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Ciao sindaco

– Ma dopo dieci anni, domani mattina, cosa faccio io senza Rosetta?
– Over’, eh? Ci vuole un servizio di sostegno psicologico ai cronisti comunali

Trentuno “atti di dimissioni formali” depositati nelle mani del segretario generale del Comune di Napoli. Ciao sindaco.

Come al solito piove quando si devono fare gli appostamenti. E fa freddo. A piazza Municipio tira sempre un vento gelido. Quando arrivo la socia è già lì. La notizia che l’opposizione ha i numeri per lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, anche se solo di pochi mesi, si è diffusa nel pomeriggio, in un solo momento. Sono uscita di casa correndo e urlando a mia madre: “Sta per cadere la Giunta”.

L’attesa è stata lunga, insieme agli altri. Abbiamo riso, scherzato, si respirava aria da ultimo giorno di scuola. Qui si chiude una fase storica. La Iervolino è il “nostro” sindaco perché è lei la prima che abbiamo seguito lavorando, è per il Global service e gli appostamenti di due anni fa che noi ci siamo conosciute.

Il centrodestra è arrivato esultante insieme al notaio che ha autentificato le firme. E dopo, quando tutto è finito, hanno srotolato uno striscione con la scritta “5 dicembre 1993 – 2 marzo 2011. Abbiamo liberato Napoli”.

Quando la Iervolino è andata via, io mi sono sbracciata, volevo strapparle anche una sola battuta. Ma lei è salita in macchina urlando: “Ci vediamo domani, a mezzogiorno”.

E poi via. Ciao sindaco

L.

Tagli obbligati e non semplici risparmi

“Abbiamo risparmiato oltre 5milioni di euro da quando ci siamo insediati e di questo passo, a fine anno, avremo un avanzo di bilancio di 6 o 7 milioni”. Paolo Romano, il presidente del Consiglio regionale, ne è convinto. Ma le cose non stanno proprio come ha detto lui.

Ieri mattina, ha convocato una conferenza stampa per passare all’attacco. Perché è saltata fuori una delibera che prevede benefit di lusso per i consiglieri tra cui la possibilità di avere un iPad, arredamenti in pelle, frigobar.  E ci ha convocati per dire che, intanto, quella delibera viene cancellata dall’ufficio di Presidenza e poi per sottolineare che “nessuno può darci schiaffetti sulle mani né fare il moralizzatore perché qua gli unici moralizzatori siamo noi che abbiamo risparmiato tutti questi soldi”. (Ha detto più o meno così).

In realtà, da un punto di vista un po’ tecnico, quei tagli sono  – come dire – obbligatori perché la Regione, lo scorso anno, ha sforato il Patto di stabilità e ora occorre rientrare in quei limiti. “Queste misure sono state però in larga parte necessarie e obbligate – e pertanto non discrezionali – per effetto dello sforamento del Patto di stabilità“, Il Mattino, 20 novembre 2010, pag.38

E questa cosa, non solo me la sono fatta spiegare quando sono tornata a casa, ma é stata pure oggetto di una domanda del collega il cui giornale ha fatto saltare fuori la delibera degli iPad.

Ed è stato divertente perché presidente e consiglieri erano un po’ in difficoltà, c’hanno provato a uscire dall’angolo e sono riusciti anche a far credere a qualcuno, che ha scritto di un “Consiglio virtuoso”, che si tratta di risparmi.

Uscita dalla sede del Consiglio, ho realizzato che avevo il pomeriggio libero e non mi sembrava vero. Ma tanto è inutile cantare vittoria perché il pomeriggio ce l’avrai libero quando sarà passato. E infatti ci si è messa di mezzo la Carfagna che, pare, vuole dimettersi da Pdl e da ministro per via di “insanabili contrasti” con i vertici campani del partito e per “gli attacchi volgari e maligni” di esponenti del partito come la Mussolini. E a me il compito di trovare chiunque volesse parlarne e rilasciare un commento.

Poi il pomeriggio é finito, la socia e io ce ne siamo andate al giapponese e poi in giro perché certe volte devi vedere gente ‘normale’ anche se incontri, per forza di cose, qualche faccia che vedi a lavoro.

L.

Così piccola (ma de che?)

Con le mani dietro la schiena e appoggiato alla parete, mi guarda e domanda: “E tu cosa vuoi sapere?” Non c’è astio nella domanda. Penso: “Secondo te, che voglio sapere se tu ti occupi di sanità e in Campania stiamo inguaiati?”, ma non lo dico, sorrido e faccio segno con il dito indice: “Ne parliamo dopo”.

E il dopo arriva. Il piano ospedaliero, le dimissioni presentate e ritirate, il deficit campano, l’incontro a Roma, per il piano di rientro, che è slittato, ma è “un rinvio esclusivamente tecnico” e “non mi esprimo su eventuali segnali positivi perché siamo in Campania, che è la regione più scaramantica d’Italia”.

Poi un sorriso e un pizzicotto sulla guancia. “Come stai?” “Bene, grazie”. “Ma quanti anni hai, sei piccola”. No, non lo sono. Lui ascolta quanti anni ho e dice: “Sei ancora una bambina”.

Stavolta, però, non mi sono incazzata. Spesso mi hanno scambiata per una ragazzina, qualcuno mi ha chiamata ‘scugnizza’ altri ‘bella bambina’ e mi sono sempre infuriata perché credermi eccessivamente giovane ha condotto molti a errori di valutazione fino a quando non aperto bocca.

Stavolta no e non so nemmeno perché. Poi la cosa più semplice: scrivere. E stasera, al tgr delle 19.30 hanno fatto un servizio con il mio lavoro, le immagini di una conferenza della scorsa estate e me seduta in sala Giunta che ascolto e prendo appunti.

L.