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E’ lo spoil system, bellezza!

Vecchioni è il presidente del Forum delle Culture. “L’ho scelto perché è fuori dai partiti”, ha detto de Magistris. Il professore di Luci a San Siro e di Le parole non le portano le cicogne, (libro che ho adorato) è presidente da un paio di giorni, tutti l’abbiamo saputo sabato mattina leggendo il Mattino, compreso Oddati che è stato fatto fuori dalla sera alla mattina. Sì, perché Oddati, che il Forum l’ha portato a Napoli, ha detto nelle interviste che ha giustamente rilasciato, che fino alla sera prima, de Magistris, al quale competeva la scelta, gli aveva comunicato che intanto non aveva ancora deciso.

Invece sabato mattina, tra chi rideva contento della scelta e chi era rimasto allibito dalla cosa (Vecchioni è un cantautore, de Magistris lo ha definito “un poeta contemporaneo” facendo venire la pelle d’oca a un collega che lo stava ascoltando perché proprio non è d’accordo), abbiamo appreso tutti di “Luci a San Paolo”.

Polemiche a pioggia sul sindaco per la scelta, applausi anche perché così “portiamo avanti la rivoluzione” e Oddati, dieci anni in Giunta con la Iervolino, non “è compatibile” con la rivoluzione arancione. Il Pd ha reclamato che la scelta è stata fatta senza consultare nessuno, Corrado Gabriele che il Forum sarà gestito da altri (lui dice il fratello del sindaco al quale chiede di fare chiarezza sul ruolo che avrà nella gestione dei 101 giorni di evento). La Iervolino che il Forum “non è un giocattolo da dare in mano agli amici” e altri, del centrodestra, “che non è Sanremo”. Ma qualcuno sarà stato contento oppure no di questa decisione?

Si sono divertiti tutti a scrivere, a commentare, a chiamare Oddati e Vecchioni

Facciamo gli auguri a Vecchioni, sì, magari sarà bravo. E comunque anche se il collega era stato preso dal vomito, il professore è un bravo cantautore. Però un po’ ci dispiace anche per Oddati che ci aveva creduto nel progetto. Che dire? Spoil system goes on.

L.

Con la monnezza si fanno male tutti

La notizia è arrivata ieri sera: Caldoro è indagato per epidemia colposa. Prima di lui Bassolino, la Iervolino e Pansa e, come precedente storico, nel 1973 per il colera che colpì Napoli, Morante, medico provinciale, Ortolani, ufficiale sanitario del Comune, e Rivieccio, presidente del Porto (e altri ancora). Questi ultimi tre furono completamente assolti perché il fatto non sussisteva. Iervolino, Bassolino e Pansa sono ancora in attesa. E mo tocca a Caldoro. Perché con la monnezza si fanno male tutti.

Per lui l’accusa è di non aver rispettato quanto scritto nell’articolo 7 bis della legge 1 del 2011 (il famoso decreto rifiuti poi trasformato in legge, quello per il quale sono saltate cene, è arrivato Silvio B. il giorno del compleanno della socia e io ho trascorso intere giornate e parte della notte sotto la Prefettura). Di non aver fatto qualcosa cioè. Quest’articolo dice che “nella permanenza di condizioni di  criticità derivanti dalla  non  autosufficienza  del  sistema  di  gestione  dei rifiuti prodotti nella regione Campania e fino  alla  completa realizzazione dell’impiantistica necessaria per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti (…) il  Presidente della Regione Campania provvede, senza nuovi o maggiori oneri per  la finanza pubblica e nell’ambito delle  risorse  umane,  finanziarie  e strumentali previste a legislazione vigente incluse  quelle  indicate all’articolo 3, con una o più ordinanze, (…) all’apprestamento  delle  misure  occorrenti  a  garantire   la gestione ottimale dei rifiuti e dei relativi conferimenti per  ambiti territoriali sovraprovinciali”.

La sua copla è non aver firmato queste ordinanze. L’unica è stata quella dell’ottobre scorso, prima degli appostamenti in Prefettura, e aveva scatenato polemiche e proteste per cinque giorni durante i quali Napoli avrebbe portato la sua monnezza a Savignano Irpino (Avellino), San Tammaro (Caserta) e Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento). Ieri lui ha mandato un comunicato (non alle agenzie perché quelle poi danno ufficialità alla cosa. E sticazzi no?) per spiegare che non se l’aspettava un suo coinvolgimento perché ha fatto tutto il possibile e anche di più. Insomma diceva lui, casomai qualcuno non l’avesse ancora saputo, che aveva ricevuto un avviso di garanzia. Però alle agenzie, appunto, non voleva dirlo. Solo che “una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun ‘comunicato’ gira veloce di bocca in bocca come una freccia dall’arco scocca”. Così l’hanno saputo tutti.

Oggi, alle 16 di un caldissimo pomeriggio di una domenica di fine giugno, ha convocato la stampa per dire che non ci sta a prendersi le colpe degli altri. Ha annunciato che la Regione lascia tutti i tavoli istituzionali, così da poter lavorare in libertà. Che la colpa è dei sindaci e poi com’è che “Nola e Portici tengono le strade pulite e Napoli no?”. La colpa è del Comune che non ha pensato alla differenziata, della Provincia che non ha individuato a suo tempo i siti di trasferenza, della Regione che è stata un po’ morbida. Comunque Caldoro ha precisato che i flussi extraprovinciali ci sono stati lo stesso, anche senza ordinanze perché le altre Province bene o male hanno accolto la nostra monnezza: 100 mila tonnellate, ha detto lui.

Avrei pagato per andare a seguire la conferenza. Sono stata informata passo passo da altri colleghi che erano lì. Era incazzato, mi hanno raccontato. Era troppo grande la curiosità di sentire dal vivo cosa avrebbe detto, di saperlo prima e di correre a scrivere, a dettare, a mandare sms, a dirlo agli altri. Toccherà anche a me. Adesso è tempo di aspettare.

L.

Perché i modi di dire dicono la verità ma a volte la verità li supera

A volte capita che uno esce dalla porta e rientra dalla finestra.

Altre volte rientra direttamente dal portone, e pure col tappeto rosso steso a terra.

Prendi la giunta De Magistris: altro che nuovo che avanza, per lo più è il vecchio che ritorna, però siccome è un vecchio un po’ più remoto rispetto al solito, nessuno se ne ricorda.

Riccardo Realfonzo Robin Hood per esempio è stato assessore al Bilancio della Iervolino post global service, per capirci è stato quello che ha tenuto i conti tra Enrico Cardillo e Michele Saggese. Lui dice che si è autoproclamato Robin Hood perché eroicamente se ne andò, dopo aver tentato di mettere a posto i conti del Comune, accusando di clientele e imbrogli vari nella gestione delle partecipate, con una simpatica lettera al Corriere del Mezzogiorno che fece prendere un buco a tutti noi e fece pure incazzare Rosetta che aveva saputo delle dimissioni dopo De Marco.

Le cose non andarono proprio come dice lui.

1. il soprannome di Robin Hood glielo diede un consigliere comunale, Ciro Signoriello, del quale è rimasto storico un intervento che iniziava con “assessore Robin Hood (perché poi Realf teneva pure un completo verde quel giorno), assessore Robin Hood, lei ride, ma qui non c’è proprio niente da ridere”. Allora giustamente mammà quando Realf si dimise disse “voleva fare Robin Hood”, lui replicò “e lei è lo sceriffo di Nottingham”, e lei gelida “almeno non mi ha dato della lady Cocca”. Fine della storia. Ah, litigò con Santangelo perché voleva mettere Lucarelli (altro neoassessore) nel cda dell’Arin.

2. Tommaso Sodano. Fa il vicesindaco e si becca la delega ai rifiuti. E’ stato assessore alla Provincia con Lamberti (che era stato assessore con Bassolino), poi è diventato senatore, con una lunga serie di battaglie per l’ambiente. Se non sbaglio era candidato alle ultime regionali ed è andato malissimo, mi ricordo che l’ho intervistato ed era depresso che non se l’era filato nessuno.

3. Sergio D’Angelo. Mò, lui è il presidente di Gesco, cooperativa sociale che è il maggior creditore del Comune. S’è dimesso. Ma non notate un lieve conflitto di interessi?

4. Bernardo Tuccillo. Ex sindaco di Melito, pure lui è stato poi assessore provinciale di Rifondazione al Lavoro negli anni del bassolinismo.

5. Anna Donati. E’ stata un cavallo di punta dell’ex assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta, che la volle con Bassolino alla guida dell’Acam.

6. Luigi De Falco. E’ stato nell’ente parco Vesuvio, ha lavorato spesso con le amministrazioni locali e ha collaborato con Vezio De Lucia alla stesura del Prg.

7.Antonella Di Nocera. Da anni alla guida dell’Arci, ha lavorato col Napoli Film Festival ecc.

8. Giuseppe Narducci. Ha chiesto l’aspettativa dalla magistratura, e fa l’assessore nonostante il parere contrario dell’Anm. E’ il pm dei processi calciopoli e Cosentino, tra l’altro. Praticamente passa da un palazzo all’altro. E forse sono un po’ troppo vicini.

 

A.

de Magistris sindaco

Ieri a quest’ora la festa in piazza Municipio, davanti a Palazzo San Giacomo, era appena finita. Quella ufficiale, però, con il nuovo sindaco, i suoi amici e noi della stampa. La gente è rimasta fino a notte.

Nel pomeriggio, sezione dopo sezione, de Magistris diventava sindaco. Ha vinto in 28 quartieri su 29. Lo so perché la mia redazione mi ha chiesto un pezzo sul voto quartiere per quartiere. Solo a San Pietro a Patierno ha vinto Lettieri e comunque lo scarto tra i due era basso. Altrove ha superato picchi del 70%.

Dal Comune, dove mi avevano mandata per parlare casomai con la Iervolino, mi hanno spostata al comitato sul lungomare. Lì c’era già un’altra collega e noi insieme formiamo una buona squadra: facciamo combaciare parole, azioni e modo di lavorare. Risultato? Gli altri sono rimasti un po’ indietro con tanti sguardi sottecchi di colleghi-amici.

La prima uscita il neo sindaco l’ha fatta alle 17. Ha detto le stesse cose di sempre, quelle della campagna elettorale. “Napoli è stata liberata”, “Fuori il puzzo di compromesso morale, dentro aria nuova di legalità”. Non mi interessa mettermi a fare un’analisi di cosa è accaduto. So che la gente l’ha votato, che in pochi ci credevano all’inizio, ma che davvero c’è stata un’onda che è cresciuta. Poi lui ora vuole fare la rivoluzione, ma “pacifica” eh. Ed è per questo che il suo staff lo chiama “Che Magistris”.

Ero contenta, anche se realizzavo un po’ alla volta che stava per finire davvero la campagna elettorale, il caos dei pezzi da mandare e la vita che uno deve ricordarsi di avere perché no, tempo non ne hai per vivere e nonostante questo sei allegro.

Lui, Giggino ‘a manetta, ha dato appuntamento a tutti in piazza Municipio. Come Bassolino prima di lui. E dal lungomare è arrivato a piedi, lui davanti e la gente dietro. Lui esultante e la gente adulante. Lui capopopolo e la gente contenta. Appena salito sul palco, mentre la folla era in visibilio, si è versato una bottiglia d’acqua addosso, arrotolato le maniche della camicia e preso una bandiera arancione che si è avvolto in torno alla testa tipo pirata. E’ così che piace alla gente, alle ragazze che urlavano, alle mamme che gli cantavano: “Sei bellissimo”. Gente, quella è il sindaco, non l’ultimo idolo della musica o del cinema.

A me è questo che sorprende. Mentre andavo via dalla piazza, sentivo gente dire: “Ora che cominceremo la raccolta differenziata”… In realtà quella avremmo dovuto farla già da un po’, ma questo non conta. Così come non conta che, nonostante i bandi di gara partiti da tempo e il secondo termovalorizzatore previsto per legge, lui dica: “No, non lo costruiremo” e “Faremo cambiare idea a Caldoro”.

Caro sindaco, hai detto che la festa era ieri soltanto e che da oggi si smetteva di giocare per mettersi a lavoro. E allora buon lavoro, sperando che tu sappia a cosa vai incontro. Io ti do la mia fiducia, tu non deludere le aspettative che hai creato.

L.

“Lavora alla tua sicurezza”

Sulla copertina del blocchetto che stamattina hanno distribuito al Maschio Angioino c’è stampata la data del 5 marzo. Perché il Consiglio comunale in seduta solenne si sarebbe dovuto riunire quel giorno per celebrare la Giornata cittadina per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma i fatti portarono alla revoca della seduta. Io ricordo uno del Pdl che, infastidito, disse: “C’è altro a cui pensare ora”. E cioè la figura di merda per l’incapacità di dimettersi, di mettere una firma. Poi il tipo si rese conto che davanti aveva tutta la stampa cittadina e corresse il tiro: “Non che non sia importante, eh!”.

C’erano le scuole, il sindaco, alcuni consiglieri e c’eravamo noi. Prima dell’inizio, eravamo solo in due, io e il collega di Repubblica. Poi è arrivato quello del Mattino e qualcuno ha detto: “Ora siamo al completo”. No, non lo siamo stati e non lo saremo perché la socia non c’è e il suo giornale non ha trovato ancora come rimpiazzarla. “Ma a noi adesso non ci seguono più? –  è stata la domanda dello stesso tipo di prima – Non mandano più nessuno”.

L.

Io sono ancora qua, eh già

– Chi se l’aspettava dopo la settimana scorsa che oggi Napoli avrebbe avuto ancora un sindaco donna?

– Non me l’aspettavo nemmeno io e invece sono qua.

Sì, è la Iervolino che l’ha detto e a quel punto nella testa mi è scattata la canzone di Vasco Rossi “Eh… già”. E mi è venuto da ridere mentre la intervistavamo, poi ho chiesto scusa, poteva essere sembrato irriverente.

La prima occasione pubblica dopo il pasticcio della scorsa settimana è stata un convegno sulle donne, oggi che è 8 marzo. Mi ha detto: “Almeno oggi lei non prende freddo”. Magari no, ma sono comunque venuta in motorino.

Si è seduta prima al tavolo dei relatori, poi quando hanno proiettato un filmato, si è spostata tra il pubblico abbracciando il nipote. Io stavo dietro, penso alla socia, cercando di focalizzare l’attenzione su ogni minimo dettaglio della scorsa settimana. Perché, al di là di tutto, è giornalisticamente che abbiamo vissuto un evento difficilmente ripetibile. Difficilmente ci saranno di nuovo 31 persone che dicono di volersi dimettersi, ma non essendone sicure, sbagliano a firmare. Difficilmente si passerà di nuovo – loro, intendo – dalla gioia al baratro della figura di merda, mentre il sindaco dall’addio passa al “io sono ancora qua”. E noi in prima linea. L’euforia non era solo perché Rosetta, un po’ come Napoleone, torna al suo posto dopo che quelli che lei in conferenza ha chiamato “voltagabbana”, “vermciattoli” hanno provato a mandarla via. L’euforia era per un evento strano: l’opposizione che finalmente si compatta, mette d’accordo tutti, Fli, Udc, Popolari per il Sud, li porta davanti a un notaio e pensa a un prefetto un po’ comunista che li ha fermati; un sindaco che prima dice “Addio alla città” e poi la risaluta e dice: “Scherzavo, non me ne vado!”. E consiglieri che ballano la macarena e altri che si disperano.

Ci hanno detto che forse abbiamo esagerato nelle reazioni, ci è stato fatto notare che forse siamo state un po’ eccessive. Ma sarà che “siamo piccole e ancora dovete vedere cosa succede” e allora abbiamo vissuto tutto con il cuore, la pancia e ci abbiamo messo la testa solo davanti ai fogli bianchi dei nostri Mac.

L.

VIZIO FIRME, NO A SCIOGLIMENTO CONSIGLIO

(ANSA) – NAPOLI, 3 MAR – Non si può procedere, almeno per il momento, allo scioglimento del Consiglio comunale di Napoli. Questo perchè dopo una verifica delle 31 firme dei consiglieri dimissionari, la prefettura di Napoli ha rilevato un vizio relativo ad una delle firme presentate. (ANSA).

03-MAR-11 22:14

Ciao sindaco

– Ma dopo dieci anni, domani mattina, cosa faccio io senza Rosetta?
– Over’, eh? Ci vuole un servizio di sostegno psicologico ai cronisti comunali

Trentuno “atti di dimissioni formali” depositati nelle mani del segretario generale del Comune di Napoli. Ciao sindaco.

Come al solito piove quando si devono fare gli appostamenti. E fa freddo. A piazza Municipio tira sempre un vento gelido. Quando arrivo la socia è già lì. La notizia che l’opposizione ha i numeri per lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, anche se solo di pochi mesi, si è diffusa nel pomeriggio, in un solo momento. Sono uscita di casa correndo e urlando a mia madre: “Sta per cadere la Giunta”.

L’attesa è stata lunga, insieme agli altri. Abbiamo riso, scherzato, si respirava aria da ultimo giorno di scuola. Qui si chiude una fase storica. La Iervolino è il “nostro” sindaco perché è lei la prima che abbiamo seguito lavorando, è per il Global service e gli appostamenti di due anni fa che noi ci siamo conosciute.

Il centrodestra è arrivato esultante insieme al notaio che ha autentificato le firme. E dopo, quando tutto è finito, hanno srotolato uno striscione con la scritta “5 dicembre 1993 – 2 marzo 2011. Abbiamo liberato Napoli”.

Quando la Iervolino è andata via, io mi sono sbracciata, volevo strapparle anche una sola battuta. Ma lei è salita in macchina urlando: “Ci vediamo domani, a mezzogiorno”.

E poi via. Ciao sindaco

L.

Un giorno qualunque

Ci vuole un po’ di immaginazione per pensare che il lunedì sia un giorno qualunque. Ma lo è se non hai nemmeno il tempo non dico di mangiare, ma di fare la pipì. Pioveva stamattina e la pioggia significa una cosa soltanto: il  motorino resta in garage e io devo scendere con la metro, anzi LE metro.

Prima tappa della giornata il Consiglio comunale, a via Verdi. Inutile girarci intorno: il numero legale non c’è. Hanno risposto in dieci all’appello, compresi sindaco e presidente del Consiglio. Seduta deserta e io libera (che illusa!). Lei, però, la Iervolino, prima dell’appello ci ha dedicato un quarto d’ora del suo tempo. Stava a genio. E “Morcone è uno buono per essere candidato”, “Non farò la suocera del prossimo sindaco”, “Da Napoli me ne vado politicamente, ma
lascio il cuore qua”.

E mentre io scrivevo di un sindaco che non si pente di essersi ricandidata cinque anni fa, è squillato il telefono. Il numero era quello del capo capo.
“Dove sei?”
“In Comune”
“Lascia tutto, prendi un taxi e corri al Centro direzionale. Caldoro parla”.
E io corro davvero e nella corsa mi vola il telefono a terra (Mannagg’ ‘a morte).
Allora, ricapitolando: piove e io mi infilo nel taxi con il tassista più stupido della storia che si fa spegnere l’auto tutte le volte che ci fermiamo nel traffico (Mannagg’ ‘a morte 2).

Purtroppo, però, quando arrivo Caldoro è già intervenuto. “Non ti preoccupare  – mi dice un collega della Rai – ho già chiesto per te una  copia scritta del suo intervento”. Grazie, davvero.

E poi il lavoro. Sindaco e governatore mi si sovrappongono in testa e io ho le allucinazioni: vedo un Caldoro che parla dei guai economici della Regione che parla con la voce della Iervolino.
Cerco di mantenere la calma anche quando mi vengono fatti appunti assurdi e imbecilli. Respiro profondamente, ripeto a mezza voce: “Dammi la pazienza perché se mi dai la forza faccio una strage”. Lo dico anche in inglese, così perché la follia incalza.

E ci riesco. Scrivo – e tanto – prendo caffè, mangiucchio cioccolata, chatto su Gmail con la socia (io la aNoro troppo). Poi arrivano i rinforzi e sono libera, libera di tornare a casa e vedere la partita.

L.

Puzza di monnezza

“La senti questa puzza? E’ la discarica di Chiaiano”. Stasera sono tornata a casa in motorino, dal Vomero, dopo il corso d’inglese, insieme a uno che segue con me. Abbiamo fatto un giro un po’ lungo per evitare zone non proprio belle di sera. Siamo arrivati alla rotonda Titanic, tra Chiaiano e Marano, e la puzza ci ha investiti. L’aria lì è quasi pestilenziale. Dalla rotonda degli scontri del 2008, la puzza ti insegue fin più giù. Poi giri l’angolo e speri di essere lontano, invece ancora puzza. Ora Chiaiano si avvia alla saturazione, alternative ancora non sono state individuate, noi non sappiamo dove andare a sversare e se in città le cose non vanno poi così male perché qualcosa riescono a fare, in provincia si soffoca.

Ho provato a immaginare cosa significhi vivere lì, doversi abituare alla puzza che ti entra in casa, nelle stanze, nel naso e non se ne va. Mi sono chiesta come sia possibile arrivare a tanto, scrollare le spalle puntando l’indice contro qualcun altro, sempre in cerca di un responsabile a cui addossare una colpa che è di tutti.

Hanno un’altra luce, un’altra importanza le corse e gli sbattimenti, i pensieri, i propositi e le intenzioni, il sindaco che annuncia per l’ennesima volta la differenziata a Scampia, gli operatori ittici (perché chiamarli pescivendoli ormai non è politically correct) che non vogliono trasferirsi a Volla, il corso di inglese a metà perché cercavo di parlare con Sommese e De Mita jr (entrambi Udc in Giunta alla Regione) dopo il diktat di Berlusconi di cacciare dagli esecutivi tutti gli esponenti del partito di Casini.

Di questa giornata, cominciata con una corsa per le scale perché stava suonando l’antifurto del motorino, fatta di proteste e un po’ di paura perché stasera il Comitato 10 febbraio aveva organizzato un corteo in memoria delle vittime delle Foibe e c’erano quelli di Casa Pound e dietro l’angolo, a piazza Matteotti, quelli dei centri sociali, pronti a darsi mazzate, io ricorderò la puzza di monnezza. E vorrei che fosse possibile farla annusare a chi dice che la gente comune (non i vari Comitati che pure ci marciano) non ha motivo di lamentarsi perché i rifiuti nelle cave a norma non puzzano.

L.