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Cinquettii musicali, ovvero “Il Sanremo di twitter”

Ci ho messo un po’ per scrivere questo post e non per qualche presunzione intellettuale ma solo perché non ho avuto tempo. In molti hanno riflettuto, e non sbagliano, che questo è stato “il Sanremo di twitter”. In generale è stato il Sanremo della rete, ma siccome il tam tam su internet non è una novità, e lo stesso facebook, pure protagonista, non è una scoperta recente, direi che possiamo considerare i cinguettii come elemento contraddistintivo di questa edizione del festival. In buona parte, credo, l’uccellino ha fatto anche da elemento propulsore, perché so per certo che molti hanno acceso la tv dopo aver seguito il dibattito sul semi-social network.

È stata, ad ogni modo, un’esperienza interessante che ha arricchito e cambiato la visione del programma più tradizionale della storia della televisione italiana di una visione collettiva e per molti dissacrante assolutamente nuova e che potrebbe aver contribuito al successo di questa edizione, per molti versi assolutamente non brillante (né per la musica né per la conduzione, tanto per fare due esempi). Quanto prima accadeva al bar o nei salotti delle case degli italiani, in definitiva, è avvenuto su twitter, dove centinaia di utenti si sono confrontati sulla qualità delle canzoni, sull’abilità della squadra, hanno riso dello stiamo uniti di Morandi e analizzato il discorso di Benigni, riso per l’inglese della Canalis che intervista un annoiato Bob De Niro e appreso direttamente da Max Pezzali della sua eliminazione insieme a Tricarico. Un mondo nuovo che la Rai dovrebbe tener d’occhio.

Per conto mio, mi sono divertita assai. C’era la socia che è sbarcata su twitter proprio in quei giorni e c’erano discussioni e battute da morir dal ridere e così  sono tornata a vedere il festival dopo anni di consapevole assenza.

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Nemmeno uno su mille ce la fa

Dopo Fini, Berlusconi e Ti sputtanerò, dopo Saviano e Santoro (che per la verità non mi ha divertito molto), Luca e Paolo, ieri sera, hanno preso di mira il centrosinistra. Anche stavolta parodiando una canzone di Gianni Morandi, “Uno su mille”. Nel loro testo, cantano: “Uno su mille ci sarà che guidi questa opposizione” e, visto che non c’è un leader che metta tutti d’accordo, “per compattar le opposizioni c’è solo Berlusconi. Allora diamo a lui il mandato, dal 6 aprile è sul mercato, chissà che per tornare in pista, lui non diventi comunista”.

Sì, devono vincerlo loro questo festival che io e la socia abbiamo praticamente visto insieme tra Fb, chat di Gmail e Twitter. Lei commentava le esibizioni, io morivo dalla risate.

L.

Un sabato di ordinaria amministrazione

Io c’ho provato a dire di no quando mi hanno richiamata per andare di nuovo a lavoro e non avevo ancora chiuso la pratica della mattina. Ho detto che, essendo le 14.50 e avendo da scrivere ancora qualche lancio, non ce l’avrei fatta a trovarmi a piazza del Gesù alle 15.30 perché il Popolo Viola faceva la protesta del rumore con coperchi e pentole. Mi hanno risposto che potevo arrivare anche più tardi, l’importante era andarci e poi, “già che ci sei, alle 17 da piazza Municipio parte la fiaccolata per il testamento biologico”.

Ho archiviato la mattinata al Pdl in fretta e furia. Cosentino che dice all’Udc di allearsi con loro per le elezioni di maggio al Comune, l’emendamento blocca-ruspe di Sarro, approvato ieri dalle Commissioni affari costituzionali e bilancio in Senato che ‘è cosa buona e giusta’, i rifiuti che “altrove sono ricchezza e qui ce li teniamo per le strade”. Come sempre, un fiume in piena, anche se, ovviamente, con i suoi amici miei colleghi sarà stato più loquace ancora quando, come al solito, si è chiuso nella sua stanza lasciando me e altri fuori.

E così, ancora una volta, sono saltati tutti  i piani per il mio pomeriggio. Sarei voluta andare dall’estetista, pensare un po’ a me, sistemare magari anche la mia stanza perché se io, abituata al mio disordine, non ci capisco più niente, si può ben immaginare cosa ci sia in giro.

Quando tutto è finito, ero stanca e affamata. Mentre passeggiavo, ho incontrato un collega-fotografo. Lui adesso non sta lavorando perché ha dei problemi a un braccio. Mi ha raccontato che non ha trovato nessuno che accettasse di andare a Pantelleria e Lampedusa per gli sbarchi di questi giorni. Quattro chiacchiere poi lui dice: “Uno che in questo mestiere conta mi ha chiesto ironicamente: ‘Tu credi ancora che conti la qualità?'”. Una domanda retorica perché se oggi dici ‘No’, un altro lo trovano senza difficoltà per sostituirti. Io non gli avevo raccontato del mio pomeriggio, era solo un suo sfogo per una situazione purtroppo vera. Non lo sa, ma un po’ mi ha confortata, anche se la stanchezza, alla fine, ha preso il sopravvento e sono tornata a casa piuttosto che uscire.

L.

p.s.: Cozzolino ha scritto una lettera agli elettori delle primarie, a Bersani, a Vendola e a tutte le forze della sinistra: mette a disposizione il suo risultato. Gli altri lo apprezzano e adesso noi aspettiamo di capire chi sarà il candidato di centrosinistra a sindaco di Napoli. Nel frattempo, però, non è che il centrodestra si sia mosso.

It’s a mad, mad world

Tempi duri per le semicroniste.

Tra soldi che non ci sono e lavoro massacrante il tempo per vedersi è inesistente. Quello per ridere ancora meno.

Stanotte io parto per 36 ore massacranti di cui ora farei volentieri a meno, la socia rimarrà qui a combattere.

Noi non ci arrendiamo. Nonostante tutto, nonostante le canzoni deprimenti e gli scazzi e le paranoie. Un po’ come i cinesi in fila alle primarie del Pd. A proposito, non hanno ancora trovato una soluzione. Il partito locale è stato commissariato, Bersani e tutti gli altri chiedono a Cozzolino di farsi da parte, lui non ci pensa proprio e il candidato ancora non c’è.

Ma soprattutto ora mi chiedo: i 45mila euro di quanti hanno votato domenica 23 che fine hanno fatto? Se proprio devono andar sprecati, alle semicroniste farebbero comodo.

A.

L’editoriale che nessuno leggerà: le primarie dello scuorno

Le primarie dello scuorno democratico mettono in luce un fatto: i rituali della politica sono completamente saltati.

Il partito democratico, dilaniato dalle sue correnti, affonda sotto i colpi dei metodi che prima ancora della sua nascita portarono al successo di generazioni di politici, quei voti di scambio, comprati per pochi spiccioli, quei condizionamenti che a Napoli ci sono sempre stati, e questi giorni dimostrano che ci sono ancora.

Di fronte alle denunce di brogli che sporcano un risultato di partecipazione troppo brillante, troppo anche per un osservatore ingenuo, il partito prova a ignorare quel boom di voti. Ma arriva poi il segretario provinciale che dice sì, hanno imbrogliato, ci sono le prove. Lo dice e rompe quella spirale del silenzio che ha sempre fatto parte degli apparati del potere, infrange il comandamento scritto nella storia di tacere su quanto può nuocere. Certo, lo fa perché fa gioco alla sua parte politica. Nel valutare gli atti degli uomini non si può, a mio parere, non analizzare preliminarmente il perché dei loro comportamenti. Tremante sta con Ranieri, l’ha dimostrato apertamente rinunciando al ruolo super-partes che, in quanto segretario, avrebbe dovuto rispettare.

Eppure c’è del coraggio, nelle parole di Tremante, il coraggio di andar contro i diktat del partito e denunciare che così non va, così non è democrazia. Se ci sono brogli vanno denunciati, verificati e corretti, senza guardare in faccia a nessuno. Troppo a lungo la politica si è comportata in altro modo, e ancora vorrebbe farlo. È stato ingenuo, è stato avventato, è stato politicamente poco cauto. Ma ha detto quello che tutti sapevano, seppur esponendosi troppo nel fare nomi e cognomi non ancora verificati, nel raccontare di colf comprate per quattro spiccioli e mostrare foto. Serviva meno veemenza, meno fretta giustizialista. Eppure, se una verità c’è nelle denunce, di cosa lo si accusa? Di aver detto la verità. Che spesso, con la politica, non ha niente a che vedere.

Le primarie della rinascita sono diventate la celebrazione della beffa. Dovevano rilanciare il partito, l’hanno seppellito sotto una valanga di scuorno più insidioso e indelebile del fango. Chiunque vinca, chiunque perda, non hanno più senso. Annullarle, rifarle, salvarle, non restituirebbe loro dignità. Hanno perso, hanno perso tutti.

A.

Rotolando verso SudD

Sono stanca morta.

Non che oggi abbia fatto chissà cosa, rispetto ad altre giornate decisamente peggiori, però il venerdì mi crolla addosso la stanchezza di tutta la settimana. Sono andata alla fondazione Sudd, quella di Bassolino, che ha parlato di tutto lo scibile umano e in particolare di rifiuti. Questo dopo essersi lasciato andare al ricordo dolceamaro dei suoi tempi da sindaco, quando sognava d’essere il nuovo Comandante (a proposito, su Achille Lauro c’è un libro di Carlo Maria Lomartire intitolato proprio ‘O comandante, molto carino. L’ho letto perché all’epoca lavoravo da Guida e organizzai la presentazione nella Saletta Rossa. Venne proprio Bassolino e lì effettivamente si autoidentificò come il nuovo Lauro) e decise di porre fine alle mani sulla città facendo il nuovo piano regolatore. Che però c’ha dei limiti e lo ha ammesso lui stesso. Intanto è andata a finire che “se uno vuole ristrutturare il cortile di un palazzo non ci riesce, bisognava, fatte le regole, ideare degli strumenti per snellire i tempi”. E poi il progetto periferie è fallito, perché “si voleva ampliare la società, creare un ceto medio a Scampia. La metropolitana doveva portare dalla periferia in centro, ma anche dal centro in periferia, però non non ci siamo riusciti”. Intanto però,e l’ha detto con orgoglio, come non lo vedevo fare da tempo visto che alla fine del suo governo gli arrivavano coppetielli da tutte le parti, Napoli è stata la prima città a dotarsi del Prg post elezione diretta del sindaco. Siccome lui è il primo sindaco eletto direttamente dal popolo, Bassolino è stato il primo a fare il Prg. Non come Milano, ha detto lui, che ha scelto di non dotarsi le regole. Però a Milano l’economia funziona. “In assenza di regole, a Napoli c’erano i palazzinari”. A quel punto, quando ha iniziato a raccontare del consiglio comunale che lo accusava di voler costruire troppo a Bagnoli, e ricordando che a quell’epoca si riuniva ancora nella sala dei Baroni, ho pensato che forse Francesco Rosi con “Le mani sulla città” ha fatto qualche danno collaterale.

Ringalluzzito dal fatto che ormai gli insulti di tutta Italia se li prende solo Rosetta, vedi sui rifiuti, ha rivendicato il suo valore politico:”Per tutto un ciclo ci siamo mossi su alcune idee. Quali sono quelle dei prossimi anni? Stento a vederle, e invece bisognerebbe concentrarsi proprio su questo”. Affianco a lui c’era Andrea Cozzolino, uno che potrebbe scende in campo per le primarie, e giustamente taceva. Perché su una cosa a Bassolino proprio non gli si può dare torto: qui di idee ce ne sono ben poche. Vorrei essere fiduciosa per il futuro, ma gli atti di fede non fanno per me. Ad ogni modo, dopo aver ricordato che nell’emergenza 2008 che per lui era tre anni fa c’era corresponsabilità e che però all’epoca s’è fatta solo campagna elettorale sui rifiuti per cui nessuno ha pensato a soluzioni strutturali, e suggerito a Berlusconi di acchiappare Bersani e qualche tecnico qualificato per trovare una soluzione, ha finalmente smesso di parlare e io e i colleghi siamo scappati.

A casa sono arrivata alle 8 e mezza, avevo un’apertura più altre 40 righe da scrivere ed era l’onomastico di mio padre per cui c’era gente a cena. Ho scritto talmente in fretta che potrebbe essere uscito di tutto, per sedermi a tavola col fiatone quando mamma ha portato la pasta (tempismo miracoloso). Ma quando mia cugina mi ha chiesto di scendere a bere una cosa proprio non ce l’ho fatta e ho detto di no, anche se avrei voluto. Il fatto è che domattina non posso dormire, perché alle 10 devo essere all’Ordine per il seminario, ci incontriamo per discutere delle tesine e dell’orale che non sappiamo quando sarà perché all’Odg nazionale si sono dimenticati di noi. E io non ho nemmeno una tesina che mi piaccia.

A.