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Un post in 4 punti, tipo maxiemendamento

Punto 1. Da oggi chiamatemi Eta Beta, se vi fa piacere. Un consigliere regionale mi ha paragonato a questo personaggio, un fumetto alieno amico di Topolino che ha due caratteristiche: da un lato la genialità, dall’altro che dalla sua gonnellina caccia l’impossibile tipo Mary Poppins dalla borsa. Quando ridendo l’ho detto al mio capo, mi ha fatto presente che in effetti si tratta di un complimento, anche se Eta Beta è un mostriciattolo.

Punto 2. Caldoro è venuto in Consiglio regionale, ha posto la fiducia al maximemendamento e alla manovra di assestamento di bilancio e ha detto: “Ciao, vado a Cortina d’Ampezzo, ci vediamo domani” perché devono passare 24 ore prima di votare il provvedimento in aula. Prima di partire, però, si è fermato 2 minuti e 30 secondi con noi e mi ha accarezzato i capelli, come si fa con i bambini. Ecco, ci risiamo.

Punto 3. Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi di Avellino e Caserta contro l’ordinanza che Caldoro ha firmato sabato sera mentre ero al mare e della quale ho scritto da lì, dal campeggio. Così si sversa fino al 9 agosto a San Tammaro e a Savignano Irpino. Il Tar, però, dice che il 31 agosto, quando ci sarà l’udienza, la Regione deve portare i dati tecnici relativi alla capienza di cava Sari e della discarica di Chiaiano. Va bene, ma ricordatevi che a cava Sari può andare  solo la monnezza dei Comuni dell’area vesuviana. Diversamente col cazzo che ci sarebbe stata una nuova emergenza (l’ennesima, ciclica emergenza)!  Per questo provvedimento, Caldoro da Cortina sorride. Lo so. Sempre il Tar del Lazio, ma un’altra sezione con un altro presidente, ha invece deciso di prendersi 24 ore di tempo e depositare domani la sentenza sul ricorso del Comune contro il termovalorizzatore di Napoli est.

Punto 4. In questi giorni mi sono tutto sommato divertita anche in Consiglio regionale. E domani sono contenta di chiudere il cerchio e andarci di nuovo.

L.

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Giornata tipo di una targato come il blog

Targato Gs o Cs è non fare altro che scrivere di rifiuti per 28 giorni di seguito e il ventinovesimo, quando arriva la Prestigiacomo in città, devi andare in Consiglio regionale. Convocato a oltranza.

Targato Gs o Cs è dover ascoltare la relazione di Caldoro sulla sanità che dura 40 minuti e finisce con “non sono stato tecnico, per quello, se il Consiglio lo vorrà metto a disposizione gli atti”. E invece non s’è capito niente e impieghi due ore per scrivere perché devi tradurre in italiano, non perché lui non lo sappia parlare, ma perché più tecnico non poteva esserlo.

Targato Gs o Cs è vedere intorno facce che ti dispiacciono, dopo aver preso consapevolezza che certe voci che girano sono state diffuse proprio da queste facce. E tu sorridi, ma in realtà il tuo è un ghigno.

Targato Gs o Cs è quando in sala stampa hanno i pc lenti, hanno bloccato l’accesso a Facebook, non puoi collegarti nemmeno al sito del blog per scrivere un post e il telefono non prende.

Targato Gs o Cs é quando gli uscieri ti prendono per culo perché sei rimasta solo tu e fanno zapping con la tv della sala stampa, facendo battute cretine quando trovano il canale per le hot line.

Targato Gs o Cs è temere che se il Consiglio slitta, il tuo capo ti dica: “Fai in tempo ad andare da de Magistris e Pisapia”.

Non è targato Gs o Cs aver progettato la fuga al mare, domani e dopodomani, e non averlo ancora detto al tuo capo.

L.

p.s.: dieci minuti dopo, ho chiamato in redazione per avvisare della mia assenza di domani. Risposta: “Ok, ma mentre vai, la fai una telefonata all’Asia per verificare le giacenze?”. Va be’, sì.

Non sia mai, ma può succedere

Rigiro tra le  mani il pass del Consiglio regionale. C’è la mia foto, sorrido. Ho delle ombre sotto gli occhi, ma va bene anche così. È  questo tutto ciò che ho del mio lavoro: tessere, pass. Appesi al muro a ricordarmi ciò che ho fatto. Mi chiedo a cosa porterà la mia attesa. La speranza di poter fare questo mestiere a vita resta uguale, con la consapevolezza, però, che potrebbe non essere così e la voce che esce da sola e dice: “Non sia mai”.

L.

Un giorno qualunque

Ci vuole un po’ di immaginazione per pensare che il lunedì sia un giorno qualunque. Ma lo è se non hai nemmeno il tempo non dico di mangiare, ma di fare la pipì. Pioveva stamattina e la pioggia significa una cosa soltanto: il  motorino resta in garage e io devo scendere con la metro, anzi LE metro.

Prima tappa della giornata il Consiglio comunale, a via Verdi. Inutile girarci intorno: il numero legale non c’è. Hanno risposto in dieci all’appello, compresi sindaco e presidente del Consiglio. Seduta deserta e io libera (che illusa!). Lei, però, la Iervolino, prima dell’appello ci ha dedicato un quarto d’ora del suo tempo. Stava a genio. E “Morcone è uno buono per essere candidato”, “Non farò la suocera del prossimo sindaco”, “Da Napoli me ne vado politicamente, ma
lascio il cuore qua”.

E mentre io scrivevo di un sindaco che non si pente di essersi ricandidata cinque anni fa, è squillato il telefono. Il numero era quello del capo capo.
“Dove sei?”
“In Comune”
“Lascia tutto, prendi un taxi e corri al Centro direzionale. Caldoro parla”.
E io corro davvero e nella corsa mi vola il telefono a terra (Mannagg’ ‘a morte).
Allora, ricapitolando: piove e io mi infilo nel taxi con il tassista più stupido della storia che si fa spegnere l’auto tutte le volte che ci fermiamo nel traffico (Mannagg’ ‘a morte 2).

Purtroppo, però, quando arrivo Caldoro è già intervenuto. “Non ti preoccupare  – mi dice un collega della Rai – ho già chiesto per te una  copia scritta del suo intervento”. Grazie, davvero.

E poi il lavoro. Sindaco e governatore mi si sovrappongono in testa e io ho le allucinazioni: vedo un Caldoro che parla dei guai economici della Regione che parla con la voce della Iervolino.
Cerco di mantenere la calma anche quando mi vengono fatti appunti assurdi e imbecilli. Respiro profondamente, ripeto a mezza voce: “Dammi la pazienza perché se mi dai la forza faccio una strage”. Lo dico anche in inglese, così perché la follia incalza.

E ci riesco. Scrivo – e tanto – prendo caffè, mangiucchio cioccolata, chatto su Gmail con la socia (io la aNoro troppo). Poi arrivano i rinforzi e sono libera, libera di tornare a casa e vedere la partita.

L.

“Casa, terra e lavoro”

“Sotto l’albero casa, terra e lavoro”. Caldoro forse si sente un po’ Babbo Natale, mentre lo dice. In linea di principio i provvedimenti della Regione possono anche essere buoni, ma è da vedere nei fatti cosa accade. E soprattutto se, nei bandi per il Piano lavoro, c’è davvero qualcosa anche per noi targato gs o cs.

Prima di arrivare a Santa Lucia, ho fatto in tempo a tamponare uno che si è fermato in curva, all’improvviso. Io non l’ho visto e ci sono andata a sbattere. Mo, lui ha ragione e io torto, però non è che ci si può fermare in curva come se niente fosse. Niente di rotto, ma tanta paura.

È stata una conferenza “interassessoriale” come l’ha definita Nappi, l’assessore al Lavoro. Nell’ordine ci hanno spiegato Piano Casa versione 2010 (e io l’avevo imparato a memoria, avendo seguito la cosa dalla prima stesura con Bassolino e poi i Consigli infiniti), poi il piano di sviluppo rurale e, dulcis in fundo, i primi bandi per il lavoro.

I miei ci hanno mandate in due, ma una soltanto ce l’avrebbe fatta lo stesso, come dimostra anche il fatto che tutti gli altri erano soli. Ad ogni modo, io ho seguito casa e lavoro, mentre l’altra collaboratrice il piano agricoltura.

Stavolta c’era anche la socia. Meglio così, certe cose, in due, si affrontano meglio. Perché è tutto il contorno, a volte, che complica fatti semplicissimi. Al termine della triplice conferenza – “Avanti il prossimo”, sembrava di stare a un esame all’università – io e la socia siamo andate a occupare i pc nella stanza di Nappi, che per un po’ è diventata la redazione dei giornalisti randagi.

C’è una cosa su tutte che mi ha colpito e che nei pezzi non ho scritto. Nappi, prima di andare via ha detto che se il lavoro è stato fatto in tempi record “è grazie a un gruppo di persone che in cambio ha ricevuto solo il mio grazie”. Tra queste c’è una nostra amica, quella che da quando si è insediata la nuova Giunta, noi non siamo state in grado di incontrare perché lei arrivava distrutta a sera.

L.

Piano casa versione 2010

Il Consiglio regionale, convocato per le 11, è slittato tre volte: prima alle 12, poi alle 13, infine alle 17. Nei fatti è iniziato alle 17.40. Solo nella notte, hanno approvato il Piano casa versione 2010, modificando quello vecchio. Avrei scritto un bel pezzettino se si fossero decisi prima e sarei anche stata contenta nonostante la giornata di merda.

Il Pdl sostiene che non sarà una nuova cementificazione, il Pd non ci crede e si domanda perché mai mettere mano alla precedente stesura. L’opposizione di centrosinistra ha presentato qualcosa come 300 emendamenti e subemendamenti (ben poca cosa rispetto a quelli presentati al Bilancio previsionale 2009 del Comune di Napoli, ma tant’è). Il centrodestra ha fatto la sua controproposta: un maxiemendamento che raccogliesse le varie osservazioni. Ora, in un altro contesto, per analizzare e discutere la controproposta, il Consiglio sarebbe stato spostato a nuova data, invece qui non funziona così. Le riunioni le hanno fatte in mattinata, nel pomeriggio, ancora in serata fra continue sospensioni della seduta.

Io ho trascorso la giornata nel palazzo al Centro direzionale, un posto che è una punizione perché quando esci da lì non c’è niente e alle 17, orario di chiusura degli uffici, si svuota e diventa anche un po’ insicuro.

In sala stampa i computer sono una schifezza, i cellulari non prendono e non c’era aria calda, ma condizionata freddina. Lì ho perso il mio registratore. La scorsa settimana l’ho dimenticato accanto alla mia postazione e non ha fatto più ritorno a casa nonostante le mille telefonate al posto di guardiania. Io, però, ho un sospetto, ma lascio stare che è meglio.

Se dovessi fare la lista delle cose che lì vanno male, non finirei più. Mancano di rispetto i consiglieri che fanno slittare i consigli così da finire sui giornali due giorni dopo il fatto. Mancano di rispetto gli uffici stampa dei consiglieri stessi che ti tolgono l’aria, ti pressano e leggono mentre scrivi e tu hai voglia a dire: “Ti dispiace? Mi dà fastidio”, loro non se ne fregano e stanno lì alle tue spalle fino a quando tu non chiudi il documento per farglielo capire sul serio che se ne devono andare. Mancano di rispetto quelli che lavorano come uscieri o non so cosa che entrano in sala stampa e telefonano come se niente fosse e si mettono al pc. Mancano di rispetto i consiglieri che fanno lo spicciabancone in sala stampa.

Mancano di rispetto certi colleghi imbecilli e coglioni che credono di aver conquistato il mondo e mentre tu stai facendo capa e pc perché si è impallato tutto, chiamano in redazione e dicono: “Passa il comunicato, alla tipa si è bloccato il computer e ci mette tempo a inviarti il pezzo”. No, non si fa così. Quando ho sentito il mio capo, lui ha provato ha ridimensionare la mia ira, ma ha capito che non c’era molto da fare: io avevo ragione, il lavoro degli altri va rispettato.

Forse è per questo che mi ha detto che potevo andar via alle 21. Sono rimasta per scrupolo mezz’ora in più e le cose sembravano stessero per finire, dopotutto il maxiemendamento in qualche modo era stato accettato da tutti. E invece no.

Sono fuggita dal Centro direzionale e sono corsa dalle mie ragazze. Loro mi aspettavano e quando sono arrivata mi hanno detto: “Conosci la regola: stacca il telefono e rilassati”.

L.

Di nuovo lunedì

Comincia un’altra settimana. Il week end è stato ricco di confusione e storie tipiche di targato gs o cs, tra la neve per le strade di montagna e le manifestazioni antimonnezza che ti bloccano davanti alla Prefettura e ti fanno saltare i programmi.

Questa dovrebbe essere la settimana di avvicinamento concreto al Natale perché venerdì è Vigilia. Si dovrebbe festeggiare, essere allegri. Anche per me, però, questo sarà un Natale dal sapore un po’ amaro.

Intanto mi preparo per andare in Consiglio regionale. Tra Piano casa da approvare, direttivo del Corecom e istituzione di un  Comune unico per Ischia, potrei trascorrere nel bunker l’intera giornata. Speriamo di no

L.