Archivi categoria: serate

Perché Sanremo è Sanremo

Ieri è cominciato il Festival di Sanremo. E sarà anche noioso, ma credo che per una questione di costume e tradizione, la prima serata (e anche l’ultima) vada vista. Così ho trascorso la serata con degli amici davanti alla tv, tra commenti, saltimbocca e risate. Soprattutto quando Luca e Paolo, che conducono insieme a Morandi, hanno cantato, omaggio, hanno detto prima di esibirsi, “a una coppia di comici che ci ha sempre ispirato, che ha dato sempre moltissimo alla comicità italiana”. Poi dietro di loro sono apparse le gigantografie di Fini e Berlusconi.

“Devono vincere”, ha scritto la socia sulla sua pagina di Fb. Ha ragione!

L.

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L’anno del Coniglio

Mentre la socia è via, a Bruxelles, a me oggi hanno fatto scrivere quel pezzo che lei mi chiede ogni volta che mi lamento della metropolitana che non funziona.

In più, stamattina, ho comprato le ballerine che avevo adocchiato ieri sera e provato mentre ero a telefono con la Sannino, quella di Metronapoli, per farle una mini intervista telefonica.

Ora, siccome è pieno pomeriggio, mi preparo ed esco. Stasera i cinesi festeggiano il loro capodanno e al Molo San Vincenzo ci saranno i fuochi d’artificio, gli stessi dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino.

Buon Anno del Coniglio a tutti! (a partire dalla mezzanotte, però, eh)

L.

p.s.: pare che la monnezza torni per le strade. Chiaiano si avvia alla saturazione, gli Stir lavorano a rilento e la Provincia di Napoli non ha ancora individuato i siti (o almeno non li ha resi noti)

Chattin’ room

– dov’è piazza di pietra a roma?
–  hai presente il negozio che vende tutte le cose di legno? lì vicino
–  sì, ho capito.
–  è un posto meraviglioso e ci sono tre locali uno meglio di un altro. uno è un ristorante, poi c’è un’enoteca e l’altro è un club per chiattilli stupendo
–  ♥
–  dobbiamo tornare a roma e andiamo a bere all’enoteca. calice di vino 5 euro compresi migliaia di stuzzichini. ci andavamo a cenare
–  dobbiamo tornare a roma e rimanerci
– eh. ecco un ottimo proposito per il 2011
– sì, appunto (dopo le comunali però ia)
– eh sì, altrimenti ci perdiamo il divertimento della campagna elettorale

L.

Bye 2010/Welcome 2011

Ok, oggi è già due e il primo è passato, ma come vi ha anticipato la socia io ho passato Capodanno nel posto in cui si parla direttamente con dio per cui sono stata “isolata” per un po’.

Il mio Capodanno, a dir la verità, è andato bene, tra una cena splendida cucinata dal “mio” chef preferito con il nostro aiuti, amici a cui tengo molto, una mezzanotte diversa ma bella, giochi delle feste e poi nanna, passeggiata sulla spiaggia, pranzo alle 17, film e poi casa. Bello, bello, bello.

L’inizio di un anno nuovo è sempre occasione per bilanci e to-do-lists, cose che si vogliono fare, obiettivi da raggiungere.

Il 2010 è stato pesante, altalenante. Ma nel 2011 io vorrei portarmi, di quest’anno concluso, la salute mia e della mia famiglia, gli amici a cui voglio bene e senza i quali, probabilmente, non potrei vivere, la socia con cui quest’anno ho condiviso tante cose, prima di tutto questo blog, nato così, un po’ per caso in effetti, e che poi è diventato un punto per raccontare, fissare quanto ci succede. Vorrei portare con una persona speciale, i colori della Puglia, le avventure sulla neve, tutti i film visti, i libri letti e le persone conosciute.

Vorrei portare con me pure quanto ho imparato su persone che credevo amiche, e che non lo sono state affatto. Perché sapere da chi guardarsi le spalle spesso è fondamentale.

Vorrei portare con me tutte le soddisfazioni che mi ha dato il mio lavoro, e quell’esame di professionista conquistato con le unghie e con i denti, a dispetto di chi non voleva. Vorrei portare con me l’emozione del giorno in cui ho saputo che sarei andata a Roma a farlo, e lavoravo sorridendo. Il viaggio in autogrill, tutte le cose che ho imparato, la serata in giro per la Capitale.

Passiamo alle cose che vorrei cambiassero: vorrei tornare ad avere quell’entusiasmo e quello spirito che sei anni di precariato e di calci in culo mi hanno, in parte, tolto. Vorrei cambiare alcuni atteggiamenti ed essere più disponibile per le persone cui voglio bene, perché ho capito che questo lavoro mi ha reso una persona peggiore. Vorrei, finalmente, un lavoro pagato. Vorrei andare a vivere da sola e avere finalmente degli spazi miei. Vorrei diventare una professionista migliore. Vorrei crescere rimanendo sempre un po’ gs o cs, per non dimenticare alcune cose importanti. Vorrei leggere, viaggiare, imparare. Vorrei ridere ancora tanto e non dimenticare, a fine serata, che bere un bicchiere di vino in compagnia è importante.

A.

2011

L’anno nuovo é qui. È piccolo piccolo, data l’ora.
La socia è nel posto dove si parla direttamente con Dio. Io in un posto, a Napoli, dove a mezzanotte la città si è mostrata in tutto il suo splendore di fuochi e luci.
Buon 2011 a tutti targato gs o cs!

L.

Let it be

“Non voglio assistere”, aveva esclamato l’amica mentre guardava una opalina rossa, con gli auguri di Natale che la ragazza teneva in mano. Il biglietto faceva capolino per la seconda volta durante la serata. La prima era stata un po’ prima, al ristorante, perché lei aveva tirato fuori il portadocumenti e il biglietto, più grande, era lì. L’aveva comprato in mattinata, mentre completava il giro dei regali di Natale, e scritto a mano come non si usa quasi più. Auguri di Natale. L’aveva riposto. No, non era quello il momento. La serata sarebbe proseguita ancora per un po’, l’attimo giusto l’avrebbe trovato.

Nel bar, mentre erano in fila per prendere da bere, il biglietto sarebbe potuto scivolare nella tasca del cappotto dell’ignaro destinatario senza essere notato. Perché la tasca era un po’ aperta e abbastanza grande per contenerlo. “Lo faccio, non lo faccio, lo faccio, non lo faccio”, pensava la ragazza. Poi, seppure fosse stata scoperta, non stava facendo niente di male: consegnava una lettera. E no, alla fine non l’aveva fatto, mentre l’amica che un po’ rideva di nascosto si era allontanata perché “non voglio assistere”. (“Trovo assurdo che tu gli abbia scritto un biglietto d’auguri per Natale”, la reazione dell’amica era stata questa quando la ragazza  le aveva raccontato cosa aveva fatto). Aveva rificcato nella borsa quel cartoncino rosso che si era portata in giro per la città e che si era un po’ sgualcito, senza scritte sulla busta.

La serata era tranquilla, forse paradossale, ma tutto sommato serena. La ragazza aveva chiesto all’amica di esserci. Già dal giorno prima quando aveva ricevuto la telefonata, di quelle che non ti aspetti, per uscire tutti insieme e darsi gli auguri. “Qualunque cosa accada, domani sera sei con me”, e lei, l’amica, aveva annuito, capito, compreso che stava chiedendo una mano e non si era tirata indietro. Perché ci sarebbero potute essere persone in grado di complicare le cose e stavolta la ragazza non voleva essere sola.

Quattro chiacchiere, “Stai qui, può essere che la convince e fa un figlio davvero” e la ragazza era rimasta nel bar con tre ‘forestieri’ cercando di mantenere la conversazione  sul frivolo, mentre l’amica era uscita in strada. Ma provare a spiegare se vuoi o non vuoi un figlio e a che età non è la cosa più semplice se la musica è alta, se puoi essere fraintesa (e sticazzi, però) e se non puoi dire chiaramente perché. Maschio, femmina e poi cosa scrivi, chi ti legge. “Pochi per la verità”, “Ah già fai l’agenzia”. E occhiate da lontano con l’amica.

Margarita, una sigaretta, incontri con persone che si presentano con nome e cognome. “Ma qui si usa così?”, “No, per carità”. Poi la strada verso le macchine e l’edicola aperta. Le due amiche si erano fermate per comprare i giornali. In prima, di spalla, un articolo che aveva colpito entrambe. Il resto del gruppo aveva un po’ protestato. “E va be’, ma questo è lavoro”, “D’accordo, li mettiamo via”.

Eccolo il momento: i saluti e gli auguri prima di rimettersi in macchina e tornare ognuno a casa sua. “Buon Natale” e la ragazza aveva allungato la mano verso di lui tenendo in mano la busta rossa, una letterina. Poi via. Let it be.

“Potevi farlo in maniera diversa”, ridacchiava l’amica mentre si rimettevano in auto, da sole. E tutte e due, in macchina, avevano riaperto il giornale ancora fresco di stampa e in silenzio leggevano lo stesso articolo. “E’ un momento che andrebbe fotografato, se ci fosse con noi una terza persona”. Ma no, non c’era nessun altro e quella foto non è stata scattata.

p.s. “Secondo me l’ha letto ad alta voce”. Sì, tipo letterina di Natale

A Natale regala papaccelle

Ho iniziato con “casa, terra e lavoro”, ho finito con le solite primarie e le polemiche sui due euro. Che poi, insomma, perché dovrei pagare due euro per partecipare alle primarie del Pd? Io piuttosto prendo caffè e cornetto al bar, e mi avanza pure il resto. Il Pd è uno dei miei bersagli preferiti, una volta ho detto a un dirigente locale che è la prova “che la democrazia, senza alcun freno, produce solo danni”. E lui ha detto che ho ragione, e ha riso. Questo per dirvi come stiamo.

Ad ogni modo ieri pomeriggio ho bestemmiato ogni santo del calendario, compreso SANTO NATALE, perché un candidato, la cui addetta stampa ci aveva cercato per chiedere di fare un’intervista, non si è fatto trovare. Mi ha richiamato alle 20,30, quando il mio pezzo era ormai fatto senza di lui, per cui li ho mandati cordialmente a quel posto. Ma poi il pezzo, per punizione, l’ho riaperto comunque. Ho scritto anche un altro paio di cose, dopo la mattinata con la socia. In particolare “A Natale regalate papaccelle”. È una libera interpretazione dell’intervista che ho fatto, e quando l’ho detto al collega si è scompisciato dalle risate.

In serata, finalmente libera, me ne sono andata a vedere il cinepanettone che come previsto,  una cagata pazzesca. Ma sarà perché essendo donna Belen nuda non mi fa nulla. (E no, il presidente non ci comprerà un buon giocatore con gli incassi del film).

E ora si riparte, per una nuova giornata. Sinceramente sono stanca morta, tra regali e lavoro ho sempre talmente tante cose da fare che non vedo l’ora arrivi domani.

A.