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E’ lo spoil system, bellezza!

Vecchioni è il presidente del Forum delle Culture. “L’ho scelto perché è fuori dai partiti”, ha detto de Magistris. Il professore di Luci a San Siro e di Le parole non le portano le cicogne, (libro che ho adorato) è presidente da un paio di giorni, tutti l’abbiamo saputo sabato mattina leggendo il Mattino, compreso Oddati che è stato fatto fuori dalla sera alla mattina. Sì, perché Oddati, che il Forum l’ha portato a Napoli, ha detto nelle interviste che ha giustamente rilasciato, che fino alla sera prima, de Magistris, al quale competeva la scelta, gli aveva comunicato che intanto non aveva ancora deciso.

Invece sabato mattina, tra chi rideva contento della scelta e chi era rimasto allibito dalla cosa (Vecchioni è un cantautore, de Magistris lo ha definito “un poeta contemporaneo” facendo venire la pelle d’oca a un collega che lo stava ascoltando perché proprio non è d’accordo), abbiamo appreso tutti di “Luci a San Paolo”.

Polemiche a pioggia sul sindaco per la scelta, applausi anche perché così “portiamo avanti la rivoluzione” e Oddati, dieci anni in Giunta con la Iervolino, non “è compatibile” con la rivoluzione arancione. Il Pd ha reclamato che la scelta è stata fatta senza consultare nessuno, Corrado Gabriele che il Forum sarà gestito da altri (lui dice il fratello del sindaco al quale chiede di fare chiarezza sul ruolo che avrà nella gestione dei 101 giorni di evento). La Iervolino che il Forum “non è un giocattolo da dare in mano agli amici” e altri, del centrodestra, “che non è Sanremo”. Ma qualcuno sarà stato contento oppure no di questa decisione?

Si sono divertiti tutti a scrivere, a commentare, a chiamare Oddati e Vecchioni

Facciamo gli auguri a Vecchioni, sì, magari sarà bravo. E comunque anche se il collega era stato preso dal vomito, il professore è un bravo cantautore. Però un po’ ci dispiace anche per Oddati che ci aveva creduto nel progetto. Che dire? Spoil system goes on.

L.

Così, percossa, attonita, la terra al nunzio sta

Andrea Geremicca era uno di quei (pochi) mostri sacri della politica che ti incutevano timore, e rispetto, e ammirazione, e riverenza fin da lontano.

Uno di quei personaggi di cui hai sentito parlare e che quando te li sei trovati davanti ti sei sentita piccola piccola.

Andrea Geremicca è morto ieri sera, dopoo una malattia vissuta in silenzio e dignità. L’ho saputo quando, arrivata a casa, ho acceso il computer ed ho avvertito il senso di una perdita forte.Il suo modo di fare e intendere la politica, il suo impegno per Napoli, il suo senso morale, la sua cultura, il suo amore per la città. Ecco quello che abbiamo perso. Uno degli ultimi volti di quella grande classe politica di sinistra di cui restano ricordi e rimpianti.

E mi piace il ricordo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ne è stato amico personale.

“La straordinaria passione civile e politica e l’infaticabile operosità di Andrea Geremicca hanno purtroppo ceduto ai mali che ne avevano sempre di più minato la salute. Fino a qualche giorno fa avevo ancora potuto sentirlo e dirgli parole di vicinanza e di fiducia, ma le speranze si stavano esaurendo. La scomparsa di Andrea è una perdita molto grave per Napoli. Egli ha continuato, finché le sue forze hanno retto, a rappresentare il volto migliore della città. Per la sua intelligenza di una così complessa e dura realtà, per la sua capacità di iniziativa, e soprattutto per la sua dirittura morale, per il suo totale disinteresse, per la sua apertura a ogni ricerca di collaborazione e di unità – senza ombra di faziosità – per il bene di Napoli e del suo popolo. Sempre guidato dagli insegnamenti di una lunga esperienza nel movimento popolare, nel Parlamento, nel governo del maggiore capoluogo del Mezzogiorno, Andrea ha saputo raccogliere il massimo di energie – e in particolare di nuove e giovani energie – che potessero mobilitarsi per un avvenire migliore della città che egli amava così profondamente. Personalmente, io perdo un amico carissimo, leale e generoso come pochi possono esserlo, un interlocutore prezioso e un punto di riferimento essenziale per ogni iniziativa che anche a me apparisse valida e che potesse essere attivata attraverso quella Fondazione Mezzogiorno-Europa che era diventata la sua creatura, oggetto della sua instancabile dedizione. Nello stringere in un abbraccio affettuoso il figlio Federico e tutti i suoi famigliari, auspico fortemente che il suo esempio e i frutti del suo lavoro vengano raccolti, che la Fondazione continui a vivere nel suo nome e nel suo ricordo. ”

A.

“Lavora alla tua sicurezza”

Sulla copertina del blocchetto che stamattina hanno distribuito al Maschio Angioino c’è stampata la data del 5 marzo. Perché il Consiglio comunale in seduta solenne si sarebbe dovuto riunire quel giorno per celebrare la Giornata cittadina per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma i fatti portarono alla revoca della seduta. Io ricordo uno del Pdl che, infastidito, disse: “C’è altro a cui pensare ora”. E cioè la figura di merda per l’incapacità di dimettersi, di mettere una firma. Poi il tipo si rese conto che davanti aveva tutta la stampa cittadina e corresse il tiro: “Non che non sia importante, eh!”.

C’erano le scuole, il sindaco, alcuni consiglieri e c’eravamo noi. Prima dell’inizio, eravamo solo in due, io e il collega di Repubblica. Poi è arrivato quello del Mattino e qualcuno ha detto: “Ora siamo al completo”. No, non lo siamo stati e non lo saremo perché la socia non c’è e il suo giornale non ha trovato ancora come rimpiazzarla. “Ma a noi adesso non ci seguono più? –  è stata la domanda dello stesso tipo di prima – Non mandano più nessuno”.

L.

Chattin’ room/2

– il mio capo voleva farmi mettere a intervista la conferenza di ranieri. gli ho risposto di no perché non è corretto ed è una figura di merda. Io ‘ste minchiate sinceramente non le faccio.
–  sì, un po’ lo sarebbe stato
–  e lui: gli altri le fanno sempre queste cose. io non sono gli altri
–  secondo me hai fatto bene anche perché avresti dovuto un po’ ‘inventare’ le domande.
–  io non ho nulla da questo mestiere se non il mio nome e non posso giocarmi quello.
–  d’accordo con te
–  che sfigate
– si eh? crediamo ancora nell’etica della professione. che imbecilli
– eh
L.
p.s.: e comunque non ti ho risposto!

“Chi sa parli”

Io, cronista e vittima oggi scrivo per papà Chi sa parli, ci aiuti a fare giustizia (Da Il Mattino, 15 gennaio 2011)

di Mary Liguori

“Scrivo questo articolo perché me lo ha chiesto mia madre che in questo momento, forse più di me, crede nel potere dei mezzi di comunicazione. Mia madre spera che un appello possa smuovere le coscienze di testimoni che hanno visto il marito morire da innocente. «Chi sa parli, collabori con i carabinieri, ci aiuti a fare giustizia», dice mia madre. Faccio mio quest’appello e non da giornalista, ma da figlia. La figlia di un uomo che ha cominciato a fare il meccanico ad appena otto anni ed è morto mentre lavorava. Quando i killer sono entrati nell’officina, per scovare l’uomo che cercavano e trucidarlo, mio padre stava cambiando l’olio ad un motorino. È morto lavorando, mio padre. Ed è morto per errore, perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era un uomo onesto, che amava vivere in disparte, stare lontano dai riflettori.

Oggi si ritrova sui giornali, vittima inconsapevole di una violenza inaudita e noi non possiamo che sperare che un giorno si trovino i suoi assassini, che la giustizia possa prevalere sull’omertà. Quante volte, da giornalista, ho raccolto appelli del genere: familiari di gente ammazzata che si aggrappano alla speranza della giustizia, pur sapendo che nulla farà tornare in vita il proprio caro. 

Oggi tocca a me e alla mia famiglia fare i conti con questo sentimento. Posso solo dire che sto vivendo un incubo, il peggiore degli incubi. Per anni i cronisti come me coltivano il sogno della firma in prima pagina, oggi mi è toccato finirci nel modo più orrendo, quello che mai avrei voluto e nemmeno lontanamente immaginato.

Sento intorno a me tanta solidarietà: i colleghi giornalisti, i fotografi, i rappresentanti delle forze dell’ordine. Il Prefetto di Napoli mi ha inviato un telegramma, che mi ha molto colpito. Ripenso a quello che mi diceva sempre mio padre: «Non importa il lavoro che fai né quanto ti pagano, l’importante è che ti piaccia davvero». So di non essere sola, ma so anche di essere molto più debole senza di lui.

Spesso, dinanzi alla prospettiva di andare via da qui, mi sono risposta: che andassero via gli altri, quelli violenti, quelli che hanno reso questa città invivibile! Perché dovrei essere io ad abbandonare il campo? Io faccio la giornalista anche per cercare di cambiare le cose, per migliorarle. Oggi ci credo un po’ meno, mi chiedo se vale ancora la pena lottare. Ma un secondo dopo mi rispondo che sì, vale la pena. Devo farlo per mio padre, per mio marito che il suo papà l’ha perso appena un anno fa, per i miei fratelli. E per mia madre che, tramite me, vi dice: «Chi ha visto, parli»”.


Duplice omicidio a San Giorgio a Cremano.E la cronista scopre che la hanno ammazzato il papà

Accade.

Accade vicino Napoli e no, forse non potrebbe accadere dovunque.

Forse solo qui accade che arrivi sul posto di un omicidio e scopri che hanno ammazzato tuo papà. È accaduto a una collega che conosco solo di vista, ma che c’entra? Fa male e lo senti così vicino che fa paura.

A volte vorrei non sapere che tutto questo è possibile.

Cito il pezzo sul sito del Mattino, perché fa tutto talmente schifo che non ho voglia di scrivere.

NAPOLI (13 gennaio) – Duplice omicidio a San Giorgio a Cremano, nel Napoletano. I killer hanno agito in via San Giorgio Vecchio. Le due vittime sono state uccise a distanza di pochi metri : una all’interno di un’officina, l’altra per strada. Entrambe sono state uccise a colpi di arma da fuoco.
Le vittime. Sono state identificate dai carabinieri le due persone uccise. Si tratta di Luigi Formicola (con un precedente per estorsione risalente al 2000), 56 anni, titolare di un circolo ricreativo in via San Giorgio Vecchia, e Vincenzo Liguori (incensurato e completamente estraneo ai fatti), 57 anni, proprietario di una officina meccanica attigua. Era il padre di Mary Liguori, collaboratrice del Mattino. Secondo gli investigatori Liguori sarebbe stato ucciso dai killer spietati per metterlo a tacere in quanto testimone scomodo della spietata esecuzione di Formicola.

La dinamica. Secondo quanto si è appreso due killer, forse giovanissimi, a bordo di una moto, con i caschi e le pistole, sono entrati in azione davanti ad all’officina meccanica. Il loro obiettivo era Luigi Formicola, massacrato con diversi colpi di pistola. Ma sotto i colpi dei killer è finito anche Liguori. Liguori sarebbe stato ammazzato perché testimone dell’agguato avvenuto pochi istanti prima ai danni di Formicola.

Killer spietati. È questa, a quanto si è appreso, la pista seguita dai carabinieri che hanno ricostruito la dinamica del duplice omicidio. Liguori non sarebbe stato infatti colpito da una pallottola vagante come ipotizzato in un primo momento. L’uomo stava conversando in strada con Formicola quando sono giunti due sicari in sella a una moto di grossa cilindrata e con i volti coperti da caschi.

Ucciso il testimone. I killer hanno crivellato di colpi Formicola, si sono allontanati di qualche metro come per fuggire, ma all’improvviso sono tornati indietro ed hanno ammazzato il meccanico con un solo colpo di pistola. Si ipotizza che i killer abbiano ucciso Liguori temendo di essere stati riconosciti. Sul luogo del delitto si è radunato un folto numero di parenti e amici delle vittime.

Il dramma della cronista. Le avevano telefonato dal giornale quando era giunta la notizia di un duplice omicidio a San Giorgio a Cremano. Mary Liguori, collaboratrice del Mattino per la cronaca nera nell’area vesuviana, doveva occuparsi dell’ennesimo fatto di sangue nella zona vesuviana, ma una volta giunta sul luogo dell’agguato ha scoperto che una delle due vittime era il papà, Vincenzo Liguori, il titolare dell’officina. Quando alla redazione del Mattino hanno appreso che una delle vittime era il padre della collega, hanno richiamato Mary per avvertirla di non occuparsi più del caso. Troppo tardi: Mary, che era in apprensione da un po’ avendo appreso dagli investigatori l’indicazione delle strada dell’agguato – via San Giorgio Vecchia – dove si trova l’officina del papà, ha appreso dalla gente accorsa sul luogo l’atroce notizia.

Il sindaco: orribile. «Quanto è accaduto è orribile, è un fatto che scuote le nostre coscienze». Lo ha detto il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, dopo aver appreso la notizia del duplice omicidio di questa sera. «Ho chiesto la convocazione urgente di un tavolo interforze sulla sicurezza pur consapevole dei grandi sforzi che quotidianamente le forze dell’ordine già compiono sul nostro territorio. Per ulteriori determinazioni – conclude il sindaco Giorgiano – aspettiamo di conoscere i dettagli delle indagini da parte delle forze dell’ordine».

A.

Un venerdì nero

Il telefono è squillato troppo presto, prima della sveglia. Mia mamma, da Londra, mi avvisava che le hanno rubato i documenti e il bancomat. Così la giornata è cominciata con una telefonata in inglese, perché al numero verde a cui occorre chiamare per bloccare la carta non rispondono in italiano.

“Però – penso – posso fare colazione con calma, leggere la rassegna. E poi oggi c’è il sole esco in motorino”. Peccato che lo scooter abbia deciso di non mettersi in moto, che la batteria abbia detto ‘Bye bye’. “La macchina, prendo la macchina, sono ancora in tempo per non fare tardi”, mi sono fiondata in auto, direzione Santa Lucia. A Napoli c’è traffico e così, anziché 20 minuti, ho impiegato più di un’ora per arrivare a Santa Lucia, tra lo stress dei semafori e gli automobilisti senza fretta. Mentre ero nel traffico pensavo: “Oddio, quanto devo arrivare lontano” e facevo mentalmente il percorso di quanta strada ancora c’era da fare. Ho parcheggiato, senza pormi troppe domande sul posto, se ci fossero divieti di sosta, grattini da pagar o altro. Solo mi sono accertata che non fossero strisce gialle.

Sono arrivata in tempo, la conferenza per ricordare Marcello Torre, sindaco di Pagani, ucciso dalla camorra non era ancora iniziata. La sala Giunta si è riempita. “Mi raccomando, le domande dopo e magari anche una sulla conferenza”. Perché lo sanno bene, i ragazzi dell’ufficio stampa, che se c’è il presidente a disposizione le domande arrivano a raffica e riguardano tutto. La conferenza in sé, quella semplice, è durata anche poco. E sarebbe andato tutto per il verso giusto, avrei fatto in tempo anche ad andare in Consiglio regionale, dall’altra parte della città. E invece no, Caldoro si è sottoposto a tutte le richieste che avevamo da fargli, ma non in sala Giunta, in una stanzetta dall’altra parte, dove io prima non ero mai stata. E ha pensato bene di rimanere con noi altri 40 minuti a parlare di tutto. Ho provato a non fare il Bianconiglio di Alice nel Paese delle meraviglie, però ci pensavo che era tardi (lo era davvero). La collega dell’Agi mi ha detto: “Non lo guardare l’orologio”, mentre quello del Mattino mi faceva: “Tic tac, tic tac” e rideva.

Sono scappata da Santa Lucia, era la mezza, il Consiglio era convocato per le 11.30, a oltranza. Correndo, sono arrivata al Centro direzionale giusto per sentirmi dire che il Consiglio era già finito! Se non è roba da targato gs o cs questa! Con i capelli dritti in testa, sono tornata a casa, con un traffico bestiale che non finiva mai.

In ritardo per i tempi di un’agenzia, ho mandato tutti i pezzi. Poi il giallo di un lancio su Pompei che non si trovava, fino a scoprire, dopo non poche telefonate, che non era stato passato. Per fortuna esistono i colleghi che ti chiedono se hai intenzione di scrivere, senza arroganza, tu rispondi “Già fatto” e loro ti fanno presente che il lancio non c’è, “ma forse è il nostro sistema che non funziona, ci sono i tecnici che stanno provando a ripararlo”. La cosa ti insospettisce, chiami, chiami, chiami fino a quando non hai la certezza che il lancio non era passato. “Rimandalo, ci pensiamo adesso”. Tutto a posto, ma solo alle 20.15 o_O

Intanto domani* Berlusconi torna a Napoli perché “la questione dei rifiuti si può concretamente risolvere”. Certo in strada ora ci sono solo (si fa per dire) 1.800 tonnellate, niente rispetto all’emergenza del 2008, poco rispetto alle scorse settimane, ma ancora uno schifo al quale in troppi sono ormai abituati.

L.

* non è venuto. Ha telefonato a un convegno che c’era sabato mattina e ha detto che la città certamente può tornar pulita in breve tempo. Ha parlato tanto, ha dato parecchio da lavorare a chi era lì. Per fortuna, però, non è venuto. Per strada faceva freddo, pioveva e io ero vestita troppo leggera per gli appostamenti davanti alla Prefettura.