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Con la monnezza si fanno male tutti

La notizia è arrivata ieri sera: Caldoro è indagato per epidemia colposa. Prima di lui Bassolino, la Iervolino e Pansa e, come precedente storico, nel 1973 per il colera che colpì Napoli, Morante, medico provinciale, Ortolani, ufficiale sanitario del Comune, e Rivieccio, presidente del Porto (e altri ancora). Questi ultimi tre furono completamente assolti perché il fatto non sussisteva. Iervolino, Bassolino e Pansa sono ancora in attesa. E mo tocca a Caldoro. Perché con la monnezza si fanno male tutti.

Per lui l’accusa è di non aver rispettato quanto scritto nell’articolo 7 bis della legge 1 del 2011 (il famoso decreto rifiuti poi trasformato in legge, quello per il quale sono saltate cene, è arrivato Silvio B. il giorno del compleanno della socia e io ho trascorso intere giornate e parte della notte sotto la Prefettura). Di non aver fatto qualcosa cioè. Quest’articolo dice che “nella permanenza di condizioni di  criticità derivanti dalla  non  autosufficienza  del  sistema  di  gestione  dei rifiuti prodotti nella regione Campania e fino  alla  completa realizzazione dell’impiantistica necessaria per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti (…) il  Presidente della Regione Campania provvede, senza nuovi o maggiori oneri per  la finanza pubblica e nell’ambito delle  risorse  umane,  finanziarie  e strumentali previste a legislazione vigente incluse  quelle  indicate all’articolo 3, con una o più ordinanze, (…) all’apprestamento  delle  misure  occorrenti  a  garantire   la gestione ottimale dei rifiuti e dei relativi conferimenti per  ambiti territoriali sovraprovinciali”.

La sua copla è non aver firmato queste ordinanze. L’unica è stata quella dell’ottobre scorso, prima degli appostamenti in Prefettura, e aveva scatenato polemiche e proteste per cinque giorni durante i quali Napoli avrebbe portato la sua monnezza a Savignano Irpino (Avellino), San Tammaro (Caserta) e Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento). Ieri lui ha mandato un comunicato (non alle agenzie perché quelle poi danno ufficialità alla cosa. E sticazzi no?) per spiegare che non se l’aspettava un suo coinvolgimento perché ha fatto tutto il possibile e anche di più. Insomma diceva lui, casomai qualcuno non l’avesse ancora saputo, che aveva ricevuto un avviso di garanzia. Però alle agenzie, appunto, non voleva dirlo. Solo che “una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun ‘comunicato’ gira veloce di bocca in bocca come una freccia dall’arco scocca”. Così l’hanno saputo tutti.

Oggi, alle 16 di un caldissimo pomeriggio di una domenica di fine giugno, ha convocato la stampa per dire che non ci sta a prendersi le colpe degli altri. Ha annunciato che la Regione lascia tutti i tavoli istituzionali, così da poter lavorare in libertà. Che la colpa è dei sindaci e poi com’è che “Nola e Portici tengono le strade pulite e Napoli no?”. La colpa è del Comune che non ha pensato alla differenziata, della Provincia che non ha individuato a suo tempo i siti di trasferenza, della Regione che è stata un po’ morbida. Comunque Caldoro ha precisato che i flussi extraprovinciali ci sono stati lo stesso, anche senza ordinanze perché le altre Province bene o male hanno accolto la nostra monnezza: 100 mila tonnellate, ha detto lui.

Avrei pagato per andare a seguire la conferenza. Sono stata informata passo passo da altri colleghi che erano lì. Era incazzato, mi hanno raccontato. Era troppo grande la curiosità di sentire dal vivo cosa avrebbe detto, di saperlo prima e di correre a scrivere, a dettare, a mandare sms, a dirlo agli altri. Toccherà anche a me. Adesso è tempo di aspettare.

L.

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Perché i modi di dire dicono la verità ma a volte la verità li supera

A volte capita che uno esce dalla porta e rientra dalla finestra.

Altre volte rientra direttamente dal portone, e pure col tappeto rosso steso a terra.

Prendi la giunta De Magistris: altro che nuovo che avanza, per lo più è il vecchio che ritorna, però siccome è un vecchio un po’ più remoto rispetto al solito, nessuno se ne ricorda.

Riccardo Realfonzo Robin Hood per esempio è stato assessore al Bilancio della Iervolino post global service, per capirci è stato quello che ha tenuto i conti tra Enrico Cardillo e Michele Saggese. Lui dice che si è autoproclamato Robin Hood perché eroicamente se ne andò, dopo aver tentato di mettere a posto i conti del Comune, accusando di clientele e imbrogli vari nella gestione delle partecipate, con una simpatica lettera al Corriere del Mezzogiorno che fece prendere un buco a tutti noi e fece pure incazzare Rosetta che aveva saputo delle dimissioni dopo De Marco.

Le cose non andarono proprio come dice lui.

1. il soprannome di Robin Hood glielo diede un consigliere comunale, Ciro Signoriello, del quale è rimasto storico un intervento che iniziava con “assessore Robin Hood (perché poi Realf teneva pure un completo verde quel giorno), assessore Robin Hood, lei ride, ma qui non c’è proprio niente da ridere”. Allora giustamente mammà quando Realf si dimise disse “voleva fare Robin Hood”, lui replicò “e lei è lo sceriffo di Nottingham”, e lei gelida “almeno non mi ha dato della lady Cocca”. Fine della storia. Ah, litigò con Santangelo perché voleva mettere Lucarelli (altro neoassessore) nel cda dell’Arin.

2. Tommaso Sodano. Fa il vicesindaco e si becca la delega ai rifiuti. E’ stato assessore alla Provincia con Lamberti (che era stato assessore con Bassolino), poi è diventato senatore, con una lunga serie di battaglie per l’ambiente. Se non sbaglio era candidato alle ultime regionali ed è andato malissimo, mi ricordo che l’ho intervistato ed era depresso che non se l’era filato nessuno.

3. Sergio D’Angelo. Mò, lui è il presidente di Gesco, cooperativa sociale che è il maggior creditore del Comune. S’è dimesso. Ma non notate un lieve conflitto di interessi?

4. Bernardo Tuccillo. Ex sindaco di Melito, pure lui è stato poi assessore provinciale di Rifondazione al Lavoro negli anni del bassolinismo.

5. Anna Donati. E’ stata un cavallo di punta dell’ex assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta, che la volle con Bassolino alla guida dell’Acam.

6. Luigi De Falco. E’ stato nell’ente parco Vesuvio, ha lavorato spesso con le amministrazioni locali e ha collaborato con Vezio De Lucia alla stesura del Prg.

7.Antonella Di Nocera. Da anni alla guida dell’Arci, ha lavorato col Napoli Film Festival ecc.

8. Giuseppe Narducci. Ha chiesto l’aspettativa dalla magistratura, e fa l’assessore nonostante il parere contrario dell’Anm. E’ il pm dei processi calciopoli e Cosentino, tra l’altro. Praticamente passa da un palazzo all’altro. E forse sono un po’ troppo vicini.

 

A.

La donna dei record – Rosa Russo Iervolino, il sindaco più longevo della storia della città

Premessa: Quanto segue è la tesina che ho portato all’esame da professionista, realizzata grazie a una chiacchierata con Rosetta, in un pomeriggio di pioggia, nel suo studio di Palazzo San Giacomo. Di quell’ora e più ho una registrazione religiosamente conservata, che magari trascriverò qui. Per ora beccatevi la tesina. Mi sembrava giusto postarla oggi, nel giorno del passaggio di consegne col nuovo sindaco Luigi De Magistris.

Napoli è donna. Nasce e prende nome, secondo la leggenda, dalla sirena Partenope. E allora non sorprende che il sindaco più longevo della sua storia sia l’unica donna ad aver ricoperto finora quest’incarico. Rosa Russo Iervolino è stata eletta alla guida di Palazzo San Giacomo nel maggio 2001. Terminerà il suo secondo mandato nella primavera 2011. Prima di questo record, ne ha segnato un altro: è stata la prima e finora unica donna titolare del Ministero dell’Interno. Nessuno, prima di lei, aveva governato Napoli per dieci anni di seguito. Né il comandante Achille Lauro, alla guida dal 1952 al 1958, e poi dal 1960 al 1961. Né il sindaco del terremoto, il comunista Maurizio Valenzi, in carica dal 1975 al 1983. Nemmeno Antonio Bassolino, che nel 2000 lascia la poltrona di primo cittadino conquistata nel 1993 per prendersi quella di governatore. Nel 2001 si torna alle urne. Il centrosinistra vuole un nome che raccolga il patrimonio di quel “rinascimento napoletano” che poi ha finito per deludere le aspettative. La scelta cade su Rosa Russo Iervolino, allora presidente della Commissione Affari Costituzionali e senatrice di Bagnoli e Fuorigrotta. La lunga carriera romana le ha dato visibilità e autorevolezza. Figlia di due Padri Costituenti, è stata eletta più volte al Senato e alla Camera, è stata Ministro per gli Affari Sociali, della Pubblica Istruzione, titolare degli Interni. Nel 1999 aveva sfiorato il Quirinale. «Non avevo alcun rapporto politico con Napoli, perché sono andata via quando avevo dieci anni», ricorda, «Però la legislatura 1996-2001 mi aveva legato fortemente al territorio di Bagnoli- Fuorigrotta. C’era anche un legame molto forte con la giunta Bassolino, di cui ero il “riferimento” in Parlamento». Il centrosinistra punta su di lei, ha l’appoggio di nomi come Giorgio Napolitano con cui aveva fatto la campagna per il Senato nel ’96. «Non volevo, ma ho avuto pressioni fortissime. Avevamo perso le politiche, ma subito abbiamo avuto una rivincita perché dopo 15 giorni col ballottaggio abbiamo vinto a Napoli, a Roma con Veltroni, e a Torino con Chiamparino. Le tre candidature, anche tra i partiti, si erano intrecciate in modo tale che o dicevamo sì tutti e tre o non si trovava un accordo». La campagna elettorale è lunga, giocata in mezzo al popolo, tra comizi, passeggiate e manifestazione finale in piazza del Plebiscito, simbolo della città. Il primo round contro il candidato del centrodestra, Antonio Martusciello, non basta a vincere. Si va al ballottaggio, e viene eletta con il 52,9% dei voti. I cinque anni del primo mandato si susseguono in continuità con la precedente esperienza, rafforzata dal filo diretto con il governatore Bassolino. “Malgrado un contesto non favorevole abbiamo lavorato sodo, portando avanti il ciclo politico iniziato 13 anni fa”, scrive il sindaco nel bilancio di fine mandato, elencandone i successi. Il Piano Regolatore Generale, la gestione dei fondi europei, i cantieri per la metropolitana e il restyling della città, scuole e asili nido, l’attenzione per le fasce sociali deboli. Qualcosa, lo dice la storia, è rimasto sulla carta dell’opuscolo stampato nel marzo 2006, poco prima delle nuove amministrative. Iervolino si ricandida dopo molte incertezze. «Mi sembrava che, fatte alcune cose, io potessi tornare a quello che mi piaceva – ricorda – Ma c’è stata una svolta che mi preoccupava, si profilava un attacco al piano regolatore; ricominciarono a circolare alcune facce, anche del mio partito, che non mi piacevano per niente. Se ci fosse stato un candidato affidabile sarebbe stato diverso, ma siccome comparivano sulla scena più mezze calzette che gente con voglia di provare a far fare un altro passo avanti a Napoli, sono rimasta per farlo io». L’avversario di centrodestra è l’ex questore Franco Malvano, a sinistra incalza il “maestro di strada” Marco Rossi Doria. Rosetta replica lo schema della precedente campagna elettorale, sempre accompagnata da Bassolino. Il risultato è ancora migliore, nonostante le critiche alla sua amministrazione non siano mancate: viene rieletta al primo turno con il 57% dei voti. Il secondo mandato è durissimo. I risultati degli anni precedenti, con quelli, meno elettrizzanti, accumulati dopo, vengono sepolti da critiche, scandali, tragedie, rifiuti. I rapporti si fanno tesissimi anche con il centrosinistra. Nel 2008 l’onta dell’ennesima emergenza rifiuti spegne l’astro di Bassolino e segna il declino di quello della Iervolino. Pochi mesi dopo gli scontri di Pianura un assessore, Giorgio Nugnes, viene arrestato per quei tumulti. A fine novembre il titolare del Bilancio, Enrico Cardillo, si dimette. Il giorno dopo Nugnes si uccide, turbato anche dalle voci su una nuova inchiesta in cui si diceva fosse coinvolto. Il caso “Global Service”, su un appalto per la manutenzione stradale, scoppia due settimane più tardi: Cardillo e altri tre membri di giunta vengono arrestati. Saranno poi assolti, ma sul Comune si abbatte una bufera. «Avrei potuto ascoltare le sirene che “consigliavano” di lasciare – scrive Iervolino in una lettera ai giornali – ma, rispettando il mandato ricevuto, ho deciso di continuare a lavorare per la mia città». Continua a ripeterlo negli altri due anni di un’amministrazione che non ha più brillato. La maggioranza risicata in Consiglio Comunale rende difficile portare avanti gli obiettivi prefissati. «Sfiduciatemi in aula e me ne andrò», ha ripetuto più volte. Non è mai accaduto. «Non rifarei quest’esperienza – ammette ora – anche se c’è un fattore profondamente gratificante nel fare il sindaco, soprattutto in una strana città come Napoli». Con i rifiuti che invadono la città per l’ennesima volta, Iervolino arriverà ai suoi dieci anni di mandato, come nessuno mai prima di lei, unica donna ad aver guidato la città dove ancora oggi il Consiglio Comunale è esclusivamente maschile. Al di là di ogni giudizi politici, è un record di cui la storia dovrà tenere conto.

A.

de Magistris sindaco

Ieri a quest’ora la festa in piazza Municipio, davanti a Palazzo San Giacomo, era appena finita. Quella ufficiale, però, con il nuovo sindaco, i suoi amici e noi della stampa. La gente è rimasta fino a notte.

Nel pomeriggio, sezione dopo sezione, de Magistris diventava sindaco. Ha vinto in 28 quartieri su 29. Lo so perché la mia redazione mi ha chiesto un pezzo sul voto quartiere per quartiere. Solo a San Pietro a Patierno ha vinto Lettieri e comunque lo scarto tra i due era basso. Altrove ha superato picchi del 70%.

Dal Comune, dove mi avevano mandata per parlare casomai con la Iervolino, mi hanno spostata al comitato sul lungomare. Lì c’era già un’altra collega e noi insieme formiamo una buona squadra: facciamo combaciare parole, azioni e modo di lavorare. Risultato? Gli altri sono rimasti un po’ indietro con tanti sguardi sottecchi di colleghi-amici.

La prima uscita il neo sindaco l’ha fatta alle 17. Ha detto le stesse cose di sempre, quelle della campagna elettorale. “Napoli è stata liberata”, “Fuori il puzzo di compromesso morale, dentro aria nuova di legalità”. Non mi interessa mettermi a fare un’analisi di cosa è accaduto. So che la gente l’ha votato, che in pochi ci credevano all’inizio, ma che davvero c’è stata un’onda che è cresciuta. Poi lui ora vuole fare la rivoluzione, ma “pacifica” eh. Ed è per questo che il suo staff lo chiama “Che Magistris”.

Ero contenta, anche se realizzavo un po’ alla volta che stava per finire davvero la campagna elettorale, il caos dei pezzi da mandare e la vita che uno deve ricordarsi di avere perché no, tempo non ne hai per vivere e nonostante questo sei allegro.

Lui, Giggino ‘a manetta, ha dato appuntamento a tutti in piazza Municipio. Come Bassolino prima di lui. E dal lungomare è arrivato a piedi, lui davanti e la gente dietro. Lui esultante e la gente adulante. Lui capopopolo e la gente contenta. Appena salito sul palco, mentre la folla era in visibilio, si è versato una bottiglia d’acqua addosso, arrotolato le maniche della camicia e preso una bandiera arancione che si è avvolto in torno alla testa tipo pirata. E’ così che piace alla gente, alle ragazze che urlavano, alle mamme che gli cantavano: “Sei bellissimo”. Gente, quella è il sindaco, non l’ultimo idolo della musica o del cinema.

A me è questo che sorprende. Mentre andavo via dalla piazza, sentivo gente dire: “Ora che cominceremo la raccolta differenziata”… In realtà quella avremmo dovuto farla già da un po’, ma questo non conta. Così come non conta che, nonostante i bandi di gara partiti da tempo e il secondo termovalorizzatore previsto per legge, lui dica: “No, non lo costruiremo” e “Faremo cambiare idea a Caldoro”.

Caro sindaco, hai detto che la festa era ieri soltanto e che da oggi si smetteva di giocare per mettersi a lavoro. E allora buon lavoro, sperando che tu sappia a cosa vai incontro. Io ti do la mia fiducia, tu non deludere le aspettative che hai creato.

L.

Everything’s changing and I don’t feel the same

Stamattina mi sono svegliata, io ho uno stipendio e il pd ha perso le elezioni a Napoli.
Praticamente il mondo al contrario, se si pensa che ieri ho avuto il Cud 2010 a uso commercialista e risulta che ho guadagnato 1.900 euro (così tanti? Ricordavo di meno!).Millenovecento euro per mesi di lavoro, fatica, sudore, 15 giorni di vacanza scannati, pranzi saltati e nervi a fior di pelle.
Stamattina, invece, sul mio conto c’erano millecentoventotto euro (i 28 non li ho capiti), sebbene in ritardo e tra mille mille bestemmie.
Mai forti, comunque, quanto quelle del Pd. A scrutinio quasi ultimato sono andati sotto al 20 percento, Morconechi abbiamo capito che non lo conosceva davvero nessuno e De Magistris va al ballottaggio con Lettieri, il quale è contentissimo perché è più facile vedersela con l’ex pm che con il prefetto.

Pdl-Idv

Tra due settimane conosceremo il sindaco. C’è il ballottaggio a Napoli dove, ha scritto un mio collega, “si sfideranno il candidato del PdL Gianni Lettieri e, a sorpresa ma non troppo, quello dell’Idv Luigi de Magistris”. E sì, il Pd deve chiudere e andare in un angolo per un quarto d’ora di vergogna, come quando alle elementari la maestra ti metteva dietro la lavagna.

E dire che se non avessero fatto tutte le figuracce che invece hanno fatto, i risultati sarebbero diversi, anche qui, come in tante altre città andate al voto, il Pd avrebbe potuto vincere, essere più forte.

Ieri sono uscita di casa con un po’ di muso lungo. La redazione mi aveva spedita in Prefettura, a monitorare cosa non lo so perché i dati li forniva la redazione romana. Dopo due ore e mezza, per fortuna mi hanno liberata e spedita da Lettieri, al suo comitato, quando ormai si stava profilando il ballottaggio tra lui e de Magistris.

Un po’ di colleghi stupidi, da evitare, qualche faccia amica, il telefono che non prende e il wifi. Posso andare a prendere un caffè? Ma sì, vai pure. E invece arriva la telefonata: Lettieri sta andando in Prefettura. Recupero il casco, il registratore e corro, dopo aver chiesto a un “tizio” di coprirmi. E così arrivo affannata, ma il candidato è ancora lì e riesco a fare tutto. Poi all’improvviso è arrivato pur Caldoro. Ho chiamato in redazione, avvisato che ero in Prefettura (loro mi credevano al comitato) e che riuscivo a coprire anche lui.

Sono tornata dall’altro lato, per sentire ancora Lettieri. Quando sono arrivata, lui era pronto per le interviste con la Rai e il suo staff mi aveva fatto segno di avvicinarmi. Un altro tipo, però, mi ferma perché “c’è la diretta”. E va be, mi fermo. Però, dietro di me, qualcuno mi ha messo le mani sulle spalle e mi ha detto: “Muoviti”. Io: “Ma c’è la diretta”. “Eeeeeee, muoviamoci!”. E siamo passati praticamente carponi mentre questo tipo continuava la sua diretta.

Io mi sono divertita, ho pensato alla mia socia perché con lei lo sarebbe stato di più. E adesso mi preparo e vado in Prefettura. Ci sono i dati e i nomi dei consiglieri da prendere.

L

“Lavora alla tua sicurezza”

Sulla copertina del blocchetto che stamattina hanno distribuito al Maschio Angioino c’è stampata la data del 5 marzo. Perché il Consiglio comunale in seduta solenne si sarebbe dovuto riunire quel giorno per celebrare la Giornata cittadina per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma i fatti portarono alla revoca della seduta. Io ricordo uno del Pdl che, infastidito, disse: “C’è altro a cui pensare ora”. E cioè la figura di merda per l’incapacità di dimettersi, di mettere una firma. Poi il tipo si rese conto che davanti aveva tutta la stampa cittadina e corresse il tiro: “Non che non sia importante, eh!”.

C’erano le scuole, il sindaco, alcuni consiglieri e c’eravamo noi. Prima dell’inizio, eravamo solo in due, io e il collega di Repubblica. Poi è arrivato quello del Mattino e qualcuno ha detto: “Ora siamo al completo”. No, non lo siamo stati e non lo saremo perché la socia non c’è e il suo giornale non ha trovato ancora come rimpiazzarla. “Ma a noi adesso non ci seguono più? –  è stata la domanda dello stesso tipo di prima – Non mandano più nessuno”.

L.