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Napoli pulita in 4 o 5 giorni? Macché, ci sono i sabotatori

I 4 o 5 giorni per pulire “tutta” Napoli stanno per scadere. Ma per le strade la monnezza si accumula anziché diminuire. Il punto resta lo stesso: dove la mettiamo? La situazione, stavolta, è precipitata perché ci sono delle sentenze di due  Tar diversi e una blocca i trasferimenti dei rifiuti fuori regione. Il Governo non approva il decreto sblocca-flussi e così, senza discariche, con gli stir pieni e un solo termovalorizzatore per tutta la Campania, Napoli che è la città più debole, torna a soffocare.

Sabato, con un ritardo di oltre 6 mesi dal decreto del Governo del 4 gennaio scorso, Cesaro ha individuato i “siti di stoccaggio temporaneo”. Posti, cioè, dove la monnezza può stare fino a 30 giorni. Dieci minuti dopo la gente di Caivano e Acerra stavano già protestando. Perché – è il ragionamento – dovremmo prenderci la monnezza di Napoli? Non che quei territori siano autosufficienti, ma, dal loro punto di vista, già pagano tra termovalorizzatore (che sta ad Acerra), stir (che sta a Caivano) ed ecoballe (che stanno sempre a Caivano).

La provincializzazione non può essere uno scudo. In questo caso no perché è la provincia di Napoli che deve accogliere i rifiuti di Napoli. Il problema è che Terzigno – con tutti i Comuni della zona rossa – è un precedente. Loro si sono battuti per ottenere la cancellazione di cava Sari e la certezza che cava Vitiello fosse destinata a loro soltanto. Si sono scontrati con la polizia, il Governo, hanno fatto a braccio di ferro e alla fine ci sono riusciti. Ora perché mai altri paesi dovrebbero accettare supinamente senza protestare?

Cesaro ha fatto finalmente il suo e oggi ha detto: “E’ difficile prendersi le responsabilità quando la situazione è così importante e delicata”. Ma cosa credeva che fare il presidente di Provincia fosse una passeggiata sul corso?

De Magistris (che ha annullato tutti gli impegni che lo avrebbero allonatato da Napoli  e quindi il viaggio a Bruxelles con Caldoro) è davanti alla prima promessa che non riuscirà a mantenere. Lui ha detto, lo scorso venerdì, che Napoli sarebbe stata pulita entro domani o al massimo mercoledì. Ora si rende conto che non è così. E il suo vice, Sodano, il signor No degli anni scorsi, ha messo le mani avanti dicendo che c’è qualche malintenzionato che cerca di ostacolare il piano.

Loro litigano, dicono che vogliono sganciarsi da un meccanismo che non funziona e sfuggire alla logica della guerra tra territori. Si accorgono che governare non è semplice come credevano. Intanto Napoli è sporca e puzza di monnezza.

L.

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Anno nuovo, monnezza vecchia

No, la Iervolino non ci crede che la soluzione sia vicina. La sua preoccupazione è che dopo il 10, quando cioè Caserta smetterà di accogliere i rifiuti di Napoli, la città torni punto e a capo. E questo nonostante l’incontro di ieri a Palazzo Chigi, durante il quale pareva fosse stato siglato un accordo per l’apertura di due discariche per risolvere la questione nell’immediato e poi siti di trasferenza e i famigerati termovalorizzatori.

Eppure lei stasera, a una cosa di beneficenza per la Befana, ha detto che ieri a Roma hanno solo “deciso di decidere” perché le decisioni, quelle “concrete” non sono state prese. Ha mantenuto la calma mentre parlava, ma si vedeva che era un po’ irritata. Basta seguirla in giro una decina di volte per capirlo: quando Rosetta si incazza, non lo chiama per nome il suo interlocutore, ma solo con il ‘titolo’ che ha. Così stasera non era Caldoro che non si decideva, ma il presidente della Regione.

Intanto, l’ipotesi di riaprire la discarica di Macchia Soprana, a Serre, è bastata da sola a far gridare alla protesta. E lo stesso vale per Visciano, area Nolana, dove il sindaco ha detto di essere pronto a usare il tricolore come sciabola. Dopo Terzigno, gli scontri, la guerriglia e la cancellazione di Cava Vitiello dalla lista delle discariche da realizzare, come dare torto a chi pretenderà che gli invasi non insistano sul proprio territorio?

E Chiaiano si avvia alla saturazione.

Insomma, la monnezza ce l’abbiamo ancora per le strade. Napoli respira e intanto la provincia soffoca. Caldoro, entusiasta (di che cosa poi?) all’uscita da Palazzo Chigi, ieri ha detto che entro il 15 sarà pulita anche la Provincia.

Nuove promesse e forse nessuno ci crede più.

L.

L’anno che sta finendo

Gennaio E’ l’anno delle elezioni regionali. Il centrodestra ha il suo candidato in pectore: Nicola Cosentino, ma arrivano guai giudiziari. Alcuni pentiti lo accusano, la Procura chiede al Parlamento l’autorizzazione a procedere che viene negata. Alla fine, fa un passo indietro e il Pdl candida Stefano Caldoro, segretario del Nuovo Psi.  Il centrosinistra litiga: primarie sì primarie no. Ci sono due nomi in ballo. Riccardo Marone, assessore regionale e bassoliniano doc, e Vincenzo De Luca, sindaco sceriffo di Salerno, che incassa anche l’appoggio di Idv. Un sabato mattina, però, Marone rinuncia e rimane De Luca. Bassolino resterà dietro le quinte per tutto il tempo della campagna elettorale. Qualcuno lo accusa di mettere i bastoni tra le ruote al centrosinistra. Lui fa spallucce.

Per noi comincia un periodo vorticoso, fatto di corse in giro per la città, motorino sempre acceso, botte alle fiancate delle auto e tante cose da scrivere.

Febbraio Prende il via la campagna elettorale. I candidati sono 4 in tutto, ma la partita è tra De Luca e Caldoro.

Io vado a Roma per l’ultima volta. Un week end tra freddo e tenerezze. Comincio a uscire in motorino, vincendo la paura di non saperlo guidare. In fondo è semplice e sei più libera di correre da una parte all’altra della città, di arrivare in centro in poco tempo, senza la schiavitù delle metropolitane che continuano a non funzionare. La socia comincia a lavorare al Comitato elettorale di De Luca. Strano a dirsi, ma nonostante l’esaurimento, siamo un po’ felici.

Marzo De Luca riempie piazza del Plebiscito. Resteranno celebri alcune sue sortite, una fra tutte: “Giggino la polpetta”. Quel ‘Giggino’ è Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli. Le elezioni regionali cambiano colore politico alla Campania. Dopo due mandati di Bassolino alla guida della Giunta, le urne consegnano lo scettro del comando a Caldoro. Il Pdl, dopo le regionali, mette in agenda la conquista del Comune di Napoli per il quale si voterà la prossima primavera.

Quando tutto finisce, io e la socia andiamo a mangiare una sera a Pozzuoli e trascorriamo tutto il tempo a raccontarci le cose che abbiamo fatto. Anche se eravamo assieme mentre accadevano. Nostalgia folle e senza senso targato gs o cs

Aprile L’Asl Napoli 1 non paga gli stipendi. A fine mese oltre 11mila dipendenti non vedono un solo euro. L’azienda sanitaria è in debito con i creditori che ottengono il pignoramento dei fondi destinati agli stipendi.                                        Un palazzo fatiscente cade e muoiono due persone che vi avevano trovato riparo. Erano polacchi, arrivati in Italia in cerca di fortuna e finiti ai margini.

Per noi è difficile tornare alla normalità dopo i primi tre mesi trascorsi con l’acceleratore costantemente pigiato. Repubblica Napoli fa 20 anni, noi andiamo alla festa e siamo belle

Maggio Una infermiera muore. Contro il mancato pagamento degli stipendi, si fa prelevare 150 ml di sangue al giorno per 5 giorni. La causa del decesso non è quella, ma il clamore per un titolo del Mattino è immenso.                                            Si insedia quella che i giornali hanno definito ‘la Giunta di mezzanotte’ perché il via libera dalla Regione arriva solo a tarda sera, quasi mezzanotte, di sabato. In occasione del primo Consiglio regionale, De Luca dice, riferendosi a un assessore: “Sica, Sica, Sic transit gloria mundi”.                                                                                       Ci sono le elezioni anche per l’Ordine dei Giornalisti. Io non ho nemmeno capito come e perché ci fossero altre liste. Riconfermato Ottavio Lucarelli, che per noi, le socie di targrato gs o cs, è molto più di un presidente.

Giugno Viene accertato lo sforamento del Patto di stabilità interna. ‪La Giunta regionale inizia ad annullare tutte le delibere, a firma Bassolino, anche quelle dei finanziamenti al Comune.

L’estate, per noi, stenta ad arrivare.

Luglio Esplode il caso P3. Sono coinvolti Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. Vengono indagati anche Cosentino e Verdini. L’accusa, secondo la Procura di Roma, è di associazione per delinquere, finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Salta fuori un finto dossier contro Caldoro, secondo cui il neo presidente andrebbe a trans e farebbe uso di droga. Tra i ‘complottisti’ anche un assessore della sua Giunta, Sica, che ovviamente se ne va. Una prece.                                                                                                                         Crolla un palazzo ad Afragola. Imma, una bambina di 10 anni, resta sotto le macerie per 15 ore. Poi la salvano e la prima cosa che chiede è gelato alla nocciola. Valeria Valente, assessore ai Grandi eventi del Comune di Napoli, si dimette per le elezioni del segretario provinciale del Pd. Non ce la fa. Vince, invece, Nicola Tremante e il Pd di Napoli torna finalmente ad avere un segretario dai tempi delle dimissioni di Nicolais, nel gennaio 2009 contro la Iervolino che non azzerò la sua Giunta dopo la tegola del Global service.

Noi inauguriamo delle cene dette presto con ‘annessa tragedia’ perché ogni volta che ci vediamo accade qualche guaio.

Agosto Deraglia un treno a Gianturco. Un uomo perde le gambe, tranciato in due da una lamiera. Un ragazzo finisce in coma, per fortuna si è ripreso. E a fine mese, Rosetta, a Vasto come sempre per le sue vacanze, rimane chiusa nel cimitero dove è andata a pregare sulla tomba del marito.

Poi noi ce ne andiamo in ferie. La socia in giro, io in Corsica e il tempo si ferma.

Settembre Prime avvisaglie di una nuova emergenza rifiuti. Enerambiente, società che ha appaltato da Asia, la municipalizzata che si occupa di monnezza, vanta un credito di 13 milioni: o si salda o non si raccoglie più. E Napoli è di nuovo sommersa.

La socia decide che nasce il nostro blog. (Ancora grazie per questa splendida follia)

Ottobre Riesplode l’emergenza rifiuti. A Terzigno, le mamma vulcaniche cominciano la loro protesta sulla rotonda panoramica per impedire l’accesso ai compattatori in Cava Sari. Il braccio di ferro è duro: scontri, aggressioni, notti di guerra poco fuori città. Alla fine il Governo cede alle loro richieste: Cava Sari resta solo per loro, Cava Vitiello sparisce dalla lista delle discariche da aprire.

Io comincio gli appostamenti in Prefettura, tra vertici, riunioni e conferenze, una ‘B’ di cui vado fiera (sì, torno subito coi piedi per terra) sui contenuti dell’incontro a porte chiuse. La socia fa lo scritto dell’esame da professionista e pure il compleanno. Noi festeggiamo a mezzanotte, quando cioè il giorno è già passato, perché Berlusconi decide di farci visita in Prefettura proprio quella sera e noi teniamo che fare.

Novembre La polizia arresta Antonio Iovine, capo storico del clan dei Casalesi, latitante da oltre 14 anni. Il boss non ha resistito alla voglia di dolce, il roccobabbà. Come essere presi con le mani nella marmellata.                                                                         Trent’anni fa, il terremoto che scosse l’Irpinia e l’indimenticata prima pagina del Mattino: “Fate presto”

Dicembre Ancora tanta monnezze per le strade. Ieri l’ultimo annuncio da Roma. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice tra Caldoro, Iervolino e vari presidenti di Provincia. Entro domani Napoli sarà pulita. Sì, ok e poi il primo gennaio cosa accadrà?

La socia fa l’orale e spacca tutto. Andiamo insieme a Roma, in meno di 24 ore conquistiamo la città e troviamo il tempo di vedere Silvio che torna a Palazzo Grazioli e andare da Tiffany a sbavare sulle vetrine nell’attesa che tocchi a noi per comprare un regalo a una nostra amica che si è laureata con il pancione.

L. (con l’aiuto più che mai fondamentale della socia perché non mi ricordavo tutto tutto)

Caldoro commissario alla monnezza*

Oggi i riflettori erano puntati su Roma. Erano tutti lì per il Consiglio dei ministri che ha cancellato le discariche dalla 123/2008, ma soprattutto ha conferito a Caldoro i poteri commissariali per gestire la situazione. Il decreto prevede anche la collaborazione delle altre Regioni, ma alla Lega ovviamente questa cosa non è piaciuta. Il Consiglio dei ministri è stato un po’ turbolento. Poi ci ha pensato Berlusconi a invitare tutti a mantenere la calma in un momento difficile.

Da un momento all’altro potrebbe arrivare questa ordinanza che consente di portare i rifiuti anche nelle altre province, cosa che, di fatto, supera la regola della provincializzazione contro cui si sono scagliati la Iervolino e Cesaro. Occorre fare presto, perché domani è venerdì e scade il dispositivo con il quale Avellino, Caserta e Salerno avevano teso una mano per prendersi la monnezza di Napoli.

Soprattutto il decreto prevede che le altre Regioni ci diano una mano, collaborino, insomma, fino a quando noi non saremo in grado di gestirci da soli la nostra monnezza. Ma loro non vogliono, la levata di scudi è stata quasi immediata e condivisa dalla maggior parte di esse. Noi non ci facciamo una bella figura anche perché è Napoli che non riesce a essere autonoma, le altre province, per quanto inguaiate, stanno un po’ meglio.

Mi chiedo, però, cosa impedirà alla gente che abita accanto a questi invasi di protestare, così come hanno fatto nel Vesuviano. Perché è anche vero che hanno diritto alla salute, ma è passato un po’ il messaggio che chi più alza la voce alla fine ottiene ciò che vuole visto che Cava Vitiello, il sito dove ipoteticamente avrebbero potuto realizzare, è stata cancellata dalla legge.

La situazione, però, resta tesa lo stesso e così, mentre il sindaco di Terzigno Domenico Auricchio risulta indagato per l’ordinanza con la quale aveva bloccato gli sversamenti in Cava Sari, oggi, proprio lì vicino, sono state trovate tre bombe a mano.

L.

p.s.: riporto di seguito brani di conversazione con la socia, tipici di uno targato gs o cs

– stavo quasi pensando che dopo il mio esame potremmo rimanere a roma e tornare il martedì e andare a vedere la votazione alla camera della sfiducia
– non sarebbe male come idea
– notare i miei sogni: andare a vedere la votazione alla camera
– eh be’
– però potremmo vedere la votazione 😀
– intanto andiamo
– scherzi a parte tu sicuro vieni con me?
– sì, vengo, poi andiamo a bere cognac al pantheon e poi a mangiare all’archetto

* Caldoro, oggi (19 novembre) ha tenuto a precisare: “Non sono commissario”, contrariamente a quanto scritto su tutti i giornali compresi i pezzi dell’Ansa di ieri. Il decreto varato dal Cdm avrebbe, insomma, solo aumentato i poteri a sua disposizione, ma non l’ha reso commissario.

Che la festa abbia inizio (senza di me)

Forse é finita. Forse ieri è stata l’ultima puntata, almeno fino alla prossima volta. Io, però, non c’ero. Dopo aver fatto la sentinella per una settimana, ieri pomeriggio mi hanno spostata su un altro evento (completamente inutile, direi). Ci sono andata perché io eseguo gli ordini senza discutere. Poi quando il congresso è finito, ho sperato di sentirmi dire: “Torna in Prefettura”. E invece stavolta no.

Ieri i sindaci vulcanici hanno firmato l’accordo, un nuovo documento in 5 punti tra cui anche la cancellazione di Cava Vitiello dalla legge (uh, come avevo scritto io una settimana fa). Certo una vittoria per gli abitanti di quei paesi. Ma adesso cosa impedirà ai cittadini di altri Comuni di adottare gli stessi atteggiamenti per ottenere anche loro la chiusura di discariche, Stir e termovalorizzatori?

La mia mattinata era cominciata lì per la riunione tra i sindaci. Quando sono arrivata, Langella, il sindaco di Boscoreale, mi ha detto che l’incontro era stato sospeso perché sarebbe arrivato Bertolaso. E poi, dopo qualche minuto, il suo ufficio stampa mi ha detto che sarebbe arrivato anche Berlusconi. Da un lato ho pensato che non avrei avuto tempo di far nulla e sarei arrivata distrutta a sera, (ho chiamato la socia e le ho detto che sarei arrivata da lei con “i panni della fatica” e lei mi ha risposto che andava bene anche così, “poi se si fa tardissimo, il mio divano è molto comodo”), dall’altro non vedevo l’ora che accadesse. Fino alla telefonata con la quale mi hanno informata che no, non avrei seguito quel vertice. Né sola né in appoggio ad altri colleghi.

Non lo so se dipende da quanto è accaduto domenica scorsa (certo, non sarei rimasta sola ieri) o se davvero quel congresso andava seguito per mantenere rapporti e cose del genere, però è stato come andar via dalla festa prima che cominciasse.

L.

Piove su Napoli

La preoccpazione c’era e forse era pure giustificata. Da Roma si sono lamentati anche oggi per la diretta di Corriere.it della conferenza di Bertolaso. Io ero molto amareggiata, da tutto e questo nonostante i mille complimenti arrivati dalla mia redazione di Napoli per la domenica passata a lavorare, da sola, e per la B sui contenuti del vertice di sabato.

Sono andata a lavorare un po’ sottotono, la socia mi ha detto che è normale, così funziona e ha fatto in modo che reagissi alla rabbia e all’amarezza. Ho ascoltato le richieste di un assessore del Comune che chiede di sbloccare 18 milioni di fondi europei, già stanziati anche dalla Regione Campania per 13 progetti relativi alle pari opportunità.

Poi alle 17 è arrivata la conferma che davvero ho lavorato bene: “Torna in Prefettura, sta arrivando Bertolaso”. Arrivo sorridente, allegra quasi e trovo le stesse facce di ieri, qualcuno mi abbraccia, altri ancora mi chiedono perché ieri sono andata via sbattendo la porta. E lì a spiegare che ero stanca e volevo solo mettere un punto alla giornata. Perché non puoi raccontare come stanno veramente le cose, devi stare zitta certe volte e io l’ho imparato.

“Napoli torna pulita”, “Il termovalorizzatore di Acerra funziona bene, anche oggi ha bruciato oltre 1.500 tonnellate di rifiuti”, “L’apertura di una seconda discarica è lontana”, “Speriamo che i sindaci dei Paesi vesuviani cambino idea e accettino l’accordo che abbiamo proposto”. E la giostra riprende a girare e continua a farlo quando lo staff di Bertolaso ci avvisa che Berlusconi ha appena telefonato per esortare a continuare su questa strada per risolvere il problema.

La Rai in diretta, io in contemporanea detto e stavolta nessun problema. Domani la Prefettura mi attende di nuovo.

L.

Il ricordo di un giorno che non c’è già più

La promessa di congelare Cava Vitiello e l’apertura della seconda discarica rinviata “alle calende greche” non è bastata. E neppure è bastata la chiusura per tre giorni del primo invaso, Cava Sari e la successiva riapertura solo per i paesi della zona rossa. I cittadini di Terzigno, Boscoreale, Trecase, Boscotrecase volevano di più: la cancellazione della seconda discarica dalla legge 123/2008 e l’impegno di Bertolaso a presentare la richiesta in Parlamento (proprio come avevo scritto io ieri)

I sindaci dei paesi vesuviani, quelli che ho trovato all’angolo della piazza quando ho deciso di andare a bere un caffè, non hanno firmato l’accordo che era stato buttato giù nel vertice di ieri in Prefettura, a Napoli. Nella notte sono stati duramente contestati dai cittadini e così, stamattina, hanno detto ‘No’.

Momenti convulsi, l’adrenalina che scorre a fiumi e camminare a mezz’aria per la gioia.

Passa, però, la linea della fermezza con Bertolaso che, pur lasciando aperto uno spiraglio di dialogo con i sindaci – “Qui c’è la penna e qui il documento, potete firmare quando volete” – dice che il Governo l’accordo lo rispetta anche se in maniera “unilaterale”. Più che accordo, allora, sarebbe il caso di parlare di ‘documento’.

E via la conferenza, a stomaco vuoto perché l’adrenalina è in circolo. Ho la situazione sotto controllo. Almeno è quello che credo. Prima di qualunque cosa, ci annunciano che un uomo è morto mentre lavorare nello Stir di Giugliano “di domenica perché c’è l’emergenza”.

Sky ci avvisa che sta per mandare la striscia con la prima notizia della conferenza, Bertolaso che dice “Non arretreremo di un passo, andremo avanti”. Ci alziamo di corsa, per dettare e cominciano i guai. Corriere.it, con una webcam, sta mandando in diretta la conferenza e noi non lo sapevamo. A Roma, si incazzano. Il mio referente in redazione perde spesso le staffe anche quando parla con me e io comincio a perdere la calma.

Messaggi, telefonate, richiami e lamentele. Mi tremano i polsi davvero. Mollo tutto senza salutare, sbatto porte, corro via dalla Prefettura, entro in macchina e riprendo a respirare cercando di capire da dove ripartire.

Bertolaso che rassicura Chiaiano “non aumentano le volumetrie”. Bertolaso che dice che Berlusconi “si è commosso davanti alle lamentele della popolazione, ma gli ho spiegato che non possiamo cancellare Cava Vitiello dalla legge. E’ colpa mia e lo è pure se non è venuto a Terzigno”. Bertolaso che dice qualunque cosa. Poi Caldoro: “Obiettivo regione normale” – e spiegatemela perché ancora non ho capito. Caldoro e le condoglianze alla famiglia dell’operaio, Caldoro e la balcanizzazione del territorio. Caldoro e “fateci uscire per piacere”.

Sono le dieci quando esco dalla redazione. Ho fame, non so da quanto non mangio e nonostante il sonno e la stanchezza non ho voglia di tornare a casa. Che fare? Chiamo E. e ho fortuna perché é a casa. Passo a prenderla e mi fa compagnia mentre mangio e cerco di riassumerle in un’ora il mio week end. Lei ascolta, ride, pensa ad alta voce insieme a me.

La riaccompagno a casa e il colmo è che dopo tutto il tempo trascorso a sentir parlare e a scrivere di rifiuti, sversamenti, discariche, termivalorizzatori e monnezza per le vie di Napoli sono rimasta bloccata a Montesanto perché in città è partita una “operazione straordinaria” di pulizia e i camion stanno raccogliendo i sacchetti accumulati nelle strade.

L.