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“Tu da me che vuò?”

Sepe mi scomunicherà. Mi arriverà un telegramma a casa con il seguente testo. “Scomunicata. Stop”. E sì perché ogni volta che a Sepe c’è da chiedere qualcosa di scomodo mandano me. La cosa ovviamente mi diverte. E oggi lui si è superato. In passato mi ha risposto: “Non ne so nulla”. L’argomento, questa come le altre volte, era l’inchiesta sugli appalti del G8 nella quale lui è coinvolto e per la quale ci sono novità e di nuovo è spuntato il suo nome.

Stavolta, quando mi ha vista, ha storto un po’ la faccia. Lo sapeva. Era in compagnia di un prete cinese, al quale ha presentato le altre due colleghe e poi ha detto: “E poi c’ sta chesta piccerella”, che sarei io. Ci ha rifilato il cinese per parlare della causa di beatificazione di un tipo dal nome impronunciabile. Lui è rimasto lì accanto. L’ho chiamato, ho detto: “Eminenza, e lei non ci parla?”. Lui: “E di cosa?”. Intanto del convegno perché ci devo fare un pezzullo. Poi ho provato a chiedergli di Fincantieri e già qui non ha voluto dire nulla. La terza domanda non me l’ha nemmeno fatta fare, è fuggito.

No, non mi sono arresa, perché lui mi diverte. L’ho seguito giù nella sala del convegno, pensando che davanti alle telecamere fosse più… morbido. Ha voluto sapere prima di cosa si trattasse. Io ero lì con il mio registratore e reggevo un microfono non mio. Terminata la sua dichiarazione sul cinese (e nel frattempo mi guardava con la coda dell’occhio e io ridacchiavo), mi ha guardato e detto: “Tu da me, che vuò?”. Ma il tempo di porgliela la domanda non me l’ha dato, è fuggito di nuovo. Io lo chiamavo: “Eminenza, eminenza”, ma lui non si è girato più.

La mia redazione ha deciso di farmi scrivere quello che era accaduto. Così qualche minuto prima delle 18, in rete c’era il lancio con il titolo: INCHIESTA G8: SEPE DRIBBLA CRONISTI. Quella cronista ero io, stavolta per me è stato usato il pluralis maiestatis.

L.

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++Rifiuti:Sepe, scandalo il rinnovarsi dell’emergenza++

ARCIVESCOVO, INCOMBE COME UNA ‘MALEDIZIONE’ SUL NOSTRO TERRITORIO

NAPOLI, 22 NOV – «Le emergenze sono l’unica cosa che a Napoli non mancano mai, Napoli sembra vivere di emergenze. È scandalosamente attuale il rinnovarsi dell’emergenza dei rifiuti, che incombe come una ‘maledizionè sul nostro territorio». Sono cominciati così i «Dialoghi con la città» attraverso i quali il cardinale Crescenzio Sepe parla a Napoli.

L.

No, non è la cosa più eclatante che sia successa oggi. Ma è mia ed è il caso di dirlo: “Aiutati che Dio t’aiuta”.

“E Napoli è ancora così”

C’è che oggi è lunedì e non mi sembra vero di essere arrivata a sera. C’è che stamattina sono uscita di casa alle 8 perché, come dice un amico mio e della socia, “se abiti in culonia” succede che devi scendere presto per arrivare in centro. C’è che anche oggi doveva essere una giornata tranquilla e non lo è stata.

Per paura di far tardi, alle 9 ero già in centro. La socia è arrivata qualche minuto dopo perché lei, stamattina, ha indossato la veste di ufficio stampa per quest’incontro sul ruolo delle banche nel Mezzogiorno al quale ha preso parte pure Caldoro.

Prima che arrivasse, un collega del Corriere della Sera mi fa: “Ah, tu hai scritto il pezzo sul monnezza tour?”. Sì, embè? No, semplice curiosità perché lui voleva andare  a vedere via Ventaglieri. E io gliel’ho spiegato, vedrò domani se davvero ha fatto il giro.

Poi Caldoro parla: la Carfagna è brava, l’apertura di Casini è ragionevole e giusta e soprattutto “Speriamo di evitare le sanzioni, anche se la situazione chiaramente non ci aiuta”. Perché oggi – e anche domani – in città c’è la Commissione di tecnici dell’Unione europea che sono venuti a vedere a che punto siamo con la gestione dei rifiuti. E la situazione, dicono, è rimasta più o meno uguale a due anni fa, all’epoca dell’altra emergenza e dei giorni di guerriglia a Pianura. La differenza è che ora un piano ce l’abbiamo, ma deve ancora essere applicato.

Tra la commissione – che alla fine non ho seguito io, ma avrei voluto – il seminario, una puntatina alla Pastrengo perché i carabinieri oggi celebravano un sacco di cose, io e la socia siamo andate al giapponese e non ci sembrava vero poter pranzare a un orario quasi decente.

Prima di pranzo la prima B della giornata. La Triassi, che non è una qualsiasi, ma una del Dipartimento di Igiene della Federico II, che parla di “pericolo che può tramutarsi in rischio igienico-sanitario”. Ma la B bella di oggi è quella di Sepe, il cardinale che ha detto che l’emergenza rifiuti è una maledizione che incombe su Napoli.

È solo lunedì e io sono stanca, distrutta. E se posso interpretare il “socia-pensiero” anche lei è distrutta, anche lei è devastata ed è solo il primo giorno di un’altra settimana.

L.

p.s.: ci sono cose nella vita che non possono essere scritte. quella della nostra personale crociata. (“ma è nu bravo guaglione” cit.)