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No, presidé, non ti ho ancora perdonato

Torno a casa distrutta, sono le 21.30 e aspetto la metro. Il prossimo treno, dice la scritta che passa sul monitor alla stazione Vanvitelli, è tra 12 minuti. Perché loro, Bassolino e company, si vantano del sistema di trasporti messo in piedi e la metro è il loro fiore all’occhiello. Ignorano, però, che i disagi, come quello di aspettare quasi un quarto d’ora, siano tantissimi.

Sono finita a scrivere in un bar, stasera, a piazza Amedeo, insieme al collega dell’altra agenzia, seduti a un tavolino. Bassolino ha finalmente presentato il suo libro “Napoli Italia”, quello che ho comprato ieri dopo aver provato un po’ di vergogna a chiedere su quale scaffale fosse e dopo che il tipo, alla Feltrinelli, mi ha chiesto se davvero fossi sicura di voler prendere. Sì, purtroppo.

Stasera lo ascoltavo, lui, Bassolino, “stratega della Campania che fu”, ancora in grado di influenzare dinamiche e posizioni. Lo ascoltavo, prima in piedi appoggiata a un muro di villa Pignatelli, poi a terra, piegata sulle gambe fino a che non ho sentito il formicolio dei piedi, il segnale che dovevo rialzarmi.

E no, presidé, non ti ho ancora perdonato. Ancora ci penso, come sempre quando ti incontro, maledizione!

Stasera la Valente che introduceva ci ha messo del suo quando ha detto che lei, fosse stata nei panni dell’autore, avrebbe appronfondito i motivi del perché De Luca, alle scorse regionali, non andava bene come candidato.

Mi sarà passata, questa cosa, quando vedrò Sir Pilade e incontrerò il presidente e non perderò la calma. La socia lo sa, glielo ripeto fino alla nausea, ogni volta che insieme o da sola si ha a che fare con loro. Ma quell’atteggiamento che hanno, che ti mette all’angolo e non ti fa muovere come normalmente fai, io non l’ho mica mai capito. Perché?

La mia giornata è stata infernale ed è cominciata ben prima della presentazione del libro, con il giro, a piedi, dei distretti sanitari dell’Asl per vedere da vicino chi e quanti erano in fila per il rinnovo dell’esenzione dei ticket sui farmaci. Un caos che avevo sottovalutato come cosa e invece la disinformazione e il lavoro a compartimenti stagni di chi di dovere creano una confusione senza misura. Per cui la gente in fila aspetta ore per sentirsi dire, magari, che devono tornare un altro giorno. “Basterebbe un cartello”. “Col cavolo”, penso io. Qua si ignora completamente che tipo di gente sia quella che va a chiedere il rinnovo e pretende di essere servita all’istante. Hai voglia ai spiegare ai vecchietti che aspettano che intanto non ci sono scadenze al 31 gennaio, ma a marzo e che se pure non hanno il rinnovo pagano il ticket e non il medicinale. No, non ti credono e allora stai zitta e fai un po’ di selinzio perché ti stai spacciando per una che fa la fila come gli altri, senza dire che sei la stampa, altrimenti o non ti parlano o credono che tu possa cambiare le cose.

L.

p.s.: ho scritto mentre aspettavo la metropolitana, distrutta, scazzata (non è una novità ultimamente, vero socia?) lontana da casa e con una grande sensazione di irrisolto. Perché anche così, scrivendo in metro, si inganna l’attesa



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Quando vorresti una vita di riserva

Ieri è stata una di quelle giornate che andrebbero cancellate. Ho cominciato presto, praticamente all’alba per i ritmi che abbiamo di solito, e alle 9 ero già operativa, in strada. Perché i ragazzi del Centro don Bosco di Napoli hanno pregato Gesù affinché mandi qualcuno a togliere la monnezza dalle strade visto che i rifiuti continuano ad accumularsi.

Si sono sistemati in strada con gli striscioni e accompagnati da educatori, professori e padri salesiani, hanno recitato: “Gesù, manda chi vuoi tu a prendere la monnezza quaggiù”, poi è stata la volta del Padre nostro. E tutto bloccando la strada e facendo incazzare la gente che doveva andare a lavoro. L’autista di un autobus ha addirittura consigliato al prete di smetterla “altrimenti t’abboffo ‘e mazzate”. Perché proprio non capiva il motivo per cui scomodare Dio.

Sono tornata a casa, pensando di aver finito, di avere un paio d’ore prima dell’appuntamento pomeridiano e mi ero sistemata davanti al pc per assistere alla conferenza di Caldoro sui primi sei mesi di governo regionale.

E invece no! Mi hanno spedita a casa di un signore morto lunedì scorso al quale non avevano ancora fatto i funerali per l’assenza di un certificato della Asl. Il punto è che questo signore è morto a Caserta e poi è statotrasportato a Napoli e le Asl si sono rimpallate la responsabilità di firmare questo certificato. Intanto i familiari si tengono il morto a casa, nel suo letto.

Sono tornata a casa poco prima delle 15, il tempo di scrivere, cambiarmi e scendere ancora una volta perché “C’è una cosa alla Camera di Commercio che va seguita”. Sempre in macchina (altrimenti non ce l’avrei fatta), ho raggiunto piazza Borsa, parcheggiato e poi seguito questo convegno sui rischi che corrono le aziende nel passaggio generazionale, quando il padre decide di lasciare le redini e passare il testimone al figlio.

Un imbecille di ufficio stampa mi ha messo addosso una fretta pazzesca e poi ha precisato: “Sai, Mattino e Repubblica stanno aspettando il tuo lancio”. E questo in presenza di un collega di un’altra agenzia. Ora, io credo che gli sia mancato tatto e penso che sia mancato anche a me visto che gli ho risposto: “Non lavoro per nessuno dei due giornali, se hanno tanta fretta, mandino qualcuno dei loro!”. Quell’imbecille, non solo mi ha guardato un po’ contrariato (schus eh, ma mica fatico per te?) ma si è pure lamentato con altre persone! Cose ‘e pazzi!

E poi volevo uscire. Ho tempestato la socia di telefonate. Lei avrebbe preferito restare a casa a vedere la partita perché, dice, “nei locali non si vede bene”. Alla fine l’ho convinta e quando sono andata a prenderla ha detto: “Potrei denunciarti per stalking”. Poi siamo uscite e il Napoli ha vinto con un gol di Lavezzi praticamente al 94esimo minuto.

L.