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Piano casa versione 2010

Il Consiglio regionale, convocato per le 11, è slittato tre volte: prima alle 12, poi alle 13, infine alle 17. Nei fatti è iniziato alle 17.40. Solo nella notte, hanno approvato il Piano casa versione 2010, modificando quello vecchio. Avrei scritto un bel pezzettino se si fossero decisi prima e sarei anche stata contenta nonostante la giornata di merda.

Il Pdl sostiene che non sarà una nuova cementificazione, il Pd non ci crede e si domanda perché mai mettere mano alla precedente stesura. L’opposizione di centrosinistra ha presentato qualcosa come 300 emendamenti e subemendamenti (ben poca cosa rispetto a quelli presentati al Bilancio previsionale 2009 del Comune di Napoli, ma tant’è). Il centrodestra ha fatto la sua controproposta: un maxiemendamento che raccogliesse le varie osservazioni. Ora, in un altro contesto, per analizzare e discutere la controproposta, il Consiglio sarebbe stato spostato a nuova data, invece qui non funziona così. Le riunioni le hanno fatte in mattinata, nel pomeriggio, ancora in serata fra continue sospensioni della seduta.

Io ho trascorso la giornata nel palazzo al Centro direzionale, un posto che è una punizione perché quando esci da lì non c’è niente e alle 17, orario di chiusura degli uffici, si svuota e diventa anche un po’ insicuro.

In sala stampa i computer sono una schifezza, i cellulari non prendono e non c’era aria calda, ma condizionata freddina. Lì ho perso il mio registratore. La scorsa settimana l’ho dimenticato accanto alla mia postazione e non ha fatto più ritorno a casa nonostante le mille telefonate al posto di guardiania. Io, però, ho un sospetto, ma lascio stare che è meglio.

Se dovessi fare la lista delle cose che lì vanno male, non finirei più. Mancano di rispetto i consiglieri che fanno slittare i consigli così da finire sui giornali due giorni dopo il fatto. Mancano di rispetto gli uffici stampa dei consiglieri stessi che ti tolgono l’aria, ti pressano e leggono mentre scrivi e tu hai voglia a dire: “Ti dispiace? Mi dà fastidio”, loro non se ne fregano e stanno lì alle tue spalle fino a quando tu non chiudi il documento per farglielo capire sul serio che se ne devono andare. Mancano di rispetto quelli che lavorano come uscieri o non so cosa che entrano in sala stampa e telefonano come se niente fosse e si mettono al pc. Mancano di rispetto i consiglieri che fanno lo spicciabancone in sala stampa.

Mancano di rispetto certi colleghi imbecilli e coglioni che credono di aver conquistato il mondo e mentre tu stai facendo capa e pc perché si è impallato tutto, chiamano in redazione e dicono: “Passa il comunicato, alla tipa si è bloccato il computer e ci mette tempo a inviarti il pezzo”. No, non si fa così. Quando ho sentito il mio capo, lui ha provato ha ridimensionare la mia ira, ma ha capito che non c’era molto da fare: io avevo ragione, il lavoro degli altri va rispettato.

Forse è per questo che mi ha detto che potevo andar via alle 21. Sono rimasta per scrupolo mezz’ora in più e le cose sembravano stessero per finire, dopotutto il maxiemendamento in qualche modo era stato accettato da tutti. E invece no.

Sono fuggita dal Centro direzionale e sono corsa dalle mie ragazze. Loro mi aspettavano e quando sono arrivata mi hanno detto: “Conosci la regola: stacca il telefono e rilassati”.

L.

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