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Un post in 4 punti, tipo maxiemendamento

Punto 1. Da oggi chiamatemi Eta Beta, se vi fa piacere. Un consigliere regionale mi ha paragonato a questo personaggio, un fumetto alieno amico di Topolino che ha due caratteristiche: da un lato la genialità, dall’altro che dalla sua gonnellina caccia l’impossibile tipo Mary Poppins dalla borsa. Quando ridendo l’ho detto al mio capo, mi ha fatto presente che in effetti si tratta di un complimento, anche se Eta Beta è un mostriciattolo.

Punto 2. Caldoro è venuto in Consiglio regionale, ha posto la fiducia al maximemendamento e alla manovra di assestamento di bilancio e ha detto: “Ciao, vado a Cortina d’Ampezzo, ci vediamo domani” perché devono passare 24 ore prima di votare il provvedimento in aula. Prima di partire, però, si è fermato 2 minuti e 30 secondi con noi e mi ha accarezzato i capelli, come si fa con i bambini. Ecco, ci risiamo.

Punto 3. Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi di Avellino e Caserta contro l’ordinanza che Caldoro ha firmato sabato sera mentre ero al mare e della quale ho scritto da lì, dal campeggio. Così si sversa fino al 9 agosto a San Tammaro e a Savignano Irpino. Il Tar, però, dice che il 31 agosto, quando ci sarà l’udienza, la Regione deve portare i dati tecnici relativi alla capienza di cava Sari e della discarica di Chiaiano. Va bene, ma ricordatevi che a cava Sari può andare  solo la monnezza dei Comuni dell’area vesuviana. Diversamente col cazzo che ci sarebbe stata una nuova emergenza (l’ennesima, ciclica emergenza)!  Per questo provvedimento, Caldoro da Cortina sorride. Lo so. Sempre il Tar del Lazio, ma un’altra sezione con un altro presidente, ha invece deciso di prendersi 24 ore di tempo e depositare domani la sentenza sul ricorso del Comune contro il termovalorizzatore di Napoli est.

Punto 4. In questi giorni mi sono tutto sommato divertita anche in Consiglio regionale. E domani sono contenta di chiudere il cerchio e andarci di nuovo.

L.

Tutto finisce dove tutto comincia

La puzza me la sento ancora addosso. Stamattina mi è entrata dentro, mi ha preso allo stomaco e non mi ha lasciata più. Perché sì, la puzza di monnezza la conoscevo già, ma non quella che si avverte quando la smuovono, la raccolgono, la mettono nei camion. E le mosche. Hanno preso a girare come impazzite nonostante i soldati avessero sparso disinfettante sul cumulo prima di intervenire.

Oggi i militari sono diventati spazzini. Anche se dicono di no, questo fanno. Gli addetti dell’Asia, vista l’affluenza della stampa in una strada deserta della periferia di Napoli, via Ferrante Imparato, si sono preoccupati. “Dobbiamo fare qualcosa, far vedere all’opinione pubblica che anche noi lavoriamo”, si dicevano mentre guardavano i soldati. E poi c’era l’assessore che se la rideva. I rifiuti che mettevano sui mezzi ricadevano dall’altro lato. E lui a telefono: “Era come dicevo io, questi mezzi non sono adatti”. Sono andata via e stavo male.

Per distrarmi sono stata dall’estetista e giacché stasera era in programma una festa mi sono fatta mettere lo smalto dello stesso colore del vestito. Poi via, Fini aspetta. Io speravo che non dicesse nulla, perché ero troppo stanca e mi sentivo la puzza di monnezza addosso. Lui, invece, non ci ha pensato su due volte e un paio di frecciatine le ha lanciate, riservandosi, però, il meglio per la serata. Ho chiamato, dettato e stop. Finito.

E invece no! Perché salta fuori una conferenza per fare il punto della situazione sui rifiuti da parte dell’Ufficio Flussi della Regione. Così la mia giornata è circolare: cominciata coi rifiuti, terminata coi rifiuti. Loro dicono che sono state raccolte 2670 tonnellate tra Napoli e provincia, recuperato più o meno 500 tonnellate di giacenza. E l’Asia ha ribattuto che non è così, che per terra ci stanno 3.700 tonnellate e che non c’è alcun recupero perché a maggio la produzione giornaliera aumenta per un maggiore consumo di frutta e verdura. Quindi ogni giorno Napoli produce quasi 1.400 tonnellate e non 1.250 come nel resto dell’anno. Scrivevo ed ero stanca, dovevo dar conto a mille telefonate, dare spiegazioni, prendere i compiti per domani. Poi mi sono ricordata di una cosa. Sono andata dal capo.

-Domani, sempre alla stessa ora, c’è di nuovo la conferenza dell’Ufficio Flussi

– Bene, vai

– Ma alla stessa ora mi hai detto che devo andare da Casini

– Uh, piccerè, e mo comme fai?

No, io non lo so come faccio. Intanto resta che vado da Casini e non alla conferenza che è spinosa e antipatica e tutto sommato preferisco andare alla chiusura della campagna elettorale di Pasquino piuttosto che occuparmi dei numeri dei rifiuti.

Sono tornata a casa distrutta, poco prima delle dieci. Alla festa non ci sono andata. E dire che mi ero fatta mettere lo smalto dello stesso colore del vestito

L.

L’emergenza è finita

NAPOLI ANCORA SOMMERSA DAI SACCHETTI.

Duemilatrecento sono le tonnellate di rifiuti presenti nelle strade di Napoli. Questo il dato fornito oggi dall’assessore comunale all’Igiene urbana Giacomelli, a margine delle celebrazioni per i defunti. Secondo quanto riferito dall’assessore, stamattina i camion stanno sversando a Chiaiano, così come a Taverna del Re dove «al momento – ha detto l’assessore – non ci sono incidenti». Secondo i dati forniti stanno scaricando circa 20 mezzi. «Continuando così – ha detto Giacomelli – sono fiducioso che nella giornata di oggi riusciremo a sversare la nostra capacità massima che si aggira fra le 1600 e 1650 tonnellate al giorno». Per quanto riguarda la giornata di ieri, Giacomelli ha riferito che hanno scaricato circa 80 mezzi a Chiaiano, mentre nel pomeriggio a Taverna del Re le operazioni sono state interrotte a causa delle manifestazioni.

BERTOLASO: BISOGNAVA APRIRE LA SECONDA DISCARICA A TERZIGNO.

«Non penso di essere Superman, mi è stato chiesto di intervenire e l’ho fatto anche in questa occasione e sono soddisfatto per l’accordo raggiunto su Cava Sari». A parlare è il sottosegretario e capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, in un’intervista al Mattino nella quale descrive il suo intervento in Campania, dove è stato inviato su mandato del Consiglio dei ministri per arginare l’emergenza rifiuti. Sulla decisione relativa alla discarica che doveva essere costituita a Cava Vitiello, Bertolaso precisa di aver proposto solo di sospendere l’apertura, proposta rifiutata dai sindaci perchè ritenuta insufficiente; poi, Cava Vitiello è stata «cancellata dal primo ministro con una legge», afferma. A quel punto, il sottosegretario ha aggiunto la soppressione di Valle della Masseria e il suo compito è terminato. Bertolaso sostiene di avere lasciato alla fine del 2009 una regione autosufficiente con altri due termovalorizzatori da realizzare, per i quali, ad ottobre non era stata ancora indetta una gara d’appalto, mentre «se fosse stato fatto quello che era previsto, probabilmente – dice – non sarebbe mai stato necessario individuare altri siti». Per Bertolaso, «se si riapre Cava Sari per i 18 comuni del vesuviano e Chiaiano resta a disposizione degli altri, per ora abbiamo risolto». Il capo della Protezione civile, infine, afferma che gli amministratori locali dovrebbero essere più severi sulla differenziata, accelerare sui termovalorizzatori e organizzare una cabina di regia che lavori 24 ore su 24. Sull’intera questione, Bertolaso ammette di avere qualche responsabilità: «A fine dicembre i tempi non erano maturi per andare via, ma lo prevedeva la legge. Gli amministratori locali però erano impreparati».

BERLUSCONI: I PROBLEMI LEGATI AI RIFIUTI SONO STATI CREATI DALLA GIUNTA DI SINISTRA DELLA IERVOLINO

«Il governo ha risolto la situazione, non si può attribuirgli colpe che non ha» e che invece ha «la giunta di sinistra guidata dal sindaco Rosa Russo Iervolino». È quanto sostiene il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che, inaugurando il Salone del ciclo e motociclo di Milano, è tornato sulla vicenda dei rifiuti partenopei. Dopo una lunga digressione sul trattamento necessario prima del conferimento in discarica dei rifiuti, Berlusconi ha spiegato che quel trattamento «per evitare che le discariche emanino puzza, lo doveva fare l’azienda di smaltimento di Napoli guidata dalla giunta di sinistra del sindaco Rosa Russo Iervolino» che invece «non ha fatto il lavoro di pulizia della spazzatura e lo ha immesso direttamente tutto in una cava». Riferendosi al caso di Terzigno «che abbiamo risolto», Berlusconi ha spiegato che «la cava diventerà un grande parco, come la montagnetta di Milano, quando sarà riempita, e il governo ha risolto la situazione, quindi non si può attribuirgli colpe che non ha». «Questo governo – ha concluso – è concreto, pragmatico e capace e interviene in tutte le situazioni nazionali e internazionali».

IERVOLINO: IL GOVERNO NON CI HA MAI CONVOCATO

«Non ci hanno mai chiamato al tavolo tecnico». Queste le parole del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, in relazione alla nuova convocazione del tavolo tecnico sui rifiuti, convocato per oggi alla Prefettura di Napoli, cui parteciperà il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Il sindaco, a margine delle celebrazioni per la giornata dei defunti, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha affermato «di non partecipare al tavolo cui partecipa il presidente della Provincia, perchè il Comune non è mai stato convocato». «Non ce l’ho con la Provincia – ha concluso Iervolino – ma il Governo non ha mai convocato il Comune di Napoli». «Forse occorrerebbe un pò più di prudenza prima di dichiarare giorni fissi per la fine dell’emergenza». Così il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino si è espressa oggi a margine delle celebrazioni, nel cimitero di Poggioreale, della giornata dei defunti. Parole che rappresentano una risposta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che nella sua ultima visita a Napoli, la scorsa settimana, aveva affermato che Napoli sarebbe stata pulita entro tre giorni. «Io – ha aggiunto Iervolino – non partecipo al gioco del ping pong di chi butta la palla addosso agli altri». «L’Asia – ha proseguito il sindaco – sta facendo l’impossibile e per questo va detto grazie ai lavoratori che hanno anche pagato con la vita di uno di loro». Ma il problema principale, come riferito dalla Iervolino, è rappresentato dalla difficoltà che i camion incontrano per sversare i rifiuti. «Se tutti si ribellano – ha detto il primo cittadino di Napoli – e non si individua un posto in cui scaricare i rifiuti, l’emergenza non finirà ed anzi si aggraverà».

ASIA: RACCOLTA RECORD OGGI A NAPOLI.

Raccolta record di rifiuti oggi a Napoli, ben 1630 tonnellate. Lo annuncia l’assessore comunale all’Ambiente del comune partenopeo Paolo Giacomelli. «La raccolta e il conferimento record della giornata di oggi – dice all’ANSA – dimostrano le capacità e la buona organizzazione dell’Asia. Voglio in particolar modo ringraziare i dirigenti e i dipendenti tutti della società per l’impegno e l’abnegazione dimostrata nel lavoro quotidiano. Il risultato di oggi è la dimostrazione che, se ci è data la possibilità di conferire, siamo in grado di restituire in pochi giorni una condizione di decoro alla città». I rifiuti raccolti oggi sono stati conferiti nella discarica di Chiaiano, nell’ area di trasferenza di Giugliano e nello Stir di Tufino.

GIUGLIANO, SCONTRI E FIACCOLE.

Un’ora di scontri: si allarga il fronte della protesta contro la decisione di riaprire il sito di stoccaggio di Taverna del Re, alla periferia di Giugliano. Ora in campo non ci sono più quelle poche decine di persone disposte a prendere le botte pur di bloccare gli auto compattatori diretti al sito di stoccaggio ma gli studenti, la chiesa, la società civile. Lo testimonia il lungo corteo che si è snodato lungo le strade di Giugliano, ancora invase dai sacchetti di spazzatura, al termine dell’ennesima giornata di scontri avvenuti dinanzi all’ingresso del sito di stoccaggio. Centinaia e centinaia di persone che scese in strada hanno urlato la loro rabbia contro l’ordinanza del presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, che ha riaperto i cancelli della «cittadella della munnezza» – dove già vi sono sei milioni di ecoballe – per accogliere altre 10mila tonnellate di rifiuti, provenienti per la maggior parte della città di Napoli. I manifestanti hanno ricordato che tutta la zona attendeva le bonifiche e non altri rifiuti, che voleva chiudere con il passato fatto anche di speculazioni da parte delle ecomafie, che in quest’angolo della Campania ha sversato di tutto. C’è la preoccupazione per l’inquinamento delle falde acquifere e le indagini tecniche disposte dalla magistratura hanno accertato che bisogna fare presto nel percorrere la strada del risanamento ambientale. Nel perimetro di qualche decina di chilometri vi sono ben sette discariche sature, un impianto di tritovagliatura, nonchè il sito di Taverna del Re grande 4,5 chilometri e mezzo quadrati. Una superficie pari a centinaia di campi di calcio che conta sei milioni di tonnellate di spazzatura, accatastate in piramidi che testimoniano anni e anni di emergenza, dalla quale dopo avere speso un fiume di denaro non si è mai usciti. Alcuni manifestanti, attraverso un pool di legali, hanno inoltrato una diffida al sindaco di Giugliano affinchè provveda ad emettere un’ordinanza che cancelli quella del presidente della Provincia di Napoli. E poi hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Napoli. Oggi a Taverna del Re sono giunti tecnici dell’Arpac che hanno effettuato un primo sopralluogo. A quanto si apprende non sono emerse irregolarità nella gestione dell’attività di stoccaggio della spazzatura ‘tal qualè, che dovrebbe essere rimosso entro trenta giorni per finire o in discarica o al termovalorizzatore di Acerra. Oggi i cancelli di Taverna del Re sono stati varcati da una quarantina di automezzi. Solo una decina del Comune di Giugliano, tutti gli altri dal Comune di Napoli. Ma per i mezzi non è stato facile marciare ance se protetti dalla scorta di polizia e carabinieri. Poche decine di manifestanti hanno tentato di tutto per bloccarli con le sole armi della rabbia e dell’amarezza per un accordo non rispettato. E così c’è stato un vero e proprio corpo a corpo con le forze dell’ordine, giunte in assetto antisommossa e in gran numero. Qualche ora di riposo. E domani, promettono i manifestanti, si riprende la vigilanza.

BERTOLASO IN PREFETTURA: LA CRISI SI POTEVA EVITARE.

«Amarezza? Certo che ce n’è, perchè quei rifiuti che sono ancora qui nelle strade della città potevano essere tranquillamente rimossi. Abbiamo dato tutte le possibilità per farlo, e indicato tutte le soluzioni per evitare di arrivare a questo punto». Così Guido Bertolaso ha risposto ad un giornalista che gli ha chiesto se lasci con amarezza il suo incarico a Napoli, dove in serata sta presiedendo l’ultima riunione di coordinamento con i 18 sindaci dell’area vesuviana. Il capo della Protezione civile, ha smentito, invece, atteggiamenti polemici. «Le polemiche mi pare che ci stanno con il lavoro che faccio. Anzi in nove anni di questo lavoro tutto sommato poteva andare molto peggio», ha aggiunto. Bertolaso ha già reso noto che chiuderà oggi la nuova missione cominciata a Napoli il 22 ottobre con la nuova crisi nella raccolta dei rifiuti. «Certo che abbiamo pensato alla possibilità di commissariare l’Asia, ma purtroppo si tratta di una partecipata del Comune di Napoli, che rientra totalmente nelle competenze del Comune». Così Guido Bertolaso ha risposto alla domanda di un giornalista sull’opportunità di commissariare l’Asia, Azienda di igiene ambientale del Comune di Napoli, che cura la raccolta dei rifiuti. «Purtroppo da questo punto di vista non possiamo fare nulla – ha detto il capo della Protezione civile – bisogna convivere con l’Asia, rispettare i suoi dipendenti che fanno un lavoro difficilissimo. Ma quando parlo di un problema che c’è nel manico, cioè nell’organizzazione, è evidente che intendo dire che anche in questo caso qualcosa si poteva sistemare e risolvere». Il compito della gestione dei rifiuti deve passare agli enti locali perchè «il compito della Protezione civile è esaurito». Lo ha detto Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, al suo arrivo in prefettura a Napoli accompagnato dal presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, da quello della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, dai sindaci del Vesuviano e dai vertici delle forze dell’ordine. «Sono venuto qui per affiancare gli enti locali e cercare di trovare una soluzione per la vicenda di Cava Vitiello – ha affermato – mi pare che la soluzione sia stata trovata, il mio compito per quello che riguarda Terzigno mi pare concluso». «Per il resto non siamo in emergenza, dal primo gennaio scorso la responsabilità è passata agli enti locali – ha aggiunto – qualsiasi richiesta, aiuto o supporto cercheremo di darlo nei limiti delle nostre possibilità e del nostro tempo». Il sottosegretario ha poi precisato che la situazione di ordine pubblico «non è stata determinata dalla Protezione Civile». «La vicenda di Taverna del Re è una questione che non ci appartiene – ha sottolineato Bertolaso – è stata individuata come una delle possibili alternative temporanee per la pulizia di Napoli, personalmente non l’avrei fatta». Il capo della Protezione civile ha poi precisato che se ognuno «si assumesse le proprie responsabilità» in materia di rifiuti e «si impegnasse con lo stesso tempo e la stessa determinazione che mettiamo noi nel nostro lavoro, non saremmo neanche arrivati a questo punto». «È – ha concluso – una questione di manico, organizzazione, impegni» (l’ultimo lancio è della socia).

Fonte: Ansa.

That’s all folks.

A.

Good night, and good luck

Suggerimenti per una giornata ventosa. Qui c’è talmente tanto vento che i collegamenti con le isole sono stati sospesi. Per ingannare il tempo, visto che sono saltate le scampagnate a Ischia, si picchiano un paio di lavoratori dell’Asìa.

(Aggiornamento: l’emergenza rifiuti non è finita, menomale che Silvio c’è ma stavolta forse era più stanco, Napoli è sempre più sporca, le tonnellate in strada sono salite a 2.200. E con ste raffiche di vento c’è immondizia che vola da ogni parte. Consiglio: guardatevi bene intorno quando camminate, o vi ritroverete un sacchetto in faccia. Riflessione: Bertolaso auspicava il risveglio del Vesuvio perché così tutti si sarebbero dimenticati dell’immondizia che non sappiamo dove mettere?).

Passiamo alle letture di oggi, che è più prudente stare a casa.

La Stampa ha messo on line il suo archivio storico, dal 1867. La storia d’Italia attraverso il giornale, secondo me un giro è d’obbligo.

“Quasi 150 anni di storia, 1.761.000 pagine, oltre 5 milioni di articoli di giornale e 4,5 milioni di immagini tra fotografie e negativi. Questi sono solo alcuni dei numeri che danno la dimensione dell’Archivio Storico de La Stampa. Si tratta di un progetto di grande portata culturale il cui scopo è quello di creare una Biblioteca Digitale dell’Informazione Giornalistica accessibile liberamente al pubblico italiano e internazionale. Si potrà navigare attraverso tutte le pagine – giorno per giorno, anno dopo anno ‐ del quotidiano La Stampa. I lavori di digitalizzazione della collezione giornalistica sono durati 3 anni”. (Descrizione del sito).

Secondo uno studio inglese pubblicato sulla nota rivista medica Lancet, l’alcol è più pericolo di droga e crack. In pratica io sono già morta.

Il Riformista interviene sulla soap Saviano su Raitre. Leggete un po’ Gianpaolo Pansa.

In Brasile si porta il rosso.

Siamo sommersi dalle mail.

Niente parenti negli uffici. Qualcuno avvisi gli enti locali. (Proprio ieri vedevo un servizio sul tema di Striscia la notizia che sollevava il caso della gigantesca parentopoli alla Regione Sicilia).

Un articolo per fratelli: vostra sorella vi rende felici.

Un rassicurante Aldo Grasso ci conferma che dei mocciosi cantanti non ne possiamo proprio più.

Continua il duello Berlusconi – Fini. Oramai sono talmente ripetitivi che Ridge di Beautiful ha smesso di seguirli.

Good night, and good luck. (Se non avete mai visto il film, è ora di farlo).

A.

 

Differenziamoci (ma su wordpress c’è la censura?)

Io questo post l’avevo già messo come richiesto dalla socia. Ma è sparito.

Ora non so se è un caso o se il dio delle immensità e dei blog protegge la Iervolino.

Ma siccome sono atea io lo rimetto lo stesso e vediamo.

23 settembre 2009

«Non posso più fare la raccolta differenziata, perché sotto casa mia non ci sono i bidoni». Se a dirlo è il sindaco Iervolino, l’obiettivo del 25% entro l’anno sembra ancora più distante. Eppure quella percentuale è un imperativo da raggiungere entro il 31 dicembre, pena il commissariamento dell’ente, così come previsto dal decreto governativo in tema di emergenza rifiuti. Per ora siamo ben lontani, gli ultimi dati disponibili si fermano a poco oltre il 18%, e alla fine dell’anno manca poco. In più, la manovra di assestamento del bilancio “di lacrime e sangue” dell’assessore Realfonzo ha tagliato 6 milioni di euro dalla dotazione dell’Asia proprio per la raccolta differenziata, suscitando il malumore del collega di giunta Giacomelli. «Il problema è ottimizzare le risorse che abbiamo e fare anche, a un certo punto, delle scelte, che non sono facili da fare per mancanza obiettiva anche di spazio – spiega la Iervolino – vi faccio un esempio: come sapete io mi sono trasferita da via Duomo, quartiere Mercato-Pendino, a via Bracco, nel centro di Napoli. A via Duomo noi facevamo tranquillamente la differenziata perché c’era lo spazio per mettere i vari cassoni, ormai m’ero abituata. Qui con mio grande imbarazzo, non facciamo la differenziata, perché in centro non c’è lo spazio per i cassoni. Quindi ci sono problemi economici – conclude il sindaco – ma è un problema anche com’è strutturata la città. Però al 25% miriamo sempre». Parole che suscitano la risposta ironica dell’assessore Giacomelli. Sui tagli alla differenziata non intende esprimersi, «non voglio dire niente, se ne parlerà in consiglio». Ma sulla mancanza di spazio per i bidoni non si trattiene: «Non è proprio così, ma se lo dice il sindaco è così per definizione – risponde con un sorriso piccato – in realtà stiamo procedendo con la ristrutturazione della city, abbiamo spostato tutti i cassonetti. Proprio in questi giorni stiamo preparando le ordinanze per mettere i nuovi cassonetti e metteremo anche le campane vicino all’abitazione del sindaco». Intanto l’amministrazione rischia seriamente di essere commissariata: l’obiettivo del 25% entro l’anno sembra davvero un miraggio, e i fondi in meno non aiutano di certo. I tagli – ci sono anche 4 milioni e mezzo per le politiche per i minori e quasi un milione per la manutenzione dell’edilizia popolare – sono dovuti alla scarsità di risorse economiche: per chiudere la manovra l’assessore ha davvero “raschiato il fondo”. «Napoli è in una situazione nella quale sono tutti i comuni d’Italia – spiega il sindaco – ieri Fassino a Ballarò ha messo in luce che tutti i sindaci di destra e di sinistra stanno scavando il fondo, spero ci si renda conto che oltre non c’è niente». È un problema di crisi economica internazionale, spiega il sindaco, ma anche di governo: «Se, come ha chiesto l’Anci, che vorrei ricordare ha un presidente di centrosinistra, Chiamparino, e un presidente del consiglio nazionale di centrodestra, Alemanno, allentassero un pochino i vincoli del patto di stabilità sarebbe possibile far uscire del denaro da investire per una spinta alla ripresa da quei comuni che hanno i soldi. Napoli in realtà non è tra questi, ma insomma, sarebbe un inizio. Speriamo comunque che la discussione sulla finanziaria, per scarna che sia, serva anche a mettere in luce queste che sono esigenze generali».

A.