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L’editoriale che nessuno leggerà: le primarie dello scuorno

Le primarie dello scuorno democratico mettono in luce un fatto: i rituali della politica sono completamente saltati.

Il partito democratico, dilaniato dalle sue correnti, affonda sotto i colpi dei metodi che prima ancora della sua nascita portarono al successo di generazioni di politici, quei voti di scambio, comprati per pochi spiccioli, quei condizionamenti che a Napoli ci sono sempre stati, e questi giorni dimostrano che ci sono ancora.

Di fronte alle denunce di brogli che sporcano un risultato di partecipazione troppo brillante, troppo anche per un osservatore ingenuo, il partito prova a ignorare quel boom di voti. Ma arriva poi il segretario provinciale che dice sì, hanno imbrogliato, ci sono le prove. Lo dice e rompe quella spirale del silenzio che ha sempre fatto parte degli apparati del potere, infrange il comandamento scritto nella storia di tacere su quanto può nuocere. Certo, lo fa perché fa gioco alla sua parte politica. Nel valutare gli atti degli uomini non si può, a mio parere, non analizzare preliminarmente il perché dei loro comportamenti. Tremante sta con Ranieri, l’ha dimostrato apertamente rinunciando al ruolo super-partes che, in quanto segretario, avrebbe dovuto rispettare.

Eppure c’è del coraggio, nelle parole di Tremante, il coraggio di andar contro i diktat del partito e denunciare che così non va, così non è democrazia. Se ci sono brogli vanno denunciati, verificati e corretti, senza guardare in faccia a nessuno. Troppo a lungo la politica si è comportata in altro modo, e ancora vorrebbe farlo. È stato ingenuo, è stato avventato, è stato politicamente poco cauto. Ma ha detto quello che tutti sapevano, seppur esponendosi troppo nel fare nomi e cognomi non ancora verificati, nel raccontare di colf comprate per quattro spiccioli e mostrare foto. Serviva meno veemenza, meno fretta giustizialista. Eppure, se una verità c’è nelle denunce, di cosa lo si accusa? Di aver detto la verità. Che spesso, con la politica, non ha niente a che vedere.

Le primarie della rinascita sono diventate la celebrazione della beffa. Dovevano rilanciare il partito, l’hanno seppellito sotto una valanga di scuorno più insidioso e indelebile del fango. Chiunque vinca, chiunque perda, non hanno più senso. Annullarle, rifarle, salvarle, non restituirebbe loro dignità. Hanno perso, hanno perso tutti.

A.

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Le primarie con riserva

Prima di scendere – e vi assicuro che sono in un ritardo folle – vi spiego un po’ la situazione delle primarie della follia napoletane.

Alle 10 si riunisce il comitato organizzatore che, verbali dello scrutinio alla mano, deve proclamare il vincitore. Cioè Andrea Cozzolino.

Però, siccome ci sono i ricorsi di Mancuso per quattro seggi (quello di Barra dove votavano persone del Pdl è scoppiata una rissa ed è arrivata la polizia, uno a San Giovanni a Teduccio dove un loro rappresentante, denunciano, è stato aggredito, uno a Miano dove alle 12 c’erano già 740 schede votate, uno a Calata Capodichino dove, pare, distribuissero euro ai cittadini in fila) e c’è quello annunciato di Ranieri cui si unisce pure Cozzolino, proclameranno la vittoria con riserva, demandando tutto al collegio di garanzia presieduto dal povero Raffaele Cananzi che mò come mò è l’uomo meno invidiato di tutta Napoli (insieme al segretario Pd Tremante).

I ricorsi possono essere presentati da mò fino a domani sera, infatti pare che per non essere da meno si stia preparando pure Cozzolino.

Poi il collegio di garanzia si riunisce e prima o poi deciderà se accogliere i ricorsi e quindi annullare i seggi sospetti o no.

E intanto venerdì e sabato c’è l’assemblea nazionale Pd con Bersani e quindi se la piange lui, e secondo me pure per questo ieri Vendola era così tranquillo. Perché a lui è sicuro che non lo meno. A Bersani, invece, no.

A.

Le primarie, i brogli, Bassolino e Cozzolino

Io mò come faccio a raccontare brevemente tutto quello che è successo? Ci provo.

Cozzolino ha vinto le primarie. Dopo ore di testa a testa con Ranieri (tramite fonti ho seguito lo spoglio nei seggi, poi mettevo le info su twitter e a un certo punto da che io seguivo termometropolitico.it è finita che loro seguivano me) l’ha superato di quasi 1.300, che sono quelli riportati a Miano e Secondigliano, due zone al centro di denunce di brogli già dalla mattina. Addirittura in un seggio a Miano il delfino di Cozzolino ha preso mille voti, che insomma, non sono proprio bruscolini.

Appena avuta la certezza matematica della vittoria Cozzolino ha iniziato a festeggiare nel suo comitato. Ma gli altri annunciano ricorsi. E il collegio di garanzia è stato allertato. Insomma, non è finita. Del resto le cose si erano messe male dalla mattina, con le denunce di brogli da tutte le parti. Aveva cominciato Mancuso dicendo che c’erano infiltrazioni di centrodestra nei quartieri popolari. Poi Angela Cortese e Corrado Gabriele hanno detto che gente estranea al Pd stava comprando voti. Poi ci si è messo pure Cozzolino e infine Ranieri.

L’altro dato da sottolineare è che “miracolosamente” sono andate a votare oltre 44mila persone. Che, un euro a testa, fanno oltre 44mila euro. Infatti appena si è sparsa la voce hanno rapinato un seggio all’Avvocata portandosi via 400 euro. Peccato che non erano elettori di Cozzolino, altrimenti sarebbero andati a Miano.

Comunque 44mila persone sono andate a votare e io credo troppo nella sanità mentale della gente comune per credere che ci siano andati spontaneamente. Infatti Di Lello dice che sono numeri dovuti alla mobilitazione dei soliti apparati. A me, per inciso, nessuno mi ha offerto niente. Infatti non sono andata a votare perché già al Pd ieri ho dato troppo in termini di salute, pure l’euro no.

Mò comunque Andrea Bassolino-Cozzolino-Bazzolino, come lo si voglia chiamare, è il candidato. Almeno finché non succede che lo appendono tutti e diventa il candidato di sè stesso.

Riflessione seria. Che credibilità ha un centrosinistra che due ore dopo l’avvio delle primarie grida ai brogli? Se non riescono a organizzarsi delle cavolo di primarie, come possono convincere la gente che sono in grado di governare?

Io non lo so. Mò vado a chiederlo alla Iervolino.

A.