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Cinquettii musicali, ovvero “Il Sanremo di twitter”

Ci ho messo un po’ per scrivere questo post e non per qualche presunzione intellettuale ma solo perché non ho avuto tempo. In molti hanno riflettuto, e non sbagliano, che questo è stato “il Sanremo di twitter”. In generale è stato il Sanremo della rete, ma siccome il tam tam su internet non è una novità, e lo stesso facebook, pure protagonista, non è una scoperta recente, direi che possiamo considerare i cinguettii come elemento contraddistintivo di questa edizione del festival. In buona parte, credo, l’uccellino ha fatto anche da elemento propulsore, perché so per certo che molti hanno acceso la tv dopo aver seguito il dibattito sul semi-social network.

È stata, ad ogni modo, un’esperienza interessante che ha arricchito e cambiato la visione del programma più tradizionale della storia della televisione italiana di una visione collettiva e per molti dissacrante assolutamente nuova e che potrebbe aver contribuito al successo di questa edizione, per molti versi assolutamente non brillante (né per la musica né per la conduzione, tanto per fare due esempi). Quanto prima accadeva al bar o nei salotti delle case degli italiani, in definitiva, è avvenuto su twitter, dove centinaia di utenti si sono confrontati sulla qualità delle canzoni, sull’abilità della squadra, hanno riso dello stiamo uniti di Morandi e analizzato il discorso di Benigni, riso per l’inglese della Canalis che intervista un annoiato Bob De Niro e appreso direttamente da Max Pezzali della sua eliminazione insieme a Tricarico. Un mondo nuovo che la Rai dovrebbe tener d’occhio.

Per conto mio, mi sono divertita assai. C’era la socia che è sbarcata su twitter proprio in quei giorni e c’erano discussioni e battute da morir dal ridere e così  sono tornata a vedere il festival dopo anni di consapevole assenza.

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L’Europa, i rifiuti, e le mie 36 ore non stop

Come vi ha detto la socia, la settimana scorsa sono stata a Bruxelles.

Non un viaggio di piacere ma di lavoro, ufficialmente siamo andati lì – io ed altri colleghi – perché era stata organizzata al Parlamento Europeo la proiezione di Benvenuti al Sud, un’idea del nostro europarlamentare Enzo Rivellini (Fli) con il leghista Mario Borghezio che ha avuto molto successo, a giudicare dalla folla in sala.

Visto che eravamo lì, però, abbiamo seguito anche la questione rifiuti. L’aula in seduta plenaria ha votato e purtroppo approvato una risoluzione delle sinistre e dei socialisti (la cosa più strana, a mio parere, è che tra loro ci fossero due aspiranti sindaci di Napoli, Andrea Cozzolino e Luigi De Magistris) per congelare i fondi europei destinati alla Campania per le bonifiche e denunciare la Regione alla Corte di Giustizia Europea per l’emergenza rifiuti. In più potrebbero arrivare ulteriori sanzioni. I soldi sono bloccati fino all’arrivo di un serio piano di gestione dei rifiuti.

Alcuni italiani avevano preparato degli emendamenti. Una relatrice ha chiesto di respingerli perché l’Europa “vuole dare un messaggio forte” e le modifiche volevano “annacquarlo”.

La Mazzoni ha preso la parola per correggere un emendamento, ha sbagliato a leggere e l’hanno riempita di fischi, urla e parole di scherno.

La mozione è stata approvata tra gli applausi.

Per noi che eravamo lì è stato brutto, vederli gioire, vedere l’astio che c’è nei confronti della nostra terra.

È vero, qui si è sbagliato, tanto. Troppo. Ma la colpa non può cadere su un’intera regione, un’intera città, su un popolo che subisce lo schifo dell’emergenza rifiuti da anni e anni.

Sinceramente non vedo cosa ci fosse da gioire, nè tantomeno da festeggiare.

Il resto del viaggio è stato distruttivo, ma bello e interessante. Sono riuscita, nonostante tutto mi remasse contro, anche a farmi un giro per Bruxelles (perché mi sono messa su un taxi e sono fuggita à la Grand Place) e a comprare dei cioccolatini che ho portato qui e sono buonissimi, buoni come non ne avevo mai mangiati. E a vedere il Manneken Pis che per salutarmi s’era vestito elegante 😀

Bruxelles è una città strana. Il centro è bellissimo, con una splendida e imponente architettura fiamminga e un’eleganza evidente che a tratti richiama (mi si perdoni il paragone) quella di Parigi. Il resto non è un granché, il tipico paesaggio urbano del Nord, che può piacere e non piacere.

Il Parlamento europeo merita un discorso a parte perché è un mondo a parte: un edificio iper moderno che contrasta con il resto, con la splendida Place Luxembourg su cui si affaccia. Dentro ci sono gli uffici, le commissioni, l’aula delle sedute plenarie, ma soprattutto un microcosmo fatto di incontri, avvenimenti e conversazioni plurilingue negli spazi comuni. È divertente il fatto che se fermi qualcuno non sai esattamente in che lingua parlargli, e vi assicuro che le occasioni di dialogo sono molte: il pomeriggio che siamo stati lì c’erano due aperitivi! (Nota. In parlamento Europeo puoi parlare in inglese, francese o italiano se ti capiscono, o nelle altre lingue se hai un interlocutore di quel paese. In albergo, nei ristoranti, nei negozi, capiscono bene sia inglese che francese. Con i tassisti c’è qualche problema, capiscono quasi solo il francese e se pronunci male ti correggono pure). Ah, c’è un traffico pazzesco, hanno la metro ma mi sa che non la usano perché quando abbiamo chiesto indicazioni non ci sapevano rispondere. Roba che nemmeno a Napoli. E per la serie “tutto il mondo è paese”: l’autista del primo taxi che abbiamo preso ha parlato tutto il tempo a telefono mentre guidava, ha attaccato perché ha visto la polizia, ha ritelefonato e poi si è giustificato “sa, la multa…”. Un’altra volta, sempre in taxi, c’era un camion parcheggiato su un marciapiede in curva e un altro che bloccava la strada perché scaricava merci in mezzo alla strada in pieno giorno in pieno centro. Il tassista ha fatto retromarcia, ha preso una strada in contromano e ha cambiato percorso.

La cucina è deliziosa. La carne imperdibile, la birra buonissima, ho bevuto volentieri la Blanche che è chiarissima, quasi limpida, leggera e frizzante, leggermente acidula. E poi, come ho già detto, il cioccolato, che è il migliore mai assaggiato ( e ne ho assaggiati tanti. L’ho comprato a La belgique gourmand e vi assicuro che è il Paradiso, mentre pagavo ho detto in estatsi alla commessa “I could live here just for the chocolate”). Da non dimenticare i graufes, ovvero i waffel serviti con qualsiasi cosa, dalla panna allo zucchero alla frutta e alla cioccolata fusa.

A.

Cadere o non cadere, questo il problema

“Papà, se un albero cade nella foresta e non ci sono tv a riprenderlo e nessuno lo vede, l’albero sarà caduto lo stesso?”

La socia, su Fb, ha risposto: “Dipende dall’abilità dell’ufficio stampa dell’albero”. E diciamo allora che l’albero è caduto e non c’era nessuno a riprenderlo, a registrare il rumore che ha fatto, a chiedergli come si sentisse  e se avesse le ossa rotte a causa dell’impatto con il terreno, se qualcuno della sua famiglia fosse già arrivato, se i soccorsi siano stati tempestivi oppure no, se erano stati segnalati rischi per la staticità. Però il mondo sa lo stesso che l’albero è caduto. Sono bastate due telefonate, la prima che segnalava l’avvenuta caduta, l’altra che, purtroppo, la confermava

L.

L’anno che sta finendo

Gennaio E’ l’anno delle elezioni regionali. Il centrodestra ha il suo candidato in pectore: Nicola Cosentino, ma arrivano guai giudiziari. Alcuni pentiti lo accusano, la Procura chiede al Parlamento l’autorizzazione a procedere che viene negata. Alla fine, fa un passo indietro e il Pdl candida Stefano Caldoro, segretario del Nuovo Psi.  Il centrosinistra litiga: primarie sì primarie no. Ci sono due nomi in ballo. Riccardo Marone, assessore regionale e bassoliniano doc, e Vincenzo De Luca, sindaco sceriffo di Salerno, che incassa anche l’appoggio di Idv. Un sabato mattina, però, Marone rinuncia e rimane De Luca. Bassolino resterà dietro le quinte per tutto il tempo della campagna elettorale. Qualcuno lo accusa di mettere i bastoni tra le ruote al centrosinistra. Lui fa spallucce.

Per noi comincia un periodo vorticoso, fatto di corse in giro per la città, motorino sempre acceso, botte alle fiancate delle auto e tante cose da scrivere.

Febbraio Prende il via la campagna elettorale. I candidati sono 4 in tutto, ma la partita è tra De Luca e Caldoro.

Io vado a Roma per l’ultima volta. Un week end tra freddo e tenerezze. Comincio a uscire in motorino, vincendo la paura di non saperlo guidare. In fondo è semplice e sei più libera di correre da una parte all’altra della città, di arrivare in centro in poco tempo, senza la schiavitù delle metropolitane che continuano a non funzionare. La socia comincia a lavorare al Comitato elettorale di De Luca. Strano a dirsi, ma nonostante l’esaurimento, siamo un po’ felici.

Marzo De Luca riempie piazza del Plebiscito. Resteranno celebri alcune sue sortite, una fra tutte: “Giggino la polpetta”. Quel ‘Giggino’ è Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli. Le elezioni regionali cambiano colore politico alla Campania. Dopo due mandati di Bassolino alla guida della Giunta, le urne consegnano lo scettro del comando a Caldoro. Il Pdl, dopo le regionali, mette in agenda la conquista del Comune di Napoli per il quale si voterà la prossima primavera.

Quando tutto finisce, io e la socia andiamo a mangiare una sera a Pozzuoli e trascorriamo tutto il tempo a raccontarci le cose che abbiamo fatto. Anche se eravamo assieme mentre accadevano. Nostalgia folle e senza senso targato gs o cs

Aprile L’Asl Napoli 1 non paga gli stipendi. A fine mese oltre 11mila dipendenti non vedono un solo euro. L’azienda sanitaria è in debito con i creditori che ottengono il pignoramento dei fondi destinati agli stipendi.                                        Un palazzo fatiscente cade e muoiono due persone che vi avevano trovato riparo. Erano polacchi, arrivati in Italia in cerca di fortuna e finiti ai margini.

Per noi è difficile tornare alla normalità dopo i primi tre mesi trascorsi con l’acceleratore costantemente pigiato. Repubblica Napoli fa 20 anni, noi andiamo alla festa e siamo belle

Maggio Una infermiera muore. Contro il mancato pagamento degli stipendi, si fa prelevare 150 ml di sangue al giorno per 5 giorni. La causa del decesso non è quella, ma il clamore per un titolo del Mattino è immenso.                                            Si insedia quella che i giornali hanno definito ‘la Giunta di mezzanotte’ perché il via libera dalla Regione arriva solo a tarda sera, quasi mezzanotte, di sabato. In occasione del primo Consiglio regionale, De Luca dice, riferendosi a un assessore: “Sica, Sica, Sic transit gloria mundi”.                                                                                       Ci sono le elezioni anche per l’Ordine dei Giornalisti. Io non ho nemmeno capito come e perché ci fossero altre liste. Riconfermato Ottavio Lucarelli, che per noi, le socie di targrato gs o cs, è molto più di un presidente.

Giugno Viene accertato lo sforamento del Patto di stabilità interna. ‪La Giunta regionale inizia ad annullare tutte le delibere, a firma Bassolino, anche quelle dei finanziamenti al Comune.

L’estate, per noi, stenta ad arrivare.

Luglio Esplode il caso P3. Sono coinvolti Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. Vengono indagati anche Cosentino e Verdini. L’accusa, secondo la Procura di Roma, è di associazione per delinquere, finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Salta fuori un finto dossier contro Caldoro, secondo cui il neo presidente andrebbe a trans e farebbe uso di droga. Tra i ‘complottisti’ anche un assessore della sua Giunta, Sica, che ovviamente se ne va. Una prece.                                                                                                                         Crolla un palazzo ad Afragola. Imma, una bambina di 10 anni, resta sotto le macerie per 15 ore. Poi la salvano e la prima cosa che chiede è gelato alla nocciola. Valeria Valente, assessore ai Grandi eventi del Comune di Napoli, si dimette per le elezioni del segretario provinciale del Pd. Non ce la fa. Vince, invece, Nicola Tremante e il Pd di Napoli torna finalmente ad avere un segretario dai tempi delle dimissioni di Nicolais, nel gennaio 2009 contro la Iervolino che non azzerò la sua Giunta dopo la tegola del Global service.

Noi inauguriamo delle cene dette presto con ‘annessa tragedia’ perché ogni volta che ci vediamo accade qualche guaio.

Agosto Deraglia un treno a Gianturco. Un uomo perde le gambe, tranciato in due da una lamiera. Un ragazzo finisce in coma, per fortuna si è ripreso. E a fine mese, Rosetta, a Vasto come sempre per le sue vacanze, rimane chiusa nel cimitero dove è andata a pregare sulla tomba del marito.

Poi noi ce ne andiamo in ferie. La socia in giro, io in Corsica e il tempo si ferma.

Settembre Prime avvisaglie di una nuova emergenza rifiuti. Enerambiente, società che ha appaltato da Asia, la municipalizzata che si occupa di monnezza, vanta un credito di 13 milioni: o si salda o non si raccoglie più. E Napoli è di nuovo sommersa.

La socia decide che nasce il nostro blog. (Ancora grazie per questa splendida follia)

Ottobre Riesplode l’emergenza rifiuti. A Terzigno, le mamma vulcaniche cominciano la loro protesta sulla rotonda panoramica per impedire l’accesso ai compattatori in Cava Sari. Il braccio di ferro è duro: scontri, aggressioni, notti di guerra poco fuori città. Alla fine il Governo cede alle loro richieste: Cava Sari resta solo per loro, Cava Vitiello sparisce dalla lista delle discariche da aprire.

Io comincio gli appostamenti in Prefettura, tra vertici, riunioni e conferenze, una ‘B’ di cui vado fiera (sì, torno subito coi piedi per terra) sui contenuti dell’incontro a porte chiuse. La socia fa lo scritto dell’esame da professionista e pure il compleanno. Noi festeggiamo a mezzanotte, quando cioè il giorno è già passato, perché Berlusconi decide di farci visita in Prefettura proprio quella sera e noi teniamo che fare.

Novembre La polizia arresta Antonio Iovine, capo storico del clan dei Casalesi, latitante da oltre 14 anni. Il boss non ha resistito alla voglia di dolce, il roccobabbà. Come essere presi con le mani nella marmellata.                                                                         Trent’anni fa, il terremoto che scosse l’Irpinia e l’indimenticata prima pagina del Mattino: “Fate presto”

Dicembre Ancora tanta monnezze per le strade. Ieri l’ultimo annuncio da Roma. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice tra Caldoro, Iervolino e vari presidenti di Provincia. Entro domani Napoli sarà pulita. Sì, ok e poi il primo gennaio cosa accadrà?

La socia fa l’orale e spacca tutto. Andiamo insieme a Roma, in meno di 24 ore conquistiamo la città e troviamo il tempo di vedere Silvio che torna a Palazzo Grazioli e andare da Tiffany a sbavare sulle vetrine nell’attesa che tocchi a noi per comprare un regalo a una nostra amica che si è laureata con il pancione.

L. (con l’aiuto più che mai fondamentale della socia perché non mi ricordavo tutto tutto)

Tutto il mondo è paese

Mi sto appassionando alla pagina del Nyt sulla tempesta di neve a NYC. LA trovo una pagina di cronaca se vogliamo spicciola, ma indicativa.

Comunque i più belli sono i commenti. Io i commenti li leggo sempre, pure sul Mattino.it. Ecco, i commenti del Nyt mi hanno fatto pensare che davvero tutto il mondo è paese e che non è che poi l’erba del vicino sia sempre più verde.

  1. Put the city bureaucrats out to shovel the snow.
    The exercise will do them good, and they might even live longer to enjoy their eventual overly inflated city pensions! (traduco alla meglio: mettete i dipendenti comunali a spazzare la neve. L’esercizio gli farà bene, e magari potranno vivere più a lungo per godersi le loro supergonfiate pensioni municipali!) 

    — Perley J. Thibodeau

  2. That it is Wednesday and still bus service is non-existant in some parts of Brooklyn, Queens and the Bronx is unbelievable. The real people who actually use buses and subways are the backbone of the city — hospital and health care workers, restaurant and deli workers, the true middle class and aspirants to the middle class and they are being screwed by the lack of access to public transit, whose rates are going up tomorrow.

    Another black eye for Bloomberg, Sadist Khan, Doughtery and Walder… (È mercoledì è il servizio bus è ancora inesistente in alcune parti di Brooklyn, al Queens e Bronx la situazione è incredibile. Le persone che davvero usano bus e metro sono l’osso duro della città, lavoratori di ospedali e cliniche, ristoranti e deli, la vera middle class e l’aspirante tale, e loro vengono discriminati (veramente fottuti, ma è intraducibile) dalla mancanza di accesso al pubblico trasporto, le cui tariffe domani aumentano pure). Un altro occhio nero (inteso come punto negativo) per Bloomberg, Sadist Khan, Doughtery and Walder)

    — Anonymous NYer

  3. 3. December 29, 2010 11:20 am Link

    The city’s response to the snowstorm has been an absolute disgrace. More than 48 hours after the city was hit with a mere two feet of snow, there are still major streets in the outer boroughs that have not been cleared. In addition, there are still MAJOR problems with the subways. And now the MTA is set to raise the fares–AGAIN. The head of the sanitation dept. should be fired. The MTA should be privatized. Enough’s enough. (La risposta della città alla temmpesta di neve è stata un’assoluta disgrazia. Più di 48 ore dopo che la città fosse colpita da appena due piedi di neve le strade principali in periferia non erano state pulite. IN più ci sono ancora problemi enormi con la metro. E ora la Mta – l’azienda locale di trasporto – alza le tariffe, di nuovo. Il capo del dipartimento sanitario andrebbe licenziato. La Mta dovrebbe essere privatizzata. Abbastanza è abbastanza).

    — P. Malone

  4. 4. December 29, 2010 11:36 am Link

    “New York is the most efficient city in the world”, stated by my boss in NYC (in late 80’s), and I (as a monthly commuter tp NYC) disagreed and found that “New York is the most inefficient city in the world”. I was right … (“New York è la città più efficiente al mondo”, diceva il mio capo alla fine degli anni Ottanta, e io lo contraddicevo dicendo che “New York è la più inefficiente città al mondo”. Avevo ragione…”

    — idnbi

A.

Let it be

“Non voglio assistere”, aveva esclamato l’amica mentre guardava una opalina rossa, con gli auguri di Natale che la ragazza teneva in mano. Il biglietto faceva capolino per la seconda volta durante la serata. La prima era stata un po’ prima, al ristorante, perché lei aveva tirato fuori il portadocumenti e il biglietto, più grande, era lì. L’aveva comprato in mattinata, mentre completava il giro dei regali di Natale, e scritto a mano come non si usa quasi più. Auguri di Natale. L’aveva riposto. No, non era quello il momento. La serata sarebbe proseguita ancora per un po’, l’attimo giusto l’avrebbe trovato.

Nel bar, mentre erano in fila per prendere da bere, il biglietto sarebbe potuto scivolare nella tasca del cappotto dell’ignaro destinatario senza essere notato. Perché la tasca era un po’ aperta e abbastanza grande per contenerlo. “Lo faccio, non lo faccio, lo faccio, non lo faccio”, pensava la ragazza. Poi, seppure fosse stata scoperta, non stava facendo niente di male: consegnava una lettera. E no, alla fine non l’aveva fatto, mentre l’amica che un po’ rideva di nascosto si era allontanata perché “non voglio assistere”. (“Trovo assurdo che tu gli abbia scritto un biglietto d’auguri per Natale”, la reazione dell’amica era stata questa quando la ragazza  le aveva raccontato cosa aveva fatto). Aveva rificcato nella borsa quel cartoncino rosso che si era portata in giro per la città e che si era un po’ sgualcito, senza scritte sulla busta.

La serata era tranquilla, forse paradossale, ma tutto sommato serena. La ragazza aveva chiesto all’amica di esserci. Già dal giorno prima quando aveva ricevuto la telefonata, di quelle che non ti aspetti, per uscire tutti insieme e darsi gli auguri. “Qualunque cosa accada, domani sera sei con me”, e lei, l’amica, aveva annuito, capito, compreso che stava chiedendo una mano e non si era tirata indietro. Perché ci sarebbero potute essere persone in grado di complicare le cose e stavolta la ragazza non voleva essere sola.

Quattro chiacchiere, “Stai qui, può essere che la convince e fa un figlio davvero” e la ragazza era rimasta nel bar con tre ‘forestieri’ cercando di mantenere la conversazione  sul frivolo, mentre l’amica era uscita in strada. Ma provare a spiegare se vuoi o non vuoi un figlio e a che età non è la cosa più semplice se la musica è alta, se puoi essere fraintesa (e sticazzi, però) e se non puoi dire chiaramente perché. Maschio, femmina e poi cosa scrivi, chi ti legge. “Pochi per la verità”, “Ah già fai l’agenzia”. E occhiate da lontano con l’amica.

Margarita, una sigaretta, incontri con persone che si presentano con nome e cognome. “Ma qui si usa così?”, “No, per carità”. Poi la strada verso le macchine e l’edicola aperta. Le due amiche si erano fermate per comprare i giornali. In prima, di spalla, un articolo che aveva colpito entrambe. Il resto del gruppo aveva un po’ protestato. “E va be’, ma questo è lavoro”, “D’accordo, li mettiamo via”.

Eccolo il momento: i saluti e gli auguri prima di rimettersi in macchina e tornare ognuno a casa sua. “Buon Natale” e la ragazza aveva allungato la mano verso di lui tenendo in mano la busta rossa, una letterina. Poi via. Let it be.

“Potevi farlo in maniera diversa”, ridacchiava l’amica mentre si rimettevano in auto, da sole. E tutte e due, in macchina, avevano riaperto il giornale ancora fresco di stampa e in silenzio leggevano lo stesso articolo. “E’ un momento che andrebbe fotografato, se ci fosse con noi una terza persona”. Ma no, non c’era nessun altro e quella foto non è stata scattata.

p.s. “Secondo me l’ha letto ad alta voce”. Sì, tipo letterina di Natale

“Casa, terra e lavoro”

“Sotto l’albero casa, terra e lavoro”. Caldoro forse si sente un po’ Babbo Natale, mentre lo dice. In linea di principio i provvedimenti della Regione possono anche essere buoni, ma è da vedere nei fatti cosa accade. E soprattutto se, nei bandi per il Piano lavoro, c’è davvero qualcosa anche per noi targato gs o cs.

Prima di arrivare a Santa Lucia, ho fatto in tempo a tamponare uno che si è fermato in curva, all’improvviso. Io non l’ho visto e ci sono andata a sbattere. Mo, lui ha ragione e io torto, però non è che ci si può fermare in curva come se niente fosse. Niente di rotto, ma tanta paura.

È stata una conferenza “interassessoriale” come l’ha definita Nappi, l’assessore al Lavoro. Nell’ordine ci hanno spiegato Piano Casa versione 2010 (e io l’avevo imparato a memoria, avendo seguito la cosa dalla prima stesura con Bassolino e poi i Consigli infiniti), poi il piano di sviluppo rurale e, dulcis in fundo, i primi bandi per il lavoro.

I miei ci hanno mandate in due, ma una soltanto ce l’avrebbe fatta lo stesso, come dimostra anche il fatto che tutti gli altri erano soli. Ad ogni modo, io ho seguito casa e lavoro, mentre l’altra collaboratrice il piano agricoltura.

Stavolta c’era anche la socia. Meglio così, certe cose, in due, si affrontano meglio. Perché è tutto il contorno, a volte, che complica fatti semplicissimi. Al termine della triplice conferenza – “Avanti il prossimo”, sembrava di stare a un esame all’università – io e la socia siamo andate a occupare i pc nella stanza di Nappi, che per un po’ è diventata la redazione dei giornalisti randagi.

C’è una cosa su tutte che mi ha colpito e che nei pezzi non ho scritto. Nappi, prima di andare via ha detto che se il lavoro è stato fatto in tempi record “è grazie a un gruppo di persone che in cambio ha ricevuto solo il mio grazie”. Tra queste c’è una nostra amica, quella che da quando si è insediata la nuova Giunta, noi non siamo state in grado di incontrare perché lei arrivava distrutta a sera.

L.