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Se potessi avere 400 euro al mese

La questione è questa. Sul sito del Pd è comparso un annuncio di selezione stage per creativi della comunicazione politica.

Tanto per capirci, questo è il testo:

“Il settore creativo della Comunicazione PD ha iniziato la selezione per la seconda sessione dello stage per creativi junior. Si tratta di un’opportunità per i giovani di lavorare “in prima linea” entrando in relazione diretta con le esigenze, le procedure, i tempi della comunicazione politica. Lo stage avrà la durata di sei mesi durante i quali un tutor seguirà e coordinerà il lavoro dei giovani creativi e li metterà in contatto con le diverse strutture del partito, programmando la partecipazione ad alcune riunioni di organizzazione, incontri e approfondimenti con politici, esperti e operatori del settore. Il team ottimale deve essere composto da un creativo e un copywriter di età compresa tra i 22 e 27 anni, che siano in procinto di conseguire, o abbiano da poco conseguito un titolo di studio nell’ambito della comunicazione (diploma o laurea). Al creativo è richiesta competenza nella progettazione grafica e nell’art direction; mentre al copywriter buona conoscenza della lingua italiana e un buon rapporto con la scrittura creativa.

Ai candidati è richiesto inoltre:

– discreta autonomia nell’uso di programmi di computer grafica;

– interesse nell’ ambito sociale e politico e una generale condivisione delle idee del Partito Democratico;

– doti di adattabilità, affidabilità e discrezione.

Si richiede un impegno di quattro ore quotidiane da assolvere presso la sede nazionale del Partito Democratico a Roma, in via Sant’Andrea delle Fratte. È previsto un rimborso spese di 400 euro mensili.”

Dunque, questo stage offre l’opportunità di lavorare per 6 mesi col Pd. Sì, lo so, è il Pd, ma rimane cmq il secondo partito italiano, al di là di quello che ne pensiate. Sei mesi, 4 ore al giorno, 400 euro al mese.

Non correte a prendere carta e penna, aspettate.

Perché sulla rete s’è scatenato il putiferio. Qualcuno ha preso la calcolatrice e ha scoperto che 4 ore al giorno a 400 euro al mese corrispondono a 4 euro l’ora, quanto prendevano le operaie di Barletta.

Apriti cielo. Twitter, blog, siti, per non parlare di Facebook dove sulla pagina di Bersani gli è stato consegnato di tutto, è scattata la rivolta contro il Pd: ma come, si permette di pagare gli stagisti 4 euro l’ora?.

Ora io mi chiedo: ma voi in che mondo vivete? Qui gli stage non sono pagati, o al massimo viene dato un rimborso spese. Oppure sì, prendono 400, 500, 600 (qualcuno dice anche 700, ma non ne ho le prove) euro al mese, ma si tratta di una giornata completa. Quattro ore sono la metà, quindi è come prendere 800 euro al mese. E avete il coraggio di dire che per uno fresco di studi, senza arte né parte (senza offesa) sono pochi? E’ vero, è la cifra che prendevano all’ora le operaie di Barletta. Ma loro sono morte lavorando in nero, non erano al primo impiego, e si facevano un sedere così, altro che stage a Sant’Andrea delle Fratte.

Ma mi facci il piacere.

A.

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“Se non mi citi, non vale!”

Scrivere un pezzo, su un qualsiasi argomento, implica la scelta del giornalista di chi o cosa citare e raccontare. A meno che qualcuno non lo segnali espressamente (cosa che, purtroppo accade e allora devi essere capace di cavare sangue dalle rape), uno può e deve scegliere. Non è censura né informazione incompleta. Ma se io credo che non sia stato detto nulla di giornalisticamente rilevante, posso non scrivere nemmeno una riga di ciò che è stato detto o fatto.

Così stamattina dopo una conferenza sulla nascita un’associazione interregionale contro il federalismo (Assud), ho deciso di scrivere di cosa si trattasse citando alcuni dei presenti ed escludendo – per mia scelta, sia chiaro – uno di loro che, a mio avviso, non aveva detto nulla di buono. Ebbene quell’uno si è lamentato, mi ha chiesto perché fosse l’unico non citato. Dopo uno scambio di frasi, in chat su Fb, l’ho invitato a contattare la mia redazione se proprio voleva lamentarsi.

Quell’uno non l’ha fatto, non ha chiamato. Ci ho pensato io. Non so cosa mi sia passato per la testa, ma ho telefonato e riferito della conversazione. “Sì – mi sono sentita dire – tu hai ragione, ma ora vedi di ‘apparare’, qualcosa l’avrai pur tralasciato, facciamo una 2 e la mandiamo solo sul notiziario regionale”.

Questa 2, un secondo lancio dallo stesso titolo, non uscirà. Perché non c’era più nulla da dire su quest’associazione né si può scrivere di iniziative in programma visto che al momento non ce ne sono.

Cosa ho imparato? La prossima volta mi faccio i cazzi miei e non chiamo in redazione per riportare che qualcuno si è lamentato. Dopotutto loro hanno diritto di lamentarsi se non vengono citati, io quello di non citarli se non lo ritengo necessario.

L.

Non ci sto

Non ci sto a sentir parlare degli altri. Nel bene e nel male a me non interessa. Non ci sto a sentir dire che “come caccia le notizie lei non lo fa nessuno”. Siamo giornalisti, dobbiamo trovarle le notizie altrimenti tanto vale cambiare mestiere. Non ci sto a raccontare agli altri che mi sbatto dalla mattina alla sera in giro per la città, tornando a casa e poi di nuovo in centro per inseguirla ovunque la notizia. Non ci sto a lamentarmi che ho pochi spiccioli nel portafogli e non riesco a fare niente. Non ci sto a piangermi addosso perché vorrei tanto andare a vivere da sola e invece non posso, resto coi miei.  Non ci sto a raccontare che non ho tempo nemmeno di guardarmi in faccia. Non ci sto a dire in giro che anche io le trovo le notizie, che i contatti sono i miei, non me li ha passati nessuno. Non ci sto a sottolineare, come fanno certi, che vi paro il culo perché se le notizie io non le trovo voi restate scoperti. Non ci sto a rinfacciare che mentre voi state seduti al caldo delle redazioni io prendo freddo davanti alla Prefettura. Non ci sto a precisare che le vostre interviste sono fatte con i miei lanci.

E non basta, di fronte alla mia faccia un po’ contrariata, dire: “Voi soldati semplici siete meglio di tanti altri colleghi”, inserendo in quel ‘voi’ anche me e chi è come me (la socia über alles che corre, salta, urla e resta in punta di piedi pur non perdere una sola parola nella calca degli animali e non vede un centesimo da mesi, ma continua a lavorare, senza lamentarsi, perché ama il suo mestiere sopra ogni cosa). A me il contentino non lo dà nessuno. Non ci sto!

L.

Lavoro, lavoro

Questo è quanto accade dalle nostre parti.

Accade che i disoccupati paralizzino la città, minaccino assessori, salgano sul tetto del Comune e imbrattino i muri ancora profumati di vernice fresca.

Accade pure, ed è successo ieri, che salgano sul Palazzo Reale ma che poi uno di loro non abbia saputo scendere. E sono dovuti arrivare i vigili del fuoco.

Nel frattempo io e la socia eravamo in giro per la città, purtroppo non insieme.

E non saremo insieme nemmeno oggi, lei andrà a sentire che stanotte hanno costruito il termovalorizzatore di Napoli est, e io che sì, va tutto bene, no non perderemo le elezioni, sì ma le primarie le dobbiamo fare perché ci appartengono però alla fine se non le facciamo sti cazzi, e comunque Berlusconi ieri ha retto ma è chiaro che non ha più la maggioranza, ed è brutto e cattivo perché se la prende con noi, tra l’altro noi la differenziata la facciamo pure quando troviamo i bidoni.

Tutto questo mentre c’è la partita e io bestemmierò ogni loro avo vivente o meno.

A.

aNorabile (da una scritta sul marciapiede sotto casa della socia)

– che ha da lamentarsi? voglio capire qual è la ratio. non ha fatto anche lei la stessa cosa?

– ma può trovarlo ingiusto lo stesso. non essere così cattiva

– no, la trovo ridicola. ah, x è arrivato alla questione y con un weekend di ritardo.

– uh che genio

– questa è la borsa che ho preso a mia sorella per la laurea (quella in foto, ma la socia ha visto il link)

–  uh, che bellina…

L.