi sono stati conquistati e ormai considerati un diritto acquisito insindacabile.

Al Comune di Napoli dobbiamo ancora litigare per lavorare in santa pace.

Abbiamo una sala stampa, due stanzette con un computer e un telefono e accesso diretto alla nostra tribuna in aula. I nostri spazi vengono quotidianamente invasi dai consiglieri comunali per: fumare, chiacchierare, tenere riunioni politiche di ogni tipo, telefonare, guardare le agenzie, guardare la posta, cazzeggiare su facebook, fare uno spuntino.

Se tu stai lavorando loro se ne fottono, entrano e basta. Se tu sei a telefono concordano con i capi la linea da dare al pezzo, stanno lì ad ascoltare e magari poi tentano pure di dire qualcosa. Se tu stai scrivendo se ne fregano e ti chiedono di farti da parte. Se dici di no si piazzano dietro di te per darti fretta.

È successo l’altro giorno a un collega. Per tentare di cacciare il consigliere inopportuno, gli ha fatto una battuta tipo “che fai, spii la mia posta?”. Apriti cielo. Urla, insulti, spintoni. La collega che ha tentato di intervenire è stata zittita.

Sulla vicenda sono intervenuti UNione Cronisti e Ordine dei giornalisti per stigmatizzare l’accaduto. Il sindacato, ovviamente, tace. Vi riporto la nota dell’Ordine.

“La sala stampa del Consiglio Comunale non è un ring in cui qualche consigliere comunale può mostrare i muscoli”. L’Ordine dei giornalisti della Campania stigmatizza il comportamento di un consigliere comunale che nel pomeriggio ha aggredito verbalmente i colleghi delle agenzie Ansa e Agi e spintonato uno dei due. “Si tratta di un episodio inammissibile. L’Ordine chiede al presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno, di far rispettare il lavoro dei giornalisti che hanno il delicato compito di informare l’opinione pubblica, senza essere infastiditi negli spazi loro riservati”.

Ieri mattina, in aula, lo stesso consigliere ha preso la parola per dire la sua. In pratica è stato un processo, senza possibilità di difesa. Il collega in questione ha un legame di amicizia con un assessore al quale spesso dà una mano. Dico di amicizia perché non mi risulta esserci alcun contratto tra lui e l’amministrazione comunale. Possiamo porre una questione di tipo deontologico, assolutamente. Non è opportuno che una persona vicina a un assessore segua come giornalista i lavori di Comune e Consiglio, assolutamente. A onor del vero il collega non ha mai dato prova di imparzialità, in momenti delicati come i rimpasti di giunta s’è fatto da parte. E soprattutto si tratta di una vicenda nota, in essere da tempo senza che nessuno abbia mai detto niente. Finché non è stata usata per attaccarlo. Il consigliere ha chiesto di “fare in modo che non vengano accreditati giornalisti che svolgono ruoli nell’ambito politico” perché lui non si sente tutelato. Più una ricostruzione fasulla dell’accaduto che incolpa di tuttto il collega mentre lui, poverino, era solo entrato (dove non doveva, c’è un cartello “accesso riservato ai soli giornalisti”) a controllare una mail.

Il capogruppo della parte politica dei consiglieri ha preso la parola, qualche ora dopo, per ribadire il concetto che bisogna prendere provvedimenti, chiedendo al sindaco di far rimuovere il collega, ma ha chiesto scusa ai giornalisti per l’accaduto. Il sindaco, che si proclama quotidianamente garantista e soprattutto costituzionalista, ancora una volta non ha ritenuto opportuno schierarsi al fianco dei giornalisti o quantomeno intervenire. S’è limitata ad annuire alle parole del consigliere.

Io ho passato l’intera giornata a litigare con mezzo consiglio comunale che si ostinava ad entrare nella nostra sala stampa, mancando di rispetto, di educazione, e a mio parere anche di intelligenza.

Qualcuno ha avuto addirittura il coraggio di dire che, avendo il tesserino da giornalista pubblicista, aveva tutto il diritto di entrare.

Ecco, queste sono le istituzioni, questi sono i consiglieri eletti dal popolo che dovrebbero rappresentarci. Gente arrogante anche di fronte alle regole più elementari, menefreghista, incapace di rispetto che al primo richiamo partono col “ricordati chi sono io e chi sei tu”.

Che tristezza. Meditate gente, meditate.

A.

Quando vorresti una vita di riserva

Ieri è stata una di quelle giornate che andrebbero cancellate. Ho cominciato presto, praticamente all’alba per i ritmi che abbiamo di solito, e alle 9 ero già operativa, in strada. Perché i ragazzi del Centro don Bosco di Napoli hanno pregato Gesù affinché mandi qualcuno a togliere la monnezza dalle strade visto che i rifiuti continuano ad accumularsi.

Si sono sistemati in strada con gli striscioni e accompagnati da educatori, professori e padri salesiani, hanno recitato: “Gesù, manda chi vuoi tu a prendere la monnezza quaggiù”, poi è stata la volta del Padre nostro. E tutto bloccando la strada e facendo incazzare la gente che doveva andare a lavoro. L’autista di un autobus ha addirittura consigliato al prete di smetterla “altrimenti t’abboffo ‘e mazzate”. Perché proprio non capiva il motivo per cui scomodare Dio.

Sono tornata a casa, pensando di aver finito, di avere un paio d’ore prima dell’appuntamento pomeridiano e mi ero sistemata davanti al pc per assistere alla conferenza di Caldoro sui primi sei mesi di governo regionale.

E invece no! Mi hanno spedita a casa di un signore morto lunedì scorso al quale non avevano ancora fatto i funerali per l’assenza di un certificato della Asl. Il punto è che questo signore è morto a Caserta e poi è statotrasportato a Napoli e le Asl si sono rimpallate la responsabilità di firmare questo certificato. Intanto i familiari si tengono il morto a casa, nel suo letto.

Sono tornata a casa poco prima delle 15, il tempo di scrivere, cambiarmi e scendere ancora una volta perché “C’è una cosa alla Camera di Commercio che va seguita”. Sempre in macchina (altrimenti non ce l’avrei fatta), ho raggiunto piazza Borsa, parcheggiato e poi seguito questo convegno sui rischi che corrono le aziende nel passaggio generazionale, quando il padre decide di lasciare le redini e passare il testimone al figlio.

Un imbecille di ufficio stampa mi ha messo addosso una fretta pazzesca e poi ha precisato: “Sai, Mattino e Repubblica stanno aspettando il tuo lancio”. E questo in presenza di un collega di un’altra agenzia. Ora, io credo che gli sia mancato tatto e penso che sia mancato anche a me visto che gli ho risposto: “Non lavoro per nessuno dei due giornali, se hanno tanta fretta, mandino qualcuno dei loro!”. Quell’imbecille, non solo mi ha guardato un po’ contrariato (schus eh, ma mica fatico per te?) ma si è pure lamentato con altre persone! Cose ‘e pazzi!

E poi volevo uscire. Ho tempestato la socia di telefonate. Lei avrebbe preferito restare a casa a vedere la partita perché, dice, “nei locali non si vede bene”. Alla fine l’ho convinta e quando sono andata a prenderla ha detto: “Potrei denunciarti per stalking”. Poi siamo uscite e il Napoli ha vinto con un gol di Lavezzi praticamente al 94esimo minuto.

L.

Non ci sto

Non ci sto a sentir parlare degli altri. Nel bene e nel male a me non interessa. Non ci sto a sentir dire che “come caccia le notizie lei non lo fa nessuno”. Siamo giornalisti, dobbiamo trovarle le notizie altrimenti tanto vale cambiare mestiere. Non ci sto a raccontare agli altri che mi sbatto dalla mattina alla sera in giro per la città, tornando a casa e poi di nuovo in centro per inseguirla ovunque la notizia. Non ci sto a lamentarmi che ho pochi spiccioli nel portafogli e non riesco a fare niente. Non ci sto a piangermi addosso perché vorrei tanto andare a vivere da sola e invece non posso, resto coi miei.  Non ci sto a raccontare che non ho tempo nemmeno di guardarmi in faccia. Non ci sto a dire in giro che anche io le trovo le notizie, che i contatti sono i miei, non me li ha passati nessuno. Non ci sto a sottolineare, come fanno certi, che vi paro il culo perché se le notizie io non le trovo voi restate scoperti. Non ci sto a rinfacciare che mentre voi state seduti al caldo delle redazioni io prendo freddo davanti alla Prefettura. Non ci sto a precisare che le vostre interviste sono fatte con i miei lanci.

E non basta, di fronte alla mia faccia un po’ contrariata, dire: “Voi soldati semplici siete meglio di tanti altri colleghi”, inserendo in quel ‘voi’ anche me e chi è come me (la socia über alles che corre, salta, urla e resta in punta di piedi pur non perdere una sola parola nella calca degli animali e non vede un centesimo da mesi, ma continua a lavorare, senza lamentarsi, perché ama il suo mestiere sopra ogni cosa). A me il contentino non lo dà nessuno. Non ci sto!

L.

Fanno strada le ragazze che si lasciano invidiare

Sono stanca.

Stanca, stanca.

Ora vorrei farmi una corsetta sul lungomare e andare in Consiglio con la socia e invece devo tornare al corso.

Mi sento un po’ fuori dal mondo, sono tre giorni che non lavoro e sto impazzendo.

Ieri per esempio c’era una riunione politica e io sono impazzita al pensiero che non ne potevo scrivere e per sapere che è successo dovevo affidarmi alle agenzie, ai giornali. Cioè, io devo leggere dagli altri? Pazzesco. Il corso non mi piace per il semplice motivo che mi sono annoiata ogni singolo giorno di lezione della mia vita. E poici sono i saccentoni insopportabili, mentre io sto lì zitta  e ascolto perché, avendo studiato poco, ogni informazione per me è vitale. È ben noto infatti che io, come saccente ma geniale, ho una reputazione da difendere e dunque evito di parlare a sproposito e soprattutto di interrompere fastidiosamente il presidente del Tribunale che poi va a finire che me lo ritrovo di fronte per un caso di diffamazione e magari lui se lo ricorda.

Oggi faremo la correzione della prima simulazione, speriamo bene. Anche se so che sul questionario ho fatto un disastro, ma almeno non ho scritto, come so che ha fatto un ragazzo, che l’ingiuria “è l’insulto che avviene in una stanza chiusa”. Molto da imparare, poco da ridere, ma insomma, qualche bel momento non ce lo facciamo mancare.

La cosa peggiore, se è possibile ci sia di peggio oltre la saccenza degli ignoranti, è che questi ragazzi puzzano. Non ho capito se si lavano poco, affatto,male, in ogni caso è certo che non usano il deodorante.

Avrei sperato di incontrare qualche collega “amico”. Un paio di volti conosciuti ce ne sono , ma non sono quelli con cui rido e scherzo ogni giorno della mia esistenza lavorativa. E questo mi dispiace perché mi avrebbe rassicurato molto.

Nel frattempo in Italia ci sono notizie bomba: Fini ha fondato il suo partito. No, non lo aveva già fatto prima perché quella era una corrente interna al Pdl, un po’ come nella Dc, e poi un movimento. A proposito, ora che ci penso è meglio che mi riguardi qualcosa della Dc. O potrei chiedere a mammà, se solo la vedessi.

Ah, Tiziano Ferro è felice di essere gay. Sì, sì, è gay. (Ma dai???).

E per intenderci, i bastardi erano altri.

E ora sto sentendo questa qui Le ragazze, Gianna Nannini

A.