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Mi rifiuto

Sono giorni che non scrivo e forse è solo perché ho poco da dire, dopo tanta frenesia.

La socia sta lavorando sull’emergenza rifiuti, io ho fatto un pezzo per un quotidiano nazionale sull’argomento, mi hanno chiamato da Roma per chiedermelo e ovviamente ho accettato. Perché il tuo nome in prima pagina, lanciato nelle rassegne stampa, è una soddisfazione che solo noi possiamo capire.

Napoli è sommersa di nuovo dai rifiuti.. Piano piano sta migliorando, ma quando finirà? Io, come tutti, sono stanca di dovermi difendere. Siamo stanchi di dire che no, a Napoli non lanciamo la munnezza dal balcone e no, non stiamo per morire di colera.

Napoli è una bella città, davvero. È bella quando la mattina vado a correre sul lungomare e c’è il sole. È bella quando al tramonto la guardi tutta da San Martino. È bella quando ai primi caldi ti rilassi sul prato del Virgiliano e poi se guardi di fronte a te c’è Nisida. È bella pure quando piove, come stamattina che dall’autobus mi sono incantata a guardare il mare grosso a via Caracciolo.

Napoli non è solo rifiuti, non è solo camorra eppure non possiamo negare che ci siano. E mi fa rabbia quando fuori c’è l’inferno e vado in consiglio comunale dove tutti ridono, scherzano, cazzeggiano, giocano coi cellulari, loro che dovrebbero fare qualcosa per noi, per la nostra città.

Non è così che funziona.

Nel frattempo io, con molta ansia, aspetto di sapere i risultati degli esami di una settimana fa.

A.

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Piove su Napoli

La preoccpazione c’era e forse era pure giustificata. Da Roma si sono lamentati anche oggi per la diretta di Corriere.it della conferenza di Bertolaso. Io ero molto amareggiata, da tutto e questo nonostante i mille complimenti arrivati dalla mia redazione di Napoli per la domenica passata a lavorare, da sola, e per la B sui contenuti del vertice di sabato.

Sono andata a lavorare un po’ sottotono, la socia mi ha detto che è normale, così funziona e ha fatto in modo che reagissi alla rabbia e all’amarezza. Ho ascoltato le richieste di un assessore del Comune che chiede di sbloccare 18 milioni di fondi europei, già stanziati anche dalla Regione Campania per 13 progetti relativi alle pari opportunità.

Poi alle 17 è arrivata la conferma che davvero ho lavorato bene: “Torna in Prefettura, sta arrivando Bertolaso”. Arrivo sorridente, allegra quasi e trovo le stesse facce di ieri, qualcuno mi abbraccia, altri ancora mi chiedono perché ieri sono andata via sbattendo la porta. E lì a spiegare che ero stanca e volevo solo mettere un punto alla giornata. Perché non puoi raccontare come stanno veramente le cose, devi stare zitta certe volte e io l’ho imparato.

“Napoli torna pulita”, “Il termovalorizzatore di Acerra funziona bene, anche oggi ha bruciato oltre 1.500 tonnellate di rifiuti”, “L’apertura di una seconda discarica è lontana”, “Speriamo che i sindaci dei Paesi vesuviani cambino idea e accettino l’accordo che abbiamo proposto”. E la giostra riprende a girare e continua a farlo quando lo staff di Bertolaso ci avvisa che Berlusconi ha appena telefonato per esortare a continuare su questa strada per risolvere il problema.

La Rai in diretta, io in contemporanea detto e stavolta nessun problema. Domani la Prefettura mi attende di nuovo.

L.

Il ricordo di un giorno che non c’è già più

La promessa di congelare Cava Vitiello e l’apertura della seconda discarica rinviata “alle calende greche” non è bastata. E neppure è bastata la chiusura per tre giorni del primo invaso, Cava Sari e la successiva riapertura solo per i paesi della zona rossa. I cittadini di Terzigno, Boscoreale, Trecase, Boscotrecase volevano di più: la cancellazione della seconda discarica dalla legge 123/2008 e l’impegno di Bertolaso a presentare la richiesta in Parlamento (proprio come avevo scritto io ieri)

I sindaci dei paesi vesuviani, quelli che ho trovato all’angolo della piazza quando ho deciso di andare a bere un caffè, non hanno firmato l’accordo che era stato buttato giù nel vertice di ieri in Prefettura, a Napoli. Nella notte sono stati duramente contestati dai cittadini e così, stamattina, hanno detto ‘No’.

Momenti convulsi, l’adrenalina che scorre a fiumi e camminare a mezz’aria per la gioia.

Passa, però, la linea della fermezza con Bertolaso che, pur lasciando aperto uno spiraglio di dialogo con i sindaci – “Qui c’è la penna e qui il documento, potete firmare quando volete” – dice che il Governo l’accordo lo rispetta anche se in maniera “unilaterale”. Più che accordo, allora, sarebbe il caso di parlare di ‘documento’.

E via la conferenza, a stomaco vuoto perché l’adrenalina è in circolo. Ho la situazione sotto controllo. Almeno è quello che credo. Prima di qualunque cosa, ci annunciano che un uomo è morto mentre lavorare nello Stir di Giugliano “di domenica perché c’è l’emergenza”.

Sky ci avvisa che sta per mandare la striscia con la prima notizia della conferenza, Bertolaso che dice “Non arretreremo di un passo, andremo avanti”. Ci alziamo di corsa, per dettare e cominciano i guai. Corriere.it, con una webcam, sta mandando in diretta la conferenza e noi non lo sapevamo. A Roma, si incazzano. Il mio referente in redazione perde spesso le staffe anche quando parla con me e io comincio a perdere la calma.

Messaggi, telefonate, richiami e lamentele. Mi tremano i polsi davvero. Mollo tutto senza salutare, sbatto porte, corro via dalla Prefettura, entro in macchina e riprendo a respirare cercando di capire da dove ripartire.

Bertolaso che rassicura Chiaiano “non aumentano le volumetrie”. Bertolaso che dice che Berlusconi “si è commosso davanti alle lamentele della popolazione, ma gli ho spiegato che non possiamo cancellare Cava Vitiello dalla legge. E’ colpa mia e lo è pure se non è venuto a Terzigno”. Bertolaso che dice qualunque cosa. Poi Caldoro: “Obiettivo regione normale” – e spiegatemela perché ancora non ho capito. Caldoro e le condoglianze alla famiglia dell’operaio, Caldoro e la balcanizzazione del territorio. Caldoro e “fateci uscire per piacere”.

Sono le dieci quando esco dalla redazione. Ho fame, non so da quanto non mangio e nonostante il sonno e la stanchezza non ho voglia di tornare a casa. Che fare? Chiamo E. e ho fortuna perché é a casa. Passo a prenderla e mi fa compagnia mentre mangio e cerco di riassumerle in un’ora il mio week end. Lei ascolta, ride, pensa ad alta voce insieme a me.

La riaccompagno a casa e il colmo è che dopo tutto il tempo trascorso a sentir parlare e a scrivere di rifiuti, sversamenti, discariche, termivalorizzatori e monnezza per le vie di Napoli sono rimasta bloccata a Montesanto perché in città è partita una “operazione straordinaria” di pulizia e i camion stanno raccogliendo i sacchetti accumulati nelle strade.

L.

Esultare in silenzio è una cosa difficile

”Congelamento di Cava Vitiello a Terzigno come seconda discarica, bonifica immediata della ex Cava Sari che resterà aperta fino a esaurimento e l’impegno di Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, a presentare in Parlamento la richiesta di escludere Cava Vitiello dalla legge del 2008. È il documento congiunto – a quanto si è appreso – che stanno stilando nel vertice nella Prefettura di Napoli tra lo stesso Bertolaso, il governatore della Campania Stefano Caldoro, il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, e i sindaci dei Comuni vesuviani interessati dalla apertura del secondo invaso. Il documento tecnico, secondo indiscrezioni trapelate mentre l’incontro è ancora in corso, prima di essere sottoscritto dalle parti sarà sottoposto all’esame delle popolazioni interessate”.

La mia notizia con le stelletelle, una Deep Throat che mi rivela i contenuti dell’incontro. Io che decido di fidarmi. Una telefonata dieci minuti più tardi. Sì, sono stata io, la firma è la mia, ho sbagliato? Ma no, tutto regolare è davvero di questo che si sta discutendo.

Questo era ieri, sabato più o meno alle otto di sera quando ero davanti alla Prefettura da appena 4 ore. Sospetti, facce storte e un’occhiataccia, alle 11, che non mi aspettavo, ma ci stava. Il documento alla fine l’ho passato punto per punto (e ne conservo gelosamente copia, in ricordo). Quello dell’impegno di Bertolaso, però, non c’era. Il perché l’abbiamo capito dopo: Cava Vitiello non può essere cancellata dalla legge, però resta congelata.

Io cammino a mezz’aria, per esultare mi allontano, giro in piazza del Plebiscito, vado al Gambrinus e mangio cioccolata.

L.

Il tempo dell’attesa

I caffè si sprecano. Le sigarette pure. C’è una folla di telecamere, microfoni, registratori, colleghi. E tante tante facce nuove, sconosciute. Vengono da fuori città e tutti, me compresa, aspettano che finisca il vertice in Prefettura, tra Bertolaso, Caldoro, Cesaro e i sindaco di Terzigno e Boscoreale. L’argomento è sempre quello: i rifiuti a Napoli e le discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio. Il Governo dice che 10 giorni basteranno per tornare alla “normalità”.

È sabato pomeriggio e stasera si esce. Ho addosso un magliettone che va bene anche per andare in pizzeria perché ci sono gli amici che ti aspettano.
In borsa ho anche il trucco. Magari riesco a darmi una sistemata i forse no. Anche a questo, ormai sono abituata: dimenticare che sia sabato, far finta che sia un giorno qualunque e lavorare.
Adesso è il tempo dell’attesa, quando il guerriero fa finta di dormire e sotto al cuscino tiene il coltello.
Il mio coltello è la penna.
L.

Chi diamine è la ‘Strega Bacheca’?

Stamattina è stata festa grande nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo: telecamere, microfoni, registratori e tanti tanti colleghi. C’era la socia che lì è di casa, c’ero io. C’era anche un’altro habitué, poi il resto erano semplici avventori.

Le socie si sono accomodate sui divanetti, ma non in fondo alla sala. Stavolta davanti, per sentire meglio, per essere attente e scrivere.

La Iervolino aveva convocato una conferenza stampa per parlare di rifiuti e ha detto la sua. “No, la colpa non è mia, nemmeno la Strega Bacheca riuscirebbe a mettere in ginocchio una regione in questo modo”. (E su chi sia la Strega bacheca sono ancora in corso le verifiche perché pare che sia la cattiva di Braccio di Ferro, il cui nome originale, però, sarebbe Strega del mare e in una collana di fumetti scritti e disegnati in Italia, pubblicati dall’editore Bianconi diventa “Strega Bacheca”)

Ha parlato di “balle” che sono state dette: l’emergenza non è finita come dice Berlusconi perché “altrimenti questa cos’è, una festa di Carnevale?” e poi “Non è vero che la colpa è della raccolta differenziata. Napoli è al 19%, Palermo al 4%. Chissà perché le nostre percentuali creano disastri e le altre no”. E, infine, l’ultima balla: “Non è vero che il Comune non vuole fare la raccolta differenziata. Ridateci i nostri quattrini e noi andremo ancora più avanti di quanto siamo andati adesso”.

Intanto a Roma era cominciato il vertice tra Berlusconi, Letta, Caldoro e i ministri “competenti” in materia di rifiuti. Dalle prime indiscrezioni, la colpa ricadeva ancora sulla Iervolino e lei, a caldo, ha commentato: “Se era questo l’argomento di cui discutere, allora il vertice potevano anche non farlo”. Ma, sia ben chiaro, “non voglio polemizzare”.

Io mi guardavo intorno, incuriosita da tanti colleghi e abituata a vederne pochi. Poi la conferenza è finita ed è partito l’accerchiamento di telecamere e microfoni al sindaco. Noi, le socie, in prima fila, come sempre perché questo dobbiamo e vogliamo fare.

E adesso, ognuna, nella redazione personale delle nostre stanze, stiamo scrivendo della conferenza di stamattina, dei rifiuti, delle responsabilità e della Strega bacheca.

L.

p.s.: Bertolaso torna in città.