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L’anno che sta finendo

Gennaio E’ l’anno delle elezioni regionali. Il centrodestra ha il suo candidato in pectore: Nicola Cosentino, ma arrivano guai giudiziari. Alcuni pentiti lo accusano, la Procura chiede al Parlamento l’autorizzazione a procedere che viene negata. Alla fine, fa un passo indietro e il Pdl candida Stefano Caldoro, segretario del Nuovo Psi.  Il centrosinistra litiga: primarie sì primarie no. Ci sono due nomi in ballo. Riccardo Marone, assessore regionale e bassoliniano doc, e Vincenzo De Luca, sindaco sceriffo di Salerno, che incassa anche l’appoggio di Idv. Un sabato mattina, però, Marone rinuncia e rimane De Luca. Bassolino resterà dietro le quinte per tutto il tempo della campagna elettorale. Qualcuno lo accusa di mettere i bastoni tra le ruote al centrosinistra. Lui fa spallucce.

Per noi comincia un periodo vorticoso, fatto di corse in giro per la città, motorino sempre acceso, botte alle fiancate delle auto e tante cose da scrivere.

Febbraio Prende il via la campagna elettorale. I candidati sono 4 in tutto, ma la partita è tra De Luca e Caldoro.

Io vado a Roma per l’ultima volta. Un week end tra freddo e tenerezze. Comincio a uscire in motorino, vincendo la paura di non saperlo guidare. In fondo è semplice e sei più libera di correre da una parte all’altra della città, di arrivare in centro in poco tempo, senza la schiavitù delle metropolitane che continuano a non funzionare. La socia comincia a lavorare al Comitato elettorale di De Luca. Strano a dirsi, ma nonostante l’esaurimento, siamo un po’ felici.

Marzo De Luca riempie piazza del Plebiscito. Resteranno celebri alcune sue sortite, una fra tutte: “Giggino la polpetta”. Quel ‘Giggino’ è Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli. Le elezioni regionali cambiano colore politico alla Campania. Dopo due mandati di Bassolino alla guida della Giunta, le urne consegnano lo scettro del comando a Caldoro. Il Pdl, dopo le regionali, mette in agenda la conquista del Comune di Napoli per il quale si voterà la prossima primavera.

Quando tutto finisce, io e la socia andiamo a mangiare una sera a Pozzuoli e trascorriamo tutto il tempo a raccontarci le cose che abbiamo fatto. Anche se eravamo assieme mentre accadevano. Nostalgia folle e senza senso targato gs o cs

Aprile L’Asl Napoli 1 non paga gli stipendi. A fine mese oltre 11mila dipendenti non vedono un solo euro. L’azienda sanitaria è in debito con i creditori che ottengono il pignoramento dei fondi destinati agli stipendi.                                        Un palazzo fatiscente cade e muoiono due persone che vi avevano trovato riparo. Erano polacchi, arrivati in Italia in cerca di fortuna e finiti ai margini.

Per noi è difficile tornare alla normalità dopo i primi tre mesi trascorsi con l’acceleratore costantemente pigiato. Repubblica Napoli fa 20 anni, noi andiamo alla festa e siamo belle

Maggio Una infermiera muore. Contro il mancato pagamento degli stipendi, si fa prelevare 150 ml di sangue al giorno per 5 giorni. La causa del decesso non è quella, ma il clamore per un titolo del Mattino è immenso.                                            Si insedia quella che i giornali hanno definito ‘la Giunta di mezzanotte’ perché il via libera dalla Regione arriva solo a tarda sera, quasi mezzanotte, di sabato. In occasione del primo Consiglio regionale, De Luca dice, riferendosi a un assessore: “Sica, Sica, Sic transit gloria mundi”.                                                                                       Ci sono le elezioni anche per l’Ordine dei Giornalisti. Io non ho nemmeno capito come e perché ci fossero altre liste. Riconfermato Ottavio Lucarelli, che per noi, le socie di targrato gs o cs, è molto più di un presidente.

Giugno Viene accertato lo sforamento del Patto di stabilità interna. ‪La Giunta regionale inizia ad annullare tutte le delibere, a firma Bassolino, anche quelle dei finanziamenti al Comune.

L’estate, per noi, stenta ad arrivare.

Luglio Esplode il caso P3. Sono coinvolti Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. Vengono indagati anche Cosentino e Verdini. L’accusa, secondo la Procura di Roma, è di associazione per delinquere, finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Salta fuori un finto dossier contro Caldoro, secondo cui il neo presidente andrebbe a trans e farebbe uso di droga. Tra i ‘complottisti’ anche un assessore della sua Giunta, Sica, che ovviamente se ne va. Una prece.                                                                                                                         Crolla un palazzo ad Afragola. Imma, una bambina di 10 anni, resta sotto le macerie per 15 ore. Poi la salvano e la prima cosa che chiede è gelato alla nocciola. Valeria Valente, assessore ai Grandi eventi del Comune di Napoli, si dimette per le elezioni del segretario provinciale del Pd. Non ce la fa. Vince, invece, Nicola Tremante e il Pd di Napoli torna finalmente ad avere un segretario dai tempi delle dimissioni di Nicolais, nel gennaio 2009 contro la Iervolino che non azzerò la sua Giunta dopo la tegola del Global service.

Noi inauguriamo delle cene dette presto con ‘annessa tragedia’ perché ogni volta che ci vediamo accade qualche guaio.

Agosto Deraglia un treno a Gianturco. Un uomo perde le gambe, tranciato in due da una lamiera. Un ragazzo finisce in coma, per fortuna si è ripreso. E a fine mese, Rosetta, a Vasto come sempre per le sue vacanze, rimane chiusa nel cimitero dove è andata a pregare sulla tomba del marito.

Poi noi ce ne andiamo in ferie. La socia in giro, io in Corsica e il tempo si ferma.

Settembre Prime avvisaglie di una nuova emergenza rifiuti. Enerambiente, società che ha appaltato da Asia, la municipalizzata che si occupa di monnezza, vanta un credito di 13 milioni: o si salda o non si raccoglie più. E Napoli è di nuovo sommersa.

La socia decide che nasce il nostro blog. (Ancora grazie per questa splendida follia)

Ottobre Riesplode l’emergenza rifiuti. A Terzigno, le mamma vulcaniche cominciano la loro protesta sulla rotonda panoramica per impedire l’accesso ai compattatori in Cava Sari. Il braccio di ferro è duro: scontri, aggressioni, notti di guerra poco fuori città. Alla fine il Governo cede alle loro richieste: Cava Sari resta solo per loro, Cava Vitiello sparisce dalla lista delle discariche da aprire.

Io comincio gli appostamenti in Prefettura, tra vertici, riunioni e conferenze, una ‘B’ di cui vado fiera (sì, torno subito coi piedi per terra) sui contenuti dell’incontro a porte chiuse. La socia fa lo scritto dell’esame da professionista e pure il compleanno. Noi festeggiamo a mezzanotte, quando cioè il giorno è già passato, perché Berlusconi decide di farci visita in Prefettura proprio quella sera e noi teniamo che fare.

Novembre La polizia arresta Antonio Iovine, capo storico del clan dei Casalesi, latitante da oltre 14 anni. Il boss non ha resistito alla voglia di dolce, il roccobabbà. Come essere presi con le mani nella marmellata.                                                                         Trent’anni fa, il terremoto che scosse l’Irpinia e l’indimenticata prima pagina del Mattino: “Fate presto”

Dicembre Ancora tanta monnezze per le strade. Ieri l’ultimo annuncio da Roma. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice tra Caldoro, Iervolino e vari presidenti di Provincia. Entro domani Napoli sarà pulita. Sì, ok e poi il primo gennaio cosa accadrà?

La socia fa l’orale e spacca tutto. Andiamo insieme a Roma, in meno di 24 ore conquistiamo la città e troviamo il tempo di vedere Silvio che torna a Palazzo Grazioli e andare da Tiffany a sbavare sulle vetrine nell’attesa che tocchi a noi per comprare un regalo a una nostra amica che si è laureata con il pancione.

L. (con l’aiuto più che mai fondamentale della socia perché non mi ricordavo tutto tutto)

Doveva essere un weekend rilassante…

Venerdì partiamo dopo il lavoro alle 6 e mezza…in macchina c’erano due amici…dopo circa un’ora si svela che non dovevamo andare a roma ma a fare un weekend a Pescasseroli per festeggiare il mio esame…io tutta contenta…..inizia l’odissea.
Traffico infernale sull’autostrada. Dopo mille ore arriviamo all’altezza di Caianello (dove dovevamo uscire) ma era chiusa, facevano andare solo i camion. Usciamo a San Vittore e ci avviamo sulla strada di Sora verso il passo di Forca d’Acero. Montiamo le catene. Non siamo sicuri che si siano montate bene. Fermiamo dei tizi che ci aiutano. Dopo un po’ ci aiuta pure la Protezione Civile. Tutto ok, il passo dovrebbe essere aperto, proseguite con prudenza. Arriviamo alla salita verso Forca d’Acero. Nevica a pazzi, ma è da poco passato lo spazzaneve. Man mano che saliamo la situazione peggiora. A un certo punto su un tornante strettissimo la macchina ha difficoltà a proseguire. Si spaccano le catene. Rimaniamo impantanati nella neve al bivio di San Donato Val Comino. I due uomini tentano di fare qualcosa (a un certo punto erano sotto la tormenta in maglietta), ma niente. È l’una e mezza, non riusciamo più andare ad avanti, chiamiamo i carabinieri e ci chiudiamo in macchina.
Dopo un bel po’ arrivano i carabinieri. Stiamo mezz’ora in mezzo alla neve mentre si cerca di spostare la macchina da mezzo alla strada (tipo eravamo parecchi gradi sotto lo zero, ero in piedi sotto la tormenta e dopo due minuti ero un pupazzo di neve). Spostata la macchina i carabinieri ci portano in un ridente albergo a Sora dove rimediamo una camera in 4, dormiamo in due in un letto singolo nella stanza che pare della mia bisnonna, con coperte andiluviane e armadi che puzzano di naftalina. Per la cronaca, fuori c’era una pozza di neve sciolta, per entrare in albergo ci metto i piedi dentro (non c’era altra soluzione) e le mie scarpe pelose e calde con la suola di gommapiuma diventano due laghi. La mattina dopo ci svegliamo, facciamo colazione e andiamo a dai carabinieri. Li convinciamo a riaccompagnarci alla macchina, ….arriviamo su, dopo due ore e l’aiuto dei passanti leviamo la macchina da quel metro di neve in cui era sprofondata e proviamo a ripartire. Arrivati a DICIOTTO chilometri da Pescasseroli ci riblocchiamo, c’è ghiaccio a terra, noi non abbiamo più le catene e con tutto il sale e lo spazzaneve la macchina slitta. Torniamo indietro e ci dicono che pure la strada di Castel di Sangro è una munnezza, quindi decidiamo che ormai il weekend è andato a puttane e torniamo a Napoli.
Ok, detto così sembra una tragedia. In realtà mi sono fatta un sacco di risate perché era una situazione assurda.
Credo di essere contenta che è lunedì, stavolta 😀
A.

And so this is Christmas

C’è di nuovo che era arrivato Natale ma io non me n’ero mica accorta, presa com’ero dal mio esame. Grouchy Panda invece sì, infatti quando in camera ho portato il piccolo alberello che papà mi comprò tanti anni fa (perché io volevo il MIO albero nella MIA camera) s’è subito messo in posa. La foto l’ho mandata subito alla socia 😀

Qui a Napoli fa un freddo cane, roba raramente vista dalle nostre parti. Io il freddo lo odio, eppure stasera, camminando un po’ per i negozi, quell’aria pungente quasi di neve (perché il meteo ora dà neve, anche se fiocchi non se ne vedono) quasi mi è piaciuta. Ho finito presto perché sono andata a seguire l’elezione del presidente dell’Unione Industriali di Napoli, e io e il mio collega ci siamo organizzati benissimo: lui ha iniziato a inserire le informazioni sul neopresidente e la sua squadra, io nei momenti morti della conferenza gli ho scritto dal mio blackberry cosa stavano dicendo e poi, appena finito il tutto, l’ho chiamato e dettato il resto. Risultato: lavoro finito in tempi record e in rete prima delle altre agenzie.

C’è che subito dopo l’esame e la gita a Roma io e la socia siamo tornate a pieno ritmo al nostro lavoro, da vere gs o cs, nonostante il freddo che ti invoglia a non uscire dal letto. La verità è che nei giorni di stop che mi ero imposta per studiare il lavoro mi è mancato tanto. Perché in fondo è quello che siamo, l’esame è soltanto una prova. E qui continuano a succedere tante cose, che starne lontano è una sofferenza.

58, con la protezione di Giorgio

Alla fine è andata bene, anzi benissimo. Cioè, considerato che non è nemmeno morto Andreotti*, tutto sommato possiamo dirci tutti contenti.

Le ultime 24 ore sono state un delirio bellissimo. Doveva essere una trasferta romana faticosa, piena d’ansia, invece è stato uno spasso (almeno per me perché il mio collega ho temuto un paio di volte che vomitasse). Dopo manco un’ora di ripetizione ho deciso che io, lui e la socia dovevamo rendere omaggio alle nostre istituzioni e quindi compiere un percorso a piedi a metà tra il cammino di Santiago e la maratona di New York, partendo dal Quirinale un po’ perché era il più vicino, un po’ perché Giorgio doveva proteggere noi e l’Italia in questo momento difficilissimo. In fondo, se sta lì a proteggere nientemeno che la Costituzione, noi non gli costavamo poi tanta fatica (e cmq mi ha protetto davvero perché poi all’esame mi hanno chiesto l’elezione del presidente della Repubblica e io volevo dirgli pure che ciabatte usa ma m’hanno fermato). Dunque, dopo questo giro lungo che ha avuto il vantaggio di farmi innamorare di Roma sempre più nonché quello di ucciderci, siamo tornati in albergo. Anzi no, prima siamo passati per via Parigi perché er barcarolo va controcorente e io stavo morendo ma dovevo capire dove cacchio dovevo andare la mattina dopo perché è noto all’umanità che se io scendo prima delle nove sono un automa, non un essere umano.

Arrivate in stanza la socia ho crollata e io ho mandato un messaggio per evitare che il telefono squillasse mentre dormivamo, sono stata talmente brava che ha squillato non una, ma due volte.

Sveglia alle sette e mezza (roba mai vista), colazione (io e la socia perché il terzo membro della spedizione era in una fase acuta di nausea e voglia di vomitare quello che s’era imparato), poi di corsa all’edicola che non c’era. E infatti era a cinquanta metri, ma dal lato opposto di via XX settembre e noi non l’avevamo vista.

La cosa più tremenda della mattinata non è stata l’attesa. Non è stata la gente stupida (e pure ce n’era).  È stato il caldo. Dopo aver sostato per dieci minuti nella sala dell’esame ho pensato di andare a prendere un ventilatore.

Poi vabè è toccato a me. Esame semplice, sinceramente. Domande per lo più legate alla tesina, ed è stato così per tutti gli esami che ho visto, cioè due più il mio**.

Commissario presenta la tesina. “Mi sembra che la Iervolino fosse figlia d’arte”. Io interrompo (brutto vizio): “Sì, entrambi i genitori erano nell’assemblea costituente!”. Poi capisco che non è ancora il mio turno e taccio.

Prima domanda: senta, vedendo la tesina, mi viene in mente una cosa, la Iervolino era considerata un politico capace, secondo lei perché a Napoli è stata criticata? Mi faccia un po’ una riflessione

E vabbuò, riflettiamo sul fatto.

Poi, sempre con la tesina in mano: mi parli dell’inchiesta.

Io: il Global Service? Ovviamente no, voleva sapere l’inchiesta giornalistica, ma chill teneva in mano la tesina che citava il Global Service, io mica avevo capito! Vabbuò gli dico l’inchiesta, e perché non si fa più. e bla bla.

Altre domande: La libertà di stampa, si può sequestrare il pc di un giornalista, chi convalida il sequestro, il presidente della Repubblica, i rottamatori, perché Renzi è stato criticato la settimana scorsa.

Qualche minuto di attesa fuori la porta e poi il verdetto: 58 su 60, olè.

Il resto della giornata è passato cazzeggiando in giro per la città che vorrei vivere, con tanto di sosta sotto Montecitorio a vedere i colleghi al lavoro (Berlusconi sarebbe arrivato di lì a poco per il suo discorso). Poi un’ora e mezza da Tiffany per comprare degli orecchini da regalare ma io e la socia avremmo svaligiato tutto e io ho pensato che l’anello di fidanzamento me lo posso pure comprare da sola, visto che “amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura tutta la vita” e questo è l’unico per sempre in cui sono capace di credere. Perso il primo treno, tanto per non smentirci ne abbiamo perso pure un altro perché le macchinette automatiche e il treno merci, da qualcuno detto pomposamente intercity, non vanno d’accordo, e poi ci si è messa pure una chiattona di Trenitalia che ha pensato che il nostro turno coincidesse con la sua pausa. Salite sul treno grouchy panda è stato protagonista, anche se mi ha confessato di aver preferito la gita a piazza di Spagna.

E ora sono a casa e penso che meglio di così proprio non poteva andare (giusto se passando sotto al Messaggero o al Tempo mi offrivano un contratto ero più contenta, e mi capirete).

* l’altra notte ho sognato che moriva Andreotti e me lo chiedevano all’esame.

** altre domande: corte costituzionale, corte di cassazione, cos’è una notizia, di cosa può essere accusato il presidente della Repubblica, sentenza Bosman, tutto molto tranquillo. Molte, molte domande legate alla tesina. Tipo uno portava i guai giudiziari di Flavio Carboni e li hanno chiesto i politici coinvolti nella P3.

A.

“Sta arrivando Berlusconi”

Succede che in un uggioso pomeriggio domenicale di metà dicembre le socie – che poi siamo sempre noi – sono partite alla conquista di Roma perché domani una delle due deve fare l’orale dell’esame di giornalismo.
Succede che dopo un’oretta a ripetere, le socie abbiano deciso di uscire per conquistarla davvero ‘sta città eterna.
Succede che abbiano deciso di fare il giro delle istituzioni, a partire dal Quirinale e “Giorgio ci proteggerà”. Poi Mintecitorio, Palazzo Madama e alla fine, cammina cammina, succede che le socie si siano trovate a Palazzo Grazioli e abbiano deciso di farsi scattare anche lì una foto. “Ci sono le transenne, dovremmo restare qui, sullo spartitraffico”, ho suggerito. Ma no, si può andare, ci passa gente, perché mai dovremmo restare così lontane? E va be’, io mi sono lasciata convincere, la socia non c’ha pensato due volte et voilà: ci siamo piazzate in strada, più vicine al palazzo. E mentre le socie erano in posa, è arrivata un’auto blu con triplo lampeggiante, che per poco non le investiva. “Oh, sta arrivann’ Berlusconi”, una frase detta un po’ per gioco, ma “restiamo qui almeno cinque minuti e stiamo a vedere”. Succede che Silvio davvero è arrivato a Palazzo Grazioli mentre le socie erano lì.

E in tre, con il nostro accompagnatore, eravamo euforiche. No, non era la prima volta che vedevamo Silvio. Ma a Napoli, in Prefettura, ad Acerra, al San Carlo, in piazza o alla Mostra d’Oltremare, ci vai a lavorare. Stavolta non avevamo nulla da fare, eravamo in giro per Roma, lontane dal lavoro, senza pensieri né ansie che ti perdi Silvio e la notizia. Ecco la follia di una notte di metà dicembre per le strade di Roma.

L.

p.s.: special thanks al nostro accompagnatore in giro per Roma, tra la mia sorpresa di provare nostalgia per la capitale, l’ansia della socia e pure un po’  (un po’ si fa per dire, stava morendo) del suddetto accompagnatore, che ha girato il video dell’arrivo e l’ha postato immdiatamente su Fb. Ragazzi, in bocca al lupo. Domani tocca a voi

Il cavallo bianco di Napoleone

Chi fu la prima donna presidente della Camera?
Come si svolge il processo penale?
Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?
Succede che quando devi fare l’orale dell’esame di giornalismo ti immagini le domande più strane. Io per esempio vorrei che mi chiedessero come si chama la collezione “easy” di jimmy choo. Per il resto studi, ripeti, sfogli, leggi i giornali, riguardi gli appunti. Nel pomeriggio partiamo alla conquista di Roma. Io, la socia, e un accompagnatore d’eccezione. Lì c’è anche uno dei compagni d’avventura dello scritto all’Ergife.

Ho una tesina che potrebbe mettermi i bastoni tra le ruote. Perché “lei così si fa un sacco di nemici per colpa mia” ha detto il mio argomento, il sindaco Iervolino.
Perché ho scelto la Iervolino? Perché io sono così, finisco per mettermi sempre nei guai. Sperando che domani la commissione sia clemente.
Ah, io lo so di che colore era il cavallo bianco di Napoleone.

A.

Caldoro commissario alla monnezza*

Oggi i riflettori erano puntati su Roma. Erano tutti lì per il Consiglio dei ministri che ha cancellato le discariche dalla 123/2008, ma soprattutto ha conferito a Caldoro i poteri commissariali per gestire la situazione. Il decreto prevede anche la collaborazione delle altre Regioni, ma alla Lega ovviamente questa cosa non è piaciuta. Il Consiglio dei ministri è stato un po’ turbolento. Poi ci ha pensato Berlusconi a invitare tutti a mantenere la calma in un momento difficile.

Da un momento all’altro potrebbe arrivare questa ordinanza che consente di portare i rifiuti anche nelle altre province, cosa che, di fatto, supera la regola della provincializzazione contro cui si sono scagliati la Iervolino e Cesaro. Occorre fare presto, perché domani è venerdì e scade il dispositivo con il quale Avellino, Caserta e Salerno avevano teso una mano per prendersi la monnezza di Napoli.

Soprattutto il decreto prevede che le altre Regioni ci diano una mano, collaborino, insomma, fino a quando noi non saremo in grado di gestirci da soli la nostra monnezza. Ma loro non vogliono, la levata di scudi è stata quasi immediata e condivisa dalla maggior parte di esse. Noi non ci facciamo una bella figura anche perché è Napoli che non riesce a essere autonoma, le altre province, per quanto inguaiate, stanno un po’ meglio.

Mi chiedo, però, cosa impedirà alla gente che abita accanto a questi invasi di protestare, così come hanno fatto nel Vesuviano. Perché è anche vero che hanno diritto alla salute, ma è passato un po’ il messaggio che chi più alza la voce alla fine ottiene ciò che vuole visto che Cava Vitiello, il sito dove ipoteticamente avrebbero potuto realizzare, è stata cancellata dalla legge.

La situazione, però, resta tesa lo stesso e così, mentre il sindaco di Terzigno Domenico Auricchio risulta indagato per l’ordinanza con la quale aveva bloccato gli sversamenti in Cava Sari, oggi, proprio lì vicino, sono state trovate tre bombe a mano.

L.

p.s.: riporto di seguito brani di conversazione con la socia, tipici di uno targato gs o cs

– stavo quasi pensando che dopo il mio esame potremmo rimanere a roma e tornare il martedì e andare a vedere la votazione alla camera della sfiducia
– non sarebbe male come idea
– notare i miei sogni: andare a vedere la votazione alla camera
– eh be’
– però potremmo vedere la votazione 😀
– intanto andiamo
– scherzi a parte tu sicuro vieni con me?
– sì, vengo, poi andiamo a bere cognac al pantheon e poi a mangiare all’archetto

* Caldoro, oggi (19 novembre) ha tenuto a precisare: “Non sono commissario”, contrariamente a quanto scritto su tutti i giornali compresi i pezzi dell’Ansa di ieri. Il decreto varato dal Cdm avrebbe, insomma, solo aumentato i poteri a sua disposizione, ma non l’ha reso commissario.

50,66

La socia sta aspettando da giorni un racconto. E allora, mentre fuori diluvia e prevedo che tra poco le redazioni ci chiameranno per fare la conta del maltempo, vi dico com’è andata.

Venerdì è stata la classica giornata allucinante in cui da quando ti alzi a quando ti svegli non riesci a fermarti mezzo secondo, e in più avevo anche un principio di raffreddore che mi stava uccidendo (e lo sta facendo ancora). Però è stata una giornata bellissima, di quelle che non dimenticherò.

Nel pomeriggio io e la socia dovevamo seguire lo stesso convegno, uno con il presidente della Regione su federalismo e regionalismo, dov’erano attesi pure Gianni De Michelis, Daniele Capezzone, Stefania Craxi.

Lei arriva un po’ prima di me, quando sono lì ci sono già diversi colleghi. Piano piano, siccome in molti sapevano, si diffonde la notizia che sto aspettando i risultati dello scritto dell’esame da giornalista che ho fatto il 19 ottobre. Tutti mi chiedono cosa ho fatto, che tema ho scelto, mi incoraggiano, perché chi  ha sostenuto quell’esame sa bene l’ansia quanto sia dura da affrontare. Poi arriva Caldoro e, giustamente, ci dedichiamo a lui, gli chiediamo dei comitati del sì e dei rifiuti e dei disoccupati che hanno scaricato di nuovo letame fuori alla Regione e del federalismo che “se non ha le risorse per mettere tutte le regioni, tutti i comuni allo stesso punto di partenza finirà per dividere invece di unire”.

Mentre lo intervistiamo però mi arriva una telefonata. Vedo che sul display c’è un numero del giornale e allora non capisco più niente, rispondo e dall’altra parte c’è il direttore, mi dice che non devo presentarmi all’orale, cerca di spaventarmi, e poi aggiunge che non devo perché ho preso un voto talmente alto che è inutile. Sorrido, corro ad abbracciare un collega che prima lavorava con me e a cui sono molto affezionata, sorrido alla socia che capisce tutto, molla il registratore corre ad abbracciarmi e iniziamo ad esultare e festeggiare come due cretine, come due ragazzine davanti ai quadri di fine anno, come se davanti a noi ci fossero i voti di latino e matematica e non il presidente della Regione. Ce ne freghiamo e la nostra allegria contagia anche gli altri che capiscono e corrono a festeggiarmi pure loro, chi con una stretta di mano, chi con un abbraccio, ognuno a modo suo, mentre Caldoro ci guarda allucinato perché è l’unico che non sta capendo niente, e glielo dico al suo ufficio stampa di fargli sapere che non sono cretina, solo felice.

Del convegno non me ne frega più nulla, chiamo mamma, rispondo al President che mi urla “fai schifo!”, chiamo una persona che tutta contenta annuncia la notizia ad alta voce ai suoi colleghi, trovo papà che a un certo punto non capisce più niente e urla “Vedete com’è bella mia figlia”.

Poi siamo tornate al lavoro, più o meno, sorridendo. Perché per un giorno ho avuto davvero qualcosa da festeggiare. Aver passato quest’esame è una ricompensa per i sacrifici fatti finora. Per il lavoro duro, per le giornate passate in qualche pizzo dell’universo al freddo, per le vacanze saltate, per i weekend che non ho mai fatto e i viaggi che non riesco a fare senza stipendio.

Averlo passato con un bel voto, “hai preso più di me, nessuno mi aveva battuto finora”, m’ha detto un collega che questo mestiere lo sa fare davvero, è un onore e un incoraggiamento. A fare di più e a farlo meglio, sperando di poterlo poi fare bene.

A.

Tra garofani rossi finisce un’altra settimana

La fortuna è che è venerdì. Le socie, che poi siamo sempre noi, sono già insieme, nella redazione dei giornalisti randagi perché oggi hanno seguito lo stesso convegno sul federalismo, organizzato (e la citazione è d’obbligo, vero socia?) dal “Circolo Filippo Turati che fa capo al Nuovo Psi”. E qui scoppia fragorosa una risata e la socia sa perché.

Intanto lei si è dimostrata un genio. Ora dubbi – se qualcuno casomai ne avesse – non ce ne sono più, il perché deve spiegarlo lei, io poso solo anticipare che l’esame l’ha passato. L’abbiamo saputo in diretta, insieme. Mentre la calca di giornalisti stava intorno a Caldoro per porgli tutte le domande che si possono immaginare, il suo telefono ha squillato e due secondi dopo ha saltellato alle spalle di un collega, sorridente, felice. L’ho vista e ho capito: era la telefonata che aspettava. Ho staccato il registratore, detto al collega dell’altra agenzia: “Continua tu” e smesso di scrivere e di essere seria perché volevo assolutamente abbracciarla, farle gli auguri, i complimenti prima che anche gli altri capissero cosa stesse succedendo e soprattutto perché si facesse tutta quella confusione in un contesto che, fino a quel momento, aveva mantenuto una parvenza di serietà.

E invece tutti in festa perché chi c’è passato lo sa cosa significa superare lo scritto dell’esame da professionista.

Poi il gioco è finito e ci siamo messe davvero a lavorare anche perché per evitare di stare lì fino a notte inoltrata, occorreva prendere tutti quelli che dovevano intervenire prima che si sedessero al tavolo. Ma l’organizzazione era perfetta e così tra un Capezzone, un De Michelis e una Stefania Craxi siamo riusciti ad andare via presto.

Intanto per le strade di Napoli la monnezza c’è ancora, la puzza nell’aria resta perché se le discariche non le abbiamo, gli stir non funzionano, “i rifiuti non si possono smaterializzare e rimangono lì se non abbiamo dove sistemarli”.

E ora noi usciamo, andiamo in giro come due quindicenni, anzi tre perché la streghetta dell’altra volta è con noi anche stasera.

L.

“È la guerra civile” (Back to Naples)

Dopo ore nel letto a cercare la forza di alzarmi, scendo con l’idea di fare qualche servizio e passare in redazione per raccontare di ieri. È stata una giornata distruttiva e a dir la verità mi sento ancora sotto shock. Scendo sentendomi completamente fuori dal mondo. Cioè, le notizie di nazionale da mandare a memoria, giorni di poco lavoro, il viaggio, l’ansia, lo stress, roma, l’esame… Sapere cosa succede perché lo leggo distrattamente in quelle pagine di locale che mai come ora non mi interessano minimamente.

Stamattina mi sentivo come fossi tornata dopo anni d’assenza.

Ero a via Roma in un negozio. Un botto, urla, rumori. Pago e mi piombo fuori mentre la commessa urla che “Ma che è, da noi a Roma stanno a fà manifestazioni tutti i giorni e ste cose non se vedono pe’ niente”. Io e la sua collega ci guardiamo avvilite, lei prova a dire che è “un momento un po’ particolare, ne hanno arrestati parecchi”…e la romana le risponde schifata “E me pare il minimo, ma che siete matti?”. Silenzio, io mi defilo. Esco fuori ed è la guerriglia urbana. Anzi “la guerra civile”, come dice la gente che s’affolla, e scappa, e urla e chiede che è successo.

Fioriere rovesciate, le piantine sono dieci metri più in là. Al centro della strada ci sono due automobili della telecom, più furgoncini in verità, grottescamente ribaltate su un lato. Poverine, fanno sorridere, sembrano giocattoli, le macchinine con cui giocavamo da piccoli. “Mi sono visto una trentina di loro venirmi incontro, mi sono fottuto di paura, sono sceso dalla macchina e l’ho chiusa, poi sono scappata. Manco dieci metri e l’hanno ribaltata”. Ma chi erano? “Ma che ne so, erano grossi, il volto coperto da sciarpe, cappucci, cappelli. Hanno buttato tutto per aria e poi sono scappati per i quartieri”. La gente continua a riversarsi in strada, s’avvicinano intanto le camionette della polizia e gli agenti in tenuta antisommossa. “Era un gruppo di disoccupati organizzati che s’è staccato dal corteo degli studenti e ha fatto un raid” ci spiegano “speriamo che qualche telecamera ripreso qualcosa”. E scuotono la testa.

Arriva un’ambulanza, poi i vigili del fuoco che rimettono in piedi le povere automobiline. Intanto uno dei ragazzi della Telecom, con il decoder Alice sotto al braccio, non ha smesso di lavorare e parla coi suoi capi del problema riscontrato dal cliente. Sul posto c’erano un paio di colleghi, tutti capitati lì per caso. C’ha fatto sorridere questa cosa, era proprio “stare sulla notizia”. Chiamate alle proprie testate, arrivano i fotografi e noi, dopo le ultime verifiche, ci salutiamo.

La mia città stamattina m’ha salutato così, mi ha ricordato chi sono. E pazienza se non ne ho scritto perché alla mia redazione serviva altro. Era il “bentornata” della cronaca.

A.