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Ma la notte no

Dovrei imparare ad andare a dormire. Il fatto è che non riesco a dimenticare che per me la notte è la parte più bella della giornata.
Oggi sono tornata al lavoro e non è stato facile dopo tre giorni di abbuffate, di giochi e di regali lontana dalla mia quotidianità. Non è stato facile affatto e ho riniziato con una cosa tosta, la nuova messa in vendita dei suoli di Bagnoli. Avevo tutte le informazioni che mi servivano. Ma ho riflettuto a lungo su come fare, cosa scrivere, quali parole usare per far capire cosa stesse succedendo. Se ci sono riuscita, non lo so. Bagnoli è un argomento di cui ancora oggi so poco perché il tutto è cominciato troppo tempo fa. E questa è già una cosa assurda.

Ma è un argomento che mi interessa perché è un po’ il senso del fallimento di chi doveva governare la nostra città. La locuzione che noi giornalisti più spesso usiamo è “eterna promessa”. Praticamente lì è un immenso cantiere immobile da così tanto tempo che se domani mi affacciassi e ci vedessi qualcosa mi verrebbe un colpo.

In realtà qualcosa c’è. Ma è fermo. Ho fatto un sopralluogo lì a luglio ma di tutte quelle promesse finora non s’è visto nulla.p
Ora vogliono vendere i suoli. E io mi chiedo: quale imprenditore serio rischia, spendendo soldi per comprare case e negozi e uffici in una zona che doveva essere pronta vent’anni fa?. A rigor di logica nessuno. E se ho parlato di imprenditori “seri” e non “imprenditori e basta” un motivo c’è.

Il mio pezzo è questo.

Bagnoli in vendita, si riparte. Con un pasticcio. Il bando d’asta pubblicato ieri stravolge, come annunciato, quanto deciso nell’ultimo decennio, cioè la vocazione commerciale della zona: dei 35mila metri quadri messi in vendita il 65% è per le case, il 35% per uffici e negozi. Ma in vendita è solo la metà del lotto precedente. La stu comunale, Bagnolifutura, lo andava predicando da tempo che bisognava aumentare le case. Ci aveva provato pure la giunta della Iervolino con una variante al Pua ad aumentare le cubature per l’edilizia residenziale, ma era stata bloccata in consiglio comunale dove, senza maggioranza e con una sinistra che gridava allo scandalo della speculazione edilizia, il cambio di strategia non era riuscito. Ora i fatti hanno dato alla società partecipata la possibilità di invertire la rotta senza passare dall’aula di via Verdi. La precedente asta, infatti, è andata deserta. Il 30 novembre, alla chiusura, non c’era alcuna offerta. Nessuno vuole comprare Bagnoli: dal Comune dicono che è perché c’è fame di case, più che di esercizi commerciali. Ma il sospetto è che a tenere lontani gli imprenditori sia l’incertezza sul futuro dell’area. Le promesse non bastano visto che per vent’anni sono state disattese, e sei mesi di vetrine e road show internazionale, con contatti dagli arabi ai russi, non sono serviti a rassicurare nessuno. Così si riparte nella speranza di allettare il mercato. L’area tematica 2 diventa a destinazione prevalentemente residenziale. Per la verità il lotto in vendita è la metà di quello che nessuno ha voluto, 35mila contro i 66mila metri quadri dell’asta precedente, per un importo a base di gara di 26 milioni. C’è tempo per rifletterci fino al 20 aprile 2011. L’area è poco distante dalla Porta del Parco e dall’edificio della Spa affidata al gruppo di imprenditori delle Terme di Castiglione, la prima recentemente inaugurata, la seconda in fase di collaudo nonostante l’apertura fosse stata annunciata per lo scorso ottobre. Tutto intorno c’è ancora poco e nulla. Ma l’interesse di uno o più imprenditori che decidessero di investire su Bagnoli potrebbe, finalmente, dare una spinta e accelerare la riqualificazione. Rimane lontana la messa in vendita della zona a ridosso della costa: bisogna ancora capire cosa succederà, dopo le infinite discussioni sulla colmata e sul porto canale. Per ora si sogna su quei quasi 35mila metri quadri, pari a quasi centomila metri cubici edificabili. Di cui quasi 65mila destinati a residenze e 35mila ad attività commerciali-terziario. Un affare dalle proporzioni enormi. Si parla di decine e decine di palazzi, centinaia di appartamenti, di negozi, di uffici. Quasi un mini-quartiere, se si pensa che, andando avanti, se ne aggiungeranno altri. La novità sono le case, prima “relegate” in quota minoritaria. La precedente asta aveva, seguendo le indicazioni del Pua, tutt’altro mix funzionale: solo il 30% di residente, il 47% di uffici e il 23% di attività commerciali. Ora gli uffici possono occupare da zero a diecimila metri cubici, i negozi da 25mila e 35mila. Il primo lotto in vendita di Bagnoli non è più un centro del commercio e del lavoro, ma una zona residenziale ben assistita da negozi. E che fa intravedere ad associazioni, sinistra e assise cittadina l’ombra della speculazione edilizia.

Ps. La situazione al Madre si è sbloccata, lo sciopero ad oltranza è stato revocato. Caldoro ha assicurato di non aver intenzione di chiudere il museo e quindi i posti di lavoro – circa un’ottantina – degli impiegati che avevano incrociato le braccia sono salvi. Seguirà, pare, la programmazione.

L’attenzione, ovviamente, resta alta.
A.

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“E Napoli è ancora così”

C’è che oggi è lunedì e non mi sembra vero di essere arrivata a sera. C’è che stamattina sono uscita di casa alle 8 perché, come dice un amico mio e della socia, “se abiti in culonia” succede che devi scendere presto per arrivare in centro. C’è che anche oggi doveva essere una giornata tranquilla e non lo è stata.

Per paura di far tardi, alle 9 ero già in centro. La socia è arrivata qualche minuto dopo perché lei, stamattina, ha indossato la veste di ufficio stampa per quest’incontro sul ruolo delle banche nel Mezzogiorno al quale ha preso parte pure Caldoro.

Prima che arrivasse, un collega del Corriere della Sera mi fa: “Ah, tu hai scritto il pezzo sul monnezza tour?”. Sì, embè? No, semplice curiosità perché lui voleva andare  a vedere via Ventaglieri. E io gliel’ho spiegato, vedrò domani se davvero ha fatto il giro.

Poi Caldoro parla: la Carfagna è brava, l’apertura di Casini è ragionevole e giusta e soprattutto “Speriamo di evitare le sanzioni, anche se la situazione chiaramente non ci aiuta”. Perché oggi – e anche domani – in città c’è la Commissione di tecnici dell’Unione europea che sono venuti a vedere a che punto siamo con la gestione dei rifiuti. E la situazione, dicono, è rimasta più o meno uguale a due anni fa, all’epoca dell’altra emergenza e dei giorni di guerriglia a Pianura. La differenza è che ora un piano ce l’abbiamo, ma deve ancora essere applicato.

Tra la commissione – che alla fine non ho seguito io, ma avrei voluto – il seminario, una puntatina alla Pastrengo perché i carabinieri oggi celebravano un sacco di cose, io e la socia siamo andate al giapponese e non ci sembrava vero poter pranzare a un orario quasi decente.

Prima di pranzo la prima B della giornata. La Triassi, che non è una qualsiasi, ma una del Dipartimento di Igiene della Federico II, che parla di “pericolo che può tramutarsi in rischio igienico-sanitario”. Ma la B bella di oggi è quella di Sepe, il cardinale che ha detto che l’emergenza rifiuti è una maledizione che incombe su Napoli.

È solo lunedì e io sono stanca, distrutta. E se posso interpretare il “socia-pensiero” anche lei è distrutta, anche lei è devastata ed è solo il primo giorno di un’altra settimana.

L.

p.s.: ci sono cose nella vita che non possono essere scritte. quella della nostra personale crociata. (“ma è nu bravo guaglione” cit.)