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Il ricordo di un giorno che non c’è già più

La promessa di congelare Cava Vitiello e l’apertura della seconda discarica rinviata “alle calende greche” non è bastata. E neppure è bastata la chiusura per tre giorni del primo invaso, Cava Sari e la successiva riapertura solo per i paesi della zona rossa. I cittadini di Terzigno, Boscoreale, Trecase, Boscotrecase volevano di più: la cancellazione della seconda discarica dalla legge 123/2008 e l’impegno di Bertolaso a presentare la richiesta in Parlamento (proprio come avevo scritto io ieri)

I sindaci dei paesi vesuviani, quelli che ho trovato all’angolo della piazza quando ho deciso di andare a bere un caffè, non hanno firmato l’accordo che era stato buttato giù nel vertice di ieri in Prefettura, a Napoli. Nella notte sono stati duramente contestati dai cittadini e così, stamattina, hanno detto ‘No’.

Momenti convulsi, l’adrenalina che scorre a fiumi e camminare a mezz’aria per la gioia.

Passa, però, la linea della fermezza con Bertolaso che, pur lasciando aperto uno spiraglio di dialogo con i sindaci – “Qui c’è la penna e qui il documento, potete firmare quando volete” – dice che il Governo l’accordo lo rispetta anche se in maniera “unilaterale”. Più che accordo, allora, sarebbe il caso di parlare di ‘documento’.

E via la conferenza, a stomaco vuoto perché l’adrenalina è in circolo. Ho la situazione sotto controllo. Almeno è quello che credo. Prima di qualunque cosa, ci annunciano che un uomo è morto mentre lavorare nello Stir di Giugliano “di domenica perché c’è l’emergenza”.

Sky ci avvisa che sta per mandare la striscia con la prima notizia della conferenza, Bertolaso che dice “Non arretreremo di un passo, andremo avanti”. Ci alziamo di corsa, per dettare e cominciano i guai. Corriere.it, con una webcam, sta mandando in diretta la conferenza e noi non lo sapevamo. A Roma, si incazzano. Il mio referente in redazione perde spesso le staffe anche quando parla con me e io comincio a perdere la calma.

Messaggi, telefonate, richiami e lamentele. Mi tremano i polsi davvero. Mollo tutto senza salutare, sbatto porte, corro via dalla Prefettura, entro in macchina e riprendo a respirare cercando di capire da dove ripartire.

Bertolaso che rassicura Chiaiano “non aumentano le volumetrie”. Bertolaso che dice che Berlusconi “si è commosso davanti alle lamentele della popolazione, ma gli ho spiegato che non possiamo cancellare Cava Vitiello dalla legge. E’ colpa mia e lo è pure se non è venuto a Terzigno”. Bertolaso che dice qualunque cosa. Poi Caldoro: “Obiettivo regione normale” – e spiegatemela perché ancora non ho capito. Caldoro e le condoglianze alla famiglia dell’operaio, Caldoro e la balcanizzazione del territorio. Caldoro e “fateci uscire per piacere”.

Sono le dieci quando esco dalla redazione. Ho fame, non so da quanto non mangio e nonostante il sonno e la stanchezza non ho voglia di tornare a casa. Che fare? Chiamo E. e ho fortuna perché é a casa. Passo a prenderla e mi fa compagnia mentre mangio e cerco di riassumerle in un’ora il mio week end. Lei ascolta, ride, pensa ad alta voce insieme a me.

La riaccompagno a casa e il colmo è che dopo tutto il tempo trascorso a sentir parlare e a scrivere di rifiuti, sversamenti, discariche, termivalorizzatori e monnezza per le vie di Napoli sono rimasta bloccata a Montesanto perché in città è partita una “operazione straordinaria” di pulizia e i camion stanno raccogliendo i sacchetti accumulati nelle strade.

L.

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Esultare in silenzio è una cosa difficile

”Congelamento di Cava Vitiello a Terzigno come seconda discarica, bonifica immediata della ex Cava Sari che resterà aperta fino a esaurimento e l’impegno di Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, a presentare in Parlamento la richiesta di escludere Cava Vitiello dalla legge del 2008. È il documento congiunto – a quanto si è appreso – che stanno stilando nel vertice nella Prefettura di Napoli tra lo stesso Bertolaso, il governatore della Campania Stefano Caldoro, il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, e i sindaci dei Comuni vesuviani interessati dalla apertura del secondo invaso. Il documento tecnico, secondo indiscrezioni trapelate mentre l’incontro è ancora in corso, prima di essere sottoscritto dalle parti sarà sottoposto all’esame delle popolazioni interessate”.

La mia notizia con le stelletelle, una Deep Throat che mi rivela i contenuti dell’incontro. Io che decido di fidarmi. Una telefonata dieci minuti più tardi. Sì, sono stata io, la firma è la mia, ho sbagliato? Ma no, tutto regolare è davvero di questo che si sta discutendo.

Questo era ieri, sabato più o meno alle otto di sera quando ero davanti alla Prefettura da appena 4 ore. Sospetti, facce storte e un’occhiataccia, alle 11, che non mi aspettavo, ma ci stava. Il documento alla fine l’ho passato punto per punto (e ne conservo gelosamente copia, in ricordo). Quello dell’impegno di Bertolaso, però, non c’era. Il perché l’abbiamo capito dopo: Cava Vitiello non può essere cancellata dalla legge, però resta congelata.

Io cammino a mezz’aria, per esultare mi allontano, giro in piazza del Plebiscito, vado al Gambrinus e mangio cioccolata.

L.

Il cameraman con i rasta, i rifiuti e una conferenza lampo

É il cameraman rasta all’angolo di via Chiaia il segnale che ci sono quelli di Annozero. Anche loro vogliono parlare di rifiuti con Cesaro. Ma noi abbiamo fretta e soprattutto vogliamo evitare che Cesaro si indispettisca e decida di non rispondere a nessuno.

Così un collega telefona al portavoce e gli dice di fermare l’auto non davanti all’ingresso principale del Gambrinus, ma quello di lato. L’auto blu arriva e Cesaro scende. Entriamo nella sala dove la conferenza sul federalismo è già cominciata (e sarà un incontro lampo perché tutti – o quasi – devono andare a vedere la partita del Napoli) Lo intervistiamo e stiamo tranquilli.

Poi la porta si apre e la prima cosa che si vede è la giraffa, il microfono lungo, poi il giornalista si affaccia e domanda:”Quello lì è Cesaro?”. Ma non da in tempo a sentirlo prima che si sieda, deve aspettare e noi con lui.

Alla fine lo intervista, gli pone le sue domande – che in fondo sono le stesse nostre, però poste in maniera… come dire? antipatica – e Cesaro risponde, ribatte, precisa, sottolinea, spiega. “L’emergenza è stata risolta, ora il problema sono le proteste a Terzigno e il fatto che a Napoli non si fa la differenziata”, “Basta con la violenza” e “Non vorrei essere nei panni dei sindaci di quei paesi”.

Io detto tutto. In redazione sono incasinati: il Liverpool che gioca contro il Napoli (la partita è finita 0-0), i tifosi inglesi feriti , Terzigno, il Consiglio dei ministri convocato per domani proprio sui rifiuti.

Alle 19 sono fuori, libera. Libera di andare finalmente a studiare il mio inglese.

L.

P.s.: un passaggio tv su annozero stavolta non me lo leva nessuno perché mentre intervistavano Cesaro io ero accanto a lui e il cameramen rasta ha ripreso pure me. Poi, però, nel montaggio potrebbero aver tagliato. Verificherò.

Insieme (?)

9.25 Chat

io: se vieni entro le 10.30 al gambrinus (anche un po’ più tardi) il caffè può essere gratis

socia: eh?

io: c’è una conferenza per il Madre di Pd, Fli e Verdi. Offriranno di sicuro il caffè

socia: O_O

io: eh. ed è da nazionale

socia: in effetti è bizzarro. vorrei studiare, se scendo così presto non faccio nulla

io: allora studia. scendo, a dopo

Finisco di prepararmi, prendo il motorino, mi copro all’inverosimile visto che sono già raffreddata e arrivo al Gambrinus. Loro dicono che si mettono insieme per difendere la cultura, l’arte contemporanea nello specifico. E in questo caso particolare il museo Madre (che sta appunto per Museo d’Arte Donnaregina). La struttura rischia di chiudere in seguito a una delibera dello scorso agosto, con la quale l’attuale governo regionale ha annullato gli atti dell’ex Giunta di centrosinistra, approvate nei nove mesi precedenti le elezioni di marzo e che hanno determinato lo sforamento del patto di stabilità.

E comunque di fronte alla cultura, sostengono, non possono esserci divisioni politiche e poi aprire il Madre ha significato recuperare un palazzo storico dismesso in una zona non del tutto tranquilla. E il finiano dice pure che, in vista delle prossime elezioni comunali (a maggio si vota) e per il bene della città, lui sarebbe disposto anche a fare “un patto con il diavolo” quindi non sono esclusi “almeno per il momento” alleanze o comunione di intenti. La Regione vuole cambiare il direttore attuale? No, non va bene, perché questo qui è uno capace e poi no, Sgarbi “non è adatto alla realtà napoletana”.

Siccome il quadro della situazione è più che chiaro, ma mi fermo lo stesso alla conferenza, comincio a mandare sms alla socia che è a casa.

ore 10.18

io: Mission del giorno: sopprimere X

socia: Uccidilo anche per me

ore 11.05 (Il soggetto di cui si parla nel prossimo sms, Y, è uno dei ritardatari del Consiglio comunale della scorsa settimana e lo stesso vanesio che ha chiesto alla socia di cambiare la foto sul giornale. Per non smentirsi, è arrivato con mezz’ora di ritardo anche stamattina)

io: Ma over’ Y è dirigente di partito?!

socia: Siamo tutti dirigenti. cmq se vuoi venire a scrivere sono a casa

io: Finisco e ti raggiungo ❤

ore 11.35

io: W ha detto: noi siamo l’intellighenzia napoletana. NO TU NO

socia: ahahahahahahah

E tutto questo per dire che alla fine io sono stata a scrivere nella “Redazione dei giornalisti randagi” che poi è la stanza della socia, a casa sua. Tra un articolo, un libro e un riassunto, è passata la mattinata nel racconto della corsa dagli aliscafi fino alla colonna spezzata e “il prossimo obiettivo è Castel dell’Ovo” che, per chi non lo conoscesse, è un incanto. E “non ho avuto una bella sensazione” e “mi ha contattata in chat, ma quanto è un mistero” e “scagalo”. Alla fine sono anche rimasta a pranzo dalla socia, con la sua mamma che ha insistito perché mangiassi tutto quello che avevo nel piatto, ma io proprio non ce la facevo più.

Insomma, anche questa è vita da giornalisti. Soprattutto se poi, tornando a casa, decidi di passare per via Caracciolo per vedere il mare e ti imbatti in un blocco stradale. Allora, con il traffico letteralmente bloccato su tutto il lungomare, sali e scendi dai marciapiedi e poi, all’altezza del blocco, ti fermi, chiedi chi sono, che vogliono e chiami in redazione per segnalare “la notizia”.

L.