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Un sabato di ordinaria amministrazione

Io c’ho provato a dire di no quando mi hanno richiamata per andare di nuovo a lavoro e non avevo ancora chiuso la pratica della mattina. Ho detto che, essendo le 14.50 e avendo da scrivere ancora qualche lancio, non ce l’avrei fatta a trovarmi a piazza del Gesù alle 15.30 perché il Popolo Viola faceva la protesta del rumore con coperchi e pentole. Mi hanno risposto che potevo arrivare anche più tardi, l’importante era andarci e poi, “già che ci sei, alle 17 da piazza Municipio parte la fiaccolata per il testamento biologico”.

Ho archiviato la mattinata al Pdl in fretta e furia. Cosentino che dice all’Udc di allearsi con loro per le elezioni di maggio al Comune, l’emendamento blocca-ruspe di Sarro, approvato ieri dalle Commissioni affari costituzionali e bilancio in Senato che ‘è cosa buona e giusta’, i rifiuti che “altrove sono ricchezza e qui ce li teniamo per le strade”. Come sempre, un fiume in piena, anche se, ovviamente, con i suoi amici miei colleghi sarà stato più loquace ancora quando, come al solito, si è chiuso nella sua stanza lasciando me e altri fuori.

E così, ancora una volta, sono saltati tutti  i piani per il mio pomeriggio. Sarei voluta andare dall’estetista, pensare un po’ a me, sistemare magari anche la mia stanza perché se io, abituata al mio disordine, non ci capisco più niente, si può ben immaginare cosa ci sia in giro.

Quando tutto è finito, ero stanca e affamata. Mentre passeggiavo, ho incontrato un collega-fotografo. Lui adesso non sta lavorando perché ha dei problemi a un braccio. Mi ha raccontato che non ha trovato nessuno che accettasse di andare a Pantelleria e Lampedusa per gli sbarchi di questi giorni. Quattro chiacchiere poi lui dice: “Uno che in questo mestiere conta mi ha chiesto ironicamente: ‘Tu credi ancora che conti la qualità?'”. Una domanda retorica perché se oggi dici ‘No’, un altro lo trovano senza difficoltà per sostituirti. Io non gli avevo raccontato del mio pomeriggio, era solo un suo sfogo per una situazione purtroppo vera. Non lo sa, ma un po’ mi ha confortata, anche se la stanchezza, alla fine, ha preso il sopravvento e sono tornata a casa piuttosto che uscire.

L.

p.s.: Cozzolino ha scritto una lettera agli elettori delle primarie, a Bersani, a Vendola e a tutte le forze della sinistra: mette a disposizione il suo risultato. Gli altri lo apprezzano e adesso noi aspettiamo di capire chi sarà il candidato di centrosinistra a sindaco di Napoli. Nel frattempo, però, non è che il centrodestra si sia mosso.

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It’s a mad, mad world

Tempi duri per le semicroniste.

Tra soldi che non ci sono e lavoro massacrante il tempo per vedersi è inesistente. Quello per ridere ancora meno.

Stanotte io parto per 36 ore massacranti di cui ora farei volentieri a meno, la socia rimarrà qui a combattere.

Noi non ci arrendiamo. Nonostante tutto, nonostante le canzoni deprimenti e gli scazzi e le paranoie. Un po’ come i cinesi in fila alle primarie del Pd. A proposito, non hanno ancora trovato una soluzione. Il partito locale è stato commissariato, Bersani e tutti gli altri chiedono a Cozzolino di farsi da parte, lui non ci pensa proprio e il candidato ancora non c’è.

Ma soprattutto ora mi chiedo: i 45mila euro di quanti hanno votato domenica 23 che fine hanno fatto? Se proprio devono andar sprecati, alle semicroniste farebbero comodo.

A.

L’editoriale che nessuno leggerà: le primarie dello scuorno

Le primarie dello scuorno democratico mettono in luce un fatto: i rituali della politica sono completamente saltati.

Il partito democratico, dilaniato dalle sue correnti, affonda sotto i colpi dei metodi che prima ancora della sua nascita portarono al successo di generazioni di politici, quei voti di scambio, comprati per pochi spiccioli, quei condizionamenti che a Napoli ci sono sempre stati, e questi giorni dimostrano che ci sono ancora.

Di fronte alle denunce di brogli che sporcano un risultato di partecipazione troppo brillante, troppo anche per un osservatore ingenuo, il partito prova a ignorare quel boom di voti. Ma arriva poi il segretario provinciale che dice sì, hanno imbrogliato, ci sono le prove. Lo dice e rompe quella spirale del silenzio che ha sempre fatto parte degli apparati del potere, infrange il comandamento scritto nella storia di tacere su quanto può nuocere. Certo, lo fa perché fa gioco alla sua parte politica. Nel valutare gli atti degli uomini non si può, a mio parere, non analizzare preliminarmente il perché dei loro comportamenti. Tremante sta con Ranieri, l’ha dimostrato apertamente rinunciando al ruolo super-partes che, in quanto segretario, avrebbe dovuto rispettare.

Eppure c’è del coraggio, nelle parole di Tremante, il coraggio di andar contro i diktat del partito e denunciare che così non va, così non è democrazia. Se ci sono brogli vanno denunciati, verificati e corretti, senza guardare in faccia a nessuno. Troppo a lungo la politica si è comportata in altro modo, e ancora vorrebbe farlo. È stato ingenuo, è stato avventato, è stato politicamente poco cauto. Ma ha detto quello che tutti sapevano, seppur esponendosi troppo nel fare nomi e cognomi non ancora verificati, nel raccontare di colf comprate per quattro spiccioli e mostrare foto. Serviva meno veemenza, meno fretta giustizialista. Eppure, se una verità c’è nelle denunce, di cosa lo si accusa? Di aver detto la verità. Che spesso, con la politica, non ha niente a che vedere.

Le primarie della rinascita sono diventate la celebrazione della beffa. Dovevano rilanciare il partito, l’hanno seppellito sotto una valanga di scuorno più insidioso e indelebile del fango. Chiunque vinca, chiunque perda, non hanno più senso. Annullarle, rifarle, salvarle, non restituirebbe loro dignità. Hanno perso, hanno perso tutti.

A.